LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 635 Codice Penale — Anno 2022

Pagina 7 di 12

Altri anni per Art. 635 Codice Penale

Depenalizzazione del danneggiamento: la condanna viene annullata
La Corte d'Appello confermava la condanna di un imputato per i reati di ingiuria e danneggiamento, escludendo però l'aggravante delle cose esposte alla pubblica fede. L'imputato proponeva ricorso per Cassazione contestando la credibilità delle prove fornite dalla persona offesa. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili le censure sulla valutazione delle prove. Tuttavia, i giudici hanno rilevato d'ufficio la depenalizzazione del danneggiamento semplice. Poiché l'atto privo di aggravanti non costituisce più reato penale, la Cassazione ha annullato la condanna per tale capo d'imputazione senza rinvio. La Corte ha quindi rinviato gli atti alla Corte d'Appello esclusivamente per rideterminare la pena relativa al reato residuo, la cui responsabilità è divenuta irrevocabile.
Continua »
Tentata invasione di edifici per conto terzi: è reato
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un individuo condannato per tentata invasione di edifici e danneggiamento. L'imputato sosteneva l'assenza del dolo, affermando di aver agito per consentire l'occupazione dell'immobile a un amico e non per uso proprio. I giudici supremi hanno ribadito che la tentata invasione di edifici punisce chiunque compia atti idonei a occupare lo stabile, a prescindere dal fatto che l'immobile sia destinato a sé o a terzi. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di danneggiamento: ricorso inammissibile e condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale inflitta a un imputato per il reato di danneggiamento. L'interessato ha proposto ricorso lamentando violazioni di legge e vizi di motivazione nella sentenza di secondo grado. Il ricorrente mirava a ottenere una nuova valutazione delle prove già esaminate dai giudici dei gradi precedenti. I giudici Supremi hanno ribadito che la Cassazione non costituisce un terzo grado di giudizio in cui discutere nuovamente i fatti. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato l'imputato alle spese legali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Prescrizione e ricorso inammissibile: la Cassazione decide
Il Tribunale condannava L'Imputato per il reato di danneggiamento. La Corte di Appello dichiarava inammissibile l'impugnazione presentata dal condannato. L'Imputato proponeva quindi ricorso per Cassazione, lamentando la mancata declaratoria di estinzione del reato per prescrizione. I Supremi Giudici hanno respinto la tesi difensiva. La Corte ha ribadito che il binomio tra prescrizione e ricorso inammissibile preclude qualsiasi valutazione di merito. L'invalidità dell'impugnazione paralizza infatti i poteri decisori del giudice sin dalla sua origine, rendendo definitiva la decisione precedente. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha condannato L'Imputato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Furto d’uso e auto contro il muro: scatta la condanna
Un passeggero approfitta della breve sosta del proprietario dell'auto per mettersi alla guida del veicolo senza permesso e finisce contro un muro pochi metri dopo. I giudici di merito qualificano la condotta come furto d'uso. L'autore dell'azione impugna la condanna in Cassazione sostenendo di dover rispondere solo di danneggiamento, data la mancata restituzione del mezzo integro. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, confermando che l'illegittimo impossessamento della vettura integra a tutti gli effetti il delitto contestato. Il ricorrente deve pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Danneggiamento aggravato: condanna per i danni nell’alloggio SPRAR
Un uomo ha distrutto lo specchio di un mobile e gli infissi dell'alloggio comunale in cui era ospitato per un progetto di accoglienza per richiedenti asilo gestito da una cooperativa. La difesa ha sostenuto l'assenza del danneggiamento aggravato poiché l'immobile era amministrato da privati e non dallo Stato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che la natura di stabilimento pubblico dipende dalla funzione di interesse generale svolta, ossia l'accoglienza, a prescindere dalla gestione privata dell'immobile.
Continua »
Riconoscimento dell’imputato: colpevolezza e pena
La vicenda nasce dall'aggressione ai danni di due venditori ambulanti, colpiti con calci, pugni e un'asta di ferro. Una delle vittime ha denunciato il titolare di una bancarella vicina, riconoscendolo con certezza. I giudici di merito hanno condannato l'aggressore sia per le lesioni sia per il danneggiamento della merce. La Corte di Cassazione ha confermato la piena validità probatoria del riconoscimento dell'imputato da parte della persona offesa, senza necessità di formali confronti all'americana. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno accolto il ricorso sul calcolo della pena. Il giudice di merito ha infatti punito l'uomo anche per il danneggiamento, reato contestato esclusivamente al suo complice. La responsabilità per lesioni è definitiva, mentre la pena dovrà essere ricalcolata in appello.
