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Art. 391 Codice di Procedura Civile — Anno 2023

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Altri anni per Art. 391 Codice di Procedura Civile

Rinuncia al ricorso: il dipendente rinuncia a 195mila euro
Un lavoratore ha chiesto la condanna di un'azienda sanitaria pubblica al pagamento di oltre 195.000 euro per differenze retributive legate al suo inquadramento come dirigente. Dopo il rigetto della domanda nei primi due gradi di giudizio, il lavoratore ha proposto ricorso in Cassazione. Successivamente, il ricorrente ha presentato formale rinuncia al ricorso. L'azienda sanitaria ha accettato la rinuncia, concordando anche sulla compensazione delle spese di lite. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, senza alcuna pronuncia sulle spese di causa.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite doganale
Un'azienda importatrice ha impugnato gli avvisi di rettifica dell'Ufficio Doganale relativi a dazi e IVA sull'importazione temporanea di olio d'oliva in regime di perfezionamento attivo. Dopo le decisioni sfavorevoli dei giudici di merito, che hanno confermato le violazioni doganali basandosi sulle controanalisi dell'ufficio, la società ha presentato ricorso in Cassazione. Successivamente, l'importatrice ha depositato una formale rinuncia al ricorso per cassazione, dichiarando il sopravvenuto difetto di interesse alla prosecuzione della causa. La Suprema Corte ha preso atto di tale volontà e ha dichiarato l'estinzione del giudizio, disponendo la compensazione integrale delle spese di lite tra le parti e l'esclusione del raddoppio del contributo unificato.
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Inquadramento professionale OSS: la cooperativa si arrende
Alcuni Operatori Socio Sanitari hanno richiesto l'inquadramento professionale OSS nel livello superiore C2 del contratto collettivo, avendo svolto mansioni complesse come la disinfezione e la cura delle piaghe in collaborazione con gli infermieri. La Corte d'Appello ha accolto la domanda dei lavoratori, condannando la cooperativa datrice di lavoro a pagare le differenze retributive. La cooperativa ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione. Tuttavia, prima della decisione finale, la cooperativa ha depositato una formale rinuncia al ricorso, accettata dai lavoratori. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando di fatto la vittoria dei lavoratori che mantengono il diritto al livello superiore e alle relative differenze di stipendio.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite sull’appalto
Un ente pubblico affida a un'impresa lavori di manutenzione edilizia. A causa di ripetute sospensioni dei lavori dovute a varianti in corso d'opera e controlli amministrativi, l'impresa chiede il risarcimento dei danni. Il Tribunale e la Corte d'Appello condannano l'ente pubblico al pagamento di oltre 700.000 euro. L'ente propone ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima dell'udienza, le parti raggiungono un accordo transattivo amichevole. Di conseguenza, l'ente presenta formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte dichiara l'estinzione del processo, ponendo fine alla controversia senza una decisione sul merito.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: stop alla lite con le banche
Due debitori hanno impugnato in Cassazione la sentenza d'appello che aveva parzialmente accolto l'azione revocatoria promossa da due banche creditrici. Nel corso del giudizio, i debitori hanno depositato formale rinuncia al ricorso in Cassazione nei confronti di entrambi gli istituti di credito. Le banche resistenti hanno aderito alla rinuncia, chiedendo la compensazione delle spese. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio e ha compensato interamente le spese tra le parti. Ha inoltre specificato che non si può disporre d'ufficio la cancellazione della trascrizione della domanda giudiziale in assenza di un'espressa richiesta delle parti interessate.
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Gestione Separata INPS: la rottamazione estingue la causa
Una professionista ha impugnato la richiesta dell'ente previdenziale di iscrizione d'ufficio alla Gestione Separata INPS per l'anno 2010. Durante il giudizio di Cassazione, la ricorrente ha aderito alla definizione agevolata (cosiddetta rottamazione-quater) per sanare il debito contributivo, impegnandosi a rinunciare alla causa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per sopravvenuta carenza di interesse, poiché l'adesione alla sanatoria estingue l'utilità della decisione giudiziale. Di conseguenza, il processo si chiude senza una decisione sul merito dell'obbligo contributivo, lasciando fermi gli effetti della definizione agevolata scelta dalla lavoratrice autonoma.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: il debitore paga le spese
Un debitore e sua moglie avevano costituito un fondo patrimoniale per proteggere i propri beni. Alcuni istituti bancari creditori hanno promosso con successo un'azione revocatoria per rendere inefficace tale vincolo. Il debitore ha impugnato la decisione sfavorevole dinanzi alla Corte di Cassazione. Tuttavia, prima dell'udienza, il ricorrente ha depositato una formale rinuncia al ricorso per cassazione. Poiché le banche resistenti non hanno formalmente accettato la rinuncia, la Suprema Corte ha dovuto dichiarare l'estinzione del giudizio e liquidare le spese. In applicazione delle norme processuali, la Corte ha condannato il debitore rinunciante al pagamento delle spese di giudizio in favore delle controparti, confermando che chi rinuncia deve farsi carico dei costi legali sostenuti dai resistenti.
