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Perdita Di Chance — Anno 2022

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Altri anni per Perdita Di Chance

Provvedimenti

Posizioni organizzative nel pubblico impiego: serve l’atto
Quattro dipendenti comunali, inquadrati come avvocati dell'ente, hanno chiesto il pagamento della retribuzione di posizione e di risultato nella misura massima. Il Comune ha resistito, evidenziando di non aver mai formalmente istituito tali ruoli di alta professionalità. La Corte d'Appello ha respinto la domanda dei lavoratori, decisione ora confermata dalla Cassazione. La Suprema Corte ha chiarito che il diritto alle indennità per le posizioni organizzative nel pubblico impiego sorge esclusivamente se l'amministrazione ha formalmente istituito la relativa posizione con un atto organizzativo discrezionale. In mancanza di tale atto formale, dettato anche da vincoli di bilancio, non sussiste alcun diritto soggettivo del dipendente al trattamento economico accessorio, né è configurabile un danno da perdita di chance. Il ricorso dei lavoratori è stato rigettato.
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Danno da perdita di chance: niente risarcimento automatico
Un dipendente comunale, titolare di una posizione organizzativa, ha richiesto il risarcimento del danno da perdita di chance per il mancato pagamento della retribuzione di risultato. L'amministrazione non aveva attivato i sistemi di valutazione né fissato gli obiettivi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del lavoratore, confermando che il danno da perdita di chance non è automatico (in re ipsa). Il dipendente ha l'onere di dimostrare la concreta probabilità che, se fosse stato valutato, l'esito sarebbe stato positivo. La semplice assegnazione dell'incarico non basta a presumere il raggiungimento degli obiettivi. Di conseguenza, il lavoratore perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Perdita di chance: graduatoria simulata contro risarcimento
Il Lavoratore ha agito contro il Ministero per ottenere l'inquadramento in una qualifica superiore o il risarcimento per perdita di chance, sostenendo che, se fosse stato tempestivamente inquadrato nella fascia precedente, avrebbe vinto una successiva selezione interna. A sostegno della domanda, ha presentato una propria simulazione di graduatoria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del dipendente. I giudici hanno chiarito che l'onere della prova grava sul lavoratore, il quale deve dimostrare concretamente i titoli posseduti e la reale probabilità di successo nella selezione. Una simulazione unilaterale non costituisce una prova idonea, né la mancata contestazione del Ministero può sanare tale carenza, poiché il principio di non contestazione si applica solo ai fatti storici e non alle valutazioni soggettive della parte. Il Lavoratore perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Perdita di chance: telefono isolato ma il risarcimento è dovuto
Un avvocato ha citato in giudizio una compagnia telefonica per il mancato inserimento del proprio numero di studio negli elenchi pubblici. I giudici di merito avevano respinto la richiesta di risarcimento per mancanza di prove sul calo del fatturato. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del professionista. I giudici hanno stabilito che il danno non consiste nella perdita di clienti già acquisiti, ma nella perdita di chance di trovarne di nuovi. Questa perdita rappresenta un danno potenziale che il giudice può calcolare in via equitativa, anche in assenza di una documentazione fiscale completa o se lo studio si trova in un piccolo comune. La sentenza è stata quindi cassata con rinvio alla Corte d'Appello.
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Riparto di giurisdizione: Comune ritorsivo perde in Cassazione
Un professionista ha chiesto al Tribunale civile il risarcimento dei danni contro un Comune. Il professionista sosteneva che l'ente pubblico, con un comportamento ritorsivo legato a precedenti liti giudiziarie, lo avesse dissuaso dal partecipare a future gare d'appalto, dichiarando eticamente inopportuno affidargli incarichi. Il Comune eccepiva il difetto di giurisdizione a favore del giudice amministrativo. Le Sezioni Unite della Cassazione, risolvendo il riparto di giurisdizione, hanno stabilito che la causa spetta al giudice ordinario. La condotta del Comune non costituisce infatti esercizio di un potere pubblico autoritativo, ma un comportamento di mero fatto basato su valutazioni soggettive ed etiche. Di conseguenza, la tutela del professionista riguarda un diritto soggettivo leso da un comportamento ritorsivo, la cui cognizione spetta interamente al giudice civile ordinario.
