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Perdita Di Chance — Anno 2026

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Altri anni per Perdita Di Chance

Provvedimenti

Principio di autosufficienza: ko in Cassazione per il lavoratore
Il Lavoratore ha chiesto il risarcimento del danno per la mancata stipula di un contratto di apprendistato e la successiva assunzione a tempo indeterminato da parte dell'Azienda. Dopo il rigetto nei primi due gradi di giudizio, il dipendente ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per la violazione del principio di autosufficienza. Il ricorrente non ha infatti trascritto né riassunto gli atti essenziali su cui si fondavano le sue accuse, impedendo ai giudici di valutare la fondatezza del ricorso. Inoltre, ha sollevato questioni nuove sulla natura pubblica dell'Azienda, mai discusse in precedenza. Di conseguenza, il lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Abusiva reiterazione di contratti a termine: stop ai risarcimenti
Un docente precario ha lavorato per anni con contratti a tempo determinato presso una scuola secondaria. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno condannato l'Amministrazione pubblica al risarcimento del danno per l'abusiva reiterazione di contratti a termine e al pagamento delle differenze stipendiali. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Amministrazione. I giudici di legittimità hanno chiarito che, dopo la riforma scolastica del 2015, l'indizione periodica di concorsi triennali esclude l'abuso, a meno che non si dimostri l'inidoneità delle procedure a stabilizzare il personale. Inoltre, per le supplenze su organico di fatto, la semplice reiterazione non basta a configurare un illecito, occorrendo una valutazione concreta delle esigenze temporanee. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Perdita di chance: il medico vince in appello ma perde in Cassazione
Un dirigente medico partecipa a una selezione pubblica per un incarico di direzione ma si classifica quarto, rimanendo escluso dalla terna dei candidati idonei. Il medico agisce in giudizio lamentando errori nella valutazione dei titoli. La Corte d'appello accoglie parzialmente la domanda, riconoscendo gli errori di punteggio e inserendolo virtualmente nella terna, liquidando un danno da perdita di chance pari al 10% della differenza retributiva. Il medico propone ricorso in Cassazione per ottenere un risarcimento maggiore, mentre l'azienda sanitaria presenta ricorso incidentale tardivo. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso principale del medico per vizi procedurali e inefficace il ricorso dell'azienda. Di conseguenza, il medico perde la causa e deve pagare le spese legali, confermando la decisione d'appello sulla perdita di chance.
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Risarcimento danni per DURC negativo: INPS paga l’errore
Un'azienda ha chiesto un credito d'imposta alla Regione Siciliana per l'assunzione di lavoratori svantaggiati, ma è stata esclusa a causa di un DURC negativo emesso erroneamente dall'INPS. L'ente previdenziale non aveva aggiornato i propri sistemi informatici, nonostante l'azienda avesse tempestivamente segnalato un semplice errore di imputazione di un pagamento già effettuato. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'INPS, confermando la condanna dell'ente al pagamento di oltre 27.000 euro. I giudici hanno stabilito che l'inattività dell'ente previdenziale nell'aggiornare i dati, che impedisce l'ottenimento di agevolazioni, fa scattare il risarcimento danni per DURC negativo a favore del datore di lavoro.
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Scorrimento della graduatoria: nessun obbligo senza fondi
Un dipendente pubblico, idoneo non vincitore in una selezione del 2009, ha chiesto il riconoscimento del diritto alla progressione professionale o il risarcimento del danno. Il lavoratore sosteneva che l'obbligo biennale di indire nuove selezioni, previsto dal contratto collettivo, imponesse lo scorrimento della graduatoria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che lo scorrimento della graduatoria non costituisce un obbligo automatico per l'amministrazione. L'indizione delle procedure e la copertura dei posti dipendono sempre dalle scelte organizzative dell'ente, dalle disponibilità di bilancio e dalla previa contrattazione integrativa. In assenza di risorse finanziarie autorizzate, non sussiste alcuna responsabilità risarcitoria del datore di lavoro pubblico.
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Scorrimento delle graduatorie: nessun diritto senza fondi
I dipendenti di un Ente di Ricerca pubblico, risultati idonei in una selezione del 2010, hanno fatto causa chiedendo il passaggio al livello superiore o il risarcimento del danno. Lamentavano la mancata indizione biennale delle selezioni e il mancato scorrimento delle graduatorie da parte dell'amministrazione, basandosi sul contratto collettivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei lavoratori, confermando che non esiste un diritto soggettivo allo scorrimento delle graduatorie nel pubblico impiego contrattualizzato. L'attivazione delle procedure selettive e l'uso delle graduatorie dipendono dalle scelte discrezionali dell'ente, condizionate alla previa definizione delle risorse finanziarie tramite contrattazione integrativa. Senza fondi stanziati, l'amministrazione non ha alcun obbligo di avviare le selezioni, escludendo così qualsiasi illecito o risarcimento per perdita di chance.
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Adeguamento stipendiale dipendenti pubblici: no ad automatismi
Alcuni dipendenti di un ente pubblico regionale hanno richiesto l'applicazione diretta del contratto collettivo nazionale dei ministeri per ottenere un adeguamento stipendiale dipendenti pubblici retroattivo e progressioni di carriera automatiche. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei lavoratori. I giudici hanno stabilito che i contratti collettivi statali non si applicano automaticamente agli enti regionali vigilati. Il trattamento economico di questi lavoratori non può superare quello previsto per i dipendenti della Regione e necessita dell'approvazione di specifiche tabelle di equiparazione. Inoltre, le progressioni economiche richiedono valutazioni di merito e non sono mai automatiche.
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Interpretazione del contratto di appalto e riserve senza prove
L'Appaltatore ha citato in giudizio la Committente chiedendo il pagamento di riserve per oneri di sicurezza, maggiori costi assicurativi e perdita di chance dovuti al ritardo nel collaudo delle opere ferroviarie. Dopo il rigetto nei primi due gradi di giudizio, la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La Corte ha chiarito che l'interpretazione del contratto di appalto spetta al giudice di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità se logicamente motivata. Inoltre, l'Appaltatore non ha fornito prove concrete sul collegamento tra il ritardo e i danni subiti, rendendo impossibile anche la liquidazione equitativa. Vince la Committente, mentre l'Appaltatore perde e deve pagare le spese processuali.
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Progressione di carriera nel pubblico impiego: no a promozioni
Due ricercatori, risultati idonei non vincitori in un concorso del 2009, hanno fatto causa a un ente pubblico di ricerca. I lavoratori pretendevano la progressione di carriera nel pubblico impiego e lo scorrimento della graduatoria, lamentando la mancata indizione delle selezioni biennali previste dal contratto collettivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'indizione delle selezioni e lo scorrimento non sono obblighi automatici. Queste procedure dipendono sempre dall'effettiva disponibilità di risorse finanziarie e dalla contrattazione con i sindacati. Senza l'autorizzazione di spesa e la copertura economica, l'amministrazione non può procedere alle promozioni. Di conseguenza, i lavoratori non hanno diritto al superiore inquadramento né al risarcimento del danno.
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Responsabilità del franchisor: il marchio non basta per i danni
Una società cliente affida la spedizione di un plico per una gara d'appalto a un intermediario, che si avvale di un'affiliata di un noto marchio di spedizioni. Il plico non viene recapitato, causando l'esclusione dalla gara. La Corte d'Appello condanna il franchisor a risarcire venticinquemila euro per perdita di chance, ritenendolo responsabile in via extracontrattuale per omessa vigilanza sull'affiliata. La Cassazione accoglie il ricorso del franchisor, stabilendo che non si può configurare una automatica responsabilità del franchisor per il solo fatto che l'affiliata utilizzi il suo marchio. La sentenza d'appello viene cassata con rinvio per carenza di motivazione giuridica sull'effettiva colpa dell'affiliante.
