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Art. 390 Codice di Procedura Civile — Anno 2022

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Altri anni per Art. 390 Codice di Procedura Civile

Rinuncia al ricorso in Cassazione: definitiva la condanna da 100mila €
Una società fornitrice di gas ottiene un decreto ingiuntivo contro un cliente per oltre centomila euro. Dopo il rigetto dell'opposizione in primo grado, la Corte di Appello condanna definitivamente il cliente al pagamento della somma. Il cliente propone ricorso davanti alla Suprema Corte. Tuttavia, prima dell'udienza, il ricorrente presenta formale rinuncia al ricorso in Cassazione, regolarmente accettata dalla controparte con accordo per compensare le spese legali. La Corte di Cassazione, verificata la regolarità dell'atto firmato dalle parti e dai rispettivi difensori, dichiara l'estinzione del giudizio. Di conseguenza, la condanna al pagamento emessa in appello diventa definitiva e nessuna delle parti deve rimborsare le spese di questo grado alla controparte.
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Rinuncia al ricorso senza firma del Fisco ed esito in Cassazione
Un'azienda agricola ha impugnato la revoca delle agevolazioni fiscali per l'acquisto di terreni montani. Durante il giudizio, l'azienda ha presentato una formale rinuncia al ricorso a causa di una procedura di sovraindebitamento. L'Agenzia delle Entrate ha ricevuto la notifica ma non ha firmato l'atto per accettazione. La Corte di Cassazione ha stabilito che, anche senza l'accettazione della controparte, la rinuncia al ricorso dimostra la perdita di interesse della parte. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile, compensando le spese di giudizio ed escludendo il raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso: come chiudere la lite senza pagare le spese
Una società contribuente ha impugnato gli avvisi di accertamento per il pagamento della tariffa di igiene ambientale emessi dall'ente gestore dei rifiuti. Dopo la decisione sfavorevole nei gradi precedenti, la contribuente ha proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima dell'udienza, la stessa contribuente ha presentato formale rinuncia al ricorso, prontamente accettata dall'ente gestore. La Corte di Cassazione, preso atto dell'accordo tra le parti, ha dichiarato l'estinzione del giudizio ai sensi degli articoli 390 e 391 del codice di procedura civile, senza alcuna condanna alle spese di lite.
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Rinuncia al ricorso: addio al raddoppio del contributo unificato
Una contribuente impugnava gli avvisi di accertamento ICI emessi dal Comune per un immobile concesso in comodato d'uso gratuito alla figlia, per cui non era stata presentata la dichiarazione obbligatoria. Dopo la decisione sfavorevole in appello, la contribuente proponeva ricorso in Cassazione, ma successivamente presentava formale rinuncia al ricorso, accettata dal Comune. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia al ricorso e ha compensato le spese. I giudici hanno chiarito che, in caso di estinzione del processo per rinuncia, non si applica il raddoppio del contributo unificato, poiché tale misura ha natura sanzionatoria e si applica solo in caso di rigetto, inammissibilità o improponibilità dell'impugnazione.
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Rinuncia agli atti del giudizio: stop al processo in Cassazione
Un cittadino straniero ha proposto ricorso in Cassazione contro il Ministero dell'Interno avverso un decreto del Tribunale di Venezia. Successivamente, il difensore del ricorrente, munito di apposita procura speciale, ha depositato un atto formale di rinuncia all'azione. La Corte di Cassazione, preso atto della volontà della parte, ha dichiarato l'estinzione del processo senza alcuna condanna alle spese per le parti. La decisione conferma che la rinuncia agli atti del giudizio, se formulata da un difensore autorizzato, determina l'immediata chiusura del procedimento senza esame del merito.
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Condono fiscale: negata la sanatoria nei giudizi di revocazione
Il Contribuente ha proposto un ricorso per revocazione contro una precedente decisione della Cassazione. Successivamente, ha richiesto la sospensione del processo per accedere alla definizione agevolata. L'Amministrazione Finanziaria ha negato l'accesso alla misura. Di conseguenza, il Contribuente ha presentato formale rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha chiarito che il condono fiscale non si applica ai giudizi di revocazione, poiché questi riguardano decisioni già definitive. Tuttavia, accogliendo la rinuncia del Contribuente, la Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando le spese tra le parti.
