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Art. 628 Codice Penale — Anno 2023

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Altri anni per Art. 628 Codice Penale

Da scippo a rapina impropria: quando la fuga diventa violenta
Un uomo, dopo aver strappato dalle mani della vittima alcuni orologi di valore, fuggiva a bordo di un'auto ad alta velocità. Durante la fuga, per assicurarsi la refurtiva e l'impunità, i complici aprivano lo sportello dell'auto provocando la rovinosa caduta della vittima che tentava di fermarli. Il Tribunale applicava la pena su richiesta per rapina impropria. L'imputato ricorreva in Cassazione chiedendo la riqualificazione del fatto in furto con strappo. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Nel patteggiamento, il ricorso per cassazione sulla qualificazione giuridica è ammesso solo per errore manifesto. Nel caso specifico, l'uso della violenza subito dopo la sottrazione configura correttamente il reato di rapina impropria e non di furto con strappo.
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Reato di rapina: strappare l’orologio con forza non è scippo
Un uomo è stato condannato per il reato di rapina pluriaggravata dopo aver strappato con violenza un orologio di valore dal polso di un turista. La difesa ha chiesto la riqualificazione del fatto in furto, sostenendo che l'orologio fosse stato sfilato senza violenza fisica. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno evidenziato che l'imputato ha esercitato una pressione fisica sul polso della vittima, causandogli lacerazioni documentate dalle foto e vincendo la sua resistenza con una torsione. Tale condotta integra pienamente la violenza richiesta per il reato di rapina. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Ricorso contro patteggiamento: i limiti della Cassazione
L'Imputato, dopo aver concordato l'applicazione della pena (patteggiamento) per i reati di furto e rapina, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando un vizio di motivazione sulla sua responsabilità penale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro patteggiamento, poiché la legge limita rigidamente i motivi di impugnazione per questo tipo di sentenze. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di quattromila euro alla Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: no al ricorso dopo l’accordo sulla pena
Il Condannato, accusato di rapina aggravata e porto di coltello, ha concordato la pena di cinque anni di reclusione e mille euro di multa davanti alla Corte d'appello tramite lo strumento del concordato in appello. Successivamente, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancanza di motivazione della sentenza. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'accordo sulla pena comporta la rinuncia a qualsiasi altro motivo di impugnazione. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto in abitazione: la Cassazione nega sconti ai recidivi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due soggetti condannati per rapina e furto in abitazione. I ricorrenti contestavano la valutazione delle prove e il mancato riconoscimento del vincolo della continuazione con precedenti condanne. La Suprema Corte ha chiarito che il giudizio di legittimità non può trasformarsi in un terzo grado di merito per rivalutare i fatti. Inoltre, ha confermato il diniego della continuazione a causa della sistematica dedizione al crimine dei soggetti, evidenziata dai numerosi precedenti penali e dall'assenza di qualsiasi reale resipiscenza. Di conseguenza, i ricorsi sono stati rigettati con condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Reato di estorsione: finta solidarietà e condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di estorsione a carico di due soggetti che avevano finto di agire come amichevoli intermediari per recuperare la refurtiva di un furto in gioielleria. In realtà, i giudici hanno accertato che gli imputati hanno sfruttato la forza intimidatrice derivante dall'appartenenza di uno di essi a un'associazione mafiosa locale per costringere alla restituzione dei beni, configurando una vera e propria condotta estorsiva. La Suprema Corte ha rigettato i ricorsi della difesa, che lamentavano vizi procedurali legati alla mancata celebrazione dell'udienza preliminare e contestavano la ricostruzione dei fatti. La Cassazione ha chiarito che il rito speciale del giudizio immediato esclude l'udienza preliminare e che la doppia decisione conforme di condanna preclude una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità.
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Da furto a rapina impropria: la Cassazione conferma la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un'imputata condannata per il reato di rapina impropria. La difesa chiedeva di riqualificare il fatto come semplice furto, sostenendo l'assenza di violenza. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno confermato la decisione della Corte d'appello, evidenziando che la ricostruzione dei fatti e l'accertamento della condotta violenta spettano esclusivamente ai giudici di merito. Il ricorso è stato ritenuto generico e volto a ottenere una inammissibile rivalutazione dei fatti in sede di legittimità. Di conseguenza, l'imputata è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Tentata rapina o furto? La Cassazione nega lo sconto di pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per il reato di tentata rapina. L'imputato chiedeva la riqualificazione del fatto in tentato furto, sostenendo l'assenza di violenza o minaccia. La Suprema Corte ha chiarito che il ricorso mirava a una inammissibile rivalutazione delle prove, già ampiamente analizzate dai giudici di merito. Le testimonianze hanno infatti confermato una condotta non solo violenta, ma anche chiaramente minacciosa. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Furto in abitazione: la Cassazione nega sconti e conferma l’espulsione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una cittadina straniera condannata per i reati di rapina, lesioni personali, indebito utilizzo di carte di pagamento e furto in abitazione. La ricorrente contestava la valutazione delle prove, il diniego delle attenuanti generiche e la misura di sicurezza dell'espulsione dallo Stato. I giudici di legittimità hanno chiarito che la Cassazione non può rivalutare i fatti già accertati nei precedenti gradi di giudizio se la motivazione della sentenza impugnata è logica e coerente. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di rapina: la violenza in rissa fa scattare la condanna
Il caso riguarda un uomo condannato per il reato di rapina e lesioni personali. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione contestando la qualificazione giuridica del fatto. Secondo la difesa, mancava il dolo specifico del reato di rapina poiché l'intenzione di impossessarsi del bene sarebbe sorta solo durante una colluttazione, configurando invece i reati di furto e violenza privata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno stabilito che i motivi di ricorso erano generici e miravano a ottenere una inammissibile rivalutazione delle prove già correttamente esaminate nei gradi precedenti. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Tentata rapina o farsi giustizia da soli? La Cassazione decide
Due imputati sono stati condannati per tentata rapina e lesioni personali. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo di riqualificare il fatto in esercizio arbitrario delle proprie ragioni o violenza privata, contestando la presenza del dolo specifico. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi, evidenziando che la ricostruzione dei fatti non può essere riesaminata in sede di legittimità e che la richiesta di riqualificazione non era stata sollevata in appello. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: no a motivi generici
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un cittadino per i reati di rapina e porto abusivo di armi. La Corte d'appello aveva rideterminato la pena applicando la continuazione con precedenti condanne. Il condannato ha proposto ricorso lamentando un difetto di motivazione sulla scelta del reato più grave. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione poiché il motivo era del tutto generico e privo di specificità, non indicando in modo concreto alcun reale beneficio per il ricorrente. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende.
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Fionda e rapina impropria: la Cassazione conferma la condanna
Due soggetti sono stati condannati per il reato di rapina impropria in concorso. Durante l'azione criminosa, gli autori hanno utilizzato una fionda per minacciare la vittima e garantirsi la fuga. La difesa ha presentato ricorso in Cassazione contestando l'identificazione fotografica e l'idoneità della fionda a intimidire la persona offesa. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che il riconoscimento fotografico era pienamente attendibile e che l'uso della fionda è idoneo a realizzare una coartazione della libertà psichica della vittima. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Tentata rapina impropria: da taccheggio a violenza di gruppo
L'Imputata è stata condannata per tentata rapina impropria e lesioni personali aggravate. La donna aveva sottratto una bottiglia di liquore dagli scaffali di un supermercato, nascondendola nella borsa. Di fronte alla richiesta dell'addetto alla sicurezza di mostrare il contenuto, l'Imputata ha reagito con violenza, spalleggiata da un complice. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della donna. I giudici hanno confermato la responsabilità penale, evidenziando che la violenza finalizzata a fuggire o a trattenere la refurtiva configura pienamente il reato di tentata rapina impropria. La ricorrente è stata condannata anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Circostanze attenuanti generiche: no allo sconto per reati gravi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per furto, rapina, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale. Il ricorrente contestava il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e la severit" della pena inflitta. I giudici di legittimit" hanno chiarito che, per negare le circostanze attenuanti generiche, " sufficiente che il giudice di merito indichi gli elementi negativi ritenuti prevalenti, senza dover analizzare ogni singolo dettaglio difensivo. Inoltre, la determinazione della pena " risultata logica e priva di arbitrio. Di conseguenza, il ricorrente " stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Limiti del giudizio di rinvio: l’appello ignora la Cassazione
Tre imputati, condannati in appello per estorsione aggravata, avevano ottenuto l'annullamento con rinvio dalla Cassazione, che aveva escluso l'aggravante delle più persone riunite. Nel nuovo processo, la Corte d'appello ha invece ritenuto nuovamente sussistente tale aggravante e ha omesso di decidere sulle attenuanti generiche. La Cassazione ha accolto i ricorsi degli imputati, stabilendo che il giudice di secondo grado ha violato i limiti del giudizio di rinvio, avendo deciso su un punto già coperto da preclusione. La sentenza è stata annullata con rinvio per una nuova rideterminazione della pena, con l'obbligo di escludere l'aggravante e valutare le attenuanti precedentemente assorbite.
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Sequestro di persona e rapina: la fuga costa la doppia condanna
Tre malviventi hanno rapinato un'anziana donna in casa, chiudendola poi a chiave nella camera da letto per facilitare la loro fuga. La vittima è stata liberata solo grazie all'intervento dei Carabinieri. I giudici di merito hanno condannato i colpevoli per concorso di reati. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando inammissibili i ricorsi. La Corte ha stabilito che si configura il reato di sequestro di persona e rapina in concorso quando la privazione della libertà personale supera il tempo strettamente necessario alla consumazione del furto. Inoltre, tutti i complici rispondono di entrambi i reati in concorso ordinario, avendo previsto e accettato il rischio di dover immobilizzare la vittima per portare a termine il piano criminoso.
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Concorso nel reato di rapina: assistere non basta per la condanna
Un uomo e suo figlio sono stati condannati per rapina e lesioni ai danni di una vittima, picchiata in un bar per rancori legati a un furto di pecore. Durante l'aggressione, il figlio ha sottratto le chiavi dell'auto della vittima. La Cassazione ha confermato la condanna del figlio, specificando che per la rapina basta che l'impossessamento avvenga durante la violenza. Ha invece annullato con rinvio la condanna del padre: la sua semplice presenza sul luogo e la condivisione del movente non bastano a dimostrare il suo concorso nel reato di rapina.
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Concorso nel reato di rapina: quando l’aiuto diventa complicità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per quattro soggetti coinvolti in un violento assalto. Due imputati sono stati ritenuti responsabili di concorso nel reato di rapina per aver pianificato il colpo e procurato i veicoli con targhe false prima del fatto. Gli altri due hanno subito una condanna per favoreggiamento personale per aver messo a disposizione un'officina e riparato i mezzi usati per la fuga. I ricorrenti hanno tentato di derubricare la propria condotta o di invocare cause di non punibilità. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi. I giudici hanno chiarito che chi fornisce un contributo organizzativo preventivo risponde di rapina in concorso e non di semplice favoreggiamento, poiché la sua condotta agevola direttamente l'esecuzione del crimine.
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Da furto d’auto a rapina impropria: decide la Cassazione
L'Indagato ha sottratto un'autovettura a Bari e, dopo un inseguimento tramite localizzatore satellitare, è stato intercettato a Trani dalle Forze dell'Ordine. Per assicurarsi l'impunità e mantenere il possesso del veicolo, ha compiuto manovre pericolose e opposto resistenza fisica violenta ai militari. Sorge un conflitto di competenza tra i giudici di Bari e Trani. La Corte di Cassazione stabilisce che la condotta integra il reato di tentata rapina impropria, poiché la violenza, anche se esercitata in un luogo diverso e contro persone diverse dal proprietario, era finalizzata a garantire l'impunità del furto senza interruzione temporale. Di conseguenza, la Suprema Corte dichiara la competenza territoriale del Tribunale di Trani, dove si sono consumati gli ultimi atti di violenza.
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