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Truffa erogazioni pubbliche: assolto l’amministratore
Il Pubblico Ministero ha impugnato l'annullamento del divieto di dimora nei confronti dell'Amministratore di una compagnia di navigazione, accusato di truffa erogazioni pubbliche. Secondo l'accusa, l'indagato avrebbe nascosto lievi avarie alle navi per evitare la risoluzione della concessione regionale e incassare i contributi pubblici. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del PM, confermando la decisione del Tribunale del Riesame. I giudici hanno rilevato l'assenza di gravi indizi di colpevolezza: le lievi anomalie, pari allo 0,21% dei viaggi, non incidevano sulla sicurezza del servizio, regolarmente svolto. Inoltre, non vi era alcun obbligo contrattuale di comunicazione per tali guasti minori, escludendo così il dolo e il danno per la pubblica amministrazione.
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Nomina illegittima: risarcita la perdita di chance
Un Ente Pubblico ha affidato un incarico dirigenziale a una candidata priva dei requisiti di esperienza quinquennale richiesti dalla legge. Un'altra partecipante alla selezione, dirigente di ruolo presso un'altra amministrazione, ha impugnato la nomina. I giudici di merito hanno dichiarato nullo il contratto di lavoro della vincitrice e hanno condannato l'Ente Pubblico a risarcire la candidata esclusa con ventimila euro per la perdita di chance, data l'elevata probabilità che avrebbe avuto di ottenere l'incarico. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando sia il ricorso dell'Ente Pubblico sia quello della controinteressata. La Corte ha chiarito che l'esperienza maturata in un precedente incarico nullo non è utile per raggiungere il quinquennio richiesto e che la perdita di chance va risarcita quando vi è una concreta e rilevante probabilità di successo nella selezione.
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Ritardato pagamento dell’indennizzo: ko in Cassazione senza prove
I proprietari di un supermercato distrutto da un incendio hanno ottenuto l'indennizzo assicurativo solo dopo quattro anni a causa delle contestazioni infondate della compagnia. L'attività è fallita nel frattempo. I proprietari hanno chiesto il risarcimento dei danni derivanti dal ritardato pagamento dell'indennizzo. Il Tribunale ha riconosciuto solo il mancato guadagno, rigettando le richieste per perdita di chance e danni morali per mancanza di prove tempestive. La Corte d'appello ha confermato la decisione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei proprietari, confermando che le richieste risarcitorie devono essere dettagliate e provate sin dall'inizio del giudizio. Avendo rifiutato la definizione accelerata senza validi motivi, i ricorrenti sono stati condannati a una sanzione di 5.000 euro.
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Risarcimento danni per perdita di chance: colpa senza danno
La controversia nasce all'interno di un raggruppamento temporaneo di imprese per la costruzione di una funivia. La Società Mandante accusa la Società Mandataria di non aver presentato tempestivamente le riserve per lavori aggiuntivi di consolidamento, facendole perdere il relativo credito. La Corte d'Appello, pur accertando l'inadempimento della mandataria, rigetta la domanda di risarcimento per mancanza di prove sul danno. La Corte di Cassazione conferma questa decisione dichiarando il ricorso inammissibile. Gli Ermellini ribadiscono che, nei casi di risarcimento danni per perdita di chance, spetta al danneggiato dimostrare che, se l'azione omessa fosse stata compiuta, vi sarebbe stata un'elevata probabilità di accoglimento della richiesta da parte della pubblica amministrazione. Vince la Società Mandataria, mentre la Società Mandante perde e deve pagare le spese di giudizio.
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Responsabilità precontrattuale della banca: no risarcimento
Un gruppo societario ha citato in giudizio un istituto di credito lamentando l'ingiustificata interruzione delle trattative per la concessione di finanziamenti, la revoca arbitraria degli affidamenti esistenti e l'illegittima segnalazione alla Centrale Rischi. I giudici di merito hanno respinto le domande per mancanza di prove sul danno e sulla perdita di chance, ritenendo la revoca giustificata dalla crisi di liquidità del gruppo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei clienti. La Suprema Corte ha evidenziato che i ricorrenti non hanno contestato la reale motivazione della sentenza d'appello e non hanno fornito prove concrete del danno subito. Di conseguenza, viene confermata l'assenza di responsabilità precontrattuale della banca, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese processuali.
