L’adesione a una definizione agevolata, come la rottamazione delle cartelle, può portare all’estinzione del giudizio tributario anche quando questo è pendente in Cassazione. Con una recente ordinanza, la Suprema Corte ha chiarito gli effetti processuali della scelta del contribuente di sanare il proprio debito con il Fisco, ponendo fine a un lungo contenzioso.
I Fatti di Causa
La vicenda trae origine da una serie di operazioni societarie complesse. Due società avevano posto in essere diversi atti, tra cui il conferimento di un ramo d’azienda, macchinari e un marchio, assoggettando tali operazioni a Iva. L’Agenzia delle Entrate, tuttavia, riteneva che, nel loro complesso, tali atti costituissero un’unica cessione di ramo d’azienda, un’operazione che avrebbe dovuto essere soggetta a imposta di registro e non a Iva.
Di conseguenza, l’Amministrazione Finanziaria notificava un avviso di recupero e liquidazione dell’imposta di registro, oltre a un avviso di accertamento ai fini Iva con sospensione del relativo rimborso.
Il contenzioso vedeva le società vittoriose in primo grado, ma la Commissione Tributaria Regionale ribaltava la decisione, accogliendo l’appello dell’Ufficio e confermando la tesi della cessione di ramo d’azienda, pur riducendo le sanzioni. Le società proponevano quindi ricorso per Cassazione, articolando ben otto motivi di censura.
La Svolta: l’Adesione alla Definizione Agevolata
Nelle more del giudizio di legittimità, la situazione cambiava radicalmente. Le società contribuenti decidevano di avvalersi delle opportunità offerte dal legislatore per chiudere le pendenze con il Fisco:
- Per l’imposta di registro: Aderivano alla cosiddetta “rottamazione” prevista dall’art. 6 del d.l. n. 193 del 2016, pagando quanto dovuto e impegnandosi, come previsto dalla norma, a rinunciare al giudizio.
- Per i debiti Iva: Aderivano a un’altra definizione agevolata, disciplinata dall’art. 11 del d.l. n. 50 del 2017, perfezionando anche in questo caso la procedura con il pagamento.
A seguito di queste adesioni, sia le società ricorrenti che la stessa Agenzia delle Entrate depositavano memorie con cui chiedevano alla Corte di Cassazione di dichiarare l’estinzione del giudizio per integrale cessazione della materia del contendere.
Le motivazioni della Cassazione sull’estinzione del giudizio
La Suprema Corte ha accolto la richiesta congiunta delle parti, dichiarando estinto il processo. Il ragionamento dei giudici si basa su una logica chiara e consolidata. L’adesione a procedure di definizione agevolata, che presuppongono il pagamento del debito e la rinuncia espressa o implicita al contenzioso, fa venire meno l’interesse delle parti a una pronuncia sul merito della controversia.
La Corte ha specificato che, una volta che il debitore dichiara di volersi avvalere della definizione, riceve la comunicazione degli importi da pagare e provvede al versamento, si verificano i presupposti per l’estinzione del giudizio ai sensi dell’art. 391 del codice di procedura civile. Questo perché la definizione stessa assorbe l’oggetto della lite.
Inoltre, la Corte ha fornito due importanti precisazioni sulle conseguenze accessorie:
- Spese Processuali: Le spese non vengono liquidate né compensate, ma restano a carico della parte che le ha anticipate. Il motivo è che il costo del processo pendente è considerato assorbito nel meccanismo della definizione agevolata.
- Doppio Contributo Unificato: Non sussistono i presupposti per condannare il ricorrente al pagamento del cosiddetto “doppio” del contributo unificato. Questa sanzione si applica in caso di ricorso inammissibile o infondato, ma non quando la chiusura del processo deriva da una causa sopravvenuta, come la rinuncia legata alla sanatoria.
Le conclusioni: Implicazioni Pratiche
Questa ordinanza conferma un principio di grande rilevanza pratica per contribuenti e professionisti. Le sanatorie fiscali non rappresentano solo uno strumento per definire un debito a condizioni vantaggiose, ma anche una via d’uscita strategica da contenziosi lunghi e dall’esito incerto. La scelta di aderire a una definizione agevolata comporta la cessazione della materia del contendere e, di conseguenza, l’estinzione del giudizio in qualunque stato e grado si trovi. È una decisione che richiede un’attenta valutazione del rapporto costi-benefici tra la prosecuzione della lite e la certezza offerta dalla chiusura tombale della pendenza con il Fisco.
Cosa succede a un processo tributario se il contribuente aderisce alla rottamazione delle cartelle?
Il giudizio di cassazione deve essere dichiarato estinto. L’adesione alla definizione agevolata, seguita dal pagamento degli importi, comporta la rinuncia al giudizio e fa venire meno l’interesse delle parti a una decisione, determinando la cessazione della materia del contendere.
Se il giudizio si estingue per adesione a una definizione agevolata, chi paga le spese legali?
Le spese processuali restano a carico della parte che le ha anticipate. La Corte ha specificato che il costo del processo è assorbito dal contenuto della definizione agevolata stessa, quindi non si procede a una liquidazione o compensazione delle spese di lite.
L’estinzione del giudizio per adesione a una sanatoria comporta il pagamento del doppio del contributo unificato?
No. La Corte ha chiarito che non sussistono i presupposti per la condanna al pagamento del doppio del contributo unificato, poiché tale sanzione è legata all’infondatezza o inammissibilità del ricorso, mentre in questo caso l’estinzione deriva da una causa sopravvenuta alla proposizione del ricorso stesso (la rinuncia).