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Art. 635 Codice Penale — Anno 2023

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Altri anni per Art. 635 Codice Penale

Circostanze attenuanti generiche: quando il no è legittimo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per lesioni personali e danneggiamento aggravati. L'imputato contestava il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno ribadito che, per negare tali attenuanti, il giudice di merito non deve analizzare ogni singolo argomento della difesa, ma è sufficiente che indichi chiaramente gli elementi ritenuti decisivi e rilevanti per la decisione. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Attendibilità della persona offesa: basta la parola della vittima?
Un uomo condannato per lesioni personali e danneggiamento ha proposto ricorso in Cassazione contestando la ricostruzione dei fatti e la credibilità della vittima. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ribadito che l'attendibilità della persona offesa può, da sola, fondare la condanna dell'imputato, purché sia sottoposta a un rigoroso controllo di coerenza e credibilità. Nel caso specifico, le dichiarazioni della vittima erano supportate anche da referti medici e testimonianze. La Cassazione ha ricordato che non è suo compito rivalutare le prove o i documenti medici, ma solo verificare la logicità della motivazione della sentenza precedente, che in questo caso è risultata solida e priva di vizi logici. Di conseguenza, la condanna è stata confermata con l'aggiunta di sanzioni pecuniarie.
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Pericolo di recidiva e datteri di mare: stop alla pesca di frodo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un sommozzatore accusato di disastro ambientale per la pesca illegale e sistematica di datteri di mare nel Golfo di Napoli. La difesa contestava l'attualità delle esigenze cautelari, sostenendo l'assenza di elementi concreti. I giudici hanno invece confermato la misura dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, evidenziando la gravità e la pervicacia della condotta distruttiva dell'ecosistema marino. La Corte ha ribadito che il pericolo di recidiva è concreto e attuale, poiché l'attività illecita, protratta per anni con modalità organizzate, costituiva l'unica fonte di sostentamento del ricorrente, privo di qualsiasi segno di resipiscenza. Di conseguenza, il ricorrente perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Minaccia grave e auto distrutte: la Cassazione condanna
Due soggetti hanno aggredito verbalmente la vittima con minacce di morte e hanno danneggiato le sue auto parcheggiate in un cortile condominiale usando dei bastoni. La Corte d'Appello ha riqualificato i fatti come reati di minaccia grave e danneggiamento aggravato dalla minaccia. Gli imputati hanno fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che le minacce fossero solo teatrali e prive di reale forza intimidatoria. La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. I giudici hanno chiarito che per la configurabilità del reato di minaccia grave rileva il reale turbamento psichico della vittima, valutato in base al contesto violento, come l'uso di bastoni. Di conseguenza, i colpevoli sono stati condannati in via definitiva e dovranno pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Lesioni personali aggravate: condanna anche senza un movente
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per danneggiamento e lesioni personali aggravate. La difesa contestava l'attendibilità della vittima e lamentava l'assenza di un movente accertato. I giudici di legittimità hanno chiarito che la Cassazione non può riesaminare i fatti già valutati nei precedenti gradi di giudizio. Inoltre, la Corte ha stabilito che la mancanza di un movente accertato non incide sulla valutazione delle prove se la ricostruzione dei fatti è logica e coerente. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Inammissibilità del ricorso per genericità: confermata condanna
L'Imputato, condannato in appello per furto aggravato e assolto dall'accusa di danneggiamento per intervenuta depenalizzazione, ha proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per genericità dei motivi presentati dal difensore. La difesa si è limitata a lamentare generiche violazioni di legge e difetti di motivazione, senza indicare con precisione i punti critici della sentenza impugnata e impedendo così ai giudici di comprendere le reali contestazioni. Di conseguenza, l'inammissibilità del ricorso per genericità ha comportato la conferma della condanna penale per furto, oltre alla condanna dell'Imputato al pagamento delle spese del procedimento e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Danneggiamento con machete: no alla procedibilità a querela
L'Imputato era stato condannato per il reato di danneggiamento aggravato per aver utilizzato un machete con modalità minacciose. Il difensore ha proposto ricorso in Cassazione, eccependo la mancanza di una condizione di procedibilità a querela, introdotta dalla recente riforma Cartabia (D.Lgs. 150/2022). La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché riproduttivo di motivi già respinti e manifestamente infondati. I giudici hanno chiarito che l'inammissibilità del ricorso in Cassazione impedisce di rilevare il difetto di querela sopravvenuto, poiché la nuova procedibilità a querela non incide sul giudicato sostanziale a differenza dell'abolizione del reato. Di conseguenza, l'Imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Danneggiamento aggravato: il ricorso fallisce e costa caro
L'Imputato è stato condannato per danneggiamento aggravato dopo aver distrutto beni di pubblica utilità e arredi all'interno di uffici pubblici, opponendosi con violenza alle forze dell'ordine. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la nullità della notifica dell'atto di citazione, eseguita presso il domicilio eletto per la richiesta di patrocinio a spese dello Stato, e chiedendo la riqualificazione del fatto sotto la competenza del Giudice di Pace. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'elezione di domicilio per il patrocinio gratuito vale per l'intero processo principale e che il danneggiamento aggravato su cose pubbliche esula sempre dalla competenza del Giudice di Pace, anche in presenza di circostanze attenuanti generiche.
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Impugnazione per i soli interessi civili: decide il civile
La Corte di Cassazione affronta il ricorso di un soggetto condannato in appello al risarcimento dei danni per i reati di danneggiamento e turbata libertà dell'industria. L'imputato propone ricorso limitatamente agli effetti civili. La Suprema Corte analizza l'applicabilità immediata della riforma Cartabia, che prevede il trasferimento al giudice civile del processo in caso di impugnazione per i soli interessi civili. Risolvendo un contrasto interno, la Corte stabilisce che la nuova norma si applica subito ai procedimenti pendenti. Di conseguenza, accertata la non inammissibilità del ricorso, dispone la trasmissione degli atti al Primo Presidente per l'assegnazione alle sezioni civili.
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Occupazione abusiva: la Cassazione nega la tenuità del fatto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata a sei mesi e quindici giorni di reclusione per i reati di invasione di edifici e danneggiamento. La vicenda riguarda l'occupazione abusiva prolungata di un immobile. La difesa chiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e la concessione delle attenuanti generiche. I giudici hanno respinto le richieste evidenziando la lunga durata dell'occupazione e la presenza di due precedenti condanne per reati simili, elementi che dimostrano l'abitualità del comportamento e un'intensa inclinazione a delinquere. Di conseguenza, l'imputata è stata condannata anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Danneggiamento aggravato in cella: no alla tenuità del fatto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto condannato a due mesi di reclusione per il reato di danneggiamento aggravato. L'uomo aveva distrutto arredi e suppellettili della propria cella. La difesa chiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici hanno respinto la richiesta evidenziando la gravità del danno arrecato e la presenza di numerosi precedenti penali a carico dell'imputato, elementi che dimostrano l'abitualità del comportamento. Inoltre, la Cassazione ha giudicato del tutto irrilevanti le contestazioni sul dolo, poiché basate su sentenze relative a un reato differente. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Danneggiamento a seguito di incendio: incastrato dalle telecamere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di danneggiamento a seguito di incendio dell'auto di un soggetto che lo aveva picchiato la sera precedente. I giudici di merito avevano accertato la sua responsabilità grazie ai filmati delle telecamere di videosorveglianza, che lo ritraevano all'alba mentre trasportava una tanica di liquido infiammabile, e all'individuazione di un chiaro movente di vendetta. La Cassazione ha ribadito che il ricorso volto a proporre una diversa ricostruzione dei fatti, contestando la natura dell'involucro ripreso nei video, è inammissibile in sede di legittimità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Concorso nel danneggiamento: colpevoli anche solo per fuggire
L'Imputato è stato condannato per furto, lesioni, resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento. Ha proposto ricorso in Cassazione contestando la responsabilità per quest'ultimo reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che sussiste il concorso nel danneggiamento quando l'azione distruttiva è compiuta per soddisfare la comune esigenza di darsi alla fuga, realizzando insieme tutto ciò che è necessario per scappare. L'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Consumazione del reato di rapina: la Cassazione nega lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per rapina, lesioni, danneggiamento e resistenza a pubblico ufficiale. L'imputato contestava la consumazione del reato di rapina, sostenendo che l'azione fosse rimasta allo stadio del tentativo. La Suprema Corte ha rilevato che il ricorso riproduceva pedissequamente le stesse argomentazioni già respinte nei precedenti gradi di giudizio, senza muovere critiche specifiche alla sentenza d'appello. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Reato di incendio: l’ora del rogo è incerta ma la condanna resta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per danneggiamento e per il reato di incendio. L'imputato contestava la ricostruzione dei fatti operata dai giudici di merito, lamentando in particolare la mancata individuazione dell'ora esatta in cui era divampato il rogo. La Suprema Corte ha chiarito che la mancanza di un orario preciso non annulla la gravità degli indizi complessivi raccolti a suo carico. I giudici di legittimità hanno ribadito che non è possibile richiedere una nuova valutazione delle prove in Cassazione in assenza di evidenti illogicità nella motivazione della sentenza impugnata. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Danneggiamento aggravato: l’auto in strada resta reato penale
Il Tribunale aveva prosciolto l'Imputato accusato di aver rotto il lunotto dell'auto del Proprietario parcheggiata in strada, ritenendo il fatto depenalizzato. La Cassazione ha invece accolto il ricorso del Procuratore Generale, stabilendo che il fatto costituisce il reato di danneggiamento aggravato. Trattandosi di un veicolo in sosta sulla pubblica via, il bene è esposto alla pubblica fede. Pertanto, la condotta non rientra tra quelle depenalizzate dal decreto legislativo numero sette del duemilasedici e rimane punibile penalmente. La Suprema Corte ha annullato la sentenza impugnata, disponendo il rinvio alla Corte di Appello per un nuovo giudizio.
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Arresto in quasi flagranza: valido anche se la polizia non vede
Un uomo danneggia un'auto con una pietra da due chili e minaccia una donna. Allertati da una testimone tramite il 112, i Carabinieri intervengono in pochissimi minuti. Sul posto trovano l'indagato, corrispondente alla descrizione fisica, mentre discute animatamente con il marito della vittima, accanto alla pietra e all'auto danneggiata. Il Tribunale non convalida l'arresto, ritenendo insufficiente la percezione autonoma della polizia. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del Pubblico Ministero, stabilendo che l'arresto in quasi flagranza è pienamente legittimo se gli agenti percepiscono immediatamente le tracce del reato e il loro inequivocabile collegamento con il sospettato, senza necessità di assistere direttamente all'azione criminosa. L'ordinanza viene annullata senza rinvio.
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Ricorso personale in Cassazione: il fai da te costa caro
Un detenuto, condannato per il danneggiamento aggravato della finestra e dei vetri della propria cella, ha proposto un ricorso personale in Cassazione senza l'assistenza di un difensore. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, a seguito della riforma del 2017, l'imputato non può più presentare e firmare autonomamente un ricorso davanti alla Suprema Corte. È infatti obbligatoria l'assistenza e la firma di un avvocato abilitato al patrocinio dinanzi alle giurisdizioni superiori. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato di devastazione: da semplice danno a rivolta in carcere
Durante una rivolta nel carcere di Rebibbia nel marzo 2020, scoppiata per la sospensione dei colloqui a causa della pandemia, due detenuti hanno partecipato a gravi disordini. I soggetti hanno appiccato incendi, saccheggiato le infermerie e distrutto impianti e condizionatori. Condannati in primo e secondo grado a quattro anni di reclusione, i ricorrenti hanno proposto ricorso in Cassazione chiedendo di riqualificare il fatto come semplice danneggiamento. La Suprema Corte ha rigettato i ricorsi, confermando la condanna per il reato di devastazione. I giudici hanno chiarito che, quando la distruzione di beni è così vasta da minacciare l'ordine pubblico e la sicurezza collettiva, non si tratta di un semplice danno patrimoniale, ma del più grave reato di devastazione, nel quale rimangono assorbiti i singoli danneggiamenti.
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Ricorso per cassazione personale: il fai-da-te costa carissimo
Un cittadino, condannato per il danneggiamento di beni dell'amministrazione penitenziaria, ha presentato autonomamente ricorso alla Corte di Cassazione senza l'assistenza di un legale abilitato. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che, a seguito delle riforme legislative del 2017, il ricorso per cassazione personale non è più ammesso nel nostro ordinamento. L'atto deve essere obbligatoriamente firmato da un difensore iscritto nell'albo speciale dei cassazionisti, a pena di inammissibilità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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