LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 495 Codice Penale — Anno 2022

Pagina 8 di 11

Altri anni per Art. 495 Codice Penale

Determinazione della pena: sanzione minima contro ricorso inutile
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per reati in materia di stupefacenti, false dichiarazioni sull'identità e violazione delle norme sull'immigrazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I primi motivi sono stati ritenuti generici poiché ripetitivi delle difese già respinte in appello. Riguardo alla determinazione della pena, la Corte ha chiarito che il giudice non deve motivare dettagliatamente la sanzione se questa si attesta vicino ai minimi edittali, bastando formule sintetiche come "pena congrua". Anche il diniego delle attenuanti generiche prevalenti è stato confermato, in quanto basato sui precedenti penali del ricorrente e privo di illogicità. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Possesso di documenti falsi: la foto incastra il colpevole
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dell'Imputato per i reati di falsa attestazione a pubblico ufficiale e possesso di documenti falsi. L'uomo era stato sorpreso con un documento d'identità falso valido per l'espatrio, che riportava la sua foto ma dati anagrafici altrui. Inoltre, in più occasioni, aveva fornito generalità diverse alle forze dell'ordine. La difesa sosteneva che il possesso per uso personale configurasse un reato minore e contestava le domande del giudice durante l'interrogatorio. I giudici hanno rigettato il ricorso, stabilendo che la presenza della foto sul documento falso dimostra la partecipazione alla contraffazione, integrando il reato più grave. Inoltre, il divieto di domande suggestive non si applica al giudice. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali.
Continua »
Reato continuato: no allo sconto se manca il disegno unico
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'esecuzione il riconoscimento del reato continuato per unire le pene di due sentenze definitive riguardanti false dichiarazioni a pubblico ufficiale. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, ritenendo le condotte prive di un disegno criminoso unitario. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che la vicinanza temporale dei fatti dimostrasse la programmazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il reato continuato richiede un programma criminoso unico e non una generica scelta di vita dedita al crimine. Le condotte del Condannato erano reazioni estemporanee per sfuggire ai controlli di polizia, prive di coordinamento preventivo. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna alle spese.
Continua »
Recidiva reiterata: niente sconti di pena per il reato di falso
Il Ricorrente è stato condannato per falsificazione materiale in autorizzazione amministrativa e sostituzione di persona. La Corte d'Appello ha applicato la recidiva reiterata infraquinquennale, ritenendola equivalente alle attenuanti generiche. Il Ricorrente ha presentato ricorso in Cassazione lamentando la mancata esclusione della recidiva reiterata e chiedendo la prevalenza delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché generico, in quanto non si confrontava con le motivazioni dei giudici d'appello circa la maggiore capacità criminale dimostrata. Di conseguenza, il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Sostituzione di persona: no allo sconto di pena in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per i reati di falsa attestazione a pubblico ufficiale e sostituzione di persona. L'imputato chiedeva l'assorbimento di un reato nell'altro, sostenendo che si trattasse della stessa condotta. I giudici hanno chiarito che i due illeciti puniscono comportamenti diversi e autonomi, escludendo qualsiasi forma di assorbimento. Il ricorso è stato ritenuto generico e ripetitivo rispetto ai motivi già respinti in appello. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Falsa attestazione di identità: mentire più volte è sempre reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di falsa attestazione di identità (art. 495 c.p.). L'imputato sosteneva l'impossibilità di stabilire in quale specifica occasione avesse mentito, avendo fornito nomi diversi in più controlli. I giudici hanno chiarito che il reato si configura in ognuna delle occasioni in cui vengono fornite false generalità alle autorità. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Falsa attestazione a pubblico ufficiale: ricorso respinto e multa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una cittadina condannata per il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale. L'imputata contestava la gravità della sanzione inflitta nei precedenti gradi di giudizio. I giudici di legittimità hanno chiarito che la determinazione della pena rientra nel potere discrezionale del giudice di merito, purché vengano rispettati i criteri di legge. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di quattromila euro.
Continua »
Falsa attestazione a pubblico ufficiale: la pena resta severa
Il Ricorrente è stato condannato per il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale. Ha proposto ricorso in Cassazione contestando la misura della pena e i relativi aumenti per la continuazione dei reati. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito, il quale ha applicato correttamente i criteri di legge sulla gravità del reato e sulla personalità del reo. Il Ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Determinazione della pena: i precedenti pesano sulla sanzione
L'Imputato, condannato per il reato di false dichiarazioni a un pubblico ufficiale, ha proposto ricorso in Cassazione contestando la determinazione della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione dei giudici di merito. I giudici hanno chiarito che la determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito, il quale deve motivare in modo dettagliato la sanzione solo se questa supera di molto la media edittale. Nel caso specifico, la pena è stata ritenuta congrua e proporzionata a causa dei numerosi precedenti penali dell'Imputato per reati contro il patrimonio. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Ricorso contro patteggiamento: l’accordo blindato costa caro
L'Imputato, dopo aver concordato la pena per il reato di false dichiarazioni a un pubblico ufficiale tramite patteggiamento, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando una motivazione insufficiente della sentenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il ricorso contro patteggiamento è strettamente limitato dalla legge a casi tassativi, come i vizi della volontà o l'illegalità della pena. Una generica contestazione sulla motivazione non rientra tra questi motivi. Di conseguenza, l'imputato ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di quattromila euro a favore della Cassa delle Ammende.
