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Art. 390 Codice di Procedura Civile — Sezione Sesta Civile

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Altri anni per Art. 390 Codice di Procedura Civile

Rinuncia al ricorso in Cassazione: validità e spese
Un cittadino ha impugnato una sentenza d'appello davanti alla Corte di Cassazione. I controricorrenti hanno resistito in giudizio. A seguito della proposta di inammissibilità per tardività dell'impugnazione, il ricorrente ha depositato la rinuncia formale agli atti del giudizio. Tale atto non è stato notificato alle controparti. I giudici supremi hanno chiarito che la rinuncia al ricorso in Cassazione è efficace anche in assenza di notifica, non necessitando dell'accettazione altrui. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso per sopravvenuta carenza di interesse, condannando il ricorrente al pagamento delle spese legali in favore delle controparti. La decisione ha tuttavia escluso il raddoppio del contributo unificato, trattandosi di una misura sanzionatoria non applicabile in caso di rinuncia volontaria.
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Ricorso Contestato: La Rinuncia al Ricorso Estingue il Giudizio
Un individuo aveva presentato un ricorso contro un decreto di rigetto emesso dal Tribunale di Bologna, che aveva respinto una sua richiesta. La Suprema Corte di Cassazione, chiamata a decidere sul caso, ha preso atto della rinuncia al ricorso presentata dall'individuo stesso. Di conseguenza, il giudizio è stato dichiarato estinto. Questo significa che la causa si è conclusa senza una decisione nel merito, a causa del ritiro volontario dell'impugnazione da parte del ricorrente. La rinuncia al ricorso ha posto fine alla controversia in sede di Cassazione.
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Tempo di vestizione: richiesta retributiva e onere della prova
Diversi dipendenti sanitari hanno agito in giudizio contro l'Azienda Sanitaria per ottenere la retribuzione legata al tempo di vestizione e svestizione della divisa da lavoro. I giudici di merito hanno respinto la richiesta perché il personale non ha fornito la prova dei minuti effettivamente impiegati né dell'ingresso anticipato rispetto al turno contrattuale. I lavoratori hanno quindi promosso ricorso per Cassazione, decidendo in seguito di rinunciare formalmente agli atti di causa. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo per intervenuta rinuncia e ha condannato i ricorrenti al rimborso delle spese di lite in favore dell'ente resistente.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: estinzione senza spese
Un cittadino straniero ha presentato ricorso per ottenere la protezione internazionale dopo il diniego dei giudici di merito. Prima dell'adunanza camerale, il richiedente ha depositato formale rinuncia al ricorso per cassazione, sottoscritta anche dal difensore, manifestando il sopravvenuto disinteresse alla prosecuzione del giudizio. Il Ministero dell'Interno ha tentato una costituzione tardiva e non conforme, limitata alla sola discussione orale. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile la costituzione ministeriale e ha decretato l'estinzione immediata del giudizio senza spese, confermando la piena validità della rinuncia.
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Rinuncia al ricorso tributario: Fisco e contribuente trovano l’accordo
L'Agenzia delle Entrate ha presentato ricorso contro una decisione che aveva dato ragione a un Contribuente sul rimborso IRPEF per la pensione integrativa. Il Contribuente ha poi deciso di non voler più far valere quella sentenza, rinunciando di fatto alla sua posizione. L'Agenzia delle Entrate ha accettato questa **rinuncia al ricorso tributario**. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato estinto il giudizio e ha stabilito che le spese legali fossero compensate tra le parti, chiudendo la controversia senza una decisione nel merito.
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Rinuncia al Ricorso: Estinzione del Processo e Spese Legali
Il caso riguarda una Comunità Montana che ha impugnato un lodo arbitrale favorevole a una società di costruzioni per danni da ritardato collaudo e mancato saldo. Dopo il rigetto in appello, la Comunità ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, durante il procedimento, la Comunità ha rinunciato al ricorso. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del processo per rinuncia e la compensazione delle spese legali tra le parti.
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Licenziamento collettivo: Azienda rinuncia, lavoratrice vince le spese
Un caso di licenziamento collettivo ha visto una lavoratrice impugnare il proprio allontanamento da un'azienda aerea. La Corte d'Appello aveva riconosciuto l'illegittimità del licenziamento, ordinando la reintegrazione e un risarcimento, poiché l'azienda non aveva considerato l'intero gruppo societario nella procedura di esubero. L'Azienda ha presentato ricorso in Cassazione, ma ha poi rinunciato. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo, condannando l'Azienda al pagamento delle spese legali in favore della lavoratrice, ritenendo i motivi del ricorso infondati.
