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Art. 8 Convenzione EDU

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Concordato in Appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi di due imputati avverso una sentenza di "concordato in appello". La Corte ha stabilito che la richiesta di sanzioni sostitutive deve essere parte dell'accordo e che i motivi di ricorso sono limitati, confermando la legittimità costituzionale della pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici in quanto legata alla discrezionalità del giudice sulla pena principale.
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Pericolosità sociale espulsione: valutazione attuale
Un cittadino straniero ha impugnato un decreto di espulsione. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione del giudice di merito, che aveva confermato l'espulsione basandosi unicamente su una precedente condanna penale. La Suprema Corte ha stabilito che la valutazione sulla pericolosità sociale per l'espulsione deve essere attuale e concreta, tenendo conto di tutti i fatti decisivi, come il percorso di riabilitazione e l'integrazione sociale del soggetto, elementi che il giudice di primo grado aveva omesso di esaminare.
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Attestazione di conformità: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso improcedibile a causa di un vizio formale. L'avvocato del ricorrente aveva depositato telematicamente una copia della sentenza impugnata senza l'obbligatoria attestazione di conformità all'originale. La decisione sottolinea il rigore necessario nel rispetto delle norme procedurali del processo telematico, evidenziando come un errore di forma possa precludere l'esame del merito di una causa, in questo caso relativa a un decreto di espulsione.
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Colloqui 41-bis: sicurezza prima degli affetti
Un detenuto sottoposto al regime speciale dei colloqui 41-bis ha richiesto di incontrare il figlio diciassettenne senza il vetro divisorio. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito. Secondo la Corte, le esigenze di sicurezza pubblica prevalgono sul diritto al mantenimento dei rapporti affettivi quando esiste un rischio concreto che il minore, data la sua età e la caratura criminale del genitore, possa essere strumentalizzato per veicolare messaggi all'esterno. La decisione sottolinea come l'interesse del minore non sia un diritto assoluto e debba essere bilanciato con la tutela della collettività.
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Sequestro probatorio: la proporzionalità temporale
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 543 del 2026, ha annullato un'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva invalidato un sequestro probatorio di dispositivi informatici. La Corte ha stabilito che la motivazione del Pubblico Ministero era adeguata sia riguardo all'ambito temporale dei dati da acquisire, sia riguardo alla durata delle operazioni di analisi. Si è chiarito che non è necessario fissare un termine perentorio per l'analisi dei dati, ma è sufficiente delineare una scansione ragionevole delle operazioni, bilanciando le esigenze investigative con il principio di proporzionalità.
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Inutilizzabilità prove fiscali: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 512/2026, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore che chiedeva l'annullamento di un sequestro preventivo. L'imprenditore sosteneva l'inutilizzabilità delle prove fiscali raccolte durante una verifica, basandosi su una recente sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU) che aveva censurato il sistema italiano. La Cassazione ha stabilito che una pronuncia della CEDU non costituisce 'legge' ai sensi dell'art. 191 c.p.p. e non può quindi determinare un'automatica e retroattiva inutilizzabilità. Ha inoltre confermato la validità delle prove acquisite in passato, anche alla luce del successivo intervento del legislatore che ha escluso la retroattività delle nuove garanzie procedurali.
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Inutilizzabilità prove fiscali: la Cassazione decide
Una società edile impugna un sequestro, sostenendo l'inutilizzabilità delle prove fiscali basata su una sentenza della Corte EDU. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, affermando che la violazione sistemica rilevata dalla Corte EDU non comporta l'automatica inutilizzabilità delle prove raccolte in passato.
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Espulsione straniero: quando è legittima? Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un cittadino straniero contro un provvedimento di espulsione. La sentenza chiarisce che, per opporsi all'espulsione straniero, non basta invocare genericamente il diritto alla vita familiare, ma è necessario fornire prove concrete e specifiche della propria integrazione sociale e dei legami familiari in Italia. Inoltre, la Corte precisa che la pericolosità sociale non è un presupposto necessario per questo tipo di misura espulsiva.
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Ordine di demolizione: quando la salute non basta
La Corte di Cassazione ha confermato un ordine di demolizione per un immobile abusivo, nonostante la ricorrente avesse invocato gravi condizioni di salute proprie e della figlia e il lungo tempo trascorso dalla condanna (24 anni). La Corte ha stabilito che né il tempo né le patologie cronicizzate possono bloccare la demolizione, soprattutto quando la persona condannata non ha dimostrato di aver cercato attivamente soluzioni abitative alternative e compatibili con le proprie esigenze. La sentenza ribadisce la prevalenza dell'interesse pubblico al ripristino della legalità urbanistica sul diritto individuale all'abitazione in caso di illecito consapevole.
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Ordine di demolizione su immobile ereditato: analisi
Un figlio eredita un immobile con un abuso edilizio realizzato dalla madre decenni prima. Contesta l'ordine di demolizione per vizi di notifica, violazione del diritto all'abitazione e pendenza di condoni. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, stabilendo che l'ordine di demolizione su immobile ereditato è valido ed efficace. La morte dell'autrice del reato rende la sentenza definitiva, e l'erede subentra in tutti gli obblighi, incluso quello di demolire, senza che il tempo trascorso possa sanare l'illecito.
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Perquisizione preventiva: quando fare opposizione
La Corte di Cassazione chiarisce l'ambito di applicazione del rimedio dell'opposizione alla perquisizione. In un caso riguardante una perquisizione preventiva seguita da sequestro di sostanze stupefacenti, la Corte ha stabilito un principio fondamentale: l'opposizione è ammissibile anche per la perquisizione preventiva, ma solo a condizione che non sia seguita da un sequestro. Poiché nel caso di specie era intervenuto un sequestro, la Corte ha rigettato il ricorso, confermando che i ricorrenti avrebbero dovuto impugnare il provvedimento di sequestro con gli strumenti specifici (riesame) e non opporsi alla perquisizione.
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Dichiarazione fraudolenta: la Cassazione chiarisce
Un imprenditore, assolto in primo grado per dichiarazione fraudolenta, viene condannato in appello. La Cassazione conferma la condanna, chiarendo l'utilizzabilità delle prove fiscali nel processo penale. Tuttavia, annulla parzialmente la sentenza, specificando che la confisca del profitto non può includere le sanzioni amministrative, ma solo l'imposta evasa e gli interessi.
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Furto di energia: confessione senza garanzie è nulla
La Corte di Cassazione interviene sul reato di furto di energia, stabilendo un importante principio sulle confessioni. Una dichiarazione autoaccusatoria resa ai tecnici dell'azienda erogatrice, in presenza della polizia giudiziaria e dopo l'emersione di indizi di reato, è inutilizzabile se non vengono rispettate le garanzie difensive. La condanna può però reggersi su altri elementi, come il principio del 'cui prodest', secondo cui risponde del reato chi ne trae effettivo vantaggio. La Corte ha così annullato parzialmente la condanna di un imputato, distinguendo tra l'abitazione dei genitori, dove mancavano altre prove, e la propria, dove il suo beneficio era evidente.
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Procedimento di estradizione: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un cittadino straniero contro la sua consegna alle autorità del paese d'origine. Il caso riguarda un procedimento di estradizione per una condanna per corruzione. La Corte ha respinto le doglianze relative a presunte interferenze politiche, alle condizioni di salute del ricorrente e alle condizioni carcerarie, ritenendole generiche e non supportate da prove concrete. È stato confermato il principio di doppia incriminabilità e la legittimità della decisione della Corte d'Appello.
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Espulsione straniero: matrimonio non basta, serve vita
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro un'ordinanza di espulsione straniero. La Corte ha stabilito che il solo certificato di matrimonio con una cittadina UE, senza prove di una convivenza attuale e di una vita familiare stabile sul territorio italiano, non costituisce una causa ostativa al provvedimento. Anche le doglianze relative alle condizioni di salute sono state respinte per mancanza di prove adeguate.
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Sequestro probatorio: i limiti su smartphone e PC
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un'ordinanza che confermava un sequestro probatorio di dispositivi informatici e banconote false. La Corte chiarisce che il ricorso sul sequestro di ingenti somme di denaro era infondato, poiché tali somme erano oggetto di un diverso provvedimento (sequestro preventivo). Sulla questione dei dispositivi elettronici, la Corte stabilisce che il sequestro probatorio è legittimo se finalizzato alla ricerca di prove pertinenti al reato ipotizzato e non si configura come una mera "ricerca esplorativa", a condizione che vengano rispettati il principio di proporzionalità e tempistiche ragionevoli per l'analisi dei dati.
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Ordine di demolizione: no prescrizione dopo 20 anni
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino contro un ordine di demolizione di un immobile abusivo, notificato oltre vent'anni dopo la sentenza di condanna definitiva. Il ricorrente sosteneva che il notevole lasso di tempo trasformasse la demolizione in una sanzione penale, soggetta a prescrizione. La Corte ha ribadito la natura amministrativa e non penale dell'ordine di demolizione, escludendone la prescrittibilità. La responsabilità del ritardo nell'esecuzione, inoltre, è stata attribuita all'inerzia del condannato stesso, che non può trarre vantaggio dalla propria inadempienza.
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Demolizione abusiva: quando prevale l’interesse pubblico
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un ordine di demolizione abusiva nei confronti di una donna anziana in condizioni economiche precarie. La Corte ha stabilito che l'interesse pubblico al ripristino della legalità prevale sul diritto all'abitazione quando l'abuso è di notevole gravità, l'interessata era consapevole dell'illecito e ha avuto un lungo periodo di tempo (oltre quindici anni) per trovare una soluzione abitativa alternativa.
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Condono edilizio: no alla sanatoria postuma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una proprietaria che cercava di annullare un ordine di demolizione tramite un condono edilizio ottenuto tardivamente. La Corte ha stabilito che la concessione in sanatoria era illegittima perché l'immobile non era stato ultimato 'al rustico' entro il termine di legge del 31 dicembre 1993. Inoltre, ha chiarito che le demolizioni successive, effettuate per far rientrare l'opera nei limiti del condono edilizio, costituiscono un indebito aggiramento della normativa e non possono sanare l'abuso originario.
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Ordine di demolizione: il tempo non lo annulla
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28532/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di due proprietari contro un ordine di demolizione emesso quasi vent'anni prima. La Corte ha stabilito che il lungo tempo trascorso non invalida l'ordine, poiché la sua esecuzione è un atto dovuto per ripristinare l'ambiente e non una sanzione penale soggetta a prescrizione. L'inerzia dei responsabili dell'abuso non può essere premiata, e l'ordine di demolizione prevale sul diritto all'abitazione quando questo nasce da un'azione illegale.
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