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D.Lgs. 81/2015 — Anno 2022

Altri anni per D.Lgs. 81/2015

Docente vs Ministero: Reiterazione Contratti a Tempo Determinato e Rinuncia
Una docente ha contestato la legittimità della **reiterazione contratti a tempo determinato** con il Ministero, chiedendo la conversione del rapporto a tempo indeterminato e il risarcimento danni. La Corte d'Appello ha respinto le sue richieste, ritenendo che la successiva stabilizzazione della docente avesse già sanato l'abuso. La docente ha proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, ha poi rinunciato al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, poiché la rinuncia, sebbene non notificata formalmente, ha dimostrato il venir meno dell'interesse della ricorrente. Le spese legali sono state compensate.
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Proroghe contratti somministrazione: Cassazione conferma validità e limiti
Un Lavoratore ha contestato la nullità di numerosi contratti di somministrazione a tempo determinato e le loro proroghe, sostenendo la mancanza di ragioni specifiche e la violazione dei contratti collettivi. I giudici di merito hanno respinto le sue richieste, ritenendo che avesse perso il diritto (decadenza) di impugnare i contratti più vecchi. Hanno inoltre considerato validi i contratti più recenti, poiché rispettavano i limiti legali sulle proroghe. La Corte di Cassazione ha confermato queste decisioni, stabilendo che l'impugnazione dei contratti precedenti era prescritta e che le proroghe contratti somministrazione erano legittime, in linea con la normativa nazionale ed europea. Il Lavoratore ha perso la causa.
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Demansionamento accertato e dimissioni per giusta causa negate
Un dipendente sottoscriveva un patto di dequalificazione con la propria azienda, venendo poi assegnato a compiti non corrispondenti a quanto stabilito. Il Tribunale e la Corte d'Appello dichiaravano nullo l'accordo, riconoscendo al dipendente oltre quarantamila euro di differenze retributive non percepite. Tuttavia, i giudici respingevano la domanda per il riconoscimento delle dimissioni per giusta causa con la conseguente indennità di preavviso. La prolungata permanenza nelle mansioni inferiori per svariati mesi dimostrava l'assenza di un'intollerabilità tale da impedire la temporanea prosecuzione del rapporto. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente questa statuizione. I giudici di legittimità hanno ribadito che valutare l'idoneità del demansionamento a giustificare il recesso immediato costituisce un accertamento di fatto riservato esclusivamente ai giudici territoriali.
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Somministrazione a termine nella PA: illecito l’uso continuativo
Un lavoratore ha prestato servizio presso un Ente Pubblico mediante otto contratti di lavoro tramite agenzia per oltre sei anni consecutivi. Il Tribunale ha inizialmente riconosciuto l'illegittimità delle proroghe, ma la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione negando limiti di durata. La Corte di Cassazione ha definitivamente chiarito che la somministrazione a termine nella PA richiede inderogabilmente esigenze temporanee ed eccezionali. Reiterare contratti precari per coprire fabbisogni ordinari viola sia le norme nazionali che le direttive europee. Pur non potendo ottenere la stabilizzazione automatica nel settore pubblico, il lavoratore ha diritto al risarcimento del danno. La Cassazione ha quindi annullato la sentenza d'appello, rinviando la decisione per accertare l'effettiva natura temporanea delle mansioni svolte.
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Somministrazione di Lavoro Abusiva: Dalla Temporaneità alla Stabilità
Un lavoratore ha contestato la legittimità di numerosi contratti di somministrazione a tempo determinato, succedutisi per anni presso la stessa azienda, chiedendo l'assunzione a tempo indeterminato. I giudici di merito avevano rigettato la sua domanda. La Cassazione ha invece accolto il ricorso, affermando che la Somministrazione di lavoro abusiva si configura quando la reiterazione delle missioni supera una durata ragionevolmente temporanea, anche se le causali sono formalmente corrette. La Corte ha rinviato il caso per una nuova valutazione, sottolineando l'importanza di prevenire l'elusione delle norme europee sulla temporaneità del lavoro interinale.