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Rivalutazione contributiva per amianto: stop al ricorso
Un lavoratore ha agito in giudizio per ottenere il beneficio della rivalutazione contributiva per amianto a seguito dell'attività lavorativa svolta. I giudici di secondo grado hanno respinto la richiesta, dichiarando il diritto ormai prescritto. Il conteggio del termine di dieci anni partiva infatti dalla data di presentazione della domanda all'istituto assicuratore e non dal provvedimento finale. Il lavoratore ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, contestando il calcolo della prescrizione. Prima dell'adunanza camerale, il ricorrente ha notificato un atto formale di rinuncia al ricorso. I Supremi Giudici hanno confermato l'efficacia immediata della rinuncia, dichiarando estinto il giudizio e disponendo la compensazione integrale delle spese tra le parti.
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Fisco e risarcimento per perdita di chance: niente tasse
Un medico ospedaliero ha stipulato un accordo transattivo con l'azienda sanitaria per ottenere un risarcimento economico. L'ente sanitario non aveva attivato i fondi di risultato previsti dal contratto collettivo, negando al professionista l'opportunità di incrementare i propri guadagni. L'amministrazione finanziaria ha preteso il pagamento delle imposte su tale importo. I giudici tributari di appello hanno invece confermato l'esenzione fiscale, qualificando la somma come indennizzo per danno emergente. L'ente impositore ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione, ma ha successivamente depositato un atto formale di rinuncia. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il procedimento, consolidando l'esenzione dalle imposte per la somma corrisposta al lavoratore a titolo di risarcimento per perdita di chance.
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Indennizzo Legge Pinto negato se la causa è palesemente infondata
Un'erede ha richiesto l'indennizzo Legge Pinto per la durata eccessiva di un giudizio previdenziale avviato dalla madre defunta e rimasto fermo per anni. La Corte d'Appello ha respinto la domanda a causa della manifesta infondatezza della pretesa e della colpevole inerzia della parte. L'erede ha quindi presentato ricorso in Cassazione. I giudici Supremi hanno dichiarato l'atto inammissibile per difetto di procura speciale, rilasciata molti anni prima del provvedimento impugnato, e per la mancata contestazione della reale motivazione di rigetto. La Corte ha condannato la ricorrente a pagare le spese legali in favore del Ministero.
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Equa riparazione Legge Pinto: negato l’indennizzo all’erede
Un'erede ha richiesto l'indennizzo per equa riparazione Legge Pinto a causa dell'eccessiva durata di una causa pensionistica avviata dal suo dante causa. La Corte d'Appello ha respinto la domanda: l'originario ricorrente conosceva già la manifesta infondatezza della pretesa, respinta nel merito molti anni prima. L'erede ha proposto ricorso in Cassazione. I giudici supremi hanno dichiarato inammissibile l'impugnazione. La procura speciale all'avvocato risultava rilasciata molti anni prima del provvedimento impugnato ed era del tutto generica. Inoltre, la consapevolezza del dante causa sull'esito negativo della causa esclude qualunque patema d'animo risarcibile.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: azienda condannata
I lavoratori citano l'azienda per ottenere il computo del periodo di apprendistato negli scatti di anzianità. I giudici di merito accertano il loro diritto e condannano il datore di lavoro al pagamento delle somme maturate. L'azienda propone impugnazione, ma successivamente notifica un atto per abbandonare la causa, depositando solo le ricevute di notifica e non il documento formale. La Suprema Corte dichiara l'inammissibilità dell'impugnazione per sopravvenuta carenza di interesse. La rinuncia al ricorso per cassazione, pur priva delle formalità di legge per dichiarare l'estinzione, dimostra l'assenza di utilità a proseguire il processo. La società perde la lite e deve pagare le spese legali ai dipendenti.
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Rinuncia al ricorso: lite fiscale estinta e spese compensate
L'Agenzia delle Entrate ha contestato maggiori redditi a un contribuente a seguito di un acquisto immobiliare. Dopo una pronuncia sfavorevole in sede di legittimità, il contribuente ha promosso un giudizio per revocazione contro la decisione della Suprema Corte. Dopo le valutazioni preliminari del giudice relatore, il contribuente ha scelto di depositare formale rinuncia al ricorso tramite il proprio difensore. L'atto è stato notificato tempestivamente all'amministrazione finanziaria. La Corte di Cassazione ha preso atto della volontà difensiva e ha dichiarato l'estinzione del giudizio. I giudici hanno inoltre disposto l'integrale compensazione delle spese di lite tra le parti ed escluso il versamento del doppio contributo unificato.
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Lavoro subordinato tra coniugi: ricorso tardivo e costi
Una lavoratrice ha citato in giudizio il marito per ottenere il riconoscimento formale di un rapporto di lavoro subordinato tra coniugi all'interno dell'attività coniugale. I giudici di merito hanno respinto la richiesta per la totale mancanza di prove sull'effettivo vincolo di subordinazione gerarchica. La donna ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, depositando tardivamente un atto di rinuncia a seguito di un accordo transattivo. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile: la notifica dell'impugnazione è avvenuta oltre il termine decadenziale di sei mesi dalla pubblicazione della sentenza d'appello, mentre la rinuncia è intervenuta oltre la data dell'adunanza camerale. La ricorrente perde definitivamente il giudizio ed è condannata al versamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato.
