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Art. 390 Codice di Procedura Civile — Sezione Sesta Civile

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Altri anni per Art. 390 Codice di Procedura Civile

Anzianità di servizio nell’apprendistato: nulli i tagli del CCNL
Un lavoratore ha richiesto il pieno computo del periodo trascorso in contratto di apprendistato ai fini degli aumenti periodici retributivi. L'azienda datrice applicava accordi sindacali che limitavano a soli ventotto mesi su quarantasei il calcolo di questo arco temporale. La Corte d'Appello ha dichiarato la nullità delle clausole collettive per contrasto con la legge, sancendo il diritto all'integrale anzianità di servizio nell'apprendistato e condannando la società a corrispondere le differenze stipendiali maturate. L'azienda ha promosso ricorso per Cassazione, sostenendo l'autonomia della contrattazione sindacale. Successivamente, la società ha depositato formale rinuncia all'impugnazione. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il processo, rendendo definitiva la tutela del dipendente e confermando l'illegittimità di clausole che sterilizzano i periodi formativi.
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Rinuncia al ricorso per cassazione ed estinzione del debito
Una debitrice ha proposto opposizione agli atti esecutivi contro un atto di precetto da quasi diecimila euro notificato da un creditore sulla base di un titolo stragiudiziale. Il Tribunale ha accolto l'opposizione della debitrice e ha annullato l'atto. Il creditore ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione. Successivamente, il relatore ha rilevato la probabile inammissibilità dell'impugnazione. Il creditore ha quindi depositato formale atto di rinuncia, regolarmente notificato e vistato dalla controparte. La Suprema Corte ha confermato che la rinuncia al ricorso per cassazione non necessita di espressa accettazione per produrre effetti e comporta l'estinzione immediata del giudizio, rendendo definitiva la vittoria della debitrice senza condanna alle spese per il creditore.
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Azione revocatoria ordinaria: stop ai beni donati ai figli
Un istituto bancario ha agito in giudizio contro un debitore e i suoi familiari per ottenere l'inefficacia di plurimi atti di vendita immobiliare e della costituzione di un fondo patrimoniale. La banca lamentava la sottrazione dell'intero patrimonio del debitore a garanzia di un debito di oltre duecentomila euro. I giudici di merito hanno accertato il pericolo di incapienza e la consapevolezza del pregiudizio ai danni del creditore, accogliendo l'azione revocatoria ordinaria. I familiari acquirenti hanno impugnato la pronuncia dinanzi alla Corte di Cassazione, sostenendo l'anteriorità di alcune vendite rispetto alla fideiussione e l'assenza di collusione. Nel corso del giudizio di legittimità, i ricorrenti hanno formalmente rinunciato al ricorso con l'accettazione della società creditrice cessionaria. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il processo, rendendo definitiva la revoca degli atti patrimoniali a tutela del credito.
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Indennità di coordinamento: sanitari rinunciano al ricorso
Alcuni dipendenti sanitari inquadrati nei livelli D e DS hanno richiesto all'Azienda Sanitaria Locale il pagamento della indennità di coordinamento. I giudici di merito hanno respinto la richiesta per mancanza dei requisiti contrattuali e per assenza di prove sull'effettivo svolgimento delle mansioni di coordinamento. I dipendenti hanno quindi proposto ricorso in Cassazione. Successivamente, i lavoratori hanno depositato formale atto di rinuncia al ricorso dopo aver esaminato la proposta del magistrato relatore. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione definitiva del processo, disponendo la compensazione totale delle spese legali tra le parti.