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Somministrazione di lavoro a termine: stop ad abusi
Un lavoratore ha svolto mansioni presso la medesima azienda per quattro anni attraverso plurimi contratti di agenzia. Il dipendente ha chiesto l'accertamento dell'illegittimità delle missioni e la costituzione di un rapporto a tempo indeterminato. I giudici di merito hanno respinto la richiesta a causa della decadenza dei termini di impugnazione per i contratti precedenti all'ultimo. La Corte di Cassazione ha ribaltato la pronuncia: la somministrazione di lavoro a termine conserva per sua natura carattere temporaneo. Anche se il lavoratore è decaduto dall'impugnazione dei singoli contratti pregressi, il giudice deve valutare l'intera sequenza temporale per accertare l'eventuale abuso ed elusione delle norme comunitarie. La Suprema Corte ha cassato la sentenza e rinviato la causa per un nuovo esame.
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Somministrazione irregolare: Cassazione ribalta sentenze su abuso
Un lavoratore, impiegato per oltre quattro anni tramite contratti di somministrazione a tempo determinato, ha chiesto la trasformazione del rapporto in uno a tempo indeterminato con l'azienda utilizzatrice, sostenendo la somministrazione irregolare di lavoro. I giudici di merito avevano respinto la sua domanda. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del lavoratore. Ha stabilito che i giudici devono verificare se la reiterazione delle missioni abbia superato una durata "ragionevolmente temporanea", configurando un abuso. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione, in linea con il diritto europeo.
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Morte dell’Obbligato: Estinzione Sanzione Amministrativa e Fine del Contendere
L'Ispettorato del Lavoro aveva sanzionato un'Associazione per aver riqualificato collaborazioni a progetto in rapporti di lavoro subordinato, richiedendo il pagamento di quasi 60.000 euro. L'Associazione ha contestato la decisione fino alla Corte di Cassazione. Tuttavia, durante il processo, è deceduto il Presidente dell'Associazione, che era anche obbligato solidale per la sanzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione sanzione amministrativa e la cessazione della materia del contendere, senza condannare nessuno alle spese legali, in quanto la morte dell'obbligato estingue l'obbligazione.
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Abuso somministrazione a termine: la Cassazione tutela i lavoratori
Un lavoratore ha contestato una lunga serie di contratti di somministrazione a termine con la stessa azienda, chiedendo il riconoscimento di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato e il risarcimento. I giudici di merito avevano respinto le sue richieste, in parte per decadenza dall'impugnativa dei contratti più vecchi e in parte perché la normativa successiva al 2015 non prevedeva limiti di durata o causali giustificative per la somministrazione. La Cassazione, richiamando la giurisprudenza europea sull'abuso somministrazione a termine, ha cassato la sentenza. Ha stabilito che, anche in caso di decadenza, il giudice deve valutare se la reiterazione delle missioni abbia eluso la natura temporanea del rapporto, configurando un abuso.
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Rapporto di lavoro subordinato o a chiamata: decide la Cassazione
Una lavoratrice ha chiesto l'accertamento di un rapporto di lavoro subordinato a tempo pieno e l'inefficacia del licenziamento verbale subito da un'impresa. La Corte d'Appello ha respinto la domanda. I giudici hanno accertato che le mansioni avvenivano solo su chiamata e in base alla disponibilità della donna, senza orari fissi o continuità. La Suprema Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della lavoratrice. Il giudice di legittimità non può rivalutare le testimonianze e le prove di fatto già esaminate in modo logico nei gradi precedenti. Gli elementi sussidiari come i voucher o l'uso di strumenti aziendali non bastano a dimostrare la subordinazione in assenza di un potere direttivo e disciplinare effettivo.
