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D.L. 201/2011

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Cessione di ramo d’azienda: il fisco non può cambiare il passato
Una società acquista nel 2006 un impianto di radiodiffusione qualificando l'operazione come cessione di beni soggetta a IVA. L'Agenzia delle Entrate riqualifica l'atto come cessione di ramo d'azienda, richiedendo l'imposta di registro e negando la detrazione IVA. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della società. I giudici chiariscono che una legge successiva del 2011 ha introdotto una clausola di salvaguardia per i comportamenti passati. Questa norma vieta al fisco di rettificare le operazioni compiute prima della sua entrata in vigore. Di conseguenza, la scelta originaria delle parti di applicare l'IVA rimane valida e intoccabile. La società vince definitivamente la causa e l'accertamento fiscale viene annullato.
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Tassa sui rifiuti imballaggi terziari: ditta perde contro Comune
Una società di logistica ha chiesto l'esenzione dalla parte variabile della Tarsu e della Tares per le superfici destinate a magazzino, sostenendo di produrre solo imballaggi terziari. Il Comune ha negato l'esenzione totale, applicando solo una riduzione. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Comune, stabilendo che per ottenere l'esenzione dalla tassa sui rifiuti imballaggi terziari non basta dimostrare la natura dell'attività o presentare il MUD. La società contribuente deve fornire la prova rigorosa della precisa delimitazione delle aree di produzione dei rifiuti speciali e dell'effettivo smaltimento autonomo tramite ditte specializzate, esibendo contratti e fatture. Di conseguenza, la richiesta di esenzione della società è stata respinta.
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Istanza di rimborso: l’invio telematico non sana gli errori
L'Amministrazione Finanziaria ha rifiutato un'istanza di rimborso Ires presentata da una società per gli anni 2010 e 2011. Secondo l'ufficio, la seconda domanda trasmessa telematicamente era una mera ripetizione della prima e non conteneva i dati necessari. I giudici d'appello avevano dato ragione alla società, ritenendo che il mancato rifiuto automatico del sistema telematico dimostrasse la correttezza dell'invio. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la semplice accettazione del sistema informatico non prova la validità sostanziale della domanda. Spetta infatti al contribuente dimostrare la completezza e la conformità dell'istanza di rimborso secondo i modelli di legge. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Riduzione ICI per immobile inagibile: no al rinnovo annuale
Il Comune ha emesso un avviso di accertamento contro La Contribuente per il pagamento parziale dell'ICI su un fabbricato. La Contribuente sosteneva di avere diritto alla riduzione ICI per immobile inagibile del 50%, richiesta originariamente nel 2007 e mai rinnovata. I giudici di merito avevano dato ragione alla donna. La Cassazione ha chiarito che la riduzione spetta anche senza rinnovo annuale della domanda se l'inagibilità persiste e il Comune ne è a conoscenza. Tuttavia, ha accolto il ricorso del Comune poiché i giudici d'appello non hanno accertato l'effettivo perdurare dello stato di inagibilità o l'eventuale ripristino dell'immobile. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Variazione catastale retroattiva: niente sconti IMU se ti muovi tardi
Una Società Agricola ha impugnato un avviso di accertamento IMU per l'anno 2012. La società pretendeva l'esenzione per ruralità basandosi su una variazione catastale presentata solo nel 2015 tramite procedura DOCFA. Il Comune ha negato l'esenzione retroattiva e ha rifiutato la definizione agevolata della lite. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi della società. I giudici hanno stabilito che la variazione catastale retroattiva non è automatica: gli effetti della nuova rendita decorrono solo dall'anno successivo alla presentazione della domanda, a meno che non si tratti di correzioni di rari errori materiali dell'amministrazione. Poiché il ritardo nell'aggiornamento catastale era dovuto a un'omissione della società, questa deve pagare l'imposta per gli anni precedenti. Inoltre, il Comune era libero di non aderire alla definizione agevolata.
