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Art. 635 Codice Penale — Anno 2022

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Altri anni per Art. 635 Codice Penale

Reato di devastazione allo stadio: due condanne e un annullamento
Durante gli scontri in uno stadio, tre tifosi venivano condannati per il reato di devastazione aggravata. Due imputati contestavano la qualificazione giuridica, chiedendo la derubricazione in semplice danneggiamento. Un terzo imputato eccepiva la nullità della condanna per non aver mai ricevuto la formale contestazione del reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi dei primi due tifosi, confermando che il reato di devastazione non richiede la distruzione totale ma la lesione dell'ordine pubblico tramite violenze diffuse. Ha invece accolto il ricorso del terzo imputato, annullando senza rinvio la sua condanna poiché pronunciata per un fatto mai formalmente contestatogli, violando il diritto di difesa.
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Attenuanti generiche: la giovane età non evita la condanna
L'Imputato, condannato per il reato di danneggiamento, ha proposto ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche, basando la richiesta principalmente sulla propria giovane età e sulla scelta processuale effettuata. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna e stabilendo che la giovane età non costituisce un motivo automatico per la concessione dello sconto di pena. Per ottenere le attenuanti generiche, è infatti necessario dimostrare che la giovinezza abbia concretamente inciso sulla maturità del soggetto e sulla sua capacità di comprendere il disvalore della propria condotta.
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Danneggiamento aggravato: ricorso inutile se la pena è ridotta
Un detenuto è stato condannato per il reato di danneggiamento aggravato per aver rotto le finestre della casa circondariale in cui era ristretto. La Corte d'Appello ha ridotto la pena applicando un criterio di calcolo favorevole. Il detenuto ha proposto ricorso in Cassazione contestando la responsabilità, la recidiva e il diniego delle attenuanti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la Cassazione non può rivalutare i fatti già accertati nei precedenti gradi di giudizio. Inoltre, il ricorrente non ha interesse a contestare la misura della pena, poiché i giudici di secondo grado hanno applicato per errore un calcolo a lui favorevole. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Polizia vicina, auto colpita: c’è esposizione alla pubblica fede
Un uomo ha danneggiato l'auto della vittima parcheggiata in un cortile, nonostante la presenza temporanea delle forze dell'ordine sul posto per un altro controllo. Condannato nei primi gradi per danneggiamento aggravato, l'uomo ha proposto ricorso sostenendo che la presenza della polizia escludesse l'aggravante dell'esposizione alla pubblica fede. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna a sei mesi e venti giorni di reclusione. I giudici hanno chiarito che l'esposizione alla pubblica fede viene meno solo in caso di sorveglianza continua, diretta e specifica sul bene. Una vigilanza generica o saltuaria non basta a proteggere l'auto, che resta quindi esposta alla fede pubblica. Il ricorrente è stato anche condannato a pagare tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Testimonianza della persona offesa: condanna senza testimoni
Un uomo è stato condannato per percosse e danneggiamento aggravato ai danni del padre. La difesa ha impugnato la condanna contestando la credibilità del genitore e segnalando presunte contraddizioni sulla dinamica dell'aggressione e sui danni all'auto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che la testimonianza della persona offesa può da sola fondare la colpevolezza dell'imputato, purché sia sottoposta a un controllo rigoroso di attendibilità intrinseca e coerenza. Poiché i giudici di merito hanno ampiamente motivato la credibilità del padre, escludendo che potesse aggredire il figlio vista l'età avanzata, la Cassazione non può rivalutare i fatti. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Sospensione condizionale della pena: cancellati gli obblighi
L'Imputata subisce una condanna per occupazione abusiva e danneggiamento di un immobile. Il giudice di primo grado concede la sospensione condizionale della pena, ma la subordina al ripristino della porta danneggiata e a lavori socialmente utili. Successivamente, la Corte d'Appello dichiara prescritto il reato di danneggiamento, ma mantiene intatta la condizione per la sospensione della pena. L'Imputata ricorre in Cassazione. La Suprema Corte accoglie il ricorso. I giudici stabiliscono che l'estinzione del reato principale di danneggiamento fa venir meno anche la condizione collegata alla sospensione condizionale della pena. Di conseguenza, la Cassazione elimina definitivamente l'obbligo di ripristino e i lavori di pubblica utilità, confermando la condanna solo per l'occupazione abusiva senza alcuna condizione restrittiva.
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Pascolo abusivo in riserva naturale: condanna definitiva
Tre allevatori sono stati condannati per aver introdotto e abbandonato il proprio bestiame all'interno di un'area protetta comunale, causando il danneggiamento della flora locale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati dalla difesa, confermando la responsabilità penale degli imputati. I giudici hanno chiarito che un piccolo intervento chirurgico non costituisce un legittimo impedimento assoluto per l'udienza. Inoltre, la Cassazione ha escluso l'applicazione della particolare tenuità del fatto e delle attenuanti generiche a causa dei precedenti penali degli imputati e delle precedenti diffide ricevute. Questa sentenza ribadisce la gravità del pascolo abusivo in riserva naturale e l'importanza di tutelare le aree protette da condotte illecite ripetute nel tempo.
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Danneggiamento aggravato: rompere il lavandino in cella è reato
Un detenuto è stato condannato per il danneggiamento di un lavandino all'interno della cella di un istituto penitenziario. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che, a seguito della riforma del 2016, il fatto non costituisse più reato in assenza di violenza o minaccia. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che il lavandino del carcere costituisce una pertinenza di un ufficio pubblico. Di conseguenza, si configura l'ipotesi di danneggiamento aggravato, reato che mantiene intatta la sua rilevanza penale anche dopo la riforma, essendovi piena continuità normativa tra la vecchia e la nuova disciplina. Il ricorrente è stato inoltre condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Revoca della condanna: la Cassazione frena l’errore del cittadino
Il Condannato ha presentato direttamente alla Corte di Cassazione un'istanza di revoca della condanna per il reato di danneggiamento, a seguito della depenalizzazione della condotta. La Suprema Corte ha rilevato la propria incompetenza funzionale a decidere sulla richiesta. Secondo le norme procedurali, la competenza spetta esclusivamente al giudice dell'esecuzione, individuato nel tribunale che ha emesso la sentenza di merito. Di conseguenza, i giudici di legittimità hanno disposto la trasmissione degli atti al Tribunale di Ancona affinché si pronunci sull'istanza del cittadino.
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Reato di danneggiamento: incastrato dai video, perde il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di danneggiamento di un'autovettura. L'imputato era stato ripreso dalle telecamere mentre si avvicinava al veicolo della vittima. La difesa ha contestato la valutazione delle prove e la determinazione della pena, sostenendo un travisamento dei fatti. La Suprema Corte ha chiarito che, in presenza di una doppia conforme di condanna, non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti se la motivazione dei giudici di merito è logica e coerente. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto, confermando la responsabilità penale dell'uomo per il reato di danneggiamento e condannandolo anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di danneggiamento: spruzzino o disastro ambientale?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da una cittadina contro la condanna per il reato di danneggiamento. L'imputata sosteneva che i giudici di merito avessero confuso l'uso di un semplice spruzzino da cucina con un grave disastro ambientale causato da idrocarburi. Tuttavia, la Suprema Corte ha rilevato che il ricorso non contestava in modo specifico le motivazioni della sentenza d'appello, limitandosi a contestazioni generiche e di fatto. Di conseguenza, la condanna per il reato di danneggiamento è stata confermata, e la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende.
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Violazione di domicilio: ricorso inutile e condanna raddoppiata
Quattro donne sono state condannate per i reati di violazione di domicilio, danneggiamento e violenza privata. Due di loro hanno contestato il riconoscimento della recidiva, mentre le altre due hanno impugnato le condizioni imposte per ottenere la sospensione condizionale della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi, evidenziando che i motivi presentati erano generici e si limitavano a ripetere le stesse contestazioni già respinte nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato le condanne e ha sanzionato le ricorrenti con il pagamento delle spese processuali e di una somma pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Stato di alterazione volontario: la Cassazione nega sconti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, condannato per i reati di resistenza a pubblico ufficiale, lesioni e danneggiamento aggravato. La difesa sosteneva l'assenza di dolo a causa di uno stato di alterazione psicofisica. I giudici hanno chiarito che lo stato di alterazione volontario non esclude l'imputabilità né cancella il dolo. La condotta violenta e mirata contro le forze dell'ordine dimostra la piena consapevolezza dell'azione. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna, la recidiva e il diniego delle attenuanti generiche, condannando il ricorrente anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Accesso abusivo a sistema informatico: condannato l’ex partner
Un uomo è stato condannato per danneggiamento e accesso abusivo a sistema informatico per aver colpito con una piccozza l'auto della ex compagna e aver cancellato tutti i suoi dati di lavoro dal cloud, conoscendone la password. La Corte d'Appello ha confermato la responsabilità penale, dichiarando prescritta solo una contravvenzione minore. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando vizi di motivazione in modo generico. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per mancanza di specificità, poiché riproponeva le stesse difese già respinte nei precedenti gradi senza contestare le prove concrete, come i video di sorveglianza e la querela. Di conseguenza, l'uomo perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato di danneggiamento: la parola dei testimoni batte la difesa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un uomo accusato del reato di danneggiamento. Due dipendenti comunali, in qualità di pubblici ufficiali, avevano assistito ai fatti e descritto l'autore alle forze dell'ordine, che lo hanno subito identificato. La difesa ha contestato l'identificazione e ha richiesto le attenuanti generiche, lamentando anche il decorso del tempo per la prescrizione. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile. L'identificazione da parte dei pubblici ufficiali è considerata prova solida e coerente. Inoltre, la Cassazione ha chiarito che un ricorso inammissibile non fa decorrere i termini di prescrizione del reato, poiché non avvia un valido processo di impugnazione. L'imputato perde definitivamente la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Danneggiamento con violenza alla persona: no alla non punibilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di danneggiamento. L'imputato invocava l'applicazione della causa di non punibilità prevista per i reati patrimoniali commessi contro i familiari. Tuttavia, i giudici hanno confermato che l'esimente non si applica in caso di danneggiamento con violenza alla persona. Le prove raccolte, tra cui testimonianze e certificati medici, hanno dimostrato che gli atti di danneggiamento erano accompagnati da condotte violente. Di conseguenza, la Cassazione ha respinto il ricorso e condannato il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Danneggiamento: esclusa la particolare tenuità del fatto tardiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di danneggiamento. L'imputato lamentava la mancata prescrizione dei reati e la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici hanno chiarito che la prescrizione non era ancora decorsa al momento della decisione. Inoltre, la richiesta di applicare la particolare tenuità del fatto è stata ritenuta tardiva, in quanto non proposta in appello, e generica, poiché la gravità del danno era già stata accertata nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Determinazione della pena: ricorso respinto per sanzione congrua
L'Imputato è stato condannato per il reato di danneggiamento. Ha proposto ricorso in Cassazione lamentando un vizio di motivazione relativo alla determinazione della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito. Una motivazione dettagliata è necessaria solo se la sanzione supera di molto la media edittale. Negli altri casi, bastano formule sintetiche come 'pena congrua' o il richiamo alla gravità del fatto. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Danneggiamento aggravato: inchiodato dal video perde il ricorso
Un uomo è stato condannato per il reato di danneggiamento aggravato continuato per aver squarciato lo pneumatico di un'auto. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la propria identificazione tramite un filmato e lamentando la mancanza di una perizia tecnica sulla gomma danneggiata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la Cassazione non può riesaminare i fatti o rivalutare le prove già logicamente analizzate nei precedenti gradi di giudizio. Il quadro indiziario, basato sulle dichiarazioni della vittima e di un testimone, è stato ritenuto solido e coerente. L'imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Danneggiamento aggravato: rompere il portone costa caro
Un uomo è stato condannato per il reato di danneggiamento aggravato dopo aver frantumato il pannello del portone d'ingresso di un condominio vicino alla serratura, nel tentativo di entrare abusivamente. L'imputato ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo che non vi fosse un vero danno strutturale e chiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che rompere il portone compromette la sua funzione di sicurezza e protezione dagli estranei. Inoltre, l'intenzione di violare la proprietà altrui esclude la particolare tenuità del fatto. L'imputato perde definitivamente la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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