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Art. 390 Codice di Procedura Civile — Sezione Sesta Civile

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Altri anni per Art. 390 Codice di Procedura Civile

Rinuncia al ricorso per cassazione: accordo evita condanna alle spese
Un'azienda edile si oppone al decreto ingiuntivo ottenuto da un avvocato per il pagamento di compensi professionali pari a oltre dodicimila euro. Dopo il rigetto dell'opposizione e dell'eccezione di incompetenza territoriale da parte del Tribunale, l'azienda propone un regolamento di competenza dinanzi alla Corte di Cassazione. Successivamente, le parti raggiungono un accordo e l'azienda deposita l'atto di rinuncia al ricorso per cassazione, formalmente accettato e sottoscritto dal professionista. La Suprema Corte, riscontrando la conformità dell'atto alle norme procedurali, dichiara l'estinzione del giudizio senza alcuna condanna alle spese, data l'adesione della controparte. La vicenda evidenzia come la rinuncia al ricorso per cassazione rappresenti uno strumento efficace per chiudere consensualmente una lite giudiziaria pendente.
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Rinuncia al ricorso: l’accordo spegne la lite in condominio
I Condomini avevano impugnato una decisione del Tribunale riguardante l'inammissibilità della riassunzione di un giudizio estinto per inattività. Tuttavia, prima che la Corte di Cassazione decidesse sul merito, le parti hanno raggiunto un accordo amichevole per risolvere la controversia. Di conseguenza, il difensore dei ricorrenti ha depositato un formale atto di rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha preso atto di questa volontà e ha dichiarato l'estinzione del giudizio di cassazione. Trattandosi di una rinuncia al ricorso, i ricorrenti non sono stati condannati al pagamento delle spese processuali, poiché le controparti non si erano costituite, e sono stati esentati dal versamento del raddoppio del contributo unificato.
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Improcedibilità del ricorso per cassazione: la forma vince
In una controversia in materia di successioni, un coerede ha proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione per contestare la decisione della Corte d'Appello. Tuttavia, l'uomo ha depositato l'atto in cancelleria oltre il termine tassativo di venti giorni dalla notifica alla controparte. La Suprema Corte ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso per cassazione, ribadendo che il mancato rispetto di questo termine perentorio impedisce la prosecuzione del giudizio. Questo vizio è insanabile e rilevabile d'ufficio dal giudice, anche se la controparte si è regolarmente costituita. Di conseguenza, il ricorrente ha perso la possibilità di far valere le proprie ragioni e dovrà versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso: l’accordo che estingue la lite fiscale
Un ente assistenziale ha impugnato la decisione della Commissione Tributaria Regionale che confermava la legittimità di un accertamento fiscale per il mancato riconoscimento dell'aliquota IRES dimezzata. Tuttavia, prima dell'udienza in Cassazione, l'ente ha presentato formale rinuncia al ricorso, accettata dall'Agenzia delle Entrate con richiesta di compensazione delle spese. La Suprema Corte ha preso atto di questa volontà e ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Di conseguenza, la controversia si chiude definitivamente senza una decisione sul merito, confermando l'efficacia della rinuncia al ricorso e lasciando a carico di ciascuna parte le proprie spese legali.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop al recupero del credito
La Società Creditrice ha proposto opposizione contro la decisione del Tribunale che escludeva il suo credito dallo stato passivo della procedura concorsuale avviata contro la Società Debitrice. Successivamente, la Società Creditrice ha presentato una formale rinuncia al ricorso per cassazione prima della decisione della Suprema Corte. La controparte, rappresentata dalla Curatela Fallimentare, non ha svolto alcuna attività difensiva nel giudizio di legittimità. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per rinuncia, stabilendo che non vi è alcuna necessità di provvedere sulle spese di giudizio. La controversia si chiude così definitivamente senza una pronuncia sul merito del credito.