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Indennità di coordinamento: dai compiti sanitari alla rinuncia
Alcuni dipendenti sanitari inquadrati nei livelli D e DS hanno citato in giudizio l'Azienda Sanitaria per ottenere il riconoscimento economico accessorio. I lavoratori hanno rivendicato il diritto a percepire la specifica indennità di coordinamento prevista dalla contrattazione collettiva di settore. I giudici di merito hanno respinto la richiesta per la mancata prova dei requisiti formali, quali anzianità e superamento di selezioni, nonché per l'assenza di compiti concreti di coordinamento. I dipendenti hanno quindi presentato ricorso davanti alla Corte di Cassazione, ma successivamente hanno notificato formale atto di rinuncia. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione definitiva del processo e ha compensato integralmente le spese legali tra le parti in lite.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: lite ereditaria chiusa
L'Erede Universale citava in giudizio il Controinteressato per ottenere la nullità del testamento materno, la restituzione di alcuni beni mobili e il risarcimento per l'occupazione esclusiva di un immobile in comproprietà. La Corte d'Appello riconosceva la proprietà dei beni mobili all'erede, ma respingeva la richiesta risarcitoria per mancanza di prove. L'Erede Universale impugnava la decisione davanti ai Supremi Giudici. Tuttavia, prima dell'udienza, il ricorrente formalizzava la rinuncia al ricorso per cassazione, regolarmente accettata dal Controinteressato con accordo sulla compensazione delle spese legali. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il processo, senza applicare sanzioni sul contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso tributario: chiude la lite con il Fisco
Una società cooperativa ha impugnato un avviso di rettifica e liquidazione emesso dall'Agenzia delle Entrate sul valore di diritti immobiliari trasferiti. Dopo una serie di gradi di giudizio, la vicenda è approdata dinanzi alla Corte di Cassazione. Prima dell'udienza, la società contribuente ha scelto di versare integralmente le somme richieste dall'amministrazione finanziaria e ha formalizzato la rinuncia al ricorso tributario. L'ente impositore non ha sollevato obiezioni al deposito dell'atto. I giudici di legittimità hanno preso atto del pagamento e della volontà del contribuente, dichiarando estinto il giudizio e compensando interamente le spese processuali tra le parti.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: estinzione e spese
La controversia trae origine da una lite agraria decisa dalla Corte d'Appello. Il ricorrente ha impugnato la sentenza davanti alla Corte di Cassazione. Successivamente, lo stesso ricorrente ha depositato formale atto di rinuncia al ricorso in Cassazione. I controricorrenti hanno espresso piena adesione a tale scelta. Entrambe le parti hanno richiesto concordemente la compensazione delle spese di giudizio. I giudici supremi hanno accertato la regolarità degli atti depositati e la concorde volontà dei contendenti. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione immediata del giudizio di legittimità. Il provvedimento ha disposto l'integrale compensazione delle spese processuali, chiudendo definitivamente la lite senza entrare nel merito della questione iniziale.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla causa con lo Stato
Un cittadino straniero ha proposto ricorso in Cassazione contro il Ministero dell'Interno avverso una sentenza della Corte d'Appello. Successivamente, lo stesso ricorrente ha depositato un atto formale con cui ha dichiarato la propria rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte, preso atto della volontà della parte e verificata la regolarità dell'atto, ha dichiarato l'estinzione del processo per rinuncia, ponendo fine alla controversia senza esaminare il merito della vicenda e rendendo definitiva la decisione precedente.
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Licenziamento collettivo: rinuncia in Cassazione e reintegra
Una società di navigazione aerea intima un licenziamento collettivo a un proprio dipendente. I giudici di merito dichiarano illegittimo il recesso, accertando l'esistenza di un unico complesso aziendale tra le società coinvolte, e ordinano la reintegrazione e il risarcimento del lavoratore. Le società impugnano la sentenza dinanzi alla Corte di Cassazione. Tuttavia, prima dell'udienza, i liquidatori delle imprese rinunciano formalmente al ricorso. La Suprema Corte prende atto della rinuncia e dichiara estinto il giudizio. I giudici chiariscono inoltre che la rinuncia all'impugnazione non comporta l'obbligo di versare il doppio contributo unificato, poiché tale misura sanzionatoria si applica soltanto nei casi tipici di rigetto, inammissibilità o improcedibilità del ricorso.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: l’accordo spegne la lite
Un condomino impugna la delibera del proprio condominio riguardante alcune spese e la nomina dell'amministratore. Dopo la sentenza d'appello, il condomino propone ricorso in Cassazione. Successivamente, le parti raggiungono un accordo amichevole per risolvere la lite. Di conseguenza, il difensore del condomino deposita un atto di rinuncia al ricorso in Cassazione. La Suprema Corte prende atto dell'accordo e dichiara l'estinzione del giudizio. Non viene disposta alcuna condanna alle spese poiché il condominio non si è costituito, e non si applica il raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: sfumano 8 milioni di euro