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Muro di contenimento: paga chi fa lo scavo, non il vicino
I proprietari di un terreno inferiore chiedevano il consolidamento di un muro di contenimento confinante con un fondo superiore, invocando la disciplina del codice civile. La proprietaria del fondo superiore si opponeva, dimostrando che il dislivello era stato creato decenni prima dai precedenti proprietari del fondo inferiore tramite sbancamento. I giudici di merito rigettavano la domanda, accertando la proprietà esclusiva del muro in capo ai proprietari del fondo inferiore. Pendente il giudizio in Cassazione, i ricorrenti presentavano formale rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese processuali in favore della controricorrente.
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Rinuncia al ricorso: si spegne la lite sulla comproprietà
Un comproprietario ha rivendicato la quota di un terzo di un immobile storico, contestando la donazione dell'intero bene effettuata da un altro comproprietario a un terzo. Dopo che la Corte d'Appello ha accolto la domanda di rivendicazione e dichiarato parzialmente nulla la donazione, i soccombenti hanno proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione, i ricorrenti hanno presentato formale rinuncia al ricorso, accettata dalla controparte. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio senza pronunciarsi sul merito e senza liquidare le spese di lite.
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Compensi professionali: l’accordo privato batte la causa legale
Un avvocato ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro un ente per il pagamento di compensi professionali legati a una difesa dinanzi al Consiglio di Stato. L'ente ha proposto opposizione, ma il Tribunale l'ha dichiarata inammissibile sia per l'utilizzo di un rito errato sia per la tardività della notifica. L'ente ha quindi proposto ricorso in Cassazione. Prima della decisione della Suprema Corte, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo. L'ente ha depositato formale rinuncia al ricorso, accettata dall'avvocato. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, senza alcuna condanna alle spese processuali.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: la resa chiude il fallimento
La Società Creditrice ha proposto opposizione contro l'esclusione del proprio credito dal fallimento di un'impresa debitrice. Dopo il rigetto da parte del Tribunale, la società ha presentato ricorso in Cassazione. Successivamente, la stessa ricorrente ha depositato un atto ufficiale di rinuncia al ricorso per cassazione. La Procedura Fallimentare non ha svolto attività difensiva in questa fase. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha preso atto della volontà della parte e ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Con questa decisione, il processo si chiude definitivamente senza una pronuncia sul merito della questione.
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Rinuncia al ricorso: stop alla lite fiscale senza tasse extra
Il Comune impugnava la decisione che escludeva l'assoggettabilità a ICI di due piattaforme petrolifere. Tuttavia, prima dell'udienza, il Comune ha presentato una formale rinuncia al ricorso, accettata dalla società contribuente. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia al ricorso, disponendo la compensazione delle spese tra le parti. I giudici hanno inoltre chiarito che, in caso di rinuncia, non si applica il raddoppio del contributo unificato, poiché tale sanzione colpisce solo il rigetto, l'inammissibilità o l'improcedibilità dell'impugnazione.
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Rinuncia al ricorso incompleta: la Cassazione addebita le spese
Una società appaltatrice ha avviato una causa contro la committente per ottenere il pagamento di lavori eseguiti. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, la controversia è giunta in Cassazione. Prima dell'udienza, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo amichevole. Di conseguenza, il difensore della società ricorrente ha presentato una formale rinuncia al ricorso. Tuttavia, l'atto non rispettava i requisiti formali previsti dalla legge, mancando della firma personale della parte e della notifica alla controparte. La Corte di Cassazione ha stabilito che, sebbene l'atto non determini l'estinzione formale del processo, esso dimostra una sopravvenuta carenza di interesse. Per questo motivo, la Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso, condannando comunque la società ricorrente al pagamento delle spese di giudizio in favore della controparte.
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Piano straordinario di assunzione: no ai docenti di Bolzano
Alcuni docenti iscritti nelle graduatorie provinciali ad esaurimento di Bolzano hanno chiesto di partecipare al piano straordinario di assunzione nazionale previsto dalla legge sulla "Buona Scuola" (Legge 107/2015). Il Ministero dell'Istruzione si è opposto, sostenendo la diversità strutturale tra le graduatorie provinciali autonome e quelle nazionali. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dei docenti, confermando che il piano straordinario di assunzione è riservato esclusivamente agli iscritti nelle graduatorie ad esaurimento nazionali. La Corte ha valorizzato la speciale autonomia della Provincia di Bolzano, che gestisce in modo indipendente il proprio personale scolastico con regole proprie, come l'aggiornamento annuale dei punteggi anziché triennale. Di conseguenza, l'esclusione dei docenti altoatesini dal piano nazionale è legittima e non costituisce una discriminazione.