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Rinuncia al ricorso: quando il processo si estingue senza consenso
L'Ente Previdenziale ha proposto ricorso contro una cittadina in merito a due avvisi di addebito. Successivamente, avendo ottenuto una decisione favorevole in un altro giudizio correlato, l'Ente ha presentato e notificato una formale rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha chiarito che la rinuncia al ricorso, regolarmente notificata alla controparte, determina l'immediata estinzione del processo senza necessità di accettazione da parte del destinatario. L'accettazione rileva solo ai fini della ripartizione delle spese giudiziarie. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato estinto il giudizio e ha disposto la compensazione delle spese di lite tra le parti.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla causa senza spese
Il caso riguarda un cittadino straniero che aveva impugnato il diniego del riconoscimento dello status di rifugiato e delle altre forme di protezione. Prima dell'udienza in Cassazione, il ricorrente ha depositato un atto formale di rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte, preso atto della volontà del ricorrente, ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Poiché il Ministero dell'Interno non ha svolto attività difensiva, i giudici non hanno dovuto liquidare le spese di lite. Il processo si è concluso senza alcuna decisione sul merito della vicenda.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla causa per la protezione
Un cittadino straniero ha impugnato il diniego di protezione sussidiaria e umanitaria davanti alla Corte di Cassazione. Prima dell'udienza, il ricorrente ha depositato una formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo senza pronunciarsi sulle spese, poiché il Ministero dell'Interno non ha svolto attività difensiva.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: rinuncia totale senza spese
Il caso riguarda un cittadino straniero che ha impugnato la decisione del Tribunale, la quale negava la protezione sussidiaria e umanitaria. Successivamente, il cittadino ha presentato una formale rinuncia al ricorso per cassazione prima dell'udienza. La Corte di Cassazione ha preso atto di questa decisione e ha dichiarato l'estinzione del processo. Poiché l'amministrazione pubblica intimata non ha svolto attività difensiva, i giudici non hanno liquidato le spese di giudizio. La rinuncia al ricorso per cassazione ha quindi chiuso definitivamente la vicenda giudiziaria senza una decisione sul merito della protezione richiesta.
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Rinuncia al ricorso: l’impresa perde il saldo dell’appalto
Un'impresa appaltatrice ha richiesto un decreto ingiuntivo contro una committente per ottenere il pagamento di circa sessantamila euro per la direzione dei lavori di un impianto a biogas. La committente si è opposta, evidenziando che il pagamento era subordinato all'effettivo inizio dei lavori, circostanza non dimostrata. La Corte d'Appello ha revocato l'ingiunzione per carenza di prove. L'impresa ha proposto ricorso in Cassazione ma ha successivamente depositato una formale rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio senza provvedere sulle spese.
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Estinzione del processo: ritira l’appello e la sentenza è finale
Un soggetto aveva presentato ricorso in Cassazione contro una Società per contestare una sentenza che regolava le spese legali di una causa precedente. Tuttavia, prima che la Corte potesse decidere, lo stesso soggetto ha formalmente ritirato il proprio ricorso. Di conseguenza, i giudici non hanno esaminato il merito della questione. Hanno semplicemente preso atto della volontà del ricorrente e dichiarato l'estinzione del processo per rinuncia. Questa decisione chiude definitivamente il caso, rendendo finale la sentenza precedente che era stata impugnata.
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Condanna alle spese dopo rinuncia: l’appello errato costa caro
Un avvocato, dopo aver perso una causa per il pagamento dei suoi compensi, presenta un ricorso errato direttamente in Cassazione. Successivamente, decide di ritirare il ricorso. Nonostante ciò, la Corte lo condanna a pagare le spese legali dei suoi ex clienti. La sentenza stabilisce un principio importante: la condanna alle spese dopo rinuncia è legittima quando il ricorso era inammissibile fin dall'inizio. Chi avvia un'azione legale sbagliata, costringendo altri a difendersi, deve pagare i costi generati, anche se poi fa un passo indietro.
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Clausola Sociale Cambio Appalto: Azienda Condannata ad Assumere
Un lavoratore, impiegato nel servizio di raccolta rifiuti, non viene assunto dalla nuova società subentrata nell'appalto con il Comune. I giudici hanno stabilito il suo diritto all'assunzione in base alla clausola sociale cambio appalto prevista dal contratto collettivo nazionale. Questa tutela, secondo la Corte, esiste a prescindere da eventuali ritardi o inadempimenti della precedente azienda. La nuova società è stata condannata ad assumerlo e a pagargli le retribuzioni arretrate. L'azienda ha poi rinunciato al ricorso in Cassazione, rendendo la decisione definitiva.
