LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

D.P.R. 309/1990 — Anno 2023

Pagina 8 di 40

Altri anni per D.P.R. 309/1990

Riparazione per ingiusta detenzione: sì all’indennizzo se assolto
Un cittadino, dopo aver subito 196 giorni di custodia cautelare tra carcere e arresti domiciliari, viene assolto con formula piena da tutte le accuse. Presenta quindi domanda di riparazione per ingiusta detenzione. La Corte d'Appello rigetta la richiesta, ritenendo che le sue frequentazioni ambigue con uno spacciatore avessero causato la misura cautelare. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del cittadino e annulla la decisione. I giudici spiegano che la condotta legata alla droga era stata esclusa fin dall'inizio dal giudice che ordinò l'arresto. Pertanto, tale comportamento non può essere usato per negare l'indennizzo. Il caso torna alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
Continua »
Convalida dell’arresto: spaccio o uso personale?
Il Procuratore della Repubblica ha impugnato l'ordinanza con cui il Giudice per le indagini preliminari ha negato la convalida dell'arresto di un soggetto trovato in possesso di cocaina, hashish, bilancini e ritagli di cellophane. Il primo giudice aveva ritenuto la droga destinata all'uso personale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la convalida dell'arresto richiede solo un controllo di ragionevolezza sull'operato della polizia giudiziaria. Il giudice non deve compiere valutazioni di merito sulla colpevolezza o sulla gravità degli indizi, compiti riservati alle fasi successive. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio il provvedimento, dichiarando l'arresto legittimo.
Continua »
Contestazioni a catena: la Cassazione frena i doppi arresti
L'Indagato ha proposto ricorso contro l'ordinanza del Tribunale del Riesame che negava la retrodatazione della custodia cautelare in carcere. La difesa sosteneva che i fatti contestati nella seconda ordinanza fossero anteriori alla prima misura, configurando l'ipotesi di contestazioni a catena. Il Tribunale aveva respinto l'istanza ritenendo erroneamente che i fatti del secondo procedimento fossero successivi a quelli del primo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, chiarendo che la retrodatazione ex art. 297 c.p.p. richiede che i reati della seconda ordinanza siano stati commessi prima dell'emissione (e non dei fatti) della prima misura. La sentenza impugnata e' stata annullata con rinvio.
Continua »
Motivazione per relationem: quando il rinvio conferma il carcere
L'Indagato, accusato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti ed estorsione, riceveva un'ordinanza di custodia cautelare in carcere dal Giudice per le indagini preliminari di Bologna. Questo provvedimento rinnovava una precedente misura emessa dal Giudice di Napoli, dichiaratosi territorialmente incompetente. La difesa contestava la legittimità della decisione, lamentando una motivazione per relationem priva di un'autonoma valutazione da parte del nuovo giudice. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha stabilito che la motivazione per relationem è pienamente legittima nel caso di rinnovazione della misura cautelare per incompetenza territoriale, purché il quadro accusatorio non sia mutato e il nuovo giudice dimostri di aver esaminato attentamente gli atti, condividendo consapevolmente le ragioni del primo provvedimento.
Continua »
Pericolo di reiterazione del reato: arresti anche con lavoro
La Corte di Cassazione ha confermato la misura degli arresti domiciliari per un indagato accusato di coltivazione di hashish e furto d'acqua tramite manomissione del contatore. La difesa contestava la sussistenza delle esigenze cautelari, sostenendo che il decorso di quattro mesi dai fatti e la presenza di un lavoro regolare escludessero il pericolo di reiterazione del reato. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che il breve tempo trascorso non attenua la pericolosità sociale se l'attività illecita era complessa, organizzata e non occasionale. Inoltre, la Corte ha chiarito che la posizione cautelare di ogni coindagato va valutata autonomamente, giustificando misure diverse in base alla personalità e al ruolo ricoperto.
Continua »
Competenza territoriale: decide la consegna, non la telefonata
Il Tribunale del Riesame confermava la misura cautelare per traffico di droga emessa dal GIP di Foggia, ritenendo quel territorio competente poiché le spedizioni partivano da lì. L'Acquirente ricorreva in Cassazione contestando la competenza. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che, in caso di accordi telefonici in cui è impossibile individuare il luogo esatto dell'accordo, la competenza territoriale si determina con i criteri suppletivi. Nel caso di specie, l'ultima parte della condotta, ovvero la consegna della droga, è avvenuta a Melfi. Pertanto, la competenza territoriale spetta al Tribunale di Potenza. La Cassazione ha annullato senza rinvio i provvedimenti limitatamente alla competenza.
