LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

D.Lgs. 81/2015 — Anno 2026

Altri anni per D.Lgs. 81/2015

Opposizione a ordinanza ingiunzione: sanzioni nulle per contrasto
L'Ispettorato del Lavoro ha sanzionato una società e il suo amministratore per varie irregolarità sui dipendenti, tra cui omessa comunicazione di contratti e mancata registrazione di ore sul Libro Unico. L'azienda ha avviato una opposizione a ordinanza ingiunzione ottenendo riduzioni parziali sia in primo grado che in appello. Tuttavia, nella sentenza di secondo grado, la motivazione ha accolto i motivi dell'Ispettorato su specifiche infrazioni, mentre il dispositivo finale ha contraddittoriamente confermato la precedente decisione favorevole all'impresa su quegli stessi punti. L'ente ha quindi proposto ricorso in Cassazione denunciando il contrasto insuperabile. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'Ispettorato, dichiarando la nullità della sentenza d'appello per insanabile contrasto tra motivazione e dispositivo, rinviando la causa per una nuova decisione.
Continua »
Comportamento antisindacale: stop al rifiuto di confronto
Una nota compagnia aerea straniera rifiutava qualunque incontro con le organizzazioni sindacali operanti in una base aeroportuale italiana. La società ometteva le informazioni obbligatorie sui contratti a termine, sulla parità di genere e sulla sicurezza sul lavoro. I sindacati hanno promosso ricorso denunciando un comportamento antisindacale. L'azienda sosteneva l'incompetenza del giudice italiano e l'inapplicabilità delle leggi nazionali poiché non aderiva ad alcun contratto collettivo italiano. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della compagnia aerea. I giudici hanno confermato la competenza del tribunale italiano per fatto illecito commesso sul territorio nazionale. La Corte ha stabilito che gli obblighi informativi legali derivano direttamente dalle direttive europee e vincolano tutte le imprese operanti in Italia, a prescindere dall'adesione formale ai contratti collettivi nazionali.
Continua »
Abuso di contratti a termine: risarcimento senza stabilizzazione
Una violinista ha lavorato per oltre due anni presso una fondazione lirico-sinfonica attraverso quattordici contratti a tempo determinato privi di reali causali temporanee. I giudici hanno accertato l'illegittimità della reiterazione contrattuale, escludendo però l'assunzione a tempo indeterminato e liquidando sei mensilità di risarcimento. La musicista ha impugnato la decisione dinanzi alla Suprema Corte. La Corte di Cassazione ha confermato che l'abuso di contratti a termine nel settore lirico non genera la stabilizzazione automatica. I vincoli pubblicistici e l'obbligo di concorso impediscono l'assunzione a tempo indeterminato anche negli enti lirici privatizzati. Tuttavia, la Corte ha accolto il ricorso in merito all'indennizzo economico. La quantificazione del danno necessita di una motivazione analitica e deve applicare la normativa sopravvenuta più favorevole al prestatore. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per la rideterminazione della somma spettante alla lavoratrice.
Continua »
Conversione del contratto a termine negata ma risarcimento aperto
Un lavoratore teatrale ha agito contro una fondazione lirica contestando la reiterazione di molteplici rapporti a termine per oltre trentasette mesi. Il ricorrente invocava la declaratoria di nullità delle clausole temporali e richiedeva la conversione del contratto a termine in un impiego stabile, oltre al ristoro economico. I giudici di secondo grado hanno respinto la trasformazione del rapporto per via dei divieti normativi speciali del settore lirico, concedendo solo un risarcimento equitativo pari a otto mensilità. La Corte di Cassazione ha confermato il divieto assoluto di stabilizzazione per tali enti, uniformandosi alle Sezioni Unite e alla giurisprudenza europea. Tuttavia, gli Ermellini hanno accolto il ricorso del dipendente sulla quantificazione economica: la Corte territoriale ha liquidato l'indennizzo senza spiegare i criteri oggettivi adottati, imponendo un nuovo esame contabile.
Continua »
Compensazione dei crediti nel fallimento: la difesa del debitore
Un'azienda ha impiegato lavoratori forniti da un'agenzia di somministrazione in seguito fallita. A causa del mancato pagamento degli stipendi da parte dell'agenzia, l'azienda li ha versati direttamente ai dipendenti. Successivamente, la Curatela fallimentare ha chiesto con decreto ingiuntivo il pagamento delle fatture per il servizio resole. L'azienda ha eccepito la compensazione dei crediti nel fallimento per bloccare la pretesa. La Corte di Cassazione ha stabilito che il debitore citato in giudizio dal fallimento può opporre in compensazione il proprio controcredito per neutralizzare la domanda. Non serve presentare domanda di ammissione allo stato passivo se l'obiettivo è solo difendersi e non ottenere somme aggiuntive. Il ricorso della Curatela è stato rigettato.