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Causa sulla competenza: la rinuncia al ricorso estingue il processo
Una parte aveva contestato la competenza di un Tribunale in una procedura di esecuzione forzata, avviando un ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione, la stessa parte ha presentato una rinuncia al ricorso, che è stata accettata dalla controparte, una Banca. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per rinuncia. La causa si è quindi conclusa senza una sentenza sul merito della competenza, ma semplicemente prendendo atto dell'accordo tra le parti di non proseguire. L'esito pratico è la chiusura del procedimento di ricorso.
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Estinzione del processo: rinuncia al ricorso e condanna definitiva
Un soggetto, condannato in precedenza al risarcimento di un danno, aveva impugnato la decisione in Cassazione. Tuttavia, prima della pronuncia dei giudici, ha deciso di rinunciare al proprio ricorso. La Corte di Cassazione, prendendo atto della rinuncia, ha dichiarato l'estinzione del processo. Questa decisione ha reso definitiva e non più contestabile la sentenza di condanna precedente. Di conseguenza, la parte danneggiata ha visto confermato il proprio diritto al risarcimento, non per una vittoria nel merito del ricorso, ma per l'abbandono della causa da parte dell'avversario.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’avvocato può decidere?
Un lavoratore si rivolge alla Corte di Cassazione per una controversia di lavoro. Durante il giudizio, il suo avvocato effettua una parziale rinuncia al ricorso per cassazione, abbandonando alcuni motivi di appello. La Corte Suprema stabilisce che tale atto rientra pienamente nella discrezionalità tecnica del difensore e non necessita della firma del cliente. Poiché anche gli altri motivi sono stati giudicati inammissibili per vizi procedurali, il ricorso del lavoratore è stato respinto, con condanna al pagamento delle spese legali.
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Computo Apprendistato Anzianità: Azienda Rinuncia, Lavoratori Vincono
La Corte di Cassazione ha chiuso un caso riguardante il diritto dei lavoratori al computo apprendistato anzianità. I dipendenti avevano contestato le clausole del loro contratto collettivo che escludevano il periodo di apprendistato dal calcolo degli scatti di anzianità. I tribunali di merito avevano dato loro ragione, dichiarando nulle tali clausole. Di fronte al ricorso finale dell'azienda, quest'ultima ha deciso di rinunciare, rendendo definitiva la vittoria dei lavoratori. La sentenza di merito, ora passata in giudicato, conferma che l'apprendistato va conteggiato a tutti gli effetti nell'anzianità di servizio.
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Inadempimento Locazione Commerciale: Sfratto Confermato per Rinuncia
Un locatore ha ottenuto la risoluzione del contratto per un inadempimento locazione commerciale, a causa del mancato pagamento dei canoni da parte dell'inquilino. I giudici hanno confermato la gravità della violazione, utilizzando come parametro di riferimento i criteri previsti per le locazioni abitative. L'inquilino ha presentato ricorso in Cassazione, ma ha poi rinunciato. La Suprema Corte ha quindi dichiarato estinto il processo, rendendo definitiva la condanna dell'inquilino al rilascio dell'immobile e al pagamento dei debiti. La vittoria del locatore è stata così consolidata.
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Indennità per miglioramenti: ricorso in Cassazione e poi rinuncia
Un inquilino ottiene in tribunale il diritto a ricevere un'indennità per miglioramenti su un immobile commerciale. I proprietari, condannati al pagamento, presentano ricorso in Cassazione per contestare la decisione. Tuttavia, prima del giudizio finale, gli stessi proprietari rinunciano al ricorso. La Corte di Cassazione, prendendo atto della rinuncia, dichiara il processo estinto. La conseguenza è che la sentenza di condanna a pagare l'indennità diventa definitiva e i proprietari vengono condannati anche a pagare le spese legali del giudizio di Cassazione.
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Autotutela tributaria: estinzione e sgravio cartella
Una società ha impugnato il diniego di autotutela tributaria relativo a un recupero di credito d'imposta. Dopo i primi gradi di giudizio sfavorevoli, la controversia è giunta in Cassazione. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, l'Agenzia delle Entrate ha proceduto all'annullamento e allo sgravio della cartella di pagamento contestata. La società ha quindi depositato atto di rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, disponendo la compensazione delle spese e confermando che, in caso di estinzione per rinuncia, non si applica il raddoppio del contributo unificato.
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