Continua »
Arresto facoltativo in flagranza: scontro tra GIP e Cassazione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Pubblico Ministero contro la decisione del GIP che non aveva convalidato l'arresto di un uomo trovato con oltre 64 grammi di cocaina. Il GIP aveva ritenuto il fatto di lieve entit. La Suprema Corte ha chiarito che, in tema di arresto facoltativo in flagranza, il giudice deve limitarsi a un controllo di ragionevolezza "ex ante" sull'operato della polizia giudiziaria, senza sovrapporre la propria valutazione di merito. Nel caso specifico, la presenza di strumenti di confezionamento, denaro in contanti e i viaggi per approvvigionamento giustificavano ampiamente la misura. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio l'ordinanza del GIP, dichiarando legittimo l'arresto.
Continua »
Assolto ma colpevole di imprudenza: no all’ingiusta detenzione
Il Cittadino, dopo essere stato assolto con formula piena dall'accusa di narcotraffico, ha richiesto la riparazione per l'ingiusta detenzione subita durante la custodia cautelare. La Corte d'Appello ha respinto la domanda, ravvisando una colpa grave nella condotta dell'uomo. Egli aveva infatti accompagnato in auto il cognato e un cittadino straniero dalla Calabria a Bergamo per un viaggio finalizzato al traffico di droga, senza accertarsi dei motivi del viaggio. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, stabilendo che la condotta del Cittadino, sebbene non penalmente rilevante, è stata talmente imprudente da generare il sospetto di complicità. Di conseguenza, l'indennizzo per ingiusta detenzione non spetta a chi ha colposamente concorso a causare il proprio arresto.
Continua »
Pericolo di reiterazione del reato: dai domiciliari al carcere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro la custodia in carcere per traffico di stupefacenti. L'uomo era stato trovato con 200 grammi di hashish addosso e ben 15 chili nascosti nel garage. La difesa chiedeva gli arresti domiciliari presso il fratello, valorizzando l'intenzione di patteggiare. I giudici hanno invece confermato la massima misura cautelare, evidenziando un gravissimo pericolo di reiterazione del reato. Tale rischio è stato ritenuto concreto e attuale a causa dell'ingente quantitativo di droga, dei precedenti penali specifici, dello stato di disoccupazione e dei legami stabili con la criminalità organizzata. La semplice richiesta di patteggiamento non attenua le esigenze cautelari. Di conseguenza, l'indagato rimane in carcere e dovrà pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Pericolo di reiterazione: arresti validi pur senza associazione
Un indagato per spaccio di stupefacenti ha impugnato l'ordinanza che disponeva nei suoi confronti gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. La difesa sosteneva l'assenza di un concreto e attuale pericolo di reiterazione, evidenziando che l'accusa di associazione a delinquere era caduta e che la sua collaborazione con i familiari era stata solo occasionale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che, ai fini delle misure cautelari, il pericolo di reiterazione può sussistere anche in caso di condotte occasionali ma ripetute nel tempo, supportate da precedenti penali specifici. Di conseguenza, l'indagato perde il ricorso, deve mantenere la misura cautelare e pagare le spese processuali oltre a una sanzione pecuniaria.
Continua »
Carcere annullato: mancano gravi indizi di colpevolezza
Il Tribunale del Riesame aveva confermato la custodia in carcere per L'Indagata, accusata di concorso in spaccio di stupefacenti con il compagno. La difesa ha fatto ricorso in Cassazione, contestando la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza per i reati commessi tra dicembre 2021 e marzo 2022. Gli elementi di prova (intercettazioni e pedinamenti) dimostravano infatti una sua condotta attiva solo a partire da metà marzo 2022. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, evidenziando che il giudice non può presumere una partecipazione retroattiva basandosi solo su comportamenti successivi. L'ordinanza è stata annullata con rinvio per una nuova valutazione.
Continua »
Soglia drogante: annullata la condanna per spaccio senza perizia
La Corte di Cassazione ha annullato la condanna per spaccio a carico di un imputato, accogliendo il ricorso della difesa. La Corte d'Appello aveva confermato la responsabilità penale basandosi solo sulla testimonianza dell'agente di polizia che aveva eseguito un narcotest positivo, nonostante la difesa avesse contestato il superamento della soglia drogante. Gli Ermellini hanno chiarito che, sebbene il narcotest sia sufficiente per dimostrare la natura della sostanza, esso non prova la quantità di principio attivo. In presenza di specifiche contestazioni difensive sulla soglia drogante, è indispensabile un accertamento tecnico quantitativo o una perizia chimica tossicologica. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio per un nuovo giudizio.
Continua »
Contestazioni a catena: arresto passato, ma il carcere resta
Il Tribunale del Riesame confermava la custodia in carcere per Il Partecipante, accusato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e spaccio. La difesa ricorreva in Cassazione lamentando la mancata applicazione delle contestazioni a catena e della retrodatazione dei termini di custodia, sostenendo che i fatti fossero desumibili da un precedente arresto del 2019. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la retrodatazione non opera se i procedimenti pendono davanti ad autorità diverse per fatti non sovrapponibili e se il reato associativo è emerso solo successivamente grazie a nuovi elementi investigativi. Di conseguenza, la misura cautelare resta valida e Il Partecipante deve pagare le spese processuali.
Continua »
Ricorso straordinario per errore di fatto: ricorso respinto
Il Condannato ha presentato un ricorso straordinario per errore di fatto contro una precedente sentenza della Cassazione che lo aveva condannato per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. La difesa sosteneva che i giudici avessero omesso l'esame di un motivo cruciale riguardante le prove dei suoi rapporti con altri indagati e alcune intercettazioni. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'omessa valutazione di un motivo non costituisce un errore percettivo se la questione è stata implicitamente respinta o se non è decisiva per ribaltare la sentenza. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Ricorso per cassazione motivi nuovi: no a sconti di pena tardivi
L'Imputato, condannato per spaccio di lieve entità, ha proposto ricorso lamentando la mancata concessione dell'attenuante della speciale tenuità. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione poiché la questione non era stata sollevata nel precedente giudizio d'appello. La Corte ha ribadito che non si possono proporre con il ricorso per cassazione motivi nuovi mai sottoposti al giudice di secondo grado. Di conseguenza, l'Imputato perde definitivamente il ricorso ed è condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Trattamento sanzionatorio: molti precedenti ma pena minima
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino straniero contro la sentenza della Corte d'Appello che lo aveva condannato a dieci mesi di reclusione per i reati di falsa attestazione a pubblico ufficiale e spaccio di stupefacenti di lieve entità. L'imputato contestava il trattamento sanzionatorio applicato dai giudici di merito, ritenendolo eccessivo e non adeguatamente motivato. La Suprema Corte ha invece confermato la correttezza della decisione precedente, evidenziando come la pena inflitta si discostasse pochissimo dal minimo edittale previsto dalla legge, nonostante i numerosi precedenti penali del soggetto. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Impugnazione del patteggiamento: inutile pentirsi della pena
Un cittadino ha concordato una pena di 4 mesi di reclusione e 800 euro di multa per spaccio di lieve entità. Successivamente, ha presentato ricorso in Cassazione contestando la misura della pena concordata. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. L'impugnazione del patteggiamento è infatti consentita solo per motivi tassativi, come l'illegalità della pena o vizi della volontà, e non per ridiscutere la convenienza o la congruità della sanzione liberamente accettata. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Impugnazione sentenza patteggiamento: no al ricorso sulla pena
L'Imputato ha proposto ricorso personale in Cassazione per contestare la congruità della pena applicata con una sentenza di patteggiamento per reati in materia di stupefacenti. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'impugnazione sentenza patteggiamento non può essere presentata personalmente dal condannato e, in ogni caso, può riguardare solo specifici motivi tassativi previsti dalla legge, tra i quali non rientra la semplice contestazione della misura della pena concordata. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Impugnazione sentenza patteggiamento: i limiti del ricorso
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza di patteggiamento emessa dal G.U.P., contestando il mancato proscioglimento e l'entità della pena applicata per reati in materia di stupefacenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'impugnazione sentenza patteggiamento è strettamente limitata dalla legge a casi tassativi, come l'errore sulla qualificazione del fatto o l'illegalità della pena. Poiché le contestazioni dell'Imputato riguardavano il merito della sanzione e il mancato proscioglimento, estranei ai motivi consentiti, il ricorso è stato respinto con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Lieve entità del fatto: un chilo di cocaina costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato a quattro anni di reclusione per detenzione illecita di sostanze stupefacenti. La difesa chiedeva la riqualificazione del reato nella fattispecie di lieve entità del fatto. I giudici hanno respinto la richiesta evidenziando il ruolo rilevante del condannato nella detenzione di un ingente quantitativo di droga, pari ad almeno un chilogrammo di cocaina, in concorso con un altro soggetto. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna originaria e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
Continua »