Una società creditrice ha proposto ricorso contro una grande azienda in amministrazione straordinaria per contestare la revoca di pagamenti per circa otto milioni di euro, eseguiti nell'anno precedente alla dichiarazione di insolvenza. Successivamente, la società ricorrente ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte, preso atto della volontà della parte, ha dichiarato l'estinzione del processo senza alcuna condanna alle spese di giudizio. La decisione mette fine alla controversia senza entrare nel merito delle contestazioni iniziali.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alle tasse doppie
Nel corso di una controversia sulla comunione di un bene, La Ricorrente ha presentato formale dichiarazione di rinuncia al ricorso per cassazione. La Controricorrente ha accettato la rinuncia, concordando sulla compensazione delle spese. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio e ha stabilito che, in caso di rinuncia, non si applica il raddoppio del contributo unificato. Questa sanzione economica colpisce solo i casi di rigetto, inammissibilità o improcedibilità. Trattandosi di una norma eccezionale e punitiva, essa non può essere estesa per analogia alla rinuncia volontaria, che chiude pacificamente la lite.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop al giudizio sul fallimento
Una società creditrice ha proposto ricorso in Cassazione contro la procedura di fallimento di un'azienda debitrice. Successivamente, la stessa società ricorrente ha deciso formalmente di rinunciare all'impugnazione. La Corte di Cassazione, preso atto di questa volontà, ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Il caso si risolve quindi con la rinuncia al ricorso per cassazione, che comporta la fine anticipata del processo senza che i giudici entrino nel merito della disputa originaria, lasciando fermo il provvedimento impugnato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite con l’INPS
Un libero professionista ha proposto opposizione contro una cartella di pagamento dell'INPS per contributi omessi relativi all'anno 2009, eccependo la prescrizione del credito. Dopo la decisione sfavorevole nei gradi di merito, il professionista ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima dell'udienza in camera di consiglio, il ricorrente ha depositato una formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte, preso atto della volontà della parte, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, disponendo la compensazione delle spese di lite tra le parti ed escludendo il raddoppio del contributo unificato.
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Risoluzione contratto di locazione: il ritardo costa lo sfratto
Una proprietaria ha ottenuto la risoluzione contratto di locazione per grave inadempimento dell'inquilino, colpevole di aver pagato costantemente in ritardo i canoni di affitto. La Corte d'Appello ha confermato lo sfratto, rilevando la compromissione del rapporto di fiducia. L'inquilino ha proposto ricorso in Cassazione ma ha successivamente depositato un atto formale di rinuncia. La Suprema Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del processo senza pronunciarsi sulle spese di giudizio. La decisione di merito che dispone il rilascio dell'immobile è così diventata definitiva.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: stop alle spese e alle tasse
La Società ha proposto ricorso contro L'Imprenditore Individuale. Successivamente, la Società ha presentato una formale rinuncia al ricorso in Cassazione, accettata dall'altra parte. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, stabilendo che non è dovuto il raddoppio del contributo unificato e che non vi è luogo a provvedere sulle spese di lite.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop al processo senza spese
Il Richiedente ha proposto ricorso in Cassazione contro il Ministero dell'Interno per impugnare un decreto del Tribunale di Torino in materia di immigrazione. Successivamente, lo stesso Richiedente ha depositato una formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione ha preso atto della volontà della parte e ha dichiarato l'estinzione del procedimento. I giudici hanno inoltre stabilito che nulla è dovuto per le spese di giudizio, poiché l'Avvocatura dello Stato si era costituita al solo fine di partecipare all'udienza di discussione senza svolgere ulteriore attività difensiva.
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Rinuncia al ricorso: quando la causa si estingue senza spese
Nel caso in esame, un cittadino straniero ha proposto ricorso in Cassazione contro il Ministero dell'Interno. Successivamente, lo stesso cittadino ha presentato una formale rinuncia al ricorso, decidendo di non proseguire con il giudizio. La Suprema Corte ha preso atto di questa volontà e ha dichiarato l'estinzione del procedimento. Riguardo alle spese legali, i giudici hanno stabilito che nulla deve essere rimborsato all'amministrazione pubblica, poiché quest'ultima si era costituita in giudizio al solo fine di partecipare all'udienza di discussione, senza svolgere attività difensive complesse. Il processo si chiude così senza alcuna condanna economica.
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Compensi professionali: l’accordo privato batte la causa legale
Un avvocato ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro un ente per il pagamento di compensi professionali legati a una difesa dinanzi al Consiglio di Stato. L'ente ha proposto opposizione, ma il Tribunale l'ha dichiarata inammissibile sia per l'utilizzo di un rito errato sia per la tardività della notifica. L'ente ha quindi proposto ricorso in Cassazione. Prima della decisione della Suprema Corte, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo. L'ente ha depositato formale rinuncia al ricorso, accettata dall'avvocato. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, senza alcuna condanna alle spese processuali.
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