LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 390 Codice di Procedura Civile — Anno 2022

Pagina 22 di 28

Altri anni per Art. 390 Codice di Procedura Civile

Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite sulla TIA
Un'azienda di gestione dei servizi ambientali ha impugnato la decisione della Commissione Tributaria Regionale che esonerava un'impresa dal pagamento della quota variabile della Tariffa di Igiene Ambientale (TIA) per le aree produttive di rifiuti speciali e dall'IVA. Prima dell'udienza di discussione, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo. Di conseguenza, il gestore ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dalla società contribuente. La Corte di Cassazione, rilevata la regolarità della documentazione depositata, ha dichiarato l'estinzione del giudizio ai sensi degli articoli 390 e 391 del codice di procedura civile, disponendo la compensazione delle spese di lite tra le parti.
Continua »
Licenziamento collettivo: la rinuncia che salva la lavoratrice
Una Lavoratrice, assistente di volo, impugna il proprio licenziamento intimato all'esito di una procedura di licenziamento collettivo. La Corte d'Appello dichiara illegittimo il provvedimento, ordinando la reintegrazione e il risarcimento del danno. Le Società datori di lavoro propongono ricorso in Cassazione, ma successivamente notificano la formale rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del processo per rinuncia, confermando implicitamente la decisione d'appello favorevole alla Lavoratrice. Le Società ricorrenti vengono condannate al pagamento delle spese di giudizio in favore del difensore della Lavoratrice, in quanto la rinuncia non richiede l'accettazione della controparte per produrre l'estinzione, ma comporta l'obbligo di rifondere i costi legali causati dall'impugnazione.
Continua »
Licenziamento collettivo: l’azienda rinuncia ma paga le spese
Una lavoratrice impugna il proprio licenziamento collettivo, intimato da due società formalmente distinte ma operanti come un unico gruppo. La Corte d'Appello dichiara illegittimo il provvedimento, accertando l'esistenza di un unico centro di imputazione tra le aziende, ordinando la reintegrazione e il risarcimento del danno. Le società ricorrono in Cassazione ma, prima della decisione, presentano formale rinuncia al ricorso. La Suprema Corte dichiara l'estinzione del processo e condanna le aziende al pagamento delle spese legali. Applicando il principio della soccombenza virtuale, i giudici confermano che il ricorso sarebbe stato comunque respinto, validando la tutela della lavoratrice e l'illegittimità del licenziamento collettivo.
Continua »
Licenziamento collettivo: l’azienda rinuncia ma paga le spese
Le Società Datrici di Lavoro hanno impugnato la sentenza d'appello che dichiarava illegittimo il licenziamento collettivo di una dipendente, ordinandone la reintegrazione. La Corte d'Appello aveva accertato l'esistenza di un unico centro di imputazione tra le società del gruppo. Prima della decisione della Cassazione, le aziende hanno presentato formale rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo e ha condannato le società rinuncianti al pagamento delle spese di giudizio in favore della lavoratrice. La condanna alle spese si basa sul principio della soccombenza virtuale, poiché i motivi di ricorso delle aziende sarebbero stati comunque rigettati alla luce del consolidato orientamento giurisprudenziale sulla responsabilità solidale del gruppo societario.
Continua »
Licenziamento collettivo: l’azienda rinuncia ma paga le spese
Un lavoratore, licenziato nell'ambito di una procedura di licenziamento collettivo avviata da due società di trasporto aereo strettamente collegate, ottiene in appello la reintegra nel posto di lavoro. I giudici di merito accertano infatti l'esistenza di un unico centro di imputazione del rapporto di lavoro tra le due imprese. Le società propongono ricorso in Cassazione, ma successivamente vi rinunciano formalmente. La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del processo per rinuncia. Tuttavia, applicando il principio della soccombenza virtuale, i giudici supremi condannano le aziende al pagamento delle spese di giudizio in favore del lavoratore. La Cassazione conferma che, in base ai precedenti, il ricorso delle società sarebbe stato comunque respinto, convalidando l'illegittimità del licenziamento e il diritto del dipendente alla reintegrazione e al risarcimento.
Continua »
Licenziamento collettivo: la rinuncia che conferma la vittoria
Una lavoratrice impugna il proprio licenziamento collettivo intimato da due società collegate del settore aereo. La Corte d'Appello accerta l'esistenza di un unico centro di imputazione tra le imprese, dichiara illegittimo il recesso e ordina la reintegrazione. Le società propongono ricorso in Cassazione ma, prima dell'udienza, depositano formale rinuncia al ricorso. La Suprema Corte dichiara l'estinzione del processo e condanna le società al pagamento delle spese di giudizio. Applicando il principio della soccombenza virtuale, i giudici rilevano che il ricorso sarebbe stato comunque rigettato, confermando l'illegittimità del licenziamento collettivo e la correttezza della reintegrazione disposta nei precedenti gradi.
