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Art. 495 Codice Penale — Anno 2022

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Altri anni per Art. 495 Codice Penale

Patteggiamento in appello: rinuncia ai motivi e obbligo di motivazione
Un imputato, condannato per un reato, aveva concordato una pena in appello tramite il "patteggiamento in appello", rinunciando a tutti i motivi di impugnazione tranne quelli relativi alla pena. Successivamente, ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la Corte d'Appello avrebbe dovuto motivare l'assenza di cause di non punibilità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha chiarito che, in caso di "patteggiamento in appello", il giudice non è tenuto a motivare sul mancato proscioglimento per cause di non punibilità, poiché l'imputato stesso ha limitato la cognizione del giudice rinunciando ai motivi. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Ricorso contro patteggiamento: limiti e rischi dell’impugnazione
L'Imputato concorda l'applicazione della pena per il reato di false dichiarazioni a pubblico ufficiale. Successivamente, lo stesso soggetto presenta un ricorso contro patteggiamento lamentando l'assenza di prove sufficienti per la condanna e la mancata assoluzione. La Corte di Cassazione respinge l'istanza. I giudici evidenziano che la legge limita l'impugnazione del patteggiamento a casi tassativi, tra cui l'errore manifesto nella qualificazione del fatto. L'accordo sulla pena implica la rinuncia a discutere le prove. Di conseguenza, la Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente alle spese processuali e al versamento di quattromila euro alla Cassa delle ammende.
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Applicazione della recidiva e false generalità al controllo
Un soggetto già sottoposto a sorveglianza speciale ha fornito false generalità alle forze dell'ordine durante una verifica di routine. I giudici territoriali hanno accertato la responsabilità penale per il reato di falsa attestazione a un pubblico ufficiale, disponendo anche l'aggravamento sanzionatorio. L'imputato ha impugnato la sentenza contestando la legittimità del calcolo punitivo. La Suprema Corte di Cassazione ha confermato la corretta applicazione della recidiva, evidenziando che l'azione ingannevole mirava proprio a sottrarsi ai controlli di polizia. Questo comportamento evidenzia una persistente inclinazione criminale e una spiccata pericolosità del soggetto. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con conseguente condanna definitiva dell'interessato alle spese del giudizio e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Ricorso penale inammissibile: la pena non si discute all’ultimo grado
Un Lavoratore è stato condannato per falsa dichiarazione a pubblico ufficiale e per evasione. Ha presentato ricorso in Cassazione contestando la quantificazione della pena. La Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale, poiché la questione della pena era stata sollevata per la prima volta in questa sede e in modo troppo generico. Di conseguenza, il Lavoratore deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Falsa Dichiarazione a Pubblico Ufficiale: La Cassazione e le Generalità Contestate
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un Individuo condannato per falsa dichiarazione a pubblico ufficiale, ai sensi dell'Art. 495 c.p. L'Individuo aveva contestato la sua responsabilità, sostenendo che non fosse stato accertato il momento esatto delle false generalità. La Corte ha ribadito che il reato si configura anche se la vera identità non viene accertata o se, tra più dichiarazioni diverse, una fosse vera. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, e l'Individuo è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Falsa Dichiarazione Identità: Quando mentire ai Carabinieri costa caro
Un conducente, fermato dai Carabinieri senza documenti, ha fornito false dichiarazioni sulla propria identità. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per falsa dichiarazione identità (Art. 495 c.p.), ritenendo che tali affermazioni, in assenza di altri mezzi di identificazione, costituiscano un'attestazione preordinata a garantire le proprie qualità personali al pubblico ufficiale. Il ricorso del conducente è stato dichiarato inammissibile, con obbligo di pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Appello Tardivo? La Cassazione Chiarisce la Tempestività dell’Impugnazione
Un Lavoratore è stato condannato in primo grado per false dichiarazioni sulla propria identità. La Corte d'Appello ha dichiarato il suo appello inammissibile, ritenendolo tardivo. La Cassazione ha invece stabilito che l'appello era tempestivo. Il termine per la tempestività dell'impugnazione decorre dal giorno successivo alla scadenza del termine per il deposito della motivazione, non dalla data di effettivo deposito. La sentenza d'appello è stata annullata e gli atti rinviati per un nuovo giudizio.
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Motivi nuovi in Cassazione: ricorso bocciato e sanzione
La Corte d'Appello ha confermato la condanna penale nei confronti dell'Imputato per reati di falso documentale e per aver fornito false generalità a pubblici ufficiali. L'Imputato ha presentato ricorso davanti alla Corte di Cassazione, contestando la violazione di legge sull'accertamento della propria responsabilità penale. I giudici supremi hanno tuttavia rilevato che tale censura non era mai stata sollevata durante il giudizio di secondo grado. Trattandosi di motivi nuovi in Cassazione, la legge ne vieta espressamente la presentazione tardiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile, condannando l'Imputato alle spese del procedimento e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso contro patteggiamento: inammissibile se non per vizi specifici
L'Imputato ha presentato un ricorso contro la sentenza di patteggiamento che lo aveva condannato per reati di false dichiarazioni a pubblico ufficiale e falsa attestazione, aggravati dalla recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso contro patteggiamento inammissibile. Ha ribadito che un ricorso contro una sentenza di patteggiamento è possibile solo per motivi specifici, come vizi della volontà o illegalità della pena, e non per contestare la motivazione o la qualificazione giuridica del fatto, che nel patteggiamento è considerata sufficiente con una descrizione succinta.
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Falsa dichiarazione di domicilio: la Cassazione conferma il reato
Un Accusato è stato riconosciuto colpevole di reati legati agli stupefacenti e di aver reso una falsa dichiarazione a un pubblico ufficiale. Il suo ricorso contestava che la falsità riguardasse solo il domicilio, sostenendo che non dovesse configurare il reato di falsa attestazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'indicazione del domicilio rientra tra le qualità personali utili all'identificazione. Pertanto, la **falsa dichiarazione di domicilio** costituisce reato. L'Accusato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Rinuncia all’Impugnazione Penale: Ricorso Inammissibile e Condanna alle Spese
Un Lavoratore, già condannato per un reato (art. 495 c.p.) e con condanna confermata in appello, ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, il suo difensore, con procura speciale, ha successivamente trasmesso una dichiarazione di rinuncia all'impugnazione penale, firmata anche dal Lavoratore. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile proprio a causa di questa rinuncia. Il Lavoratore deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende. Questo caso chiarisce le conseguenze della rinuncia all'impugnazione penale.
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Truffa e Falsa Procura: Cassazione Conferma Condanna per Cessione Azioni
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di Truffa e falsa procura. Un soggetto ha ceduto azioni di una società a un'altra persona utilizzando una procura falsificata, apparentemente rilasciata da un rappresentante di una società 'prestanome' che deteneva le azioni. Il prezzo di cessione era molto inferiore al valore reale. La Corte d'Appello aveva riqualificato il fatto come falsa attestazione a pubblico ufficiale e truffa. La Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi degli imputati, confermando la loro condanna e il risarcimento dei danni. Ha ribadito che la truffa si configura anche se l'inganno è diretto verso un terzo (il notaio) e il danno è per la società prestanome, che possiede autonomia giuridica.
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Ricorso Penale Inammissibile: Quando la Cassazione non riesamina la pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per reati di droga e false dichiarazioni. L'imputato contestava la graduazione della pena e il diniego delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha ribadito che tali questioni rientrano nella discrezionalità del giudice di merito, se adeguatamente motivate, e non possono essere riesaminate in Cassazione. Inoltre, questioni non sollevate in appello sono considerate inammissibili ricorso penale. L'imputato è stato condannato alle spese.
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False dichiarazioni: l’inammissibilità del ricorso in Cassazione
Un imputato, condannato per false dichiarazioni a pubblico ufficiale, ha presentato ricorso in Cassazione. Sosteneva che i documenti falsi erano troppo evidenti per ingannare. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che l'argomento fosse nuovo e sollevasse questioni di merito, non ammissibili in sede di legittimità. L'Imputato deve pagare le spese processuali e una somma di 3.000,00 Euro alla Cassa delle ammende, confermando la condanna.
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Falsa identità e applicazione della recidiva: no al ricorso
L'Imputato è stato condannato per il reato di falsa attestazione a un pubblico ufficiale sulla propria identità personale. Il condannato ha presentato ricorso per contestare la mancata esclusione dell'aumento di pena per i suoi precedenti penali. La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della recidiva, rilevando che i giudici hanno valutato concretamente la gravità del fatto, l'intervallo temporale tra i reati e la persistente inclinazione a delinquere del soggetto. L'atto di impugnazione è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e a una sanzione di tremila euro.
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Ricorso contro patteggiamento: limiti legali e rigetto
Un imputato, dopo aver concordato la pena con il pubblico ministero per reati legati al possesso di documenti falsi e false dichiarazioni, presenta ricorso in Cassazione. L'imputato lamenta la mancata emissione di una sentenza di proscioglimento immediato. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile: la riforma legislativa limita in modo tassativo i casi in cui è consentito impugnare l'accordo sulla pena. Contestare l'omesso proscioglimento non rientra tra i motivi ammessi. Di conseguenza, il ricorso contro patteggiamento viene respinto, confermando la condanna e imponendo il pagamento delle spese legali oltre a 4.000 euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso Penale Inammissibile: La genericità spegne l’ultima speranza
Una persona è stata condannata per un reato (falso in atto pubblico) e ha proposto ricorso, chiedendo una diversa classificazione del fatto e l'applicazione di una norma che esclude la punibilità per particolare tenuità. La Corte d'Appello ha confermato la condanna. Il successivo ricorso alla Corte di Cassazione è stato dichiarato inammissibile. La Suprema Corte ha ritenuto che le argomentazioni fossero troppo generiche e non affrontassero adeguatamente le motivazioni della Corte d'Appello. Questo ha portato all'inammissibilità ricorso penale e alla condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Lesioni aggravate: la Cassazione conferma la condanna nonostante le discrasie
Un Lavoratore è stato condannato per lesioni aggravate e tentata violenza privata contro il suo coinquilino, oltre a false generalità. L'aggressione è avvenuta in casa con un coltello da cucina, causando gravi ferite. La difesa ha sostenuto la legittima difesa e contestato l'attendibilità dei testimoni per presunte discrasie. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che non si possono riesaminare i fatti in Cassazione e che le divergenze testimoniali erano marginali, non creando un ragionevole dubbio sulla colpevolezza. La condanna è stata confermata, con spese processuali e una sanzione.
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Patente Falsa: Tentativo di Falsità Ideologica, tra Atti Preparatori e Reato
La Cassazione ha esaminato il caso di un individuo che, con un complice, ha tentato di ottenere una patente di guida fraudolentemente. Il Ricorrente ha falsificato la propria carta d'identità, permettendo al Complice di sostenere l'esame teorico al suo posto. Il funzionario della Motorizzazione ha attestato il superamento della prova. La Corte ha confermato le condanne per *tentativo di falsità ideologica* e falsa attestazione di identità. Ha stabilito che l'attestazione del superamento dell'esame è un atto esecutivo del reato, non un mero atto preparatorio. Inoltre, ha escluso il concorso apparente di norme, ritenendo i due reati distinti. Il ricorso è stato rigettato.
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Falsa Dichiarazione Identità: Condanna Confermata per Generalità Multiple
Un individuo è stato condannato per aver fornito una falsa dichiarazione identità a un pubblico ufficiale durante un arresto. L'uomo aveva dichiarato generalità diverse in varie occasioni. Ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che non era stata accertata quale delle sue dichiarazioni fosse effettivamente falsa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ribadito che il reato di falsa dichiarazione identità si configura anche quando un soggetto fornisce molteplici generalità diverse, senza che sia necessario accertare quale sia quella vera. L'importante è che le dichiarazioni siano false.
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