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Rinuncia al ricorso per Cassazione: l’accordo spegne la lite
A seguito di un tragico incidente stradale che ha causato la morte di un uomo, la Corte d'Appello ha condannato il Conducente e il Co-responsabile a risarcire i Familiari della Vittima. Il Conducente ha proposto ricorso in Cassazione per contestare la decisione. Tuttavia, prima che la Suprema Corte si pronunciasse, il Conducente ha presentato formale rinuncia al ricorso per Cassazione, accettata dai Familiari della Vittima. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia, disponendo la compensazione delle spese di lite tra le parti. La rinuncia ha così posto fine alla vicenda giudiziaria, confermando l'accordo transattivo tra le parti e determinando la chiusura del processo senza una nuova decisione sul merito del risarcimento.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’accordo spegne lo scontro
Una datrice di lavoro ha impugnato la sentenza d'appello che dichiarava inefficace il licenziamento di un dipendente, condannandola al risarcimento dei danni e al pagamento del TFR. Prima dell'udienza in Cassazione, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo amichevole. La datrice ha quindi presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dal lavoratore. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando le spese di lite e stabilendo che non è dovuto il raddoppio del contributo unificato.
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Revocazione per errore di fatto: la Cassazione corregge la svista
Un'azienda privata rinuncia al ricorso in Cassazione contro un Ministero. Il Presidente della Corte dichiara l'estinzione del giudizio ma omette di decidere sulle spese legali, ritenendo erroneamente che il Ministero non si fosse costituito. Il Ministero propone quindi ricorso per revocazione per errore di fatto, dimostrando di aver depositato tempestivamente il proprio controricorso. La Suprema Corte accoglie il ricorso: riconosce l'errore del precedente provvedimento e la regolare costituzione dell'ente pubblico. Di conseguenza, revoca il decreto impugnato e, valutando la particolarità della vicenda, decide di compensare interamente le spese di entrambi i giudizi.
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Rinuncia al ricorso: la società evita la lite temeraria ma paga
Una società di persone ha impugnato davanti alla Corte di Cassazione un'ordinanza con cui la Corte d'Appello, in una causa di liquidazione della quota di un socio, aveva ordinato l'esibizione dei bilanci e disposto una consulenza tecnica. Prima dell'udienza, la società ha presentato formale rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso a seguito della rinuncia al ricorso stessa, ponendo le spese di giudizio a carico della società rinunciante. Ha invece escluso la condanna per lite temeraria, nonostante l'evidente infondatezza dell'impugnazione contro un provvedimento non decisorio, e ha chiarito che in caso di rinuncia non è dovuto il raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’accordo chiude la lite
Una società committente si oppone al decreto ingiuntivo ottenuto dalla curatela fallimentare di un'impresa appaltatrice per il pagamento del saldo di un appalto. Dopo il rigetto nei primi due gradi di giudizio, la società committente propone ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, le parti raggiungono un accordo transattivo. Di conseguenza, la società ricorrente deposita formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dalla curatela fallimentare. La Corte di Cassazione dichiara quindi l'estinzione del giudizio per intervenuta rinuncia, senza provvedere sulle spese di lite, conformemente all'accordo raggiunto tra le parti.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: stop alla lite sui compensi
Un gruppo di lavoratori impiegati in lavori socialmente utili presso un'università ha richiesto il ricalcolo del compenso integrativo per le ore di lavoro extra, pretendendo l'inclusione della tredicesima e dell'indennità di ateneo. Dopo la decisione sfavorevole della Corte d'Appello, i lavoratori hanno proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione della Suprema Corte, i lavoratori hanno presentato una formale rinuncia al ricorso in Cassazione, accettata dall'università con accordo sulla compensazione delle spese. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, ponendo fine alla controversia senza entrare nel merito della questione retributiva.
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Multa per eccesso di velocità: la rinuncia chiude la lite
Un automobilista riceveva otto verbali per violazione dei limiti di velocità, rilevata tramite un dispositivo elettronico su una strada provinciale. L'automobilista contestava la visibilità dell'apparecchio e la distanza minima dalla segnaletica. Dopo alterne decisioni nei primi due gradi di giudizio, la controversia giungeva in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione della Suprema Corte, sia l'automobilista sia il Comune decidevano di depositare formale rinuncia ai rispettivi ricorsi, accettata da entrambe le parti. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per mutua rinuncia, compensando interamente le spese legali tra le parti. La vicenda si chiude così senza una decisione di merito sui verbali, lasciando ferma la situazione stabilita nel precedente grado di giudizio in merito alla multa per eccesso di velocità.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: lite estinta ma spese dovute
Una società in liquidazione, dopo la dichiarazione di fallimento dovuta all'inammissibilità della proposta di concordato preventivo, ha proposto ricorso in Cassazione. Successivamente, la stessa società ha depositato un atto di rinuncia al ricorso per cassazione. La curatela fallimentare e il creditore non hanno accettato la rinuncia, eccependo inoltre che il ricorso era stato notificato oltre il termine di trenta giorni dalla comunicazione della sentenza d'appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia, ma ha condannato la società ricorrente al pagamento delle spese di lite in favore dei controricorrenti, poiché la rinuncia non è stata accettata e il ricorso era comunque inammissibile in quanto tardivo.
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Definizione agevolata: il fisco perde la causa che si estingue
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una farmacista la valutazione del magazzino, emettendo un avviso di accertamento. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, l'amministrazione ha proposto ricorso in Cassazione. Nel frattempo, la contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata per le cartelle esattoriali collegate all'accertamento, provvedendo al pagamento integrale di tutte le rate previste. La Corte di Cassazione ha rilevato che il pagamento integrale estingue il debito tributario originario. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato l'estinzione del giudizio per legge, con la perdita di efficacia della sentenza d'appello precedentemente impugnata e la compensazione delle spese di lite.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop al doppio contributo
L'Ente Previdenziale ha proposto opposizione contro il Fallimento di una società cooperativa per il mancato riconoscimento di crediti contributivi superiori a tre milioni di euro. Dopo il rigetto nei gradi precedenti, l'Ente ha presentato ricorso in Cassazione. Durante il giudizio, le parti hanno raggiunto un accordo e l'Ente ha formalizzato la rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dal Fallimento con compensazione delle spese. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio. I giudici hanno chiarito che, in caso di rinuncia, non si applica il raddoppio del contributo unificato, poiché tale sanzione si applica solo nei casi di rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell'impugnazione. Vince l'Ente Previdenziale che evita il pagamento della sanzione tributaria.
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Trattenuta stipendio dipendenti pubblici: addio al rimborso
Un gruppo di dipendenti pubblici ha contestato la legittimità della trattenuta stipendio dipendenti pubblici del 2,50% operata sul loro stipendio mensile in regime di TFR. I lavoratori chiedevano la restituzione delle somme, ma i giudici di merito hanno respinto la domanda, qualificando la misura come un mero adeguamento contabile per evitare disparità di trattamento. Successivamente, i dipendenti hanno presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, durante il giudizio di legittimità, i ricorrenti hanno depositato un formale atto di rinuncia al ricorso. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, disponendo la compensazione delle spese legali tra le parti. La vicenda si chiude così senza una decisione nel merito da parte della Suprema Corte.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: la pace tra fisco e contribuente
La Società Contribuente impugnava una cartella di pagamento da oltre 65.000 euro per imposta sostitutiva sulla rivalutazione di immobili. Durante il giudizio, presentava domanda di definizione agevolata, rifiutata dall'Agenzia delle Entrate poiché ritenuta mero atto di riscossione. Dopo la conferma del diniego in appello, la società proponeva ricorso in Cassazione. Prima dell'udienza, la contribuente ha depositato formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dall'amministrazione finanziaria con accordo sulla compensazione delle spese. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere.
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Estinzione del giudizio tributario: stop alle liti senza sanzioni
Un Comune ha impugnato la decisione favorevole a un Ente religioso riguardante alcuni avvisi di accertamento ICI. Successivamente, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo per definire la controversia. Di conseguenza, il Comune ha presentato formale rinuncia al ricorso, accettata dall'Ente religioso. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario con compensazione delle spese tra le parti. I giudici hanno inoltre chiarito che, in caso di estinzione per rinuncia, non è dovuto il raddoppio del contributo unificato, poiché tale sanzione non si applica alle ipotesi di inammissibilità sopravvenuta del ricorso.
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