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Esenzione IMU terreni agricoli: il fisco perde contro il coltivatore
Il Comune ha emesso un avviso di accertamento per il pagamento dell'IMU del 2013 a carico di un cittadino. Il contribuente ha impugnato l'atto chiedendo l'esenzione IMU terreni agricoli, sostenendo di svolgere attività agricola in modo prevalente. La Commissione Tributaria Regionale ha accolto il ricorso del contribuente, calcolando la prevalenza del reddito agricolo sommando il reddito agrario e quello dominicale. Il Comune ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che si dovesse considerare solo il reddito agrario. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso del Comune, confermando che per verificare la prevalenza dell'attività agricola ai fini delle agevolazioni fiscali è corretto sommare sia il reddito agrario che quello dominicale. Il Comune è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio.
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Esenzione IMU coltivatori diretti: pensionato batte Comune
Un Comune ha emesso un avviso di accertamento ICI nei confronti di un pensionato, ex coltivatore diretto, che continuava a coltivare i propri terreni. Il Comune sosteneva che l'agevolazione non spettasse perché il reddito da pensione superava quello agricolo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Comune, confermando che l'esenzione IMU coltivatori diretti spetta anche ai pensionati che continuano l'attività agricola e rimangono iscritti alla previdenza agricola. L'iscrizione previdenziale fa presumere lo svolgimento abituale dell'attività, senza che sia necessario dimostrare la prevalenza del reddito agricolo rispetto alla pensione.
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Soggetto passivo IMU: paga il Demanio proprietario, non il gestore
L'Agenzia del Demanio ha impugnato gli avvisi di rettifica emessi dal Comune per il mancato pagamento dell'IMU (2012-2014) su alloggi di edilizia residenziale pubblica gestiti dallo IACP. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il soggetto passivo IMU è il proprietario effettivo dell'immobile, ossia l'Agenzia del Demanio, e non il gestore. Inoltre, il trasferimento di proprietà stipulato nel 2005-2006 ha avuto effetto solo con l'approvazione ministeriale del 2014, lasciando il Demanio come debitore d'imposta fino a tale data. Infine, le esenzioni IMU previste per lo IACP non si applicano al Demanio, data la natura eccezionale e di stretta interpretazione delle norme agevolative.
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Esenzione IMU alloggi sociali: nullo l’accertamento senza motivi
Un Ente Pubblico di Edilizia Popolare ha impugnato un avviso di accertamento emesso da una Società di Riscossione per conto di un Comune, che richiedeva oltre 500.000 euro per il mancato pagamento dell'IMU nel 2014 su alloggi popolari. L'Ente invocava l'esenzione IMU alloggi sociali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Ente, stabilendo che l'avviso di accertamento è nullo se privo di motivazione specifica sul diniego dell'agevolazione, poiché il Comune possiede già i dati sugli alloggi sociali. Tuttavia, la Corte ha chiarito che l'esenzione non spetta automaticamente a tutti gli immobili dell'Ente, ma solo a quelli che rispettano i requisiti ministeriali del 2008. La causa è stata rinviata alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado per verificare la sussistenza di tali requisiti.
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Esenzione IMU abitazione principale: bollette contro residenza
Il Comune ha contestato l'esenzione IMU per l'anno 2017 richiesta da un cittadino su un immobile di sua proprietà. Sebbene il contribuente dimostrasse di vivere stabilmente nell'appartamento tramite le bollette delle utenze, la sua residenza anagrafica ufficiale è stata trasferita in quell'indirizzo solo nel 2018. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Comune, stabilendo che per ottenere l'esenzione IMU abitazione principale devono coesistere contemporaneamente sia la dimora abituale sia l'iscrizione anagrafica. Di conseguenza, il contribuente è stato condannato a pagare l'imposta per il 2017 e a rimborsare le spese legali di tutti i gradi di giudizio.
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Esenzione IMU alloggi sociali: il Comune rinuncia alla causa
Un Istituto per le Case Popolari ha impugnato un avviso di accertamento IMU emesso da un Comune, rivendicando l'esenzione IMU alloggi sociali in quanto assimilati all'abitazione principale. Dopo che la Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado ha dato ragione all'Istituto basandosi su una perizia giurata, il Comune ha proposto ricorso in Cassazione. Successivamente, a seguito di una proposta di definizione anticipata della causa, il Comune ha deliberato di rinunciare formalmente al ricorso. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per intervenuta rinuncia, disponendo la compensazione delle spese di lite tra le parti e confermando la non applicabilità del raddoppio del contributo unificato, misura sanzionatoria non estensibile ai casi di rinuncia.
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Contributo di solidarietà: INPS vince contro i pensionati d’oro
Alcuni ex dipendenti telefonici, titolari di trattamenti pensionistici derivanti da un fondo speciale soppresso, hanno contestato le modalità di calcolo del contributo di solidarietà applicato dall'ente previdenziale sulle loro pensioni. La Corte d'Appello aveva dato ragione ai pensionati, stabilendo che il prelievo dovesse applicarsi solo sulla differenza tra la pensione speciale e quella calcolata con le regole del regime generale. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente previdenziale. I giudici hanno chiarito che il contributo di solidarietà deve essere calcolato sull'intera quota del trattamento pensionistico maturato nella gestione speciale prima della sua soppressione. Questa misura serve a garantire la stabilità finanziaria dell'intero sistema previdenziale. Di conseguenza, la richiesta di rimborso dei pensionati è stata definitivamente respinta.
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Esenzione IMU abitazione principale: coniugi divisi ma esentati
Il Contribuente ha impugnato l'avviso di accertamento del Comune che negava l'esenzione IMU abitazione principale per un suo immobile, poiché la moglie risiedeva in un altro appartamento. Inoltre, il Comune negava l'esenzione per una cappella privata (cat. B/7) ritenendo necessaria la destinazione al culto pubblico. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Contribuente. Sulla base della sentenza della Corte Costituzionale n. 209/2022, l'esenzione spetta al possessore che dimora e risiede nell'immobile, a prescindere dalla residenza del coniuge. Riguardo alla cappella privata, la Corte ha chiarito che l'esenzione IMU spetta anche per i luoghi destinati al culto privato, essendo la categoria catastale B/7 un indice presuntivo di tale utilizzo. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la decisione precedente e riconosciuto entrambe le esenzioni.
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Esenzione IMU prima casa: coniugi divisi ma tasse azzerate
Un proprietario ha impugnato l'accertamento del Comune che gli negava l'esenzione IMU prima casa per un appartamento in cui risiedeva, motivando il rifiuto col fatto che la moglie e il figlio risiedevano in un altro immobile di proprietà. La Corte di Cassazione, applicando i principi stabiliti dalla Corte Costituzionale, ha accolto il ricorso del contribuente. I giudici hanno chiarito che l'agevolazione spetta a ciascun coniuge che dimori e risieda effettivamente in un immobile, a prescindere da dove risieda il resto del nucleo familiare. Di conseguenza, il proprietario ha ottenuto il riconoscimento del beneficio fiscale e l'annullamento della tassazione illegittima.
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Esenzione IMU abitazione principale: coniugi distanti ma esenti
Il Contribuente ha impugnato un avviso di accertamento con cui il Comune negava l'esenzione IMU abitazione principale per un immobile a Napoli, contestando che il coniuge risiedeva in un'altra casa. Il Comune negava anche l'esenzione per una cappella privata accatastata come B/7. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Contribuente. Richiamando la sentenza della Corte Costituzionale n. 209/2022, i giudici hanno stabilito che l'esenzione spetta a ciascun coniuge che dimori e risieda effettivamente nel proprio immobile, a prescindere dalla residenza dell'altro. Inoltre, l'esenzione spetta anche alla cappella privata, poiché la categoria catastale B/7 fa presumere la destinazione esclusiva al culto, senza necessità di apertura al pubblico. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la decisione precedente, riconoscendo entrambe le esenzioni fiscali.
