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Art. 13, comma 1 quater, d.p.r. n. 115 del 2002 — Anno 2025

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Altri anni per Art. 13, comma 1 quater, d.p.r. n. 115 del 2002

Tempo tuta: retribuzione dovuta anche con orario ridotto
La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito che riconosce a un'infermiera il diritto alla retribuzione per il cosiddetto 'tempo tuta'. Viene chiarito che una generica riduzione dell'orario di lavoro, prevista da un accordo aziendale, non può essere considerata una compensazione automatica per il tempo necessario a indossare e togliere la divisa, se non è provato che tale fosse lo scopo specifico dell'accordo. Il ricorso dell'azienda sanitaria è stato dichiarato inammissibile.
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Lavoro straordinario: onere della prova e distinzioni
Un gruppo di dipendenti ha citato in giudizio un istituto sanitario per detrazioni salariali relative a pause non godute. La Cassazione ha respinto il ricorso, qualificando la richiesta come pagamento di lavoro straordinario e sottolineando la mancata prova dell'autorizzazione del datore di lavoro. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per vizi procedurali, evidenziando la necessità di specificare le norme violate e di distinguere correttamente i vizi processuali.
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Giudicato licenziamento: no al trasferimento
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ex dipendente regionale che chiedeva il trasferimento a una Città Metropolitana. La domanda è stata respinta a causa del giudicato licenziamento: una precedente sentenza, passata in giudicato, aveva confermato la legittimità del suo licenziamento. Questo ha reso impossibile accogliere la richiesta di trasferimento, poiché il rapporto di lavoro era già definitivamente cessato.
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Notifica PEC PA: valida anche senza firma digitale?
Un cittadino ha contestato una sanzione amministrativa sostenendo l'invalidità della notifica PEC dell'ordinanza ingiunzione per vizi formali come l'assenza di firma digitale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la notifica PEC è valida se raggiunge il suo scopo informativo, anche in presenza di irregolarità, a meno che non si dimostri un concreto pregiudizio al diritto di difesa.
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Perdita di chance: risarcimento anche con probabilità 33%
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto al risarcimento del danno da perdita di chance per due medici, esclusi da un incarico dirigenziale a seguito di una selezione pubblica viziata. L'Azienda Sanitaria aveva illegittimamente ammesso un candidato i cui requisiti di anzianità erano dubbi. La Corte ha ritenuto corretta la valutazione del danno basata su una probabilità di successo del 33%, chiarendo la distinzione tra la prova della sussistenza di una chance concreta e la sua successiva quantificazione equitativa.
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Revisione tabelle millesimali: quando è efficace?
Un condomino ha impugnato la sentenza che disponeva la revisione delle tabelle millesimali. La Corte di Cassazione ha respinto quasi tutti i motivi di ricorso, inclusi quelli sulla mancata integrazione del contraddittorio e sui limiti della domanda originaria. Tuttavia, ha accolto il motivo relativo alla decorrenza dell'efficacia delle nuove tabelle, stabilendo che queste diventano valide non dalla data di pubblicazione della sentenza, ma dal suo passaggio in giudicato, ovvero quando diventa definitiva. Si tratta di una precisazione fondamentale sulla natura costitutiva di tali sentenze.
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Svalutazione crediti: legittima anche se integrale
La Corte di Cassazione chiarisce la distinzione fiscale tra svalutazione crediti e perdita su crediti. Con l'ordinanza in esame, ha stabilito che un'azienda può legittimamente svalutare un credito fino al 100% (azzerandolo) e dedurre il costo, se tale operazione si basa su una valutazione prognostica di un rischio di inesigibilità ragionevolmente prevedibile, anche se non ancora definitivo. L'Amministrazione Finanziaria non può riqualificare tale operazione come 'perdita su crediti', che richiede requisiti di prova più stringenti.
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Svalutazione crediti: legittima anche se integrale
La Corte di Cassazione ha stabilito la legittimità della svalutazione crediti integrale, portando il loro valore a zero in bilancio, anche senza che la perdita sia definitiva. La sentenza chiarisce che tale operazione, basata su un'analisi del rischio di inesigibilità ragionevolmente prevedibile, non costituisce un indebito vantaggio fiscale e si distingue nettamente dalla 'perdita su crediti', che richiede requisiti più stringenti per la deducibilità. L'Amministrazione Finanziaria, che contestava la pratica a una compagnia assicurativa, ha visto il proprio ricorso rigettato.
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Prova contro il Fisco: la data certa non è decisiva
Annullato un accertamento fiscale a un professionista. L'Amministrazione Finanziaria contestava una somma come reddito non dichiarato, ma il contribuente ha fornito la prova contro il Fisco che si trattava di una caparra per un acquisto immobiliare. La Cassazione ha confermato che la documentazione, inclusi estratti conto, è valida anche senza una data certa formale, purché genuina e con anteriorità dimostrabile.
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Responsabilità liquidatore: limiti e distinzioni
L'Agenzia delle Entrate ha tentato di far valere la responsabilità di un liquidatore per i debiti fiscali di una società cancellata, proseguendo il contenzioso originario. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la responsabilità liquidatore è un titolo autonomo e personale, basato sulla colpa, e non una successione nel debito sociale. Pertanto, l'azione contro il liquidatore deve essere separata da quella contro la società, poiché quest'ultimo difetta di legittimazione passiva nel giudizio originario.
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Risarcimento danno contratti a termine: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 10414/2025, ha stabilito che un lavoratore ha diritto al risarcimento del danno per l'illegittima reiterazione di contratti a termine anche se successivamente assunto a tempo indeterminato tramite concorso. La Corte chiarisce che il superamento di una procedura concorsuale non 'sana' l'abuso pregresso, poiché l'assunzione deriva dal merito selettivo e non è una diretta conseguenza riparatoria della precarizzazione subita. Pertanto, il risarcimento danno contratti a termine resta dovuto.
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Iscrizione INARCASSA: quando è obbligatoria?
La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo di iscrizione INARCASSA per un ingegnere, già pensionato, titolare di Partita IVA che esercitava la libera professione. La decisione ribadisce che i tre requisiti fondamentali per l'obbligatorietà sono: l'iscrizione all'albo, il possesso di una Partita IVA e l'assenza di un'altra forma di previdenza obbligatoria derivante da lavoro dipendente. L'effettivo svolgimento di attività riconducibile alla professione, anche se non esclusiva, determina l'obbligo contributivo.
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Specificità del ricorso e lavoro straordinario non pagato
Alcune lavoratrici di un centro sanitario ricorrevano per il pagamento di ore lavorate durante le pause obbligatorie, basandosi su una precedente sentenza che aveva dichiarato illegittimo il regolamento aziendale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetto di specificità, sottolineando che la precedente sentenza non aveva valore di giudicato nel caso specifico e che le ricorrenti non avevano adeguatamente provato né contestato la natura di lavoro straordinario delle prestazioni richieste.
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Onere di specificità del ricorso: Cassazione spiega
Un gruppo di lavoratori ha presentato ricorso in Cassazione contro il proprio datore di lavoro per il mancato pagamento di ore di lavoro. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per mancanza di specificità. I ricorrenti, infatti, non hanno correttamente individuato e contestato la ragione giuridica della decisione d'appello (la ratio decidendi), violando così il fondamentale onere di specificità del ricorso.
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Accertamento sintetico: prova e oneri del Fisco
Un contribuente, privo di redditi dichiarati, ha impugnato un avviso di accertamento sintetico basato sul possesso di un'auto e di un immobile. Sosteneva di aver coperto le spese con un'eredità e con la pensione del fratello invalido. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la legittimità dell'operato dell'Agenzia delle Entrate. Secondo la Corte, la presunzione di un maggior reddito è legittima quando il contribuente non riesce a provare che le sue disponibilità economiche, come un'eredità, siano state effettivamente utilizzate per le spese contestate. La persistenza di ingenti somme sul conto corrente è stata ritenuta un valido indizio dell'esistenza di altri redditi non dichiarati.
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Adeguamento compenso sanitario: no dopo trasferimento
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un gruppo di operatori sanitari che chiedevano l'adeguamento compenso sanitario biennale dopo il loro trasferimento dalla sanità penitenziaria al Servizio Sanitario Nazionale. La Suprema Corte ha stabilito che, con il passaggio alla ASL, il rapporto di lavoro è ricondotto alla contrattazione collettiva della Medicina generale, escludendo l'applicazione della normativa precedente che prevedeva la revisione del compenso.
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Interesse ad agire: quando persiste dopo il licenziamento
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti dell'interesse ad agire in una causa per demansionamento. Un lavoratore aveva citato in giudizio l'azienda per discriminazione e dequalificazione professionale. Durante il processo, il rapporto di lavoro è cessato. La Suprema Corte ha stabilito che, con la fine del rapporto, cessa l'interesse a ottenere la riassegnazione alle mansioni originarie. Tuttavia, persiste l'interesse a far accertare l'illegittimità del demansionamento, poiché tale accertamento è la premessa per una eventuale richiesta di risarcimento dei danni. Poiché nel caso di specie i giudici di merito avevano già valutato e respinto la domanda di accertamento, il ricorso del lavoratore è stato rigettato.
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Presunzioni conti correnti soci: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di accertamento fiscale, le presunzioni sui conti correnti dei soci si estendono alla società se vi è un uso promiscuo degli stessi. La sentenza chiarisce che l'utilizzo del conto personale del socio per operazioni aziendali fa scattare l'inversione dell'onere della prova: spetta alla società, e non al Fisco, dimostrare che le movimentazioni non giustificate non sono ricavi in nero. Il ricorso della società è stato rigettato proprio perché non è riuscita a fornire tale prova contraria.
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Abuso del processo: ricorso infondato e sanzioni
Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento ICI di modesto valore, sostenendo l'esenzione per abitazione principale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, ribadendo che l'onere della prova per le esenzioni spetta al contribuente. Inoltre, ha condannato il ricorrente per abuso del processo, data l'infondatezza manifesta dei motivi e l'esiguo valore della causa, stabilendo un importante principio di diritto in materia.
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Abuso del processo: ricorso in Cassazione respinto
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una contribuente contro un avviso di accertamento ICI di circa 70 euro. Il ricorso, basato su motivi palesemente infondati e inammissibili, è stato qualificato come un abuso del processo, portando alla condanna della ricorrente al pagamento di una somma ulteriore ai sensi dell'art. 96 c.p.c. La Corte ha sottolineato che l'utilizzo strumentale della giustizia per controversie di valore irrisorio, senza sollevare questioni di rilevanza giuridica, costituisce un comportamento sanzionabile.
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