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Canone occupazione suolo pubblico: chi paga?

La Corte di Cassazione ha stabilito che una società concessionaria autostradale è tenuta al pagamento del canone occupazione suolo pubblico (COSAP) per un cavalcavia che sovrasta una strada comunale. La Corte ha respinto la tesi della società, secondo cui l’occupazione sarebbe da attribuire allo Stato. È stato chiarito che il soggetto passivo del canone è chi effettivamente occupa e trae beneficio economico dall’opera, ovvero la concessionaria stessa. L’ordinanza conferma anche la legittimità delle sanzioni applicate dal Comune per l’omessa denuncia dell’occupazione.

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Pubblicato il 10 gennaio 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Pagamento del Canone Occupazione Suolo Pubblico: La Concessionaria Autostradale Deve Pagare per i Cavalcavia?

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha affrontato una questione di grande rilevanza per i rapporti tra concessionari di opere pubbliche ed enti locali: il pagamento del canone occupazione suolo pubblico (COSAP) per le infrastrutture che sovrastano aree comunali, come i cavalcavia. La Corte ha stabilito che la società concessionaria, e non lo Stato, è il soggetto tenuto al versamento del canone, consolidando un orientamento giurisprudenziale con importanti implicazioni finanziarie.

Il Fatto: Un Cavalcavia su Suolo Comunale

Il caso nasce dalla richiesta di pagamento avanzata da un Comune e dalla relativa società di riscossione nei confronti di una grande società concessionaria autostradale. L’oggetto della contesa era il canone per l’occupazione dello spazio aereo sovrastante una strada comunale, impegnato da un ponte autostradale per gli anni 2017 e 2018. La concessionaria si opponeva alla richiesta, sostenendo di non essere il soggetto tenuto al pagamento. Sia il Tribunale di primo grado che la Corte d’Appello avevano dato ragione al Comune, portando la questione dinanzi alla Corte di Cassazione.

I Motivi del Ricorso e il canone occupazione suolo pubblico

La società ricorrente ha basato la sua difesa su diversi argomenti principali:

1. Soggetto occupante: L’occupazione dello spazio non sarebbe riconducibile alla concessionaria, ma direttamente allo Stato, in quanto l’autostrada è un’opera di interesse nazionale realizzata in base a una concessione statale. La società si considerava una mera longa manus dello Stato.
2. Proprietà del bene: La costruzione del cavalcavia avrebbe sottratto lo spazio aereo sovrastante al demanio comunale, facendolo rientrare nella sfera di competenza statale.
3. Illegittimità delle sanzioni: Le sanzioni per omessa denuncia e tardivo pagamento, previste dal regolamento comunale, sarebbero state illegittime per violazione del principio di riserva di legge, poiché non fondate su una norma di legge primaria sufficientemente dettagliata.

La Decisione della Corte di Cassazione sul canone

La Corte di Cassazione ha rigettato integralmente il ricorso della società concessionaria, confermando le sentenze dei precedenti gradi di giudizio. La decisione si fonda su un’analisi puntuale della natura del canone occupazione suolo pubblico e dell’individuazione del soggetto passivo.

Chi è il Soggetto Obbligato al Pagamento?

Secondo la Suprema Corte, il soggetto tenuto al pagamento del canone non è il proprietario dell’opera, bensì colui che realizza l’occupazione e ne trae un beneficio economico e funzionale. Nel caso di specie, è la società concessionaria che gestisce l’autostrada, ne percepisce i pedaggi e beneficia dell’infrastruttura. Anche se l’opera tornerà allo Stato al termine della concessione, durante la sua vigenza è la società a esercitare un potere di fatto sul bene e a realizzare l’uso effettivo dello spazio pubblico. Pertanto, non può essere considerata una semplice esecutrice della volontà statale.

La Legittimità delle Sanzioni Comunali

Anche le censure relative alle sanzioni sono state respinte. La Corte ha chiarito che, in materia di illeciti amministrativi, la riserva di legge prevista dalla Costituzione ha carattere relativo, non assoluto come nel diritto penale. La legge nazionale (D.Lgs. 446/1997) fornisce già i criteri direttivi e i limiti (minimi e massimi) per l’applicazione delle sanzioni, lasciando ai Comuni la facoltà di disciplinare nel dettaglio le singole fattispecie attraverso i propri regolamenti. La sanzione per “omessa denuncia”, equiparata all’occupazione abusiva, è stata quindi ritenuta legittima perché prevista dal regolamento comunale in conformità con la cornice normativa nazionale.

Le Motivazioni della Decisione

La Corte di Cassazione ha basato la sua decisione su principi consolidati. In primo luogo, ha ribadito che la proprietà del suolo si estende, secondo l’articolo 840 del codice civile, anche allo spazio sovrastante. La costruzione di un manufatto non fa venir meno tale appartenenza al demanio comunale. In secondo luogo, ha sottolineato che l’esenzione dal pagamento del canone prevista per le occupazioni effettuate direttamente dallo Stato non è estensibile al concessionario, poiché quest’ultimo è un soggetto giuridico distinto che agisce in regime di autonomia imprenditoriale. Infine, la Corte ha escluso la necessità di un rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, ritenendo la normativa interna pienamente compatibile con i principi comunitari, in quanto il canone si applica in modo non discriminatorio a tutti gli operatori economici.

Conclusioni e Implicazioni Pratiche

Questa ordinanza consolida un principio fondamentale: i concessionari di grandi opere pubbliche non sono immuni dai tributi locali legati all’uso del territorio. La decisione chiarisce che la responsabilità del pagamento del canone occupazione suolo pubblico ricade sull’ente che gestisce e trae profitto dall’infrastruttura. Ciò rappresenta una conferma importante dell’autonomia impositiva dei Comuni e impone alle società concessionarie di tenere conto di tali oneri nella pianificazione delle loro attività, rafforzando il principio secondo cui chi utilizza una risorsa pubblica, anche se per la fornitura di un servizio di interesse generale, è tenuto a corrispondere un canone all’ente proprietario.

Chi deve pagare il canone per l’occupazione di suolo pubblico (COSAP) per un cavalcavia autostradale?
Secondo la Corte di Cassazione, il canone deve essere pagato dalla società concessionaria che gestisce l’autostrada. Il soggetto obbligato è colui che realizza l’occupazione e ne trae un beneficio economico e funzionale, non necessariamente il proprietario dell’opera (che in ultima istanza è lo Stato).

Un Comune può applicare sanzioni per l’omessa denuncia di occupazione di suolo pubblico basandosi solo su un proprio regolamento?
Sì, a condizione che il regolamento comunale sia conforme alla cornice normativa stabilita dalla legge nazionale. La Corte ha chiarito che per gli illeciti amministrativi la riserva di legge è ‘relativa’, il che significa che la legge statale (in questo caso, il D.Lgs. 446/1997) può fissare i principi e i limiti, lasciando ai Comuni il potere di dettagliare le fattispecie sanzionatorie.

La costruzione di un’autostrada su un’area comunale trasferisce la proprietà dello spazio sovrastante dalla municipalità allo Stato?
No. La Corte ha stabilito che, in base all’articolo 840 del codice civile, la proprietà del suolo si estende allo spazio sovrastante. La realizzazione di un manufatto, come un cavalcavia, non modifica l’appartenenza di tale spazio al demanio comunale.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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