LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

D.P.R. 115/2002

Pagina 426 di 40

Responsabilità professionale direttore lavori: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due professionisti, un direttore dei lavori e un progettista strutturale, per i danni causati durante una ristrutturazione edilizia. La sentenza sottolinea che la responsabilità professionale del direttore lavori include un dovere inderogabile di vigilanza, che non può essere eluso fidandosi delle rassicurazioni del committente o di terzi. Anche l'assoluzione in sede penale è stata ritenuta irrilevante ai fini della responsabilità civile, che si fonda sulla semplice colpa. I ricorsi sono stati respinti in quanto miravano a un riesame del merito, inammissibile in sede di legittimità.
Continua »
Cessione ramo d’azienda e diritti dei lavoratori
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso di una società che aveva acquisito il personale di un'altra impresa. La Corte ha confermato che si è trattato di una cessione ramo d'azienda ai sensi dell'art. 2112 c.c., garantendo la continuità dei rapporti di lavoro, trasformati da tempo determinato a indeterminato. È stato chiarito che, in settori ad alta intensità di manodopera, il trasferimento del solo personale organizzato è sufficiente a configurare una cessione ramo d'azienda. La Corte ha inoltre escluso che la società acquirente, seppur a capitale pubblico, potesse essere considerata un ente pubblico e sottrarsi a tali obblighi.
Continua »
Doppia iscrizione INPS: socio amministratore e oneri
Un socio unico e amministratore di una s.r.l. artigiana, già iscritto alla Gestione Separata, ha contestato la richiesta dell'INPS di versare contributi alla Gestione Artigiani sul reddito d'impresa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la doppia iscrizione INPS è legittima quando l'attività del socio non si limita al ruolo di amministratore, ma consiste in una partecipazione abituale e prevalente alla vita aziendale, anche se di natura organizzativa e non manuale. In tal caso, il reddito d'impresa costituisce la base imponibile per i contributi alla gestione artigiani.
Continua »
Società pubblica: no conversione contratto illecito
Un lavoratore, impiegato tramite società appaltatrici ma di fatto alle dipendenze di una società pubblica, ha richiesto la costituzione di un rapporto di lavoro diretto con quest'ultima. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la natura di società pubblica impone l'assunzione tramite concorso, impedendo la conversione giudiziale di un contratto di lavoro sorto in violazione di tali norme imperative, anche in caso di appalto illecito.
Continua »
Intimazione testi telefax: quando è valida per la Cassazione
Un'azienda ricorre in Cassazione contestando la validità di un'intimazione testi telefax che aveva portato alla revoca di una decadenza dalla prova. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che l'intimazione via telefax è prevista dalla legge e che la sua validità può essere provata anche dalle dichiarazioni dei testimoni stessi, in base al principio del raggiungimento dello scopo dell'atto.
Continua »
Identità delle parti: la Cassazione e l’enunciazione
Una società, condannata a pagare una somma a una banca in virtù di una fideiussione, ha ricevuto un avviso di liquidazione per l'imposta di registro. L'avviso si basava sull'enunciazione del contratto di fideiussione nella sentenza di condanna. La società ha impugnato l'atto, sostenendo la mancanza di identità delle parti tra il contratto e il processo, poiché alcuni fideiussori originari non erano parte in causa. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che per l'applicazione dell'imposta per enunciazione è sufficiente un'identità sostanziale e anche solo parziale tra le parti dell'atto enunciato e quelle del processo.
Continua »
Lavoro convivente more uxorio: quando è subordinato?
La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito che riconosce l'esistenza di un rapporto di lavoro subordinato tra una donna e il suo convivente, titolare di uno studio legale. Nonostante la presunzione di gratuità legata al rapporto affettivo, la Corte ha ritenuto provata la subordinazione grazie a elementi come compensi costanti, documenti che attestavano diritti tipici del lavoratore (ferie, TFR) e testimonianze. Questo caso chiarisce come il lavoro del convivente more uxorio possa essere tutelato quando sussistono prove concrete di un vincolo professionale.
Continua »
Lavoro subordinato docente: quando non sussiste
Una docente, dopo anni di insegnamento presso un istituto universitario, ha richiesto il riconoscimento del suo rapporto come lavoro subordinato docente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. L'ordinanza chiarisce che, per le prestazioni intellettuali come l'insegnamento, la continuità del rapporto non basta. Per qualificare un rapporto come subordinato sono necessari specifici indici, come l'esercizio del potere direttivo e di controllo da parte dell'istituto, un orario di lavoro fisso e vincolante, e un vincolo di esclusività, elementi che nel caso di specie sono risultati assenti.
Continua »
Decreto penale di condanna: esclusione illegittima
Un candidato viene escluso da una selezione pubblica per un decreto penale di condanna emesso a suo carico. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'esclusione è illegittima. La motivazione risiede nel fatto che il candidato aveva tempestivamente proposto opposizione al decreto; tale atto ne determina la revoca automatica (ipso iure). Di conseguenza, al momento dell'esclusione, la condanna non era più giuridicamente esistente, rendendo il provvedimento dell'azienda privo di fondamento.
Continua »
Lavoro subordinato: quando il contratto non basta
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una stilista che, dopo dieci anni di collaborazione come consulente per un'azienda di moda, ha chiesto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito. È stato stabilito che, nonostante la lunga durata e la stretta collaborazione, la lavoratrice non ha fornito prove sufficienti a dimostrare l'assoggettamento al potere direttivo, organizzativo e disciplinare del datore di lavoro, elemento essenziale per qualificare il rapporto come lavoro subordinato.
Continua »
Liquidazione del patrimonio: i termini non sono perentori
La Corte di Cassazione ha stabilito che nella procedura di liquidazione del patrimonio, il termine di 30 giorni per il deposito del programma non è perentorio e la sua violazione non causa nullità. Inoltre, ha ribadito che il debitore non ha la legittimazione per impugnare lo stato passivo, competenza che spetta al liquidatore in rappresentanza dei creditori. La Corte ha rigettato anche la richiesta di compenso del debitore per la custodia dei beni e di prededuzione per le spese legali iniziali.
Continua »
Revocatoria fallimentare e stato di insolvenza
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'azione di revocatoria fallimentare non deve essere sospesa in attesa della decisione definitiva sull'impugnazione della dichiarazione di insolvenza. La sentenza che accerta lo stato di insolvenza è immediatamente esecutiva e produce i suoi effetti fino al suo eventuale annullamento con sentenza passata in giudicato. Nel caso specifico, un'azienda creditrice aveva ricevuto pagamenti da un'altra società, poi ammessa ad amministrazione straordinaria. La Corte ha confermato la revoca di tali pagamenti, ritenendo che il creditore fosse a conoscenza dello stato di decozione del debitore, basandosi su indizi quali l'ingente debito, la richiesta di garanzie e un piano di rientro forzato.
Continua »
Esdebitazione: quale legge si applica? La Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che per una richiesta di esdebitazione presentata dopo l'entrata in vigore del Codice della Crisi, ma relativa a un fallimento dichiarato sotto la precedente legge fallimentare, si applica la vecchia normativa. L'esdebitazione non è un istituto autonomo, ma la fase conclusiva della procedura concorsuale. Pertanto, la richiesta del debitore è stata respinta perché, secondo la vecchia legge, era necessario un soddisfacimento almeno parziale dei creditori, requisito non previsto dalla nuova disciplina ma essenziale nel caso di specie, dove l'attivo era servito solo a pagare le spese di procedura.