Continua »
Somministrazione illecita di manodopera: sequestro confermato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Imprenditrice contro il sequestro preventivo delle sue quote societarie. L'indagata era coinvolta in una frode fiscale basata sulla somministrazione illecita di manodopera. Attraverso la creazione di un finto contratto di appalto e l'uso di una società cartiera, le aziende riconducibili all'imprenditrice contabilizzavano fatture per operazioni inesistenti al fine di detrarre indebitamente l'IVA e ridurre le imposte sul reddito. I giudici hanno confermato che l'appalto era fittizio, in quanto l'azienda fornitrice non assumeva alcun rischio d'impresa né organizzava autonomamente i lavoratori, che operavano invece sotto le direttive dei coniugi indagati. La Cassazione ha ribadito la legittimità del sequestro delle quote per impedire la reiterazione dei reati fiscali e ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Part-time verticale e Fondo EST: contributi dovuti tutto l’anno
L'Azienda ha sospeso i versamenti dei contributi per l'assistenza sanitaria integrativa al Fondo EST nei confronti di un Lavoratore assunto con contratto a tempo indeterminato in part-time verticale e misto durante i mesi di inattività lavorativa. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo l'obbligo del datore di lavoro di versare la quota mensile al Fondo EST per tutte le dodici mensilità dell'anno. La decisione sul rapporto tra Part-time verticale e Fondo EST chiarisce che la tutela sanitaria integrativa costituisce un diritto irrinunciabile e indivisibile del dipendente. L'obbligo contributivo datoriale ha misura fissa e non può essere ridotto o sospeso nei periodi di pausa lavorativa, prescindendo dall'effettiva erogazione della retribuzione ordinaria nei singoli mesi.
Continua »
Impugnazione contratto a termine: no a nuove accuse in Cassazione
Un operatore ecologico ha contestato la legittimità di due contratti a tempo determinato stipulati con l'Azienda datrice di lavoro, chiedendone la nullità e lamentando la violazione del diritto di precedenza. Dopo il rigetto nei gradi di merito, il lavoratore ha proposto ricorso in Cassazione. In sede di legittimità, la difesa del dipendente ha introdotto un nuovo argomento relativo all'abusiva reiterazione di contratti per far fronte a carenze strutturali dell'organico. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per violazione del divieto di presentare motivi nuovi. L'impugnazione contratto a termine non può fondarsi su argomenti e fatti mai introdotti all'inizio della causa. La Suprema Corte ha confermato la vittoria dell'Azienda e condannato il lavoratore al pagamento delle spese di lite e del doppio contributo unificato.
Continua »
Reiterazione contratti a tempo determinato: sanzionata la PA
Alcuni dipendenti hanno impugnato la reiterazione contratti a tempo determinato protrattasi per oltre trentasei mesi presso un ente pubblico. I giudici di merito hanno riconosciuto l'illegittimità dei contratti a termine reiterati, condannando l'amministrazione al risarcimento dei danni. L'ente ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che i lavoratori fossero decaduti dai termini di impugnazione, che vi fosse un difetto di procura legale e che i contratti rientrassero in programmi regionali di politica sociale esclusi dalle tutele europee. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarificando che la decadenza non è rilevabile d'ufficio ma deve essere eccepita tempestivamente dal datore di lavoro. Inoltre, la Corte ha confermato che l'uso ripetuto di proroghe per sole esigenze di sostegno reddituale genera una precarietà vietata, rendendo illegittima la reiterazione dei contratti a termine.
Continua »
Contratto a termine nelle fondazioni liriche: risarcimento senza ruolo
Una musicista ha contestato l'abuso subito per via di una lunga sequenza di incarichi a tempo determinato stipulati con un ente teatrale lirico, chiedendo la stabilizzazione del rapporto di lavoro. La Corte d'Appello ha accertato l'illegittimità dell'ultimo contratto a termine nelle fondazioni liriche per via di esigenze non temporanee ma stabili dell'ente. Tuttavia, i giudici hanno negato la trasformazione del rapporto a tempo indeterminato, riconoscendo alla lavoratrice solo un risarcimento economico pari a nove mensilità di retribuzione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della lavoratrice, confermando che l'ordinamento vieta la conversione automatica del rapporto precario nel settore lirico-sinfonico e tutela il lavoratore leso tramite il risarcimento del danno.