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Responsabilità professionale dell’avvocato: l’errore non basta
Un cliente cita in giudizio il proprio legale chiedendo il risarcimento dei danni per responsabilità professionale dell'avvocato. Il professionista, infatti, non aveva indicato i testimoni nei termini di legge in una causa di usucapione, poi persa. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del cliente. La Corte chiarisce che per ottenere il risarcimento non basta l'errore del legale, ma serve la prova che, senza quell'errore, la causa sarebbe stata vinta (nesso causale). Inoltre, la restituzione dei compensi pagati non è automatica con la richiesta di risarcimento, ma richiede una specifica domanda di risoluzione del contratto per inadempimento. Il cliente perde definitivamente la causa e viene condannato a pagare le spese processuali.
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Ricollocazione del personale in eccedenza: enti pubblici al bivio
Un gruppo di dipendenti di una società fieristica partecipata ha chiesto la ricollocazione del personale in eccedenza e il risarcimento del danno per perdita di chance a seguito del loro licenziamento. La Corte d'Appello ha condannato in solido tre enti pubblici soci (una Regione, un Comune e una Camera di Commercio) a ricollocare i lavoratori e a risarcire i danni. Gli enti pubblici hanno proposto ricorso in Cassazione, contestando la sussistenza di un effettivo controllo congiunto e l'obbligo di ricollocazione. La Corte di Cassazione, ritenendo che le questioni sul controllo pubblico plurisoggettivo abbiano un forte rilievo nomofilattico, ha rinviato la causa alla pubblica udienza per una decisione più approfondita.
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Ritardo Concorso: La Cassazione e la Perdita di Chance del Lavoratore
Un ex Lavoratore ha citato in giudizio un Ente di Ricerca per il risarcimento del danno da "perdita di chance". Il Lavoratore non aveva potuto partecipare a un concorso per la progressione di carriera a causa del ritardo dell'Ente e del suo successivo pensionamento. La Corte d'Appello aveva rigettato la domanda, ma la Cassazione ha annullato tale decisione. La Corte d'Appello non aveva verificato la concreta possibilità del Lavoratore di ottenere la promozione. La Suprema Corte ha ribadito che il giudice di rinvio deve valutare la "perdita di chance" e ha rinviato nuovamente il caso alla Corte d'Appello.
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Rinuncia in Cassazione: Estinzione del Giudizio per Accordo
La Corte di Cassazione ha esaminato un ricorso riguardante la rideterminazione di danni parentali e patrimoniali, inclusa la perdita di chance, in una controversia contro un'Azienda Sanitaria. Durante il processo, le parti hanno presentato reciproche rinunce e accettazioni. Per questo motivo, la Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia, ponendo fine alla causa senza entrare nel merito. Non è stato applicato il raddoppio del contributo unificato, poiché tale misura si applica solo in caso di rigetto o inammissibilità dell'impugnazione.
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Mancata stabilizzazione: niente risarcimento se il piano è vago
Alcuni lavoratori precari di una Pubblica Amministrazione hanno chiesto un risarcimento per mancata stabilizzazione. Sostenevano che i loro contratti di collaborazione, in realtà, mascheravano un vero rapporto di lavoro subordinato. Se correttamente inquadrati, avrebbero avuto i requisiti per essere assunti a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha respinto la loro richiesta. I giudici hanno chiarito che il piano di stabilizzazione dell'ente era solo una dichiarazione di intenti, non un obbligo. Non creava quindi un diritto automatico all'assunzione. Inoltre, il ricorso dei lavoratori è stato dichiarato inammissibile per gravi vizi procedurali. I lavoratori hanno perso la causa e sono stati condannati a pagare le spese legali.
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