Continua »
Presunzione distribuzione utili: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un socio di una s.r.l. a ristretta base sociale, confermando la legittimità dell'avviso di accertamento basato sulla presunzione distribuzione utili. Secondo la Corte, in tali società, gli utili extra-contabili si presumono distribuiti ai soci in proporzione alle quote. Spetta al contribuente fornire la prova contraria, dimostrando che tali somme sono state accantonate o reinvestite. La Corte ha ribadito che tale meccanismo non viola il divieto di doppia presunzione.
Continua »
Utili a soci: la presunzione per società ristrette
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2242/2026, ha confermato la legittimità della presunzione di distribuzione degli utili extracontabili ai soci di una società a ristretta base partecipativa. La contribuente, socia al 49%, aveva ricevuto un avviso di accertamento per maggiori redditi societari non dichiarati. La Corte ha rigettato il suo ricorso, chiarendo che per vincere tale presunzione non è sufficiente dimostrare la mancata percezione delle somme, ma è necessario provare che gli utili siano stati reinvestiti nell'azienda o che il socio fosse totalmente estraneo alla gestione sociale. La Suprema Corte ha inoltre ribadito che il contraddittorio preventivo non è un obbligo generalizzato per i tributi diretti.
Continua »
Appello incidentale: quando è obbligatorio?
Un'ordinanza della Cassazione chiarisce la differenza tra riproposizione delle domande e appello incidentale. Se una domanda è stata espressamente respinta in primo grado, la parte parzialmente soccombente deve proporre un appello incidentale per evitare la formazione del giudicato. La semplice riproposizione, prevista dall'art. 346 c.p.c., è ammessa solo per le domande assorbite o non esaminate, non per quelle rigettate nel merito. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del Fallimento che non aveva seguito questa procedura.
Continua »
Azione revocatoria: inammissibile contro società fallita
Una società in amministrazione straordinaria ha intentato un'azione revocatoria fallimentare contro un'altra società, anch'essa in amministrazione straordinaria, per recuperare dei pagamenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'azione inammissibile, stabilendo che tali pretese non possono essere avanzate in un tribunale ordinario contro un soggetto insolvente, ma devono essere fatte valere esclusivamente tramite l'insinuazione al passivo nella procedura concorsuale del debitore. Di conseguenza, la sentenza d'appello è stata cassata senza rinvio.
Continua »
Impugnazione estratto di ruolo: quando è inammissibile
Una contribuente ha impugnato diversi estratti di ruolo relativi a cartelle esattoriali, lamentando la mancata notifica dei titoli e la prescrizione dei tributi. La Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado ha dichiarato l'appello inammissibile, applicando una nuova normativa (ius superveniens) che limita l'impugnazione estratto di ruolo ai soli casi in cui il contribuente dimostri un interesse concreto e attuale ad agire. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso e sottolineando che l'impugnazione non è più un'azione autonoma, ma richiede la prova di un pregiudizio specifico derivante dall'iscrizione a ruolo.
Continua »
Certificato di agibilità: quando il recesso è legittimo
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del recesso di un promissario acquirente da un contratto preliminare di compravendita. La causa del recesso era la mancata consegna del certificato di agibilità da parte dei promittenti venditori entro la data del rogito. La Corte ha stabilito che tale mancanza, unita all'assenza dei requisiti sostanziali per ottenere il certificato, costituisce un inadempimento di grave importanza che giustifica la risoluzione del contratto e la richiesta di restituzione del doppio della caparra.
Continua »
Nomina liquidatore: quando non si può fare ricorso
La Corte di Cassazione ha stabilito che il provvedimento di nomina liquidatore in una procedura di sovraindebitamento non è ricorribile. Un debitore aveva impugnato la nomina di un professionista, ritenendolo incompatibile per pregressi rapporti con un istituto di credito creditore. La Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che tale nomina è un atto di natura gestoria e non decisoria, finalizzato al corretto svolgimento della procedura e non a decidere su diritti soggettivi. Pertanto, manca dei requisiti per l'impugnazione straordinaria.
Continua »