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Art. 391 Codice di Procedura Civile — Anno 2023

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Altri anni per Art. 391 Codice di Procedura Civile

Rinuncia al ricorso: quando il processo si estingue
Un contenzioso fiscale tra l'Amministrazione Finanziaria e una società energetica, riguardante la tassazione di un contratto per un impianto fotovoltaico, si conclude in Cassazione. L'Amministrazione Finanziaria decide per la rinuncia al ricorso, che viene accettata dalla controparte. La Corte dichiara l'estinzione del procedimento, senza disporre sulle spese e chiarendo che la rinuncia esclude l'obbligo di versare il doppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso: estinzione senza sanzioni
La Corte di Cassazione dichiara estinto un procedimento tributario a seguito della rinuncia al ricorso da parte dell'Agenzia delle Entrate, accettata dalla controparte. La decisione chiarisce che in caso di estinzione per rinuncia, non si applica la sanzione del raddoppio del contributo unificato né si dispone sulle spese legali.
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Rinuncia al ricorso: estinzione senza costi aggiuntivi
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce le conseguenze della rinuncia al ricorso. Il caso riguardava una controversia fiscale sulla qualificazione di un contratto di locazione di terreni per un impianto fotovoltaico. L'Amministrazione Finanziaria, dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, ha presentato ricorso in Cassazione, salvo poi rinunciarvi. A seguito dell'accettazione della controparte, la Corte ha dichiarato l'estinzione del procedimento, specificando che in caso di rinuncia al ricorso accettata, non vi è condanna alle spese e non si applica il raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso: niente spese e doppio contributo
L'Amministrazione Finanziaria, dopo aver impugnato una sentenza sfavorevole sulla qualificazione di un contratto di locazione per impianto fotovoltaico, ha presentato rinuncia al ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del procedimento, chiarendo che in caso di rinuncia accettata non è dovuta la condanna alle spese né il versamento del doppio del contributo unificato, poiché la norma si applica solo in caso di rigetto o inammissibilità.
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Rinuncia al ricorso e spese legali: il caso
Un contribuente impugna una comunicazione di iscrizione ipotecaria. Durante il giudizio in Cassazione, aderisce alla definizione agevolata dei carichi e presenta rinuncia al ricorso. La Corte Suprema dichiara l'estinzione del processo e la compensazione delle spese legali, spiegando che imporre il pagamento delle spese contrasterebbe con lo scopo della legge sulla definizione agevolata, che mira a incentivare la chiusura delle pendenze tributarie.
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Errore di fatto: Cassazione revoca la sua sentenza
Un avvocato chiede la revocazione di una sentenza della Corte di Cassazione a causa di un errore di fatto: i giudici avevano trascurato una notifica cartacea valida, concentrandosi unicamente su una notifica digitale imperfetta. La Corte accoglie la richiesta di revocazione. Nel riesaminare il caso, rileva che la questione principale, una divisione immobiliare, è stata nel frattempo decisa da un'altra sentenza definitiva (giudicato esterno). L'appello originale viene quindi accolto solo in parte, correggendo il calcolo delle spese legali dovute a controparti con un interesse comune.
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Spese legali e gratuito patrocinio: paga lo Stato
La Corte di Cassazione ha corretto un proprio precedente provvedimento che, per errore materiale, aveva disposto la liquidazione delle spese legali a favore della parte vincitrice ammessa al gratuito patrocinio. L'ordinanza chiarisce che, in base alla normativa vigente, quando la parte vittoriosa beneficia del patrocinio a spese dello Stato, la parte soccombente è tenuta a versare l'importo delle spese direttamente all'Erario e non al vincitore del giudizio.
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Errore materiale: correzione nome in un’ordinanza
La Corte di Cassazione ha corretto una propria precedente ordinanza a causa di un errore materiale. Nel dispositivo della decisione, il cognome della parte vittoriosa era stato trascritto in modo errato. Su istanza della parte interessata, la Corte ha disposto la rettifica, evidenziando come la procedura di correzione dell'errore materiale serva a emendare sviste che non incidono sulla sostanza della decisione.
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Rinuncia al ricorso: come si estingue il giudizio
Un caso di ricorso per Cassazione si conclude con un'ordinanza di estinzione. A seguito della rinuncia al ricorso da parte del ricorrente, accettata dalla controparte con un accordo sulla compensazione delle spese, la Suprema Corte ha dichiarato estinto il giudizio. La decisione si fonda sull'articolo 391 del codice di procedura civile, che prevede questa conclusione processuale quando le parti raggiungono un'intesa prima della decisione finale.
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Estinzione del giudizio: la rinuncia spegne il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio a seguito di una rinuncia congiunta ai ricorsi, sia principale che incidentale, presentata da tutte le parti coinvolte. La decisione si fonda sull'accordo delle parti, che hanno anche pattuito la compensazione delle spese legali, rendendo superflua una pronuncia della Corte in merito.
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Appello incidentale: notifica al contumace essenziale
La Corte di Cassazione, con ordinanza, affronta il tema dell'appello incidentale. Un ricorso congiunto di un imprenditore e della sua società viene deciso in modo divergente: inammissibile per tardività quello dell'imprenditore, accolto quello della società. La Corte chiarisce che l'appello incidentale che aggrava la posizione di una parte contumace in appello deve essere a questa notificato. In assenza di notifica, la sentenza d'appello è viziata per violazione del contraddittorio e va cassata nella parte relativa alla condanna della società.
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Appello incidentale: notifica e termini per impugnare
La Corte di Cassazione ha chiarito la disciplina dell'appello incidentale nei confronti di una parte contumace. In un caso riguardante una condanna solidale di una società e del suo amministratore, la Corte ha stabilito che l'appello incidentale, volto ad aggravare la condanna, deve essere notificato anche alla parte contumace. In assenza di notifica, la condanna è illegittima. Di conseguenza, il ricorso della società, non avendo ricevuto la notifica della sentenza, è stato ritenuto tempestivo (poiché soggetto al termine lungo) e accolto, mentre quello dell'amministratore, che aveva ricevuto la notifica, è stato dichiarato inammissibile per tardività.
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Estinzione del giudizio per definizione agevolata
Una società, dopo aver impugnato una sentenza tributaria sfavorevole in Cassazione, ha aderito alla definizione agevolata. La Corte Suprema, in linea con i suoi precedenti, ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Questa decisione conferma che l'adesione a una sanatoria fiscale implica la rinuncia alla lite pendente, senza alcuna pronuncia sulle spese processuali, considerate assorbite dall'accordo.
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Risarcimento danno pubblico impiego: non è tassabile
Una lavoratrice del settore pubblico ha ricevuto un indennizzo per l'illegittima reiterazione di contratti a termine. L'Agenzia delle Entrate ha inizialmente negato il rimborso dell'IRPEF su tale somma. La Corte di Cassazione, dopo che l'Agenzia ha annullato il proprio diniego in autotutela, ha dichiarato la cessazione della materia del contendere. Decidendo sulle spese legali secondo il principio di 'soccombenza virtuale', ha stabilito che il risarcimento danno pubblico impiego per 'perdita di chance' non ha natura reddituale e quindi non è tassabile, condannando l'Agenzia al pagamento delle spese.
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Estinzione del giudizio: rinuncia al ricorso
Un istituto di credito, dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio una causa per un rimborso fiscale, ha presentato ricorso in Cassazione. Successivamente, ha formalmente rinunciato al ricorso e l'Agenzia fiscale ha accettato tale rinuncia. La Corte di Cassazione, preso atto dell'accordo, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, ponendo fine alla controversia senza una decisione nel merito e compensando le spese legali tra le parti.
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Estinzione del giudizio: accordo e rinuncia al ricorso
Una società operante nel settore delle energie rinnovabili aveva impugnato un avviso di pagamento per accise. A seguito di un accordo di ristrutturazione del debito, che includeva la chiusura delle liti pendenti, la società ha rinunciato al ricorso in Cassazione. La Corte, applicando le nuove normative procedurali, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, ponendo fine alla controversia e compensando le spese legali tra le parti.
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Rinuncia al ricorso: niente condanna alle spese
Una banca aveva impugnato un decreto del Tribunale che rigettava la sua istanza di rimessione in termini. In Cassazione, la stessa banca ha presentato una rinuncia al ricorso, accettata dalla controparte. La Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, specificando che in caso di rinuncia accettata, non si applica né la condanna alle spese né il raddoppio del contributo unificato.
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Istanza di decisione collegiale: la nuova procura è decisiva
Un imprenditore agricolo ha impugnato in Cassazione una sentenza d'appello sfavorevole in una causa di risarcimento danni contro una società di servizi. A seguito della proposta di inammissibilità del ricorso, il suo difensore ha presentato un'istanza di decisione collegiale senza, però, munirsi di una nuova procura speciale. La Corte di Cassazione, analizzando la nuova formulazione dell'art. 380-bis c.p.c., ha dichiarato il ricorso inammissibile proprio a causa di questo vizio procedurale, ritenendo la nuova procura un requisito essenziale per proseguire il giudizio, e ha condannato il ricorrente al pagamento di una sanzione pecuniaria.
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Estinzione del giudizio: la rinuncia al ricorso
Un soggetto privato, che aveva presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza della Corte d'Appello, ha successivamente deciso di rinunciare all'impugnazione. La società controparte ha accettato tale rinuncia. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, senza pronunciarsi sulle spese legali, in applicazione del codice di procedura civile.
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Estinzione del processo: rinuncia e accettazione
Un'impresa edile ricorreva in Cassazione contro una condanna per vizi in un appalto condominiale. Tuttavia, prima della decisione, la stessa impresa rinunciava al ricorso e il condominio accettava tale rinuncia. La Corte di Cassazione, di conseguenza, ha dichiarato l'estinzione del processo, senza pronunciarsi sulle spese, evidenziando come l'accordo tra le parti ponga fine alla controversia.
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