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Art. 38 Costituzione

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Prescrizione contributi previdenziali: cosa decide la Cassazione?
Un'erede agiva in giudizio contro una società e l'ente previdenziale per ottenere il corretto versamento dei contributi dovuti al defunto lavoratore. La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha rigettato il ricorso, stabilendo un principio fondamentale sulla prescrizione dei contributi previdenziali. Anche se il diritto ai contributi non può essere oggetto di rinuncia da parte del lavoratore, esso è comunque soggetto ai normali termini di prescrizione. La Corte ha chiarito che l'eccezione di prescrizione, non decisa in un precedente giudizio di Cassazione, poteva essere legittimamente esaminata e accolta dal giudice del rinvio, portando al rigetto definitivo della domanda.
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Prescrizione rendita vitalizia: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un lavoratore che chiedeva la costituzione di una rendita vitalizia per contributi omessi dal datore di lavoro. L'ordinanza stabilisce che il diritto alla rendita vitalizia si prescrive in dieci anni. Il termine decorre non dal momento dell'omissione, ma dalla prescrizione del diritto del datore di lavoro a costituire la rendita, creando un periodo complessivo di 25 anni. Nel caso specifico, la richiesta del lavoratore, presentata nel 2013 per omissioni del 1977-1980, è stata considerata tardiva, confermando così la prescrizione rendita vitalizia.
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Prescrizione contributi previdenziali: la Cassazione
Un ex lavoratore ha richiesto la riliquidazione della pensione sulla base di contributi non versati da una società subentrante. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, rigettando il ricorso e stabilendo che il diritto ai contributi era estinto per la prescrizione dei contributi previdenziali quinquennale. La Corte ha chiarito che il principio di automaticità delle prestazioni non opera se i contributi sono prescritti e che la denuncia del lavoratore non è sufficiente a interrompere o raddoppiare tale termine.
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Obbligo assicurativo a teatro: la Cassazione chiarisce
Una fondazione teatrale contestava l'obbligo assicurativo per il suo personale. La Cassazione, applicando una nuova legge, ha dichiarato estinto il giudizio per gli orchestrali. Per le maschere, ha respinto il ricorso dell'ente previdenziale, confermando che l'obbligo dipende dalla valutazione concreta del rischio, già esclusa dai giudici di merito.
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Prescrizione contributi: la denuncia non la interrompe
Un lavoratore perde la causa per la riliquidazione della pensione a causa della prescrizione dei contributi non versati. La Corte di Cassazione conferma che la denuncia del lavoratore non interrompe né raddoppia il termine di prescrizione quinquennale. L'ordinanza chiarisce anche che il giudice del rinvio può esaminare l'eccezione di prescrizione se non è stata oggetto della precedente decisione della Cassazione, ribadendo i limiti del principio di automaticità delle prestazioni previdenziali.
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Onere modale: estinzione per soppressione dell’ente
La Cassazione chiarisce che in caso di soppressione per legge di un ente beneficiario di un'eredità, l'onere modale non si trasferisce automaticamente all'ente subentrante. Se la legge non prevede la continuazione delle finalità originarie, l'obbligazione modale si estingue per impossibilità sopravvenuta, impedendo agli eredi di agire per la risoluzione del testamento.
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Prescrizione contributi previdenziali: la Cassazione
La Corte di Cassazione si pronuncia sulla prescrizione dei contributi previdenziali, confermando il termine quinquennale introdotto dalla L. 335/1995. La Corte ha stabilito che la denuncia del lavoratore non ha l'effetto di raddