LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Rinuncia al ricorso per cassazione: l’azienda si arrende e paga

Un assistente di volo ottiene in appello la dichiarazione di illegittimità del proprio licenziamento e la reintegrazione nel posto di lavoro. Le società datrici di lavoro propongono ricorso in Cassazione per contestare la decisione. Successivamente, prima dell’udienza, le medesime società notificano la formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte dichiara l’estinzione del processo per rinuncia. Nonostante la mancata accettazione della rinuncia da parte del lavoratore, la Corte condanna le società rinuncianti al pagamento delle spese di giudizio in favore del difensore del lavoratore, confermando che la rinuncia determina il passaggio in giudicato della sentenza di appello. Il lavoratore vince definitivamente, mantenendo il diritto alla reintegrazione e al risarcimento.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 16 luglio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Aggiungi LexCED alle tue fonti preferite su Google

Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. Lavoro Num. 9662 Anno 2022 (Cass. civ. sez. lavoro n. 9662/2022)

Il caso e gli effetti della rinuncia al ricorso per cassazione

Un assistente di volo subisce un licenziamento illegittimo e ottiene la reintegrazione in appello. Le società datrici di lavoro propongono inizialmente un ricorso, ma decidono poi di presentare la formale rinuncia al ricorso per cassazione. Questa scelta processuale interrompe il giudizio prima della decisione di merito. Il lavoratore ha impugnato il licenziamento collettivo davanti al tribunale. La Corte d’Appello ha dichiarato illegittimo il provvedimento espulsivo. I giudici hanno ordinato la reintegrazione del dipendente e il pagamento di un’indennità risarcitoria. Le società hanno impugnato la decisione, ma hanno successivamente notificato l’atto di rinuncia.

La rinuncia rappresenta un atto unilaterale. Questo significa che la parte ricorrente può decidere autonomamente di ritirare l’impugnazione. La legge non richiede l’accettazione della controparte per produrre i suoi effetti. La semplice notifica dell’atto all’avvocato del lavoratore basta a determinare la fine del processo. Questo meccanismo comporta immediatamente il passaggio in giudicato (la definitività della sentenza che non si può più impugnare) della decisione emessa dalla Corte d’Appello. Di conseguenza, la sentenza di secondo grado diventa definitiva e intangibile. Il lavoratore ottiene così la certezza della sua reintegrazione e del risarcimento del danno. La rinuncia elimina infatti qualsiasi possibilità di ribaltare il verdetto favorevole ottenuto nei gradi precedenti. Resta tuttavia da risolvere la questione relativa alle spese legali sostenute dalle parti durante questa fase del giudizio.

Le motivazioni della Cassazione sull’estinzione e sulle spese di giudizio

I giudici della Suprema Corte analizzano gli effetti della rinuncia presentata dalle società. La Corte dichiara ufficialmente l’estinzione del processo (la chiusura anticipata della causa senza una decisione sul merito). I magistrati chiariscono che la rinuncia non richiede l’accettazione del lavoratore per essere efficace. Tuttavia, la mancata accettazione non cancella l’interesse del lavoratore a ottenere il rimborso delle spese legali. La Corte applica il principio della causalità per regolare le spese di giudizio. Chi dà causa al processo e poi rinuncia deve farsi carico dei costi della difesa della controparte. I giudici rilevano inoltre che i motivi di ricorso presentati dalle società non erano idonei a superare il consolidato orientamento della giurisprudenza. Per questa ragione, la Corte decide di condannare le società rinuncianti al pagamento delle spese processuali in favore del difensore del lavoratore. I magistrati escludono anche l’obbligo di versare un ulteriore contributo unificato (la tassa per iscrivere la causa a ruolo), poiché il processo si estingue per rinuncia e non per un rigetto del ricorso.

Le conclusioni sulla definitiva reintegrazione del lavoratore

La decisione della Corte di Cassazione mette la parola fine a una lunga battaglia legale. Il lavoratore vince definitivamente la causa contro le società datrici di lavoro. La dichiarazione di estinzione del processo consolida la sentenza della Corte d’Appello. Il dipendente ha quindi il diritto incondizionato di tornare al proprio posto di lavoro come assistente di volo. Le società devono pagare l’indennità risarcitoria stabilita nei gradi precedenti oltre al versamento dei contributi previdenziali e assistenziali. Le aziende devono inoltre rimborsare le spese legali del giudizio di legittimità, liquidate in quattromila euro per compensi professionali, oltre agli accessori di legge. Questa pronuncia dimostra come la rinuncia al ricorso per cassazione comporti la piena responsabilità delle spese per la parte che desiste, garantendo al contempo la stabilità dei diritti riconosciuti al lavoratore.

Cosa comporta la rinuncia al ricorso per cassazione per la sentenza di appello?
La rinuncia determina il passaggio in giudicato della sentenza impugnata, rendendo definitiva e non più modificabile la decisione della Corte d’Appello.

Chi paga le spese legali in caso di estinzione del processo per rinuncia?
Le spese del giudizio sono solitamente poste a carico della parte che ha rinunciato al ricorso, in base al principio di causalità.

La rinuncia al ricorso richiede l’accettazione della controparte per essere efficace?
No, la rinuncia è un atto unilaterale che produce i suoi effetti dal momento in cui viene notificata o comunicata alla controparte.

Termini giuridici

Rinuncia al ricorso
Atto unilaterale con cui la parte che ha proposto un'impugnazione dichiara di voler rinunciare alla stessa, ponendo fine al processo.
Estinzione del processo
La conclusione anticipata del giudizio senza che il giudice si pronunci sul merito della controversia.
Passaggio in giudicato
La condizione di una sentenza che non può più essere modificata con le ordinarie impugnazioni, diventando definitiva.
Distrazione delle spese
Il provvedimento con cui il giudice ordina di pagare le spese legali direttamente all'avvocato della parte vincitrice.
Principio di causalità
La regola secondo cui le spese del processo gravano sulla parte che vi ha dato causa con il proprio comportamento.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)