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D.P.R. 115/2002

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Indennità di malattia: obblighi datore primi 3 giorni
Una cooperativa sociale contestava l'obbligo di versare l'indennità di malattia per i primi tre giorni di assenza (periodo di carenza), sostenendo che il CCNL prevedesse solo un'integrazione a quanto versato dall'INPS, che in questo caso è nullo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la finalità della norma contrattuale è garantire al lavoratore il 100% della retribuzione. Pertanto, il datore di lavoro è tenuto a coprire interamente la retribuzione per i primi tre giorni, anche in assenza di indennità INPS da integrare.
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Revocatoria fallimentare transazione: quando è valida?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una procedura fallimentare volto a revocare una transazione. La Corte ha stabilito che, per valutare la sproporzione delle prestazioni in una revocatoria fallimentare transazione, non si deve guardare solo a quanto scambiato nell'accordo, ma all'intero valore delle reciproche concessioni, incluse le pretese risarcitorie a cui una parte ha rinunciato. In questo caso, la rinuncia a cospicui danni per mancato guadagno e indennità di occupazione ha giustificato la ritenzione della caparra da parte del venditore, escludendo la sproporzione.
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Atto interruttivo prescrizione: la nota informale
Un dipendente di un'azienda sanitaria ha rivendicato differenze retributive per mansioni superiori svolte dal 1998. La Cassazione ha confermato la decisione di merito che negava valore di atto interruttivo prescrizione a una nota del 2005, ritenendo prescritti i crediti più datati. La valutazione dell'idoneità di tale atto è un'indagine di fatto riservata al giudice di merito e non sindacabile in sede di legittimità.
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Deducibilità derivati speculativi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso di una società, confermando la non deducibilità dei costi derivanti da contratti 'interest rate swap' ritenuti speculativi. La Corte ha sottolineato che spetta al contribuente dimostrare la finalità di copertura del rischio e la stretta correlazione tra il derivato e l'operazione sottostante. La mancanza di tale prova, o la stipula di derivati prima del rischio da coprire, rende i costi indeducibili, confermando la problematica della deducibilità dei derivati speculativi.
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APE Sociale e lavoro: ok con rioccupazione breve
La Corte di Cassazione ha stabilito che il diritto all'APE Sociale non viene meno in caso di rioccupazione successiva con un contratto di lavoro di durata inferiore a sei mesi. Tale periodo lavorativo, infatti, sospende e non interrompe lo stato di disoccupazione, che rimane collegato alla precedente cessazione del rapporto di lavoro principale. La decisione conferma l'orientamento favorevole ai lavoratori, respingendo il ricorso dell'ente previdenziale.
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Indennità di disagio: quando non è cumulabile?
Un gruppo di dipendenti pubblici ha richiesto un'indennità di disagio per i primi 12 minuti di un turno mattutino. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo che l'indennità di turno del CCNL compensa 'interamente' ogni disagio, precludendo la cumulabilità con indennità precedenti previste da accordi locali.
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Restitutio in integrum: non automatica nel rito lavoro
Un professore universitario, a seguito della revoca illegittima delle sue funzioni assistenziali in ospedale, chiedeva la reintegra e, solo in un secondo momento, la cosiddetta restitutio in integrum per le retribuzioni non percepite. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che nel rito del lavoro la domanda di restituzione economica non è una conseguenza automatica dell'accertamento dell'illegittimità, ma deve essere formulata espressamente e tempestivamente fin dall'inizio del giudizio, altrimenti è inammissibile.
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Responsabilità solidale: cessione d’azienda e debiti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società energetica, confermando la sua responsabilità per i debiti ICI di una centrale termoelettrica, maturati prima della cessione d'azienda. La sentenza chiarisce che la questione del "beneficium excussionis" (diritto a che venga escusso prima il cedente) non invalida l'avviso di accertamento, ma attiene alla successiva fase di riscossione. Viene inoltre negata la formazione di un giudicato interno sulla carenza di legittimazione passiva della società acquirente, in quanto la Corte stessa aveva demandato tale verifica al giudice di rinvio. La decisione sottolinea la piena operatività della responsabilità solidale nella cessione d'azienda per i tributi.
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Concorso ordinario: quando si risponde del reato altrui
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentato omicidio di un uomo che, pur non avendo sparato, era presente e ha fornito supporto morale e sicurezza ai complici. La sentenza chiarisce la distinzione con il concorso anomalo, sottolineando come la prevedibilità dell'uso di armi letali, desunta da indizi come l'uso di guanti da parte di un correo, fondi la piena responsabilità a titolo di concorso ordinario, escludendo l'applicazione di norme più favorevoli.
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Dichiarazione mendace: contratto nullo senza preavviso
Un dirigente di polizia municipale viene assunto dopo un concorso, ma si scopre una sua dichiarazione mendace su un requisito essenziale. La Cassazione conferma la nullità del contratto ab initio, stabilendo che la decadenza è automatica e non richiede un procedimento disciplinare, a causa del vizio genetico che inficia l'assunzione.