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Risarcimento danno contratto a termine: serve la prova del danno
Un'infermiera veniva precettata tramite un'ordinanza comunale urgente per prestare servizio presso una casa di riposo pubblica. A seguito della revoca anticipata del provvedimento, la lavoratrice richiedeva il risarcimento dei danni per l'illegittima interruzione del rapporto a tempo determinato. La Corte d'Appello le riconosceva un indennizzo presunto, applicando le tutele previste per gli abusi da reiterazione contrattuale. La Corte di Cassazione ribalta la decisione e chiarisce che per ottenere il risarcimento danno contratto a termine in presenza di un unico contratto non esiste alcuna presunzione automatica. Il lavoratore deve provare concretamente il pregiudizio economico subito. Non avendo la lavoratrice fornito alcuna prova del danno effettivo, la domanda risarcitoria viene interamente rigettata e l'ente pubblico non deve versare alcuna somma.
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Trasformazione unilaterale part time: illegittimo il licenziamento
Un dipendente pubblico lavorava con orario a tempo parziale regolarmente autorizzato. L'ente datore di lavoro ha disposto d'ufficio il ripristino dell'orario a tempo pieno. Il lavoratore si è opposto alla decisione e non si è presentato in servizio per il nuovo orario. L'ente ha quindi irrogato prima una sospensione e poi il licenziamento disciplinare. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del dipendente. I giudici hanno stabilito che la trasformazione unilaterale part time da parte del datore di lavoro è illegittima. Il passaggio dal tempo parziale al tempo pieno richiede sempre il consenso scritto del lavoratore. Il rifiuto del dipendente non costituisce un'infrazione e non può giustificare il licenziamento. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte d'Appello.
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Abuso Somministrazione a Termine: La Cassazione tutela il Lavoratore
Un lavoratore ha contestato una lunga serie di contratti di somministrazione a termine con la stessa azienda, chiedendo il riconoscimento di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato. I giudici di primo e secondo grado avevano respinto le sue richieste, in parte per decadenza dall'impugnativa dei contratti precedenti e ritenendo legittimo l'ultimo contratto. La Corte di Cassazione, richiamando il diritto europeo, ha stabilito che la decadenza non impedisce al giudice di valutare se l'abuso somministrazione di lavoro a termine attraverso missioni successive prolungate abbia eluso la natura temporanea di tale rapporto, rinviando il caso per una nuova analisi.
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Contratto di Somministrazione: Documenti Tardivi Non Invalidano il Rapporto
Una Lavoratrice ha contestato la legittimità dei suoi contratti di somministrazione con un'Azienda, chiedendo il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato diretto. La Corte d'Appello aveva già ritenuto legittimi tali contratti. La Lavoratrice ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando principalmente l'ammissibilità tardiva di documenti prodotti dall'Azienda in appello e vizi procedurali come l'ultrapetizione e il sovvertimento dell'onere della prova. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la validità del contratto di somministrazione e l'ammissibilità dei documenti, ritenuti indispensabili per la decisione.
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Licenziamento: L’Onere della Prova sulle Dimensioni Aziendali
Un Lavoratore ha contestato il suo licenziamento, chiedendo la tutela reale (reintegro) basata sulle dimensioni dell'Azienda. La Corte d'Appello ha riconosciuto l'illegittimità del licenziamento ma ha applicato la tutela obbligatoria (risarcimento), ritenendo che il Lavoratore non avesse provato la consistenza dimensionale superiore ai 15 dipendenti. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, lamentando un errore nell'applicazione dell'onere della prova dimensioni aziendali. La Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando che la valutazione delle prove spetta ai giudici di merito e che il Lavoratore avrebbe dovuto utilizzare gli strumenti processuali per dimostrare la dimensione aziendale. La normativa successiva sul calcolo dei dipendenti non era applicabile.
