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Art. 495 Codice Penale — Anno 2022

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Altri anni per Art. 495 Codice Penale

Falsa attestazione a un pubblico ufficiale: controllo e condanna
Durante un controllo di polizia su strada, un individuo privo di documenti ha fornito generalità fittizie per nascondere la propria identità ed eludere una misura cautelare di obbligo di dimora. I giudici di merito lo hanno condannato alla pena di otto mesi di reclusione per il reato di falsa attestazione a un pubblico ufficiale ex articolo 495 del codice penale. L'interessato ha proposto ricorso per cassazione, sostenendo che la propria condotta integrasse la meno grave fattispecie di false dichiarazioni a pubblico ufficiale ex articolo 496 del codice penale, sul presupposto che i dati anagrafici non fossero destinati a confluire immediatamente in un atto pubblico. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna penale e condannando il ricorrente al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Recidiva e Prescrizione: Quando il tempo non cancella il reato
La Cassazione ha esaminato il ricorso di un individuo condannato per false dichiarazioni di identità e uso di documenti falsi. La difesa contestava la nullità del processo per errata dichiarazione di assenza, la non punibilità delle false dichiarazioni come 'post factum' e l'errata applicazione di **recidiva e prescrizione**. La Corte ha rigettato il ricorso. Ha chiarito che l'erronea dichiarazione di assenza non comporta nullità e che presentare un documento falso equivale a dichiarare il falso. Ha inoltre ribadito che la **recidiva** reiterata incide sia sul termine minimo che massimo di **prescrizione**, senza violare il principio del 'ne bis in idem'.
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Inammissibilità ricorso in Cassazione: quando il fatto non basta
Un Lavoratore è stato condannato per aver violato gli obblighi della sorveglianza speciale (non trovandosi al domicilio indicato, una panchina pubblica) e per aver fornito false generalità ai Carabinieri. Ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che le sue condizioni di vita (senza fissa dimora, senza telefono) giustificavano le assenze e che la falsa identità era frutto di un errore di comunicazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso in Cassazione. Ha ritenuto che il ricorso mirasse a una mera rilettura dei fatti già valutati dai giudici precedenti, senza evidenziare specifici vizi di legge o motivazione. La Corte ha confermato che la violazione delle prescrizioni e le false dichiarazioni sono reati, se non adeguatamente giustificate con prove specifiche e non con generiche contestazioni.
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Falsa attestazione a pubblico ufficiale: la ritrattazione è vana
Durante un controllo stradale, un conducente fornisce generalità inventate agli agenti di polizia. I pubblici ufficiali scoprono la discrepanza anche attraverso i fogli di registrazione del cronotachigrafo. L'uomo ritratta la versione e mostra i veri documenti solo quando le forze dell'ordine lo invitano in caserma per ulteriori accertamenti. I giudici di merito lo condannano a un anno e tre mesi di reclusione per il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. Il delitto si consuma istantaneamente al momento della prima dichiarazione menzognera. La successiva esibizione dei documenti autentici non cancella la violazione della pubblica fede, avvenuta già con la risposta orale non veritiera resa agli operatori. L'imputato deve quindi scontare la pena e versare tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione per motivi generici
Un imputato ha impugnato la sentenza di condanna per i reati di falsa attestazione a un pubblico ufficiale e di evasione dagli arresti domiciliari. La difesa ha formulato un unico motivo di impugnazione basato su generiche mancanze di motivazione. I giudici di legittimità hanno rilevato la totale indeterminatezza delle critiche, prive di un reale collegamento con il testo del provvedimento contestato. L'inammissibilità del ricorso per cassazione ha quindi reso definitiva la condanna penale, con l'ulteriore addebito delle spese di giudizio e di una sanzione pecuniaria a carico del ricorrente.
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Falsa Dichiarazione: Ricorso Inammissibile, Condanna Definitiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un'Imputata, condannata in appello per il reato di falsa dichiarazione a pubblico ufficiale (Art. 495 c.p.). L'Imputata contestava la sua colpevolezza, il mancato riconoscimento della speciale tenuità del fatto (Art. 131 bis c.p.) e il diniego delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha ritenuto i motivi di ricorso privi di specificità, in quanto riproducevano argomentazioni già esaminate e respinte dalla Corte d'Appello. Quest'ultima aveva correttamente accertato la condotta delittuosa, escluso la lieve entità del fatto e negato le attenuanti. L'Imputata dovrà pagare le spese processuali e una somma di 3.000 euro alla Cassa delle ammende per il suo ricorso inammissibile.
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Ricorso Penale Inammissibile: Quando la Cassazione non esamina il caso
Un Lavoratore era stato condannato per aver reso false dichiarazioni a un pubblico ufficiale e per evasione. Dopo la conferma della condanna in appello, il Lavoratore ha presentato un ricorso alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale, ritenendo i motivi presentati generici e ripetitivi di argomentazioni già esaminate. Il Lavoratore è stato quindi condannato a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle Ammende.
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Falsa Dichiarazione in Interrogatorio: La Cassazione Conferma la Condanna
Una persona è stata condannata per aver reso una falsa dichiarazione in interrogatorio. Durante un interrogatorio delegato dalla polizia giudiziaria, ha affermato di non avere precedenti penali, nonostante avesse due condanne in esecuzione. La Corte d'Appello ha confermato la condanna. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della difesa, ribadendo che mentire sui propri precedenti penali in un interrogatorio, anche se non obbligatorio rispondere, costituisce reato. La condanna è stata quindi confermata, con l'obbligo di pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Valutazione della Recidiva: Ricorso Inammissibile, Condanna Confermata
Un individuo è stato condannato per vari reati, tra cui violazioni delle norme sull'immigrazione e resistenza a pubblico ufficiale. Ha presentato ricorso contro la sentenza d'appello, contestando la valutazione della recidiva applicata dai giudici. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno correttamente valutato la recidiva, non basandosi solo sulla gravità dei fatti, ma analizzando il legame tra i reati attuali e le condanne precedenti. Questo ha dimostrato una persistente inclinazione al delitto dell'imputato. L'individuo dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Circostanze attenuanti generiche: rigetto e sanzione
Un imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la condanna per falsa attestazione a un pubblico ufficiale. Il ricorrente lamentava il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e una presunta mancanza di motivazione da parte dei giudici di appello. La Corte di Cassazione ha giudicato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. I giudici hanno chiarito che, per negare il beneficio, il magistrato non deve confutare ogni singola tesi difensiva. Risulta sufficiente indicare in modo chiaro gli elementi decisivi che giustificano la scelta punitiva. L'imputato deve quindi scontare la pena confermata e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso inammissibile: la condanna per falsa attestazione è confermata
Un Lavoratore è stato condannato per il reato di falsa attestazione (art. 495 cod. pen.). La Corte d'Appello ha confermato questa condanna. Il Lavoratore ha presentato un ricorso alla Corte di Cassazione, ma il suo ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto il ricorso generico e non in grado di contrastare le motivazioni delle precedenti sentenze, che avevano già accertato la sua responsabilità. Di conseguenza, il Lavoratore è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende per il suo ricorso inammissibile.
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Falsa Attestazione di Identità: Cassazione conferma condanna
Un Lavoratore, coinvolto in un sinistro stradale, ha esibito a un agente di polizia locale la patente di guida del fratello, compiendo una `falsa attestazione di identità`. L'obiettivo era nascondere che guidava con patente revocata. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, rigettando il ricorso del Lavoratore. La Corte ha ritenuto irrilevanti le contestazioni sulla credibilità dei testimoni e ha negato la sospensione condizionale della pena, considerando i precedenti penali e la finalità del reato di eludere le conseguenze legali.
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Resistenza a pubblico ufficiale: la rabbia non cancella il reato
Un uomo si reca in ospedale per avere notizie di un familiare. Di fronte al rifiuto del personale, reagisce con violenza, danneggiando i locali e colpendo gli agenti di polizia intervenuti. Durante l'identificazione, dichiara un cognome difforme per una sola lettera rispetto ai documenti ufficiali. I giudici di merito lo condannano per resistenza a pubblico ufficiale e falsa attestazione sull'identità. La Corte di Cassazione conferma la responsabilità per la resistenza a pubblico ufficiale: l'agitazione emotiva e lo scopo personale non escludono la volontà di ostacolare i pubblici ufficiali con la forza. Al contempo, i giudici supremi accolgono il ricorso sul reato di falso, rilevando che la minima discrepanza alfabetica genera un ragionevole dubbio su un semplice errore materiale. La Corte dispone quindi l'annullamento con rinvio su tale contestazione.
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Ricettazione e False Attestazioni: Inammissibilità Ricorso Penale Conferma la Condanna
Un Lavoratore è stato condannato per ricettazione e false attestazioni, con l'aggravante della recidiva. La Corte d'Appello ha confermato la condanna. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando il mancato riconoscimento di attenuanti specifiche e generiche, la valutazione della recidiva e la revoca della sospensione condizionale della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'**inammissibilità ricorso penale**. Ha ritenuto le doglianze infondate e non specifiche, ribadendo la correttezza delle decisioni precedenti. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione alla Cassa delle Ammende.
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Ricorso Penale Inammissibile: False Dichiarazioni e Costi Legali
Un Lavoratore era stato condannato per aver reso false dichiarazioni a un pubblico ufficiale. La Corte d'Appello aveva confermato questa condanna. Il Lavoratore ha presentato un ricorso per Cassazione, lamentando che non gli erano state riconosciute le circostanze attenuanti generiche. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale. Ha ritenuto che le critiche fossero troppo generiche e ripetitive rispetto a quanto già detto in appello. Per questo motivo, il Lavoratore è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Ricorso per Cassazione inammissibile: condanna ferma
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale nei confronti de L'Imputato per il reato di falsa attestazione a un pubblico ufficiale. Nei gradi precedenti, la difesa aveva chiesto unicamente uno sconto di pena, senza contestare la ricostruzione dei fatti né le testimonianze. Giunto dinanzi alla Suprema Corte, il difensore ha invece sollevato dubbi sull'attendibilità dei testimoni e sull'effettiva esistenza del reato. I giudici hanno dichiarato il ricorso per cassazione inammissibile: la legge vieta di introdurre questioni di fatto mai sollevate durante il giudizio di secondo grado. Di conseguenza, la condanna è divenuta definitiva con l'aggiunta di una sanzione pecuniaria.
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Sospensione condizionale della pena: concessione e revoca
Un automobilista, già condannato in passato, ha commesso i reati di false attestazioni a pubblico ufficiale e guida in stato di ebbrezza. I giudici hanno negato una seconda concessione della sospensione condizionale della pena e hanno revocato il beneficio concesso nella precedente condanna. L'imputato ha impugnato la decisione sostenendo che la revoca violasse il divieto di peggioramento della pena in appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Il giudice nega legittimamente il beneficio se i precedenti penali escludono un ravvedimento futuro. Inoltre, la commissione di un nuovo delitto comporta la revoca automatica della precedente sospensione, senza violare alcuna garanzia difensiva.
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Falsa dichiarazione identità: Cassazione conferma reato grave
Un individuo è stato condannato per falsa dichiarazione identità a un pubblico ufficiale (Art. 495 c.p.). Ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che il fatto dovesse essere qualificato come reato meno grave (Art. 496 c.p.). La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la condanna originaria. Ha stabilito che la dichiarazione falsa sulle generalità a un pubblico ufficiale costituisce un'attestazione specifica, rientrante nell'Art. 495 c.p. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. L'individuo deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle Ammende.
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Falsa attestazione di identità: ricorso inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino, già condannato per il reato di falsa attestazione di identità. Il Ricorrente aveva impugnato la sentenza della Corte d'Appello di Torino, che aveva confermato la sua condanna. La Suprema Corte ha ritenuto il ricorso privo di specifiche ragioni legali e di riferimenti adeguati alla motivazione della sentenza impugnata. Di conseguenza, il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende, confermando l'importanza di motivazioni precise nei ricorsi.
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False generalità al controllore: da una multa a 8 mesi di carcere
Due passeggeri viaggiavano a bordo di un autobus del trasporto pubblico locale sprovvisti di biglietto. Durante la verifica da parte del personale di bordo, i due utenti hanno fornito un nome e dati anagrafici inventati per evitare la sanzione amministrativa. I giudici di merito hanno condannato entrambi alla pena di otto mesi di reclusione per il reato di falsa attestazione a un pubblico ufficiale. Gli imputati hanno impugnato la sentenza contestando la gravità del reato e chiedendo una pena minore o le attenuanti. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la condanna penale. Fornire false generalità al controllore costituisce un delitto consumato all'istante, poiché il controllore riveste la qualifica di pubblico ufficiale nell'esercizio delle sue funzioni.
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