Continua »
Violenza sui creditori: scatta il reato di calunnia
Due collaboratori si recano presso l'abitazione del debitore per richiedere il pagamento di compensi lavorativi arretrati. Il debitore e il figlio aggrediscono fisicamente i due creditori, inseguono la loro vettura, provocano un incidente e picchiano uno dei malcapitati. All'arrivo delle Forze dell'Ordine, l'aggressore accusa falsamente le vittime di tentato furto in abitazione per mascherare le proprie violenze. I giudici confermano la condanna dell'aggressore per lesioni personali, violenza privata, danneggiamento e reato di calunnia. La Corte di Cassazione respinge l'impugnazione, giudica inammissibile il ricorso e condanna il colpevole alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Capacità di intendere e di volere: il trauma non scusa il danno
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale inflitta a un uomo per il danneggiamento di beni pubblici esposti alla pubblica fede. La difesa sosteneva che la capacità di intendere e di volere dell'autore fosse fortemente scemata al momento del reato a causa di un recente evento traumatico subito. I giudici di legittimità hanno respinto tale tesi, chiarendo che un semplice trauma emotivo o psicologico non equivale automaticamente a un'infermità mentale penalmente rilevante. Senza una patologia clinicamente riscontrabile, l'imputato risponde pienamente della propria condotta delittuosa.
Continua »
Reato di estorsione o farsi giustizia: i limiti del proprietario
Un proprietario di casa pretendeva il pagamento dei canoni arretrati e l'immediato rilascio dell'immobile locato. L'uomo ha usato minacce e violenze gravi contro l'inquilino. La Corte d'Appello ha distinto due diverse condotte. La richiesta dei canoni costituisce esercizio arbitrario delle proprie ragioni, perché il credito era legalmente esigibile. Al contrario, la pretesa di cacciare subito l'inquilino integra il reato di estorsione tentata. Il contratto verbale in corso impediva infatti lo sgombero immediato senza un provvedimento del giudice. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente questa impostazione, dichiarando il ricorso del proprietario inammissibile e ribadendo la gravità della condotta di sopraffazione.
Continua »
Danneggiamento con violenza alla persona: la querela non serve
L'Imputato danneggiava beni altrui e costringeva La Persona Offesa ad allontanarsi mediante minacce fisiche e verbali. I giudici di merito accertavano la responsabilità penale, riconoscendo però la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. L'Imputato ricorreva comunque per Cassazione, sostenendo che la querela fosse stata rimessa e contestando la sussistenza della violenza. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il danneggiamento con violenza alla persona è infatti un reato procedibile d'ufficio, rendendo irrilevante qualsiasi accordo o remissione privata. Inoltre, la Cassazione non può riesaminare le prove orali o ricostruire i fatti storici. L'Imputato perde definitivamente la causa ed è condannato al pagamento delle spese legali e di cinquemila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Inammissibilità del ricorso penale tra forma e condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna nei confronti di un individuo accusato dei reati di lesioni personali e danneggiamento. L'imputato aveva impugnato la sentenza emessa dalla Corte di Appello sostenendo che il dispositivo della pronuncia fosse nullo per la presunta mancanza degli estremi identificativi della condanna. I giudici di legittimità hanno giudicato infondato il motivo di reclamo, rilevando che il documento riportava con esattezza le generalità dell'accusato e i riferimenti della pronuncia impugnata. Questa valutazione ha condotto alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso penale. La decisione ha comportato per il ricorrente la condanna al pagamento di tutte le spese del giudizio e al versamento di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Lesioni aggravate in concorso: Cassazione conferma la condanna
Due imputati hanno subito una condanna per il reato di lesioni aggravate in concorso e danneggiamento, con aggravamento della pena per recidiva a carico di uno dei soggetti. La Corte di Appello ha confermato integralmente la responsabilità penale stabilita nel primo grado di giudizio. Gli imputati hanno quindi proposto ricorso per Cassazione lamentando difetti di logicità e coerenza nella motivazione della sentenza. I giudici supremi hanno dichiarato inammissibile l'impugnazione perché fondata su motivi generici e ripetitivi, finalizzati esclusivamente a ottenere una nuova valutazione delle prove nel merito, attività vietata davanti alla Suprema Corte. I ricorrenti hanno ricevuto la condanna definitiva, con l'obbligo di pagare le spese processuali e di versare una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Ricorso per cassazione inammissibile tra accuse e conferme
La Corte d'Appello ha confermato la condanna penale e civile a carico dell'Imputato per i delitti di minaccia, lesioni personali e danneggiamento in concorso. L'Imputato ha presentato impugnazione contestando un presunto errore nell'individuazione dei capi di imputazione e censurando la logicità della motivazione con doglianze generiche. I Giudici di legittimità hanno respinto le difese, evidenziando che il testo della sentenza d'appello definisce chiaramente i fatti contestati e che la Corte non può compiere una nuova valutazione delle prove. Riscontrata la totale genericità delle censure, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso per cassazione inammissibile, confermando in via definitiva la condanna e condannando il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Sperona i carabinieri per fuggire: c’è resistenza a pubblico ufficiale
Il Conducente dell'autovettura tenta la fuga speronando violentemente un'auto dei carabinieri durante un controllo su strada. All'interno del veicolo le forze dell'ordine rinvengono attrezzi da scasso e dispositivi per intercettare le frequenze radio di servizio. I giudici di merito condannano l'uomo per resistenza a pubblico ufficiale, danneggiamento, possesso ingiustificato di chiavi alterate e installazione di apparecchiature per intercettazione. L'imputato presenta ricorso per cassazione sostenendo l'assenza di prove sulla sua piena consapevolezza del materiale illecito a bordo. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile e manifestamente infondato, confermando che la violenta manovra di speronamento alla guida dimostra pienamente la volontà colpevole e la perfetta conoscenza degli arnesi illeciti trasportati.
Continua »
Occupazione abusiva di immobili tra prescrizione e condanna
La Corte di Cassazione ha esaminato la vicenda di un uomo condannato per danneggiamento aggravato e invasione di edificio. L'imputato aveva partecipato all'effrazione di catena e lucchetto di un portone e alla successiva occupazione abusiva di immobili, stazionando presso un banchetto informativo. La Suprema Corte ha dichiarato estinto per prescrizione il reato di danneggiamento, commesso nel 2012. Al contrario, i giudici hanno confermato la penale responsabilità per l'occupazione dell'edificio. Trattandosi di un reato permanente cessato solo con lo sgombero forzato nel 2015, il relativo termine di prescrizione non era ancora decorso. La Corte ha quindi disposto la trasmissione degli atti alla Corte di Appello per rideterminare la pena complessiva.
Continua »
Reato di danneggiamento: ricorso vago e condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un imputato per il reato di danneggiamento. I giudici di merito avevano accertato la responsabilità penale dell'uomo nei primi due gradi di giudizio. L'imputato ha proposto ricorso denunciando presunte carenze motivazionali della sentenza di appello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile perché generico e privo di una reale critica alle motivazioni dei giudici precedenti. La difesa si è limitata a richiedere una diversa lettura delle prove senza contestare punti specifici. L'imputato deve quindi scontare la condanna definitiva, pagare le spese processuali e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Arresto in quasi flagranza valido anche con inseguimento privato
Un cittadino ha sorpreso due individui mentre danneggiavano auto in sosta tagliando gli pneumatici. Il testimone ha contattato le forze dell'ordine e ha pedinato i responsabili senza perderli di vista fino all'arrivo degli agenti, che hanno proceduto al fermo. Il giudice di merito non ha convalidato la misura, ritenendo assente la pericolosità sociale e lo stato di flagranza diretta. Il Pubblico Ministero ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione. I giudici di legittimità hanno accolto il ricorso, stabilendo la piena legittimità dell'arresto in quasi flagranza. La Corte ha chiarito che il pedinamento ininterrotto da parte del privato costituisce un valido inseguimento e che la gravità del fatto giustifica la misura anche per soggetti incensurati.
Continua »
Lesioni personali volontarie: condanna e sanzione confermate
La Corte d'Appello confermava la condanna nei confronti di un individuo per i reati di lesioni personali volontarie e danneggiamento, disponendo anche il risarcimento del danno e una provvisionale a favore della persona offesa. Il responsabile impugnava il verdetto davanti alla Corte di Cassazione lamentando vizi di motivazione, mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e contestando la sussistenza dell'aggravante. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. L'impugnazione riproponeva censure di mero fatto già esaminate e respinte nei precedenti gradi di giudizio, senza una reale critica alle motivazioni della sentenza. La Suprema Corte ha pertanto confermato la responsabilità penale e civile del colpevole, condannandolo anche al pagamento delle spese legali e a una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Danneggiamento aggravato: ricorso respinto e sanzione
La Corte di Cassazione ha esaminato la condanna inflitta a un imputato per il reato di danneggiamento aggravato. Il ricorrente contestava la ricostruzione dei fatti e la motivazione della sentenza di secondo grado. I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi di ricorso riproducevano le medesime critiche già respinte dalla Corte territoriale. Le prove raccolte dimostrano in modo logico e univoco la colpevolezza del soggetto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato l'imputato alle spese legali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »