LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

D.Lgs. 81/2015 — Anno 2024

Altri anni per D.Lgs. 81/2015

Abuso contratti a termine: risarcimento docenti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10455/2024, ha stabilito un importante principio in materia di abuso contratti a termine nel settore scolastico. La Suprema Corte ha chiarito che la disciplina speciale per i docenti di religione impedisce l'applicazione delle sanatorie previste dalla legge sulla 'Buona Scuola' (L. 107/2015). Di conseguenza, la reiterazione illegittima di contratti a tempo determinato dà sempre diritto al risarcimento del danno, anche qualora il docente venga successivamente assunto a tempo indeterminato tramite concorso. La sentenza della Corte d'Appello, che aveva negato il risarcimento, è stata annullata con rinvio.
Continua »
Conciliazione sede sindacale: quando è nulla?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 10065/2024, ha stabilito la nullità di un accordo di conciliazione firmato presso la sede aziendale, anche se con l'assistenza di un rappresentante sindacale. La validità di tali accordi, che implicano rinunce a diritti del lavoratore, richiede il rispetto del requisito del luogo: la 'conciliazione in sede sindacale' deve avvenire fisicamente presso gli uffici del sindacato, un luogo neutro che garantisce la libera volontà del lavoratore, e non solo con la mera presenza di un assistente sindacale in azienda.
Continua »
Trasformazione part-time full-time: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione conferma che un rapporto di lavoro part-time può essere trasformato in full-time se il dipendente lavora costantemente un numero di ore pari o superiore a quelle di un tempo pieno. La sentenza sottolinea che la realtà effettiva del rapporto di lavoro prevale sul contratto scritto, configurando una modifica dell'accordo per fatti concludenti, senza necessità di un atto formale. La chiave è la continuità e stabilità della prestazione eccedente, che indica la copertura di esigenze aziendali permanenti, rendendo irrilevante la ricerca di una esplicita volontà novativa. Questo principio guida la trasformazione part-time full-time.
Continua »
Obbligo di repêchage: no a formazione per altre mansioni
Un lavoratore, licenziato per giustificato motivo oggettivo a seguito di una riorganizzazione aziendale, ha contestato la violazione dell'obbligo di repêchage, sostenendo che l'azienda avrebbe dovuto formarlo per ricollocarlo in mansioni diverse. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, specificando che l'obbligo di repêchage si limita alla verifica di posizioni lavorative già esistenti e fungibili con la professionalità del dipendente, senza imporre al datore di lavoro un dovere di riqualificazione professionale per ruoli totalmente differenti.
Continua »
Demansionamento permanente: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11870/2024, ha stabilito che il demansionamento è un illecito permanente. Questo significa che la sua illiceità va valutata giorno per giorno secondo la legge vigente. In un caso di demansionamento a cavallo dell'entrata in vigore del Jobs Act (d.lgs. 81/2015), si applica la vecchia disciplina fino al 23 giugno 2015 e la nuova dal giorno successivo. La Corte ha però cassato la decisione di merito per non aver verificato se le nuove mansioni, pur lecite secondo la nuova legge, rientrassero effettivamente nella stessa categoria contrattuale (quadro) della lavoratrice, come previsto dal CCNL.
Continua »
Part-time misto: Cassazione chiarisce i requisiti
Un autista di scuolabus ha contestato il suo contratto, attivo solo durante l'anno scolastico, chiedendone la conversione in full-time. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la piena validità della tipologia contrattuale del part-time misto. La sentenza chiarisce che questo contratto combina legittimamente la riduzione dell'orario giornaliero (tipica del part-time orizzontale) con la concentrazione dell'attività in specifici periodi dell'anno (tipica del part-time verticale). Inoltre, il superamento dei limiti percentuali di assunzioni part-time previsti dal CCNL non comporta, in assenza di una specifica previsione, la conversione automatica del rapporto in un tempo pieno.
Continua »
Demansionamento: la responsabilità dopo cessione d’azienda
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 12048/2024, ha chiarito la ripartizione di responsabilità in un caso di demansionamento continuato a seguito di una cessione di ramo d'azienda. I giudici hanno stabilito che il datore di lavoro cessionario è responsabile in solido per il danno da demansionamento iniziato dal cedente e proseguito senza interruzioni dopo il trasferimento dei lavoratori, confermando la condanna al risarcimento del danno. La Corte ha inoltre ritenuto irrilevante la nuova formulazione dell'art. 2103 c.c. introdotta nel 2015, poiché il demansionamento era iniziato in epoca precedente.
Continua »
Decadenza somministrazione lavoro: la forma scritta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13671/2024, ha stabilito un principio cruciale in tema di decadenza somministrazione lavoro. Ha chiarito che il termine di 60 giorni per impugnare un contratto di somministrazione irregolare si applica anche all'ipotesi di nullità per mancanza di forma scritta, ai sensi del D.Lgs. 81/2015. La Corte ha cassato la decisione d'appello che aveva escluso tale termine, affermando la necessità di un'interpretazione sistematica delle norme che non lascia spazio a eccezioni per il vizio formale.
Continua »
Appalto di servizi: quando è lecito e quando no?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un lavoratore che chiedeva di riconoscere un rapporto di lavoro diretto con la società committente, ritenendo legittimo l'appalto di servizi in essere. La Corte ha chiarito che, per la liceità dell'appalto, è fondamentale l'autonomia organizzativa dell'appaltatore, che deve gestire in proprio i lavoratori, anche se questi operano all'interno del ciclo produttivo del committente. La decisione sottolinea che l'onere di provare la natura fraudolenta dell'appalto spetta al lavoratore e ribadisce i limiti del giudizio di Cassazione, che non può riesaminare i fatti.
Continua »
Contratti a termine agricoltura: i limiti stagionali
Un lavoratore ha citato in giudizio un ente pubblico agricolo per l'uso abusivo di contratti a tempo determinato. La Corte di Cassazione ha stabilito che un ente pubblico non è un "imprenditore agricolo" e che le deroghe ai limiti di durata dei contratti a termine in agricoltura si applicano solo ad attività strettamente stagionali, escludendo mansioni continuative come la manutenzione di macchinari. La Corte ha cassato la sentenza d'appello e rinviato il caso per una nuova valutazione.
Continua »
Etero-organizzazione: Cassazione definisce la subordinazione
Con l'ordinanza n. 22645/2024, la Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, interviene sul tema dell'etero-organizzazione, specificando i criteri per qualificare un rapporto di lavoro come subordinato anche in assenza di un potere direttivo classico. La decisione evidenzia come l'organizzazione unilaterale della prestazione da parte del committente, specialmente tramite piattaforme digitali, sia un indice fondamentale di subordinazione, con importanti ricadute sulla tutela dei lavoratori.
Continua »
Indebita compensazione: annullata misura cautelare
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che applicava una misura interdittiva a un'imprenditrice per il reato di indebita compensazione. La decisione si fonda sulla carenza di gravi indizi di colpevolezza riguardo all'elemento soggettivo (dolo) e sull'incertezza nel calcolo del superamento della soglia di punibilità. La Corte ha rinviato il caso al Tribunale per un nuovo esame, sottolineando la necessità di una prova rigorosa prima di applicare misure cautelari personali.
Continua »
Contratti a termine agricoltura: i limiti stagionali
Un gruppo di operai agricoli, impiegati per decenni da un ente pubblico con contratti a tempo determinato, ha contestato l'abuso di tale forma contrattuale. La Corte di Cassazione, accogliendo il loro ricorso, ha stabilito principi fondamentali sui contratti a termine agricoltura. Ha chiarito che l'ente pubblico in questione non può essere considerato un imprenditore agricolo e che le deroghe ai limiti di durata (36 mesi) si applicano solo a mansioni genuinamente stagionali, il cui onere della prova spetta al datore di lavoro. Le leggi regionali non possono ampliare tali deroghe in contrasto con la normativa nazionale ed europea.
Continua »
Contratti a termine e stagionalità: i limiti per gli enti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22413/2024, ha stabilito che un ente pubblico agricolo non può essere considerato un imprenditore agricolo e, pertanto, non può beneficiare delle deroghe sui contratti a termine previste per il settore. La nozione di "stagionalità" deve essere interpretata in senso restrittivo, limitandola a esigenze temporanee e non a mansioni continuative. L'onere di provare la natura esclusivamente stagionale del rapporto di lavoro ricade interamente sul datore di lavoro.
Continua »
Poteri officiosi del giudice e prove in appello
Una lavoratrice ha impugnato la validità di alcuni contratti di somministrazione. In appello, la società ha prodotto per la prima volta i contratti scritti, che sono stati ammessi dal giudice. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo che i poteri officiosi del giudice nel rito del lavoro consentono di acquisire prove indispensabili anche in appello, superando le preclusioni del primo grado, al fine di accertare la verità materiale dei fatti.
Continua »
Contratto a progetto: è nullo senza progetto specifico
Una società di call center aveva utilizzato una serie di contratti a progetto, ritenuti illegittimi dai giudici di merito per la mancanza di un progetto specifico. La società ha sostenuto in Cassazione che, per le attività di call center, la legge non richiedesse più un progetto specifico se il compenso era definito da un accordo collettivo. La Suprema Corte ha respinto questa tesi, confermando che il requisito del progetto specifico è sempre stato essenziale per la validità del contratto a progetto. Tuttavia, ha annullato la sentenza d'appello per un errore procedurale, rinviando il caso a un nuovo giudice per valutare nel merito la specificità dei progetti, questione che la corte precedente aveva erroneamente considerato già decisa in via definitiva.
Continua »
Dimissioni giusta causa e Cassa Integrazione COVID
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 27350/2024, ha rigettato il ricorso di un lavoratore che si era dimesso per giusta causa lamentando un demansionamento e un uso illegittimo del Fondo di Integrazione Salariale (FIS) durante l'emergenza COVID-19. La Corte ha stabilito che la normativa emergenziale ha derogato agli obblighi di comunicazione standard per l'accesso alla cassa integrazione e che la sospensione temporanea del rapporto non costituisce di per sé una giusta causa di dimissioni. Di conseguenza, il lavoratore è stato condannato a pagare l'indennità di mancato preavviso e la penale per violazione del patto di stabilità.
Continua »
Licenziamento per giustificato motivo oggettivo: analisi
La Cassazione si pronuncia su un caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, confermando l'illegittimità del recesso per mancata prova dell'obbligo di repêchage. L'ordinanza analizza la natura del rapporto di lavoro, distinguendolo dall'agenzia e applicando le tutele per la collaborazione etero-organizzata. Viene inoltre chiarito che precedenti accordi di conciliazione non impediscono l'accertamento della natura del rapporto per i periodi successivi.
Continua »
Conciliazione lavorativa: blocca la continuità del rapporto?
La Corte di Cassazione ha stabilito che una conciliazione lavorativa, con cui un lavoratore riconosce la natura autonoma di un rapporto e rinuncia a diritti pregressi, se non impugnata entro sei mesi, preclude la possibilità di rivendicare in futuro la continuità di un unico rapporto di lavoro subordinato. Il caso riguardava un informatore scientifico licenziato che sosteneva la natura subordinata del suo rapporto sin dall'inizio, ma i giudici hanno dato peso alle precedenti conciliazioni non contestate, limitando l'analisi solo all'ultimo periodo contrattuale.
Continua »
Riduzione retribuzione: nullo l’accordo senza sede protetta
Un dirigente si dimette per giusta causa a seguito di una riduzione della retribuzione e della modifica peggiorativa del benefit dell'auto aziendale. La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito, stabilendo che un accordo di riduzione retribuzione è nullo se non concluso in una sede protetta, come previsto dall'art. 2103 c.c. Questo principio si applica anche in assenza di un mutamento di mansioni, a tutela del lavoratore. Anche la modifica unilaterale di un benefit come l'auto aziendale è illegittima, costituendo, insieme alla decurtazione dello stipendio, giusta causa di dimissioni.
Continua »