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Docenti di religione: l’abuso contratti a termine non porta al ruolo, ma al risarcimento
Un Docente di religione ha lavorato per anni con una serie di contratti a termine, chiedendo l'assunzione a tempo indeterminato o il risarcimento del danno per l'abuso contratti a termine. La Corte di Cassazione ha confermato che il Ministero ha commesso un abuso non bandendo i concorsi triennali obbligatori. Tuttavia, la legge italiana non permette la conversione del contratto a tempo indeterminato nel pubblico impiego. Per questo, il Docente ha diritto a un risarcimento del danno, calcolato tra 2,5 e 12 mensilità dell'ultima retribuzione, come "danno eurounitario". Il ricorso del Ministero è stato rigettato.
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Sequestro probatorio: legittimo anche con indagini fluide
I rappresentanti di alcune aziende hanno impugnato il decreto di sequestro probatorio emesso dalla Procura per l'ipotesi di somministrazione fraudolenta di manodopera. Gli indagati lamentavano l'indeterminatezza delle accuse, la natura meramente esplorativa del sequestro e l'assenza di un nesso temporale rigido tra i documenti sequestrati e i fatti contestati. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi, confermando la legittimità della misura. I giudici hanno chiarito che il sequestro probatorio serve proprio a cercare le prove e non richiede la preventiva certezza della colpevolezza né la delimitazione temporale assoluta durante le indagini preliminari, confermando a carico dei ricorrenti le spese processuali.
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Diritto di precedenza del lavoratore: stop ad assunzioni esterne
Una lavoratrice a tempo parziale subiva una riduzione di orario per crisi aziendale. Successivamente, a seguito delle dimissioni di una collega, l'azienda assumeva un nuovo dipendente a tempo parziale invece di incrementare le ore della lavoratrice già in organico. L'azienda falliva e la dipendente chiedeva l'ammissione al passivo per il risarcimento del danno, lamentando la violazione dei principi di buona fede e del diritto di precedenza del lavoratore. Il Tribunale respingeva la domanda per assenza di prova sull'impugnazione dell'accordo di riduzione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della lavoratrice, sancendo che i giudici di merito hanno commesso un'omessa pronuncia non valutando l'effettiva violazione degli obblighi contrattuali e del diritto di preferenza.
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Appalto illecito: tra formale fornitore e reale subordinazione
Una lavoratrice formalmente assunta da una ditta appaltatrice ha prestato servizio per anni presso un'azienda di logistica committente, ricevendo ordini, turni e direttive direttamente dai responsabili di quest'ultima. Dopo il licenziamento intimato dalla società appaltatrice, la dipendente ha richiesto ai giudici di accertare l'esistenza di un reale rapporto di lavoro subordinato con la committente per appalto illecito e di dichiarare l'inefficacia del recesso. I giudici di merito hanno riconosciuto la subordinazione diretta con la società utilizzatrice e ordinato la riammissione in servizio con il pagamento delle retribuzioni arretrate. L'azienda committente ha impugnato la decisione in Cassazione. La Suprema Corte ha ravvisato questioni giuridiche complesse e nuove sui rapporti tra appalto non genuino e impugnazione del licenziamento, disponendo la trattazione della causa in pubblica udienza davanti alla sezione lavoro ordinaria.
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Abusiva reiterazione di contratti a termine: confermato il danno
Alcuni lavoratori hanno impugnato una lunga serie di contratti di somministrazione e a tempo determinato stipulati con un Ministero per gestire emergenze migratorie. La Corte di merito ha accertato l'abusiva reiterazione di contratti a termine a causa di causali generiche e ha condannato l'amministrazione al risarcimento del danno, parametrando l'indennità al livello economico superiore maturato nel tempo dai dipendenti. Il Ministero ha contestato la decisione sostenendo la validità delle deroghe emergenziali e l'efficacia sanante della successiva stabilizzazione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso ministeriale e quello incidentale dei dipendenti. I giudici hanno chiarito che le ordinanze di protezione civile non possono derogare implicitamente alle tutele lavoristiche e hanno confermato il calcolo dell'indennità risarcitoria sulla base dell'inquadramento contrattuale più elevato acquisito dai lavoratori durante l'illecito.
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