Continua »
Rinuncia al ricorso per cassazione: l’azienda si arrende e paga
Un assistente di volo ottiene in appello la dichiarazione di illegittimità del proprio licenziamento e la reintegrazione nel posto di lavoro. Le società datrici di lavoro propongono ricorso in Cassazione per contestare la decisione. Successivamente, prima dell'udienza, le medesime società notificano la formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte dichiara l'estinzione del processo per rinuncia. Nonostante la mancata accettazione della rinuncia da parte del lavoratore, la Corte condanna le società rinuncianti al pagamento delle spese di giudizio in favore del difensore del lavoratore, confermando che la rinuncia determina il passaggio in giudicato della sentenza di appello. Il lavoratore vince definitivamente, mantenendo il diritto alla reintegrazione e al risarcimento.
Continua »
Aliunde perceptum: il risarcimento pieno batte i tagli dell’azienda
Una lavoratrice impugna il licenziamento collettivo intimato dall'Azienda. La Corte d'appello dichiara illegittimo il recesso, ordina la reintegrazione e condanna l'Azienda al risarcimento del danno con il limite di dodici mensilità, detraendo direttamente l'aliunde perceptum di circa cinquemila euro da tale tetto massimo. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso incidentale della lavoratrice, chiarisce le modalità di calcolo del risarcimento. Il principio stabilito prevede che l'aliunde perceptum debba essere sottratto dal danno totale effettivamente subito (le retribuzioni perse dall'estromissione alla reintegra) e non dal tetto massimo delle dodici mensilità. Poiché il danno effettivo, anche dopo la detrazione, superava ampiamente il limite legale, la lavoratrice ha diritto all'intera indennità risarcitoria di dodici mensilità, senza alcuna decurtazione.
Continua »
Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite ferroviaria
Una Società di Trasporti ha impugnato un lodo arbitrale relativo ai lavori di ammodernamento di una linea ferroviaria, contestando la decisione favorevole ottenuta da un Consorzio. Dopo il rigetto dell'impugnazione in secondo grado, la Società di Trasporti ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione. Successivamente, la stessa società ha depositato una formale rinuncia al ricorso per cassazione, regolarmente accettata dal Consorzio. La Suprema Corte ha preso atto di questo accordo e ha dichiarato l'estinzione del giudizio, disponendo la compensazione integrale delle spese di lite tra le parti ed escludendo il pagamento del doppio contributo unificato.
Continua »
Licenziamento collettivo: l’azienda rinuncia ma paga le spese
Una compagnia aerea ha impugnato la sentenza d'appello che dichiarava illegittimo il licenziamento collettivo di una assistente di volo, disponendone la reintegrazione. Successivamente, l'azienda ha presentato formale rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando la definitività della decisione precedente a favore della lavoratrice. Nonostante la rinuncia, la Suprema Corte ha condannato la società al pagamento delle spese processuali in favore della dipendente, stabilendo che la rinuncia non cancella l'obbligo di rimborsare i costi legali sostenuti dalla controparte per difendersi.
Continua »
Licenziamento collettivo: l’azienda rinuncia ma paga le spese
Una lavoratrice ha impugnato il proprio licenziamento collettivo ritenendolo illegittimo. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, accertando che le due società datrici di lavoro costituivano un unico centro di imputazione aziendale, e ha ordinato la reintegrazione. Le società hanno proposto ricorso in Cassazione ma, prima della decisione, hanno depositato una formale rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo. Tuttavia, poiché la lavoratrice non ha accettato la compensazione delle spese legali, i giudici hanno applicato il principio della soccombenza virtuale. La Cassazione ha condannato le società al pagamento delle spese di giudizio, confermando che il loro ricorso sarebbe stato comunque respinto e che il licenziamento collettivo era illegittimo.
Continua »
Licenziamento collettivo: rinuncia al ricorso ma spese alle aziende
Un lavoratore, licenziato nell'ambito di una procedura di licenziamento collettivo avviata da due società collegate, ha ottenuto in appello la reintegrazione nel posto di lavoro. I giudici di secondo grado hanno infatti accertato l'esistenza di un unico centro di imputazione tra le imprese. Le società hanno proposto ricorso in Cassazione ma, prima della decisione, hanno presentato formale rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo, confermando la vittoria del lavoratore. Applicando il principio della soccombenza virtuale, i giudici hanno condannato le aziende al pagamento delle spese legali, poiché il loro ricorso sarebbe stato comunque respinto in base ai precedenti orientamenti giurisprudenziali favorevoli al dipendente.