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Pensione estera e cumulo: il dolo blocca la prescrizione
Un pensionato omette di dichiarare all'INPS di aver lavorato all'estero, creando una sovrapposizione contributiva. La Cassazione conferma il diritto dell'INPS al recupero delle somme indebitamente versate, stabilendo che la dichiarazione mendace integra il dolo, impedendo la prescrizione del credito e rendendo legittimo il ricalcolo della pensione e la richiesta di restituzione.
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Prova della ricezione: la raccomandata fa fede?
La Cassazione chiarisce il valore della prova della ricezione di una raccomandata in una controversia di lavoro. Dei lavoratori, illegittimamente trasferiti, avevano inviato una formale messa in mora al datore di lavoro per ottenere le retribuzioni. La Corte d'Appello aveva respinto le loro domande per mancanza della prova certa della ricezione. La Suprema Corte ha cassato la sentenza, affermando che il giudice di merito ha errato nell'ignorare gli avvisi di ricevimento prodotti in giudizio, che costituiscono prova decisiva del perfezionamento della comunicazione e della presunzione di conoscenza da parte del destinatario.
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Giudicato esterno: limiti nei rapporti di durata
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2028/2026, ha stabilito i limiti del giudicato esterno nei rapporti di lavoro di durata. Un precedente giudicato che qualifica una pretesa come risarcitoria non si estende automaticamente a periodi successivi di inadempimento, poiché la protrazione della condotta datoriale costituisce un nuovo fatto. La Corte ha chiarito che il giudicato si forma sull'accertamento dell'illegittimità della cessione e sull'ordine di ripristino, ma non sulla qualificazione giuridica delle pretese future, che dipendono da fatti variabili nel tempo.
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Diritto d’uso su parcheggio: la Cassazione decide
Un'acquirente di un appartamento rivendica il suo diritto d'uso su parcheggio contro la curatela fallimentare della società costruttrice. La Cassazione conferma che tale diritto sorge per legge e che l'obbligo di pagamento del corrispettivo è parziario, non solidale tra i condomini, rigettando il ricorso della curatela.
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Ricorso inammissibile: quando si pagano le spese?
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da due imputati contro una condanna per percosse e minaccia. La Corte ha stabilito che i motivi di appello erano infondati, in particolare la contestazione sulla pena e la condanna alle spese processuali. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese e di una sanzione alla Cassa delle ammende.
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Notifica ricorso cassazione: l’avviso di ricevimento
Una società presenta ricorso in Cassazione contro una cartella di pagamento per il recupero di un credito d'imposta. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile perché la società ricorrente non ha depositato la prova di avvenuta consegna del ricorso alle controparti (l'avviso di ricevimento). Tale mancanza procedurale sulla notifica ricorso cassazione ha impedito di verificare la corretta instaurazione del contraddittorio. Inoltre, i motivi del ricorso sono stati ritenuti eccessivamente generici.
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Destinazione d’uso immobile: l’atto di divisione vince
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un proprietario che aveva trasformato una striscia di terreno comune, destinata a strada, in un giardino privato. L'ordinanza stabilisce che la volontà originaria delle parti, risultante dall'atto di divisione che definiva la destinazione d'uso immobile, prevale sull'utilizzo di fatto successivo. La Corte ha ribadito che il giudizio di legittimità non può riesaminare nel merito le valutazioni già compiute dai giudici di appello, se non per vizi specifici come l'omesso esame di un fatto storico decisivo, non riscontrato nel caso di specie.
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Volontaria giurisdizione: inammissibilità del ricorso
Una coerede ha richiesto la nomina di un amministratore giudiziario per la gestione di beni ereditari comuni. La richiesta è stata rigettata sia in primo che in secondo grado. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che i provvedimenti di volontaria giurisdizione non sono definitivi né decisori e, pertanto, non possono essere impugnati in sede di legittimità, salvo casi eccezionali qui non riscontrati.
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Definizione agevolata: estinzione del giudizio
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un giudizio tributario in seguito all'adesione del contribuente alla definizione agevolata prevista dalla Legge 197/2022. Nonostante il ricorso dell'Agenzia delle Entrate su presunte operazioni inesistenti, la presentazione della domanda di definizione e del relativo versamento ha interrotto il contenzioso, con spese legali a carico delle parti che le hanno anticipate.
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Servitù condominiale: no all’apertura sul muro comune
I proprietari di un ristorante aprivano un varco nel muro di un condominio adiacente per creare un'uscita di sicurezza, imponendo una servitù condominiale di passaggio. La Cassazione ha confermato l'illegittimità dell'opera, in quanto l'apertura di un varco su un bene comune a favore di una proprietà esterna richiede il consenso unanime di tutti i condomini e non può essere giustificata come servitù coattiva per esigenze commerciali.
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