Continua »
Contratto a termine fondazioni liriche: danno ma no assunzione
Una tersicorea ha impugnato diversi contratti a termine stipulati con un teatro lirico, chiedendone la trasformazione a tempo indeterminato per abuso della reiterazione contrattuale. La Corte di Appello ha dichiarato illegittimo l'ultimo contratto, escludendo però l'assunzione a tempo indeterminato e riconoscendo soltanto un indennizzo di otto mensilità. La lavoratrice ha presentato ricorso in Cassazione invocando le direttive europee e la conversione del rapporto. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. La legge vieta la stabilizzazione automatica del contratto a termine fondazioni liriche a causa dei vincoli concorsuali e di bilancio previsti per questi enti. La sanzione per l'abuso consiste esclusivamente nel risarcimento del danno comunitario, ritenuto pienamente conforme ai principi europei.
Continua »
Impugnazione contratto a termine: abuso e decadenza
Una lavoratrice ha contestato la successione di molteplici contratti a tempo determinato stipulati con una fondazione teatrale, sostenendo l'esistenza di un abuso e chiedendo la conversione del rapporto a tempo indeterminato. I giudici di merito hanno tuttavia rilevato che le parti avevano firmato specifici accordi conciliativi e che la lavoratrice era incorsa nella decadenza per non aver tempestivamente azionato l'impugnazione contratto a termine relativo al periodo contestato. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente le pronunce precedenti, respingendo il ricorso della dipendente e ribadendo che i termini stringenti di decadenza operano a tutela della certezza dei rapporti giuridici, impedendo contestazioni tardive su contratti ormai consolidati e definiti tramite accordi conciliativi.
Continua »
Abuso di contratti a termine: risarcimento senza assunzione fissa
Un musicista d'orchestra ha lavorato per una fondazione lirico-sinfonica stipulando 31 contratti a tempo determinato nell'arco di nove anni. Il lavoratore ha promosso un'azione legale chiedendo la trasformazione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato e il risarcimento del danno per il superamento della durata massima consentita. I giudici di merito hanno accertato l'abuso di contratti a termine, riconoscendo un'indennità economica pari a dodici mensilità di retribuzione ma escludendo la stabilizzazione dell'impiego. La Corte di Cassazione ha rigettato definitivamente il ricorso del musicista, confermando il principio secondo cui la reiterazione illegittima dei contratti negli enti lirici comporta esclusivamente una tutela risarcitoria per il dipendente, senza alcuna possibilità di conversione a tempo indeterminato a causa delle norme speciali di bilancio e dei vincoli concorsuali.
Continua »
Somministrazione di lavoro a termine: abuso e risarcimento
Un lavoratore ha svolto mansioni di operaio specializzato presso un Ente Pubblico per oltre quattro anni tramite continue proroghe contrattuali con un'agenzia interinale. Il dipendente ha chiesto l'assunzione a tempo indeterminato o il risarcimento del danno per abuso contrattuale. La Corte d'Appello ha riconosciuto il risarcimento di sei mensilità, accertando che l'ente ha coperto esigenze ordinarie e stabili violando i limiti temporali europei. L'Ente Pubblico ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo che i contratti più vecchi erano decaduti e inutilizzabili in giudizio. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso: i contratti decaduti possono comunque essere valutati come fatti storici per dimostrare una reiterata somministrazione di lavoro a termine e confermare il conseguente risarcimento economico.
Continua »
Collaborazioni etero-organizzate: garanzie piene ai lavoratori
Un gruppo di lavoratori ha richiesto l'applicazione delle tutele del lavoro dipendente nei confronti di un'azienda committente per lo svolgimento di mansioni di assistenza territoriale. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda ritenendo che la legge istitutiva del servizio fosse speciale e che un accordo aziendale del 2015 escludesse le garanzie generali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei lavoratori. I giudici hanno chiarito che le collaborazioni etero-organizzate beneficiano della disciplina del lavoro subordinato quando la prestazione è prevalentemente personale e coordinata dall'azienda. La legge speciale non prevedeva alcuna deroga espressa e l'accordo aziendale, non essendo un contratto collettivo nazionale di settore, non poteva limitare i diritti riconosciuti dalla legge. La causa torna in Appello per conformarsi a tali principi.
Continua »
Scatti di anzianità: spettano anche per il lavoro a termine
Una lavoratrice ha chiesto il riconoscimento dei periodi di lavoro svolti con contratti a termine e a tempo parziale ai fini del calcolo per gli scatti di anzianità. L'Azienda ha opposto ricorso sostenendo che la dipendente avesse rinunciato a tali pretese in sede di conciliazione e che il minor orario o la frammentazione del rapporto riducessero l'anzianità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso datoriali. La Suprema Corte ha stabilito che i periodi di lavoro a termine e part-time devono essere calcolati interamente per gli scatti di anzianità, nel rispetto del principio di non discriminazione. La rinuncia passata non impedisce di valorizzare l'anzianità pregresso per gli scatti futuri e la prescrizione dei crediti non decorre in costanza di rapporto privo di tutela reale. L'Azienda è stata condannata al pagamento delle spese legali.
Continua »
Contratto autonomo ma turni fissi: medico ottiene TFR
Un medico ha lavorato per oltre diciassette anni presso una clinica privata mediante plurimi contratti formalmente qualificati come collaborazione autonoma. Il professionista ha agito in giudizio per ottenere la riqualificazione del rapporto di lavoro in forma subordinata e il relativo trattamento di fine rapporto. I giudici hanno accertato la presenza di turni rigidi, orari prestabiliti, reperibilità e conformazione delle mansioni da parte dei responsabili sanitari. La Corte di Cassazione ha confermato la natura subordinata dell'impiego, respingendo la tesi della struttura sanitaria circa il presunto assorbimento del TFR nei compensi pregressi o la prescrizione frazionata. L'azienda sanitaria deve quindi versare l'intero trattamento di fine rapporto maturato per l'intera durata dell'attività.
Continua »
Diritto di precedenza nell’assunzione: conversione o nuovo posto
Un dipendente con contratto a tempo determinato svolge mansioni di sorveglianza per un'azienda fino alla scadenza naturale dell'incarico. L'uomo manifesta formalmente la volontà di far valere il proprio diritto di precedenza nell'assunzione a tempo indeterminato. Successivamente, la società stabilizza altri dipendenti a termine per le medesime mansioni senza richiamare l'ex lavoratore. Il tribunale e la corte d'appello respingono le richieste del ricorrente. I giudici di merito ritengono che la tutela valga solo per nuovi contratti e non per la semplice trasformazione di rapporti già in essere. La Corte di Cassazione sospende la decisione ordinaria e rimette gli atti a una pubblica udienza. La Suprema Corte riconosce infatti l'assoluta novità e il rilievo normativo del problema, demandando la risoluzione a un approfondito esame collegiale.
Continua »
Somministrazione di lavoro a termine tra scadenze e sicurezza
Un lavoratore ha impugnato plurimi contratti di somministrazione di lavoro a termine chiedendo l'assunzione a tempo indeterminato presso la società utilizzatrice. I giudici di merito hanno respinto la domanda: hanno ritenuto tardiva l'impugnazione del primo contratto, scaduto prima dell'ultimo rinnovo, e hanno considerato valido il documento di valutazione dei rischi redatto dall'impresa subentrata nell'appalto. Il lavoratore ha proposto ricorso per cassazione sostenendo che l'attività lavorativa fosse continuativa e contestando la regolarità del documento di sicurezza. La Suprema Corte ha rilevato questioni di massima importanza senza precedenti specifici: la decorrenza del termine per contestare la successione di contratti e i requisiti del documento di sicurezza nel subentro d'appalto. I giudici hanno rinviato la causa in pubblica udienza per una decisione nomofilattica.
Continua »
Carta del docente a orario ridotto: la Cassazione interpella la UE
Una docente precaria ha prestato servizio con supplenze brevi e con un orario part-time ridotto inferiore alle nove ore settimanali. L'insegnante ha richiesto l'erogazione del bonus per la formazione professionale. Il Ministero dell'Istruzione ha contestato la spettanza del beneficio economico a causa dell'orario estremamente ridotto, inferiore al cinquanta per cento della cattedra ordinaria. La Suprema Corte di Cassazione ha affrontato la compatibilità tra le regole nazionali e le direttive europee sulla parità di trattamento tra lavoratori stabili e temporanei. I giudici di legittimità hanno disposto il rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea per chiarire se la Carta del docente spetti anche con contratti a tempo parziale ridotto e se l'importo debba essere riconosciuto per intero oppure ridotto in proporzione all'orario lavorato.
Continua »