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Locazione transitoria: da affitto breve a contratto quadriennale
Un locatore e un'inquilina stipulano un accordo per una locazione transitoria. Il proprietario agisce in giudizio per ottenere la liberazione dell'immobile alla scadenza breve, ma i giudici riscontrano l'assenza dei requisiti temporanei e dichiarano la nullità parziale del patto. La durata del contratto si estende automaticamente a quattro anni con rinnovo, calcolati a partire dalla data di stipula originaria e non dalla sentenza. Dopo le decisioni di merito, l'inquilina propone ricorso in sede di legittimità per poi depositare formale rinuncia all'impugnazione. La Suprema Corte dichiara quindi l'estinzione del procedimento senza addebitare spese.
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Gratuito patrocinio: stop al pagamento statale se il reddito sale
Un difensore ha impugnato il provvedimento con cui i giudici hanno respinto la liquidazione del proprio compenso professionale. La revoca del beneficio del gratuito patrocinio, causata dal superamento delle soglie di reddito da parte dei clienti assistiti segnalata dal Fisco, ha privato l'avvocato della copertura statale. La decisione iniziale ha stabilito l'obbligo del professionista di richiedere i compensi direttamente ai clienti e non più all'Erario. Il legale ha presentato ricorso davanti alla Suprema Corte sostenendo la tempestività delle comunicazioni reddituali. Successivamente, lo stesso professionista ha depositato formale atto di rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio senza applicare ulteriori sanzioni o spese processuali, confermando la chiusura definitiva del contenzioso.
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Rinuncia al ricorso per cassazione senza raddoppio del contributo
Un cittadino ha impugnato una sentenza d'appello davanti alla Corte di Cassazione, notificando l'atto alla controparte. Successivamente, il medesimo soggetto ha depositato formale atto telematico per formalizzare la rinuncia al ricorso per cassazione. Le controparti intimate non hanno depositato memorie difensive né svolto alcuna attività nel giudizio di legittimità. La Suprema Corte ha verificato la piena regolarità formale dell'atto di rinuncia e ha dichiarato l'estinzione della causa. I giudici hanno inoltre stabilito che non sussistono le condizioni per addebitare le spese processuali e hanno escluso il raddoppio del contributo unificato a carico del rinunciante, trattandosi di misura sanzionatoria riservata solo al rigetto, all'inammissibilità o all'improcedibilità dell'impugnazione.
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Fondo patrimoniale e azione revocatoria: il creditore vince
Due coniugi hanno costituito un fondo patrimoniale conferendo beni immobili di proprietà esclusiva. L'ente creditore ha promosso l'azione revocatoria ordinaria per tutelare i propri crediti e sottrarre i beni al vincolo di destinazione. I giudici di merito hanno accolto la domanda del creditore, dichiarando l'inefficacia del fondo. I debitori hanno quindi proposto ricorso per cassazione per contestare la decisione. Nelle more del procedimento, i coniugi hanno depositato formale atto di rinuncia al ricorso e l'ente creditore ha accettato tale rinuncia concordando la compensazione delle spese. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il processo per intervenuta rinuncia. La pronuncia consolida il principio per cui il tema 'fondo patrimoniale e azione revocatoria' richiede rigore nella tutela dei crediti, rendendo definitiva l'inefficacia dell'atto di segregazione.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione ed estinzione del processo
La Cittadina ha richiesto il riconoscimento dei benefici legati alla disabilità grave. Il Tribunale ha omologato la perizia medica favorevole ma ha compensato le spese legali a causa di una presunta duplicazione dei procedimenti. La Cittadina ha quindi impugnato il provvedimento davanti alla Suprema Corte per ottenere la rifusione dei costi sostenuti. Tuttavia, durante il procedimento di legittimità, la ricorrente ha formalizzato la rinuncia al ricorso notificando la decisione all'Ente Previdenziale. L'istituto pubblico non ha svolto attività difensiva nel giudizio. La Corte di Cassazione ha preso atto della scelta della parte e ha dichiarato l'estinzione del processo per sopravvenuta carenza di interesse, senza applicare alcuna condanna alle spese.
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Rinuncia al regolamento di competenza: stop al ricorso
Due cittadini hanno impugnato davanti alla Corte di Cassazione l'ordinanza con cui il Tribunale ordinava la sospensione di una causa civile. Prima dell'adunanza fissata per la trattazione del giudizio, i ricorrenti hanno formalizzato la rinuncia al regolamento di competenza. L'atto di rinuncia è stato sottoscritto tempestivamente dalle parti e dal difensore munito di procura speciale, prima delle conclusioni del Pubblico Ministero. La controparte è rimasta intimata senza svolgere alcuna difesa. La Suprema Corte ha preso atto della validità formale dell'atto e ha dichiarato estinto il procedimento senza procedere alla liquidazione delle spese processuali.
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