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Cessazione della materia del contendere: l’accordo ferma la causa
Un lavoratore ha ottenuto dalla Corte d'Appello il riconoscimento del diritto a un inquadramento professionale superiore. Il datore di lavoro ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione. Tuttavia, prima della decisione dei giudici di legittimità, le parti hanno firmato un verbale di conciliazione in sede sindacale, risolvendo amichevolmente la controversia. Il datore di lavoro ha quindi rinunciato al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per la cessazione della materia del contendere, poiché è venuto meno l'interesse delle parti a proseguire la causa. Le spese del giudizio sono state interamente compensate tra le parti.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite con la banca
Un cittadino ha proposto ricorso in Cassazione contro un istituto bancario. Prima dell'udienza, il ricorrente ha depositato una formale dichiarazione di rinuncia al ricorso per cassazione, regolarmente sottoscritta dai suoi difensori muniti di procura speciale. La banca ha accettato la rinuncia firmando l'atto. La Suprema Corte ha preso atto dell'accordo e ha dichiarato l'estinzione del giudizio, disponendo la compensazione delle spese legali tra le parti.
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Definizione agevolata: la mancanza di prove blocca la sanatoria
Una contribuente ha impugnato una cartella di pagamento emessa dall'Amministrazione Finanziaria. Durante il giudizio di Cassazione, la contribuente ha richiesto l'accesso alla definizione agevolata per sanare il debito. Tuttavia, i documenti presentati non dimostravano in modo chiaro l'avvenuto pagamento della prima rata dell'importo dovuto. Di conseguenza, la Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha deciso di non procedere alla sentenza definitiva. I giudici hanno rinviato la causa a nuovo ruolo, assegnando alle parti un termine di novanta giorni per depositare la documentazione idonea a provare lo stato effettivo della procedura di definizione agevolata.
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Rinuncia al ricorso: si estingue la lite sul debito
Il caso nasce dall'opposizione di una Debitrice a una condanna di pagamento emessa dal Tribunale a favore del Creditore. La Debitrice eccepiva la nullità della citazione originaria per mancato avvertimento sulle decadenze relative all'incompetenza territoriale. La Corte d'Appello respingeva l'impugnazione, ritenendo sanata la nullità in assenza di un concreto pregiudizio al diritto di difesa. Successivamente, la Debitrice proponeva ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima dell'udienza, la ricorrente presentava formale rinuncia al ricorso, accettata dalla controparte. La Suprema Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia al ricorso, disponendo la compensazione delle spese di lite tra le parti ed escludendo il raddoppio del contributo unificato, misura applicabile solo nei casi di rigetto o inammissibilità dell'impugnazione.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: si evita la doppia tassa
Nel corso di una causa ereditaria, La Ricorrente ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dal Controricorrente con accordo per compensare le spese di giudizio. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. I giudici hanno chiarito che, in caso di rinuncia al ricorso per cassazione, non si applica il raddoppio del contributo unificato. Questa sanzione pecuniaria colpisce solo chi perde la causa per rigetto, inammissibilità o improcedibilità del ricorso. Trattandosi di una norma punitiva eccezionale, essa non può essere estesa per analogia alla rinuncia concordata tra le parti. Di conseguenza, il processo si estingue senza costi aggiuntivi per le parti.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite con il Fisco
Il Contribuente ha impugnato un avviso di accertamento IRAP. Dopo aver proposto ricorso in Cassazione, ha aderito alla definizione agevolata della rottamazione ter, provvedendo al pagamento delle rate previste. Di conseguenza, ha depositato un'istanza di rinuncia al ricorso per cassazione per sopravvenuta carenza di interesse, accettata anche dall'Amministrazione Finanziaria. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando che la rinuncia è un atto unilaterale recettizio che estingue il processo non appena la controparte ne viene a conoscenza prima dell'udienza. Le spese processuali sono state compensate e non è stato applicato il raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: stop alla causa senza spese
La Società Ricorrente ha depositato una formale rinuncia al ricorso in Cassazione precedentemente proposto contro il Curatore Fallimentare e altre società. Tutte le parti coinvolte hanno accettato questa decisione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. Grazie alla tempestiva rinuncia al ricorso in Cassazione, la società non deve pagare le spese del giudizio né il raddoppio del contributo unificato, poiché l'accordo tra le parti ha estinto la causa in modo consensuale prima della decisione di merito.
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