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Esenzione IMU abitazione principale: coniugi divisi ma esenti
Il caso nasce dal ricorso di un cittadino contro il Comune che gli aveva negato l'esenzione IMU abitazione principale per un appartamento e per una cappella privata. I giudici d'appello avevano dato ragione al Comune, ritenendo che il nucleo familiare risiedesse altrove. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del contribuente. Sulla base della storica sentenza della Corte Costituzionale n. 209/2022, la Cassazione ha chiarito che l'agevolazione spetta al possessore che dimora e risiede nell'immobile, a prescindere da dove risiedano il coniuge e il resto della famiglia. Inoltre, la Corte ha riconosciuto l'esenzione anche per la cappella privata (categoria catastale B/7), in quanto destinata esclusivamente al culto. Il contribuente ha quindi vinto la causa, ottenendo l'annullamento delle tasse pretese dal Comune per entrambi gli immobili.
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Esenzione IMU enti religiosi: sì alle case dei sacerdoti
Un Ente Religioso ha impugnato gli avvisi di accertamento del Comune per il mancato pagamento di IMU e TASI su un immobile adibito a residenza dei propri sacerdoti. I giudici di merito avevano negato l'agevolazione, ritenendo non provato l'uso concreto per attività di culto o catechesi. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente, stabilendo che l'esenzione IMU enti religiosi spetta anche per gli immobili destinati a ospitare i membri della comunità religiosa. Tale destinazione rientra infatti tra le attività non commerciali di religione o di culto, specificamente dirette alla formazione del clero. La Suprema Corte ha quindi cassato la sentenza con rinvio, ribadendo che spetta al Comune dimostrare l'eventuale svolgimento di attività commerciali.
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Contributo di solidarietà: la Cassazione blocca i tagli sulle pensioni
Un pensionato ha contestato il contributo di solidarietà applicato dalla Cassa di previdenza dei commercialisti sulla sua pensione, chiedendo la restituzione delle somme trattenute. La Corte d'Appello ha accolto la domanda del pensionato, dichiarando illegittimo il prelievo. La Cassa ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo la necessità di una preventiva domanda amministrativa e la prescrizione quinquennale del diritto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che le casse previdenziali private non possono imporre autonomamente un contributo di solidarietà sulle pensioni già liquidate. Inoltre, ha confermato che il diritto al rimborso si prescrive in dieci anni e che non serve una richiesta amministrativa preventiva. La Cassa è stata anche condannata per aver rifiutato una proposta di definizione agevolata della causa.
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Accertamento IMU aree edificabili: il valore cambia ogni anno
Una società proprietaria di un terreno edificabile ha impugnato diversi avvisi di accertamento IMU e TASI. I giudici di merito hanno respinto i ricorsi ritenendo che il valore del terreno fosse già stato stabilito da una sentenza definitiva per un anno precedente. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della società. I giudici hanno chiarito che, ai fini dell'accertamento IMU aree edificabili, il valore di mercato di un terreno può variare di anno in anno. Di conseguenza, una decisione passata in giudicato sul valore di un'annualità precedente non ha efficacia vincolante per gli anni successivi. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Esenzione IMU alloggi sociali: non basta essere case popolari
La Corte di Cassazione chiarisce i confini della esenzione IMU alloggi sociali. Un Comune aveva emesso un avviso di accertamento IMU nei confronti di un Ente di edilizia popolare, il quale sosteneva di avere diritto all'esenzione. La Corte ha stabilito che non esiste un automatismo tra 'casa popolare' e 'alloggio sociale'. L'esenzione fiscale è un'eccezione e va interpretata restrittivamente. Pertanto, spetta all'Ente che gestisce gli immobili dimostrare, caso per caso, la sussistenza dei precisi requisiti previsti dal decreto ministeriale del 2008 per essere qualificati come 'alloggi sociali'. La semplice appartenenza al patrimonio di un ex IACP non è sufficiente. La Corte ha quindi annullato la decisione precedente, che si basava su una presunzione errata, dando ragione al Comune.
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