Continua »
Rinuncia al ricorso per cassazione: vittoria senza scontro
Un'azienda di servizi ambientali ha notificato a una carrozzeria alcuni avvisi di accertamento per la tariffa d'igiene ambientale (TIA). La carrozzeria ha contestato l'applicazione dell'IVA e delle sanzioni, ottenendo ragione in appello. L'azienda ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione ma, prima dell'udienza, ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dalla controparte. I giudici di legittimità hanno dichiarato l'inammissibilità del ricorso per l'estinzione del giudizio. Di conseguenza, la sentenza d'appello favorevole alla carrozzeria è passata in giudicato, diventando definitiva. La Corte ha inoltre compensato le spese di giudizio ed escluso il pagamento del doppio contributo unificato, poiché l'inammissibilità è sopravvenuta e non originaria.
Continua »
Rinuncia al ricorso per cassazione: l’accordo spegne la lite
Una carrozzeria ha impugnato gli avvisi di accertamento per la tariffa d'igiene ambientale emessi da una società di servizi ambientali. Dopo diverse fasi processuali, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo. Di conseguenza, la società contribuente ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dalla controparte. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per carenza di interesse sopravvenuta, disponendo la compensazione delle spese. La decisione conferma che la rinuncia al ricorso per cassazione determina l'estinzione del giudizio e il passaggio in giudicato della sentenza d'appello impugnata.
Continua »
Risarcimento danni per occupazione illegittima: calcolo storico
Una società privata ha richiesto al Comune il risarcimento danni per occupazione illegittima di alcuni terreni edificabili destinati all'edilizia popolare. Il Comune ha rinunciato al ricorso principale, mentre la società ha proposto ricorso incidentale contestando i criteri di calcolo dell'indennizzo, pretendendo il valore attuale del bene anziché quello al momento del trasferimento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando la correttezza della stima effettuata dal giudice di merito. La Corte ha ribadito che la determinazione del valore del fondo può avvenire sia con metodo sintetico-comparativo sia con metodo analitico-ricostruttivo, senza alcuna gerarchia tra i due criteri, purché si accerti il reale valore venale del bene al momento della perdita della proprietà, rivalutato poi all'attualità.
Continua »
Rinuncia al ricorso per cassazione: l’accordo estingue la lite
Una società contribuente ha impugnato gli accertamenti relativi alla tariffa di igiene ambientale emessi da un gestore di servizi pubblici. Nelle more del giudizio di legittimità, le parti hanno raggiunto un accordo conciliativo privato per risolvere la controversia. Di conseguenza, la società ha depositato formale atto di rinuncia, accettato dalla controparte. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia al ricorso per cassazione, disponendo che non si faccia luogo alla condanna alle spese di lite.
Continua »
Rinuncia al ricorso per cassazione: l’accordo spegne la lite
Una società impugnava gli accertamenti della tariffa rifiuti emessi dall'ente gestore. Dopo una complessa vicenda giudiziaria, la controversia giungeva in Cassazione. Nelle more del giudizio, le parti raggiungevano un accordo transattivo per conciliare la lite. La società presentava quindi formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dall'ente. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, stabilendo che nulla è dovuto per le spese di lite.
Continua »
Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alle spese extra
Un'azienda di servizi ambientali ha impugnato la decisione favorevole a una ditta contribuente in merito alla Tariffa Igiene Ambientale (TIA). Prima della decisione della Suprema Corte, il gestore ha presentato una formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dalla controparte. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio e la compensazione delle spese. I giudici hanno chiarito che l'estinzione per rinuncia esclude l'obbligo di versare il raddoppio del contributo unificato, data la natura eccezionale e sanzionatoria della norma.
Continua »
Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alle doppie tasse
Un'azienda di gestione dei rifiuti ha impugnato la sentenza favorevole a un imprenditore riguardante il pagamento della Tariffa Igiene Ambientale (TIA). Prima dell'udienza, l'azienda ha depositato una formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del procedimento. Trattandosi di estinzione e non di rigetto, la Corte ha chiarito che l'azienda non deve pagare il raddoppio del contributo unificato (la tassa giudiziaria), poiché la norma sanzionatoria non si applica in caso di rinuncia. Nessuna decisione sulle spese è stata presa, poiché l'imprenditore non si è costituito in giudizio. Vince l'imprenditore, la cui vittoria nel grado precedente diventa definitiva.
Continua »
Rinuncia al ricorso per cassazione: stop al raddoppio
Il Gestore dei Servizi Ambientali ha impugnato la sentenza d'appello che esonerava parzialmente la Società Contribuente dal pagamento della TIA su alcune superfici industriali. Tuttavia, prima dell'udienza in Cassazione, il Gestore ha depositato una formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Di conseguenza, la decisione di secondo grado favorevole alla Società Contribuente diventa definitiva. Inoltre, i giudici hanno chiarito che l'estinzione per rinuncia esclude l'obbligo di pagare il raddoppio del contributo unificato, una misura sanzionatoria prevista solo in caso di rigetto o inammissibilità dell'impugnazione.
Continua »