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Terreno bloccato ma nessun risarcimento danni per mancato godimento
Alcune imprese hanno ottenuto il trasferimento di un terreno tramite sentenza, ma hanno richiesto il risarcimento danni per mancato godimento a causa del ritardo nella consegna da parte del venditore. La Corte di Appello ha rigettato la domanda, rilevando che l'area era inedificata e priva di urbanizzazione, escludendo un danno automatico. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso delle imprese. La Suprema Corte ha chiarito che la mancata disponibilità di un terreno non edificabile e non urbanizzato non produce un danno automatico (in re ipsa). Per ottenere il risarcimento, il danneggiato deve dimostrare concretamente il mancato guadagno o la perdita di occasioni commerciali attraverso prove contabili o fiscali. Di conseguenza, le imprese perdono la causa e non ricevono alcun indennizzo.
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Sospensione feriale dei termini: risarcimento salvo contro la PA
Una cittadina viene cancellata dalle liste di collocamento e perde la possibilità di partecipare a un concorso pubblico. Chiede il risarcimento per perdita di chance alla Pubblica Amministrazione. Il giudice amministrativo dichiara il difetto di giurisdizione. La cittadina riassume la causa davanti al giudice ordinario, ma la Corte d'Appello ritiene la riassunzione tardiva, escludendo la sospensione feriale dei termini perché qualifica la lite come controversia di lavoro. La Cassazione accoglie il ricorso della cittadina: la causa non riguarda un rapporto di lavoro ma la responsabilità civile della Pubblica Amministrazione. Di conseguenza, si applica la sospensione feriale dei termini e la riassunzione è tempestiva.
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Tassazione perdita di chance: il risarcimento non è un reddito
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che escludeva dalla tassazione le somme ricevute da un dirigente medico a titolo di risarcimento. L'importo era stato concordato tramite transazione con l'azienda sanitaria per compensare la perdita di opportunità di crescita professionale dovuta alla mancata attivazione dei sistemi di valutazione per la retribuzione di risultato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, stabilendo che il risarcimento per la perdita di chance non costituisce reddito imponibile. Trattandosi di un indennizzo per danno emergente, ovvero per la lesione della professionalità, e non di lucro cessante, l'importo non è soggetto a IRPEF. Di conseguenza, la tassazione perdita di chance è stata dichiarata illegittima, confermando la vittoria del lavoratore.
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Risarcimento perdita di chance: perché il fisco non può tassarlo
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che escludeva dalla tassazione IRPEF le somme ricevute da un dirigente medico a seguito di un accordo transattivo con l'azienda sanitaria. Tali somme risarcivano il danno derivante dalla mancata attivazione dei sistemi di valutazione professionale, configurandosi come risarcimento perdita di chance di accrescimento professionale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, stabilendo che il risarcimento perdita di chance non ha natura reddituale ma costituisce un danno emergente, volto a riparare la lesione della capacità professionale del lavoratore. Di conseguenza, queste somme non sono soggette a tassazione poiché non sostituiscono un reddito non percepito, ma indennizzano la perdita di un'opportunità di carriera.
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Abuso del contratto a termine: illegittimo ma indennità ridotta
Un'infermiera ha lavorato per un'azienda sanitaria locale tramite ripetuti contratti a tempo determinato. La Corte d'Appello ha dichiarato illegittimi i contratti per la mancata indicazione delle ragioni temporanee e ha condannato l'ente al risarcimento del danno basandosi sullo Statuto dei Lavoratori. La Cassazione ha confermato l'illegittimità dei contratti, evidenziando l'abuso del contratto a termine per soddisfare esigenze ordinarie e permanenti. Tuttavia, ha accolto il ricorso dell'azienda pubblica sulla quantificazione del danno: nel pubblico impiego, non potendo avvenire la conversione del rapporto in tempo indeterminato, il risarcimento per la perdita di chance di un lavoro stabile deve essere calcolato secondo i parametri del Collegato Lavoro (da 2,5 a 12 mensilità) e non dello Statuto dei Lavoratori. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Perdita di chance: il Comune risarcisce gli eredi del dipendente
Il Lavoratore ha contestato la mancata assegnazione di un incarico di responsabilità da parte dell'Amministrazione Comunale, avvenuta senza una reale valutazione comparativa dei curricula e senza motivazione. Gli eredi del Lavoratore hanno chiesto il risarcimento dei danni. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, riconoscendo il danno da perdita di chance. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso dell'Amministrazione Comunale. La Suprema Corte ha stabilito che l'illegittimo diniego di una posizione organizzativa lede un'entità patrimoniale autonoma, risarcibile in via equitativa. L'Amministrazione Comunale perde la causa ed è condannata a pagare le spese legali.
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Retribuzione ore eccedenti: sì al danno, no durante le ferie
Una docente coordinatrice ha richiesto il pagamento della retribuzione ore eccedenti secondo le tariffe del contratto collettivo nazionale, rifiutando il compenso forfettario previsto da accordi locali, e il risarcimento per la ritardata nomina. La Corte d'Appello ha accolto le domande, includendo il pagamento durante le ferie. La Cassazione ha parzialmente riformato la decisione: ha confermato il diritto alle tariffe nazionali e al risarcimento per perdita di chance, ma ha escluso la retribuzione ore eccedenti durante il periodo di ferie, in quanto compenso accessorio legato all'effettivo svolgimento della prestazione lavorativa.
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Perdita di chance: rinuncia al ricorso costa 10 milioni
Una società di costruzioni e due partner immobiliari firmano un accordo per partecipare a una gara pubblica, impegnandosi a collaborare. Dopo l'esclusione provvisoria, avviano un ricorso al TAR. Tuttavia, la società di costruzioni rinuncia unilateralmente alla causa, provocando l'estinzione del giudizio e impedendo la partecipazione del gruppo. I partner avviano un arbitrato accusando la società di inadempimento e violazione della buona fede. Il collegio arbitrale condanna il costruttore a risarcire dieci milioni di euro per la perdita di chance di vittoria. La Corte d'Appello conferma la decisione. La Corte di Cassazione rigetta definitivamente il ricorso della società di costruzioni: i giudici di legittimità non possono rivalutare il merito della decisione arbitrale se motivata correttamente. Il costruttore perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Perdita di chance: concorso perso ma il danno va provato
Un candidato a un concorso pubblico ha ricevuto in ritardo la raccomandata di convocazione all'esame a causa del disservizio dell'operatore postale, perdendo la possibilità di partecipare. Il Tribunale ha condannato l'operatore al risarcimento del danno. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'operatore, chiarendo che la perdita di chance non è una mera aspettativa di fatto e richiede una prova rigorosa. Il danneggiato deve dimostrare la seria e concreta probabilità di vincere il concorso in base ai propri titoli e ai concorrenti, non bastando il semplice possesso del titolo di studio abilitante. Inoltre, la Corte ha stabilito che a tali azioni si applica la prescrizione triennale speciale e non quella quinquennale. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Tassazione risarcimento perdita di chance: il fisco perde
L'Amministrazione Finanziaria ha impugnato la decisione che escludeva dalla tassazione le somme ricevute da una lavoratrice a titolo di risarcimento per la perdita di opportunità di carriera. La controversia originaria derivava da un accordo transattivo con il datore di lavoro. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, stabilendo che la tassazione risarcimento perdita di chance non si applica. Questo perché tale indennizzo non sostituisce un reddito non percepito, ma ristora la perdita di una possibilità di sviluppo professionale, qualificandosi come danno emergente non imponibile. Di conseguenza, la lavoratrice non deve pagare le imposte su tale somma e l'ente impositore è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Perdita di chance: ritardo postale senza risarcimento automatico
Una candidata ha fatto causa alla società postale e all'università per il ritardo nella consegna di una raccomandata, che le ha impedito di partecipare a un concorso per un dottorato di ricerca. Il Giudice di pace e il Tribunale hanno respinto la domanda di risarcimento per mancanza di prove sulla reale possibilità di vincere il concorso. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso. Gli Ermellini hanno chiarito che la perdita di chance richiede la prova rigorosa di elementi oggettivi che dimostrino una elevata probabilità di successo ex ante, non bastando la semplice mancata partecipazione dovuta al disguido postale. Di conseguenza, senza questa dimostrazione, non spetta alcun risarcimento.
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Pista di ghiaccio e tentata estorsione: condannati padre e figlio
Due soggetti, padre e figlio, hanno aggredito violentemente un concorrente per costringerlo a rinunciare alla richiesta di concessione comunale per una pista di pattinaggio. La vittima ha rinunciato per paura. La difesa sosteneva si trattasse di violenza privata o esercizio arbitrario delle proprie ragioni, escludendo il danno patrimoniale poiché la concessione era gratuita. La Corte di Cassazione ha invece confermato la condanna per tentata estorsione. I giudici hanno chiarito che costringere qualcuno a rinunciare a una legittima aspettativa (perdita di chance) configura un danno patrimoniale futuro, poiché la gestione della pista avrebbe generato profitti. Inoltre, la semplice presenza del padre durante il pestaggio ha rafforzato l'azione del figlio, determinando il concorso nel reato. I ricorsi sono stati dichiarati inammissibili.
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