Continua »
Falsa attestazione a pubblico ufficiale: la bugia costa 3000 euro
Un cittadino straniero, colpito da un provvedimento di espulsione regolarmente notificato, ha fornito false generalità alle autorità per evitare l'allontanamento dal territorio nazionale. Condannato nei primi gradi di giudizio per il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale e violazione delle norme sull'immigrazione, l'uomo ha proposto ricorso in Cassazione. Il ricorrente ha contestato la ricostruzione dei fatti e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità e che il diniego delle attenuanti era stato correttamente motivato dai giudici di merito. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Falsa attestazione a un pubblico ufficiale: la scusa che condanna
L'Imputata ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per il reato di falsa attestazione a un pubblico ufficiale. La donna aveva fornito dichiarazioni false per evitare il fermo amministrativo del proprio veicolo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la volontà di evitare il fermo del mezzo non costituisce una giustificazione valida, ma conferma la consapevolezza di mentire. Di conseguenza, il ricorso è stato ritenuto del tutto generico e non specifico. L'Imputata è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Concordato in appello: l’accordo vincola e vieta il ricorso
L'Imputato, condannato per reati di falso, ha stipulato un accordo di concordato in appello per ottenere una riduzione della pena. Successivamente, ha proposto ricorso per Cassazione contestando la quantificazione della sanzione stabilita dai giudici di secondo grado. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il concordato in appello costituisce un patto liberamente stipulato tra le parti che limita i poteri di riesame del giudice e preclude qualsiasi successiva contestazione unilaterale sulla misura della pena, salvo il caso di pena illegale. Di conseguenza, L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.
Continua »
Rinuncia al ricorso: dalla Cassazione alla condanna alle spese
L'Imputato, dopo aver concordato la pena per il reato di false dichiarazioni a un pubblico ufficiale tramite patteggiamento, ha proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione. Successivamente, tramite il proprio difensore, ha presentato una formale dichiarazione personale di rinuncia al ricorso con firma autenticata. La Suprema Corte ha preso atto di questa decisione e ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso. Di conseguenza, l'imputato ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma di denaro in favore della Cassa delle ammende. La sentenza di primo grado è così diventata definitiva.
Continua »
Sostituzione di persona: finto smarrimento e condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, condannato per i reati di tentata sostituzione di persona e false dichiarazioni sull'identità. Il soggetto si era presentato alla polizia ferroviaria denunciando lo smarrimento di una carta d'identità sotto falso nome, richiedendone poi il duplicato. La difesa ha sostenuto la mancata comprensione della lingua italiana e ha richiesto l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha rigettato i motivi evidenziando che l'imputato risiedeva in Italia da anni e aveva firmato una dichiarazione di comprensione della lingua. Inoltre, la richiesta sulla tenuità del fatto non era stata proposta in appello. Di conseguenza, l'imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Sostituzione della pena detentiva: no ai poteri d’ufficio
L'Imputato, condannato per il reato di false dichiarazioni a pubblico ufficiale, ha proposto ricorso per Cassazione chiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto e la sostituzione della pena detentiva con la libertà controllata. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Da un lato, il reato contestato prevede un massimo edittale di sei anni, superando la soglia dei cinque anni prevista per l'esclusione della punibilità. Dall'altro, i giudici hanno ribadito che la sostituzione della pena detentiva non può essere disposta d'ufficio in appello se non espressamente richiesta e motivata nell'atto di impugnazione, nel rispetto del principio devolutivo. L'Imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
Continua »
Falsa attestazione a pubblico ufficiale: mentire sull’identità
L'Imputato ha fornito diverse date di nascita false alle forze dell'ordine in più occasioni. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale. I giudici hanno chiarito che fornire molteplici generalità contrastanti integra il reato, anche se non si accerta la vera identità o se in un'occasione l'imputato avesse detto il vero. La Corte ha inoltre ritenuto inammissibile il ricorso per la mancata concessione delle attenuanti generiche, giustificata dai numerosi precedenti penali dell'uomo. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Falsa attestazione a pubblico ufficiale: mentire consuma il reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una cittadina condannata per il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale. La difesa sosteneva la tesi della desistenza dal reato, ma i giudici hanno chiarito che il delitto si consuma nell'istante stesso in cui la falsa dichiarazione viene resa al pubblico ufficiale. Non rileva che l'attestazione sia stata effettivamente registrata in un atto pubblico, essendo sufficiente la sua destinazione a tale scopo. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Falsa attestazione a pubblico ufficiale: ricorso inutile e multa salata
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale (art. 495 c.p.). La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché i motivi presentati dalla difesa erano generici e non correlati alle motivazioni della sentenza d'appello. Inoltre, i giudici hanno ritenuto logica e coerente la valutazione della recidiva e della pericolosità sociale dell'Imputato, basata sul nuovo delitto commesso. Di conseguenza, l'Imputato ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Determinazione della pena: quando la Cassazione nega gli sconti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per evasione e false dichiarazioni sulla propria identità. L'Imputato contestava la quantificazione della sanzione decisa nei gradi precedenti. I giudici di legittimità hanno chiarito che la determinazione della pena rientra nei poteri discrezionali del giudice di merito. La Cassazione non può rivalutare la congruità della sanzione se la decisione precedente è logica e non arbitraria. Inoltre, una motivazione estremamente dettagliata sulla misura della pena è necessaria solo se questa supera di molto la media edittale. Di conseguenza, l'Imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »