LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 628 Codice Penale — Sezione Seconda Penale

Pagina 38 di 40

Altri anni per Art. 628 Codice Penale

Rapina del cellulare: la Cassazione conferma la condanna
Un uomo è stato condannato per il reato di rapina per aver sottratto con violenza il cellulare a una donna. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che si trattasse di una semplice appropriazione di un oggetto smarrito e contestando la credibilità della persona offesa, della quale chiedeva l'acquisizione del certificato penale poiché detenuta. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la valutazione sulla credibilità della vittima spetta al giudice di merito e che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità. Inoltre, la richiesta di acquisire il casellario giudiziale della vittima non costituisce una prova idonea a giustificare la riapertura del dibattimento in appello. L'imputato perde la causa e viene condannato alle spese e al pagamento di tremila euro.
Continua »
Rapina impropria: condannata anche la complice che non minaccia
Due donne rubano dei profumi in un negozio. Una di loro viene scoperta dal sistema antitaccheggio, mentre l'altra riesce a uscire con la refurtiva. Fuori dal negozio, la complice minaccia l'addetto alla sicurezza per fuggire, mentre la prima donna assiste senza opporsi e chiede di non chiamare la polizia. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per entrambe. Il fatto costituisce una rapina impropria consumata e non un semplice tentativo di furto. Anche chi non pronuncia direttamente le minacce risponde del reato se fornisce un contributo morale o materiale alla fuga, dimostrando una previa intesa criminosa.
Continua »
Estorsione aggravata: furgone restituito ma la pena scende
Un uomo è stato condannato per il reato di estorsione aggravata, noto come "cavallo di ritorno", per aver preteso trecento euro per restituire un furgone rubato. La Corte d'Appello aveva confermato la condanna applicando l'aggravante delle "più persone riunite", nonostante l'assoluzione dei presunti complici. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso dell'imputato. I giudici hanno stabilito che la semplice presenza sul posto di soggetti poi assolti non basta a configurare l'aggravante. Per applicare l'aumento di pena, la vittima deve percepire che la minaccia provenga da un gruppo, aumentando la forza intimidatoria. La Cassazione ha quindi annullato la sentenza limitatamente all'aggravante, rinviando alla Corte d'Appello per ricalcolare la pena al ribasso.
Continua »
Concorso in rapina aggravata: condannati i complici senza bottino
Due soggetti sono stati condannati per concorso in rapina aggravata. Mentre un coimputato sottraeva materialmente il portafoglio alla vittima, i due ricorrenti la minacciavano con bottiglie di vetro rotte per garantire la fuga e il possesso della refurtiva. La difesa sosteneva l'estraneità dei due, evidenziando che non erano scappati subito e che non erano stati trovati frammenti di vetro o denaro addosso a loro. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che la ricostruzione dei fatti spetta ai giudici di merito e che la testimonianza della vittima è attendibile e riscontrata. Inoltre, l'intervento attivo con minacce esclude la partecipazione di minima importanza, avendo consentito di mantenere il possesso del bottino.
Continua »
Rapina aggravata: quando il numero dei complici raddoppia la pena
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per rapina aggravata, porto abusivo d'arma e ricettazione a carico di un soggetto che aveva partecipato a un colpo sbarrando la strada alla vittima. La difesa contestava l'applicazione simultanea di due aggravanti: quella speciale delle persone riunite e quella comune del concorso di cinque o più persone. I giudici hanno rigettato il ricorso, stabilendo che le due aggravanti possono coesistere. L'aggravante speciale punisce la maggiore forza intimidatrice della compresenza fisica sul luogo del delitto, mentre l'aggravante comune sanziona la pericolosità organizzativa del gruppo numeroso, a prescindere dalla presenza fisica di tutti i complici durante l'azione.
Continua »
Rapina aggravata: la minaccia in due vale più del bottino
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per rapina aggravata ai danni di un edicolante. L'imputato aveva compiuto due rapine a distanza di un'ora: nella seconda era spalleggiato da un complice. La difesa contestava l'aggravante delle persone riunite e il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità. I giudici hanno chiarito che per l'aggravante basta la presenza percepibile del complice che rafforza la minaccia. Inoltre, l'attenuante della speciale tenuità non si applica solo in base al valore economico sottratto (360 euro e biglietti della lotteria), ma richiede la valutazione del turbamento psicologico della vittima, trattandosi di un reato che lede sia il patrimonio sia la libertà personale.
Continua »
Tentata rapina aggravata: la reazione della vittima non salva il ladro
Un uomo ha tentato di rapinare un esercizio commerciale, ma la vittima ha attivato l'antifurto nebbiogeno mettendolo in fuga. I giudici di merito hanno condannato l'aggressore per tentata rapina aggravata, applicando l'aggravante di aver ostacolato la privata difesa a causa dello spazio ristretto del locale. L'aggressore ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che la pronta reazione della vittima dimostrasse l'assenza di ostacoli alla difesa. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'aggravante sussiste quando le circostanze rendono la difesa più difficile, anche se non la impediscono del tutto. La reazione efficace della vittima non esclude quindi la gravità della condotta.
Continua »
Individuazione fotografica senza delega: la condanna è valida
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per rapina e altri reati. L'imputato contestava l'utilizzo delle immagini di videosorveglianza e l'individuazione fotografica effettuata dalla polizia giudiziaria senza delega del pubblico ministero. La Suprema Corte ha chiarito che, nel giudizio abbreviato, tutti gli atti contenuti nel fascicolo delle indagini sono pienamente utilizzabili. L'individuazione fotografica, anche se compiuta di iniziativa dalla polizia, rientra tra gli atti atipici legittimi e validi per fondare la condanna. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Autosufficienza del ricorso: confermata la condanna per rapina
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un cittadino straniero condannato per rapina aggravata, tentata violenza privata, lesioni e porto di armi improprie. La difesa contestava l'attendibilità delle vittime e la ricostruzione dei fatti, ma la Suprema Corte ha dichiarato inammissibili tali motivi. I giudici hanno chiarito che il principio di autosufficienza del ricorso si applica anche nel processo penale: il ricorrente ha l'onere di allegare o trascrivere integralmente gli atti che assume essere stati travisati, non potendo chiedere alla Cassazione una nuova valutazione delle prove. È stato inoltre ritenuto corretto il calcolo della pena per la continuazione dei reati. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Assalto in banca con blocco stradale: è rapina impropria
Un gruppo di malviventi ha assaltato una banca bloccando le strade circostanti con numerosi veicoli posizionati strategicamente. Questa blindatura ha impedito il pronto intervento delle forze dell'ordine, facilitando la fuga dei colpevoli. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dei ricorrenti, rigettando la tesi difensiva secondo cui si trattasse di un semplice furto. La Suprema Corte ha stabilito che ostruire le vie d'accesso per ritardare l'arrivo della polizia configura il reato di rapina impropria. Il posizionamento preventivo dei mezzi costituisce infatti una forma di violenza impropria, in quanto coarta la libertà di azione delle forze dell'ordine per garantire l'impunità dei colpevoli. Di conseguenza, tutti i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili, con condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: la fuga folle ferma l’incensurato
Un uomo, dopo un furto in abitazione, ha speronato una pattuglia della polizia e causato un grave incidente stradale nel tentativo di fuggire a bordo di un'auto con targa falsa. Il Giudice per le indagini preliminari ha disposto la custodia cautelare in carcere per rapina impropria e resistenza a pubblico ufficiale. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimita della misura cautelare, dichiarando inammissibile il ricorso della difesa. I giudici hanno stabilito che la gravita delle modalita del fatto, la pericolosita del comportamento e l'assenza di una fissa dimora giustificano pienamente la custodia cautelare in carcere, in quanto sussistono concreti pericoli di fuga e di reiterazione del reato, non superabili con misure meno afflittive o semplici offerte risarcitorie.
Continua »
Rapina e gravi indizi di colpevolezza: confermato il carcere
Un giovane indagato per rapina aggravata e lesioni personali ha impugnato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. La difesa sosteneva l'assenza di gravi indizi di colpevolezza, contestando l'attendibilità della vittima e il riconoscimento dell'aggressore. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il ricorso per cassazione non può richiedere una nuova valutazione dei fatti già esaminati nel merito. Nel caso specifico, la decisione del Tribunale era ampiamente motivata da elementi solidi: l'intervento immediato della polizia durante l'aggressione, il riconoscimento diretto da parte della vittima e le testimonianze coerenti. Di conseguenza, la misura cautelare in carcere è stata confermata.
Continua »
Rapina impropria: rubare e aggredire il vigilante costa caro
Tre persone sono state condannate per il reato di rapina impropria dopo aver sottratto merce dai banchi di un supermercato, superato le casse senza pagare e aggredito l'addetto alla sicurezza per assicurarsi la fuga. La difesa sosteneva che il reato fosse solo tentato, poiché i soggetti erano stati costantemente monitorati dal vigilante. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi, dichiarandoli inammissibili. I giudici hanno chiarito che, per la consumazione della rapina impropria, è sufficiente la sottrazione della merce (avvenuta superando le casse), a nulla rilevando il costante controllo visivo della sicurezza. Inoltre, l'attenuante del danno di speciale tenuità è stata negata a causa delle lesioni fisiche riportate dal vigilante, trattandosi di un reato plurioffensivo che tutela anche l'integrità fisica delle persone.
Continua »
Tentata estorsione aggravata: subappalti forzati invece del pizzo
Un imprenditore edile riceve pressioni da un esponente di spicco della criminalità organizzata per "mettersi a posto" riguardo ai lavori di un appalto stradale. Pochi giorni dopo, due soggetti si presentano pretendendo l'affidamento di subappalti e forniture per le proprie ditte, consegnando persino le visure camerali. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dei due complici per il reato di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. I giudici hanno ribadito che la minaccia estorsiva può essere implicita o "silente" quando il contesto evoca l'azione di un clan organizzato. Inoltre, le dichiarazioni della vittima sono state ritenute pienamente attendibili grazie ai riscontri oggettivi forniti dai documenti delle ditte. I ricorsi degli imputati sono stati rigettati.
Continua »
Rapina aggravata: le intercettazioni blindano la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di rapina aggravata. La difesa contestava la ricostruzione dei fatti basata su intercettazioni ambientali in auto e il calcolo della pena per la presenza di più aggravanti. I giudici di legittimità hanno chiarito che la Cassazione non può rivalutare le prove se la motivazione d'appello è logica e coerente. Inoltre, la Suprema Corte ha stabilito che non si possono sollevare per la prima volta in cassazione questioni giuridiche non proposte nei motivi di appello, a causa del principio di interruzione della catena devolutiva. La condanna è quindi diventata definitiva.
Continua »
Giudizio di legittimità: prove blindate e condanna definitiva
L'Imputato, condannato in appello per alcune rapine, ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione contestando la ricostruzione dei fatti, l'attendibilità dei testimoni e l'esito dei riconoscimenti fotografici. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il giudizio di legittimità non consente di riesaminare le prove o proporre una ricostruzione alternativa dei fatti se la sentenza impugnata è motivata in modo logico e coerente. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Da scippo a rapina impropria: quando la fuga diventa violenta
Un uomo, dopo aver strappato dalle mani della vittima alcuni orologi di valore, fuggiva a bordo di un'auto ad alta velocità. Durante la fuga, per assicurarsi la refurtiva e l'impunità, i complici aprivano lo sportello dell'auto provocando la rovinosa caduta della vittima che tentava di fermarli. Il Tribunale applicava la pena su richiesta per rapina impropria. L'imputato ricorreva in Cassazione chiedendo la riqualificazione del fatto in furto con strappo. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Nel patteggiamento, il ricorso per cassazione sulla qualificazione giuridica è ammesso solo per errore manifesto. Nel caso specifico, l'uso della violenza subito dopo la sottrazione configura correttamente il reato di rapina impropria e non di furto con strappo.
Continua »
Reato di rapina: strappare l’orologio con forza non è scippo
Un uomo è stato condannato per il reato di rapina pluriaggravata dopo aver strappato con violenza un orologio di valore dal polso di un turista. La difesa ha chiesto la riqualificazione del fatto in furto, sostenendo che l'orologio fosse stato sfilato senza violenza fisica. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno evidenziato che l'imputato ha esercitato una pressione fisica sul polso della vittima, causandogli lacerazioni documentate dalle foto e vincendo la sua resistenza con una torsione. Tale condotta integra pienamente la violenza richiesta per il reato di rapina. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Concordato in appello: no al ricorso dopo l’accordo sulla pena
Il Condannato, accusato di rapina aggravata e porto di coltello, ha concordato la pena di cinque anni di reclusione e mille euro di multa davanti alla Corte d'appello tramite lo strumento del concordato in appello. Successivamente, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancanza di motivazione della sentenza. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'accordo sulla pena comporta la rinuncia a qualsiasi altro motivo di impugnazione. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Furto in abitazione: la Cassazione nega sconti ai recidivi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due soggetti condannati per rapina e furto in abitazione. I ricorrenti contestavano la valutazione delle prove e il mancato riconoscimento del vincolo della continuazione con precedenti condanne. La Suprema Corte ha chiarito che il giudizio di legittimità non può trasformarsi in un terzo grado di merito per rivalutare i fatti. Inoltre, ha confermato il diniego della continuazione a causa della sistematica dedizione al crimine dei soggetti, evidenziata dai numerosi precedenti penali e dall'assenza di qualsiasi reale resipiscenza. Di conseguenza, i ricorsi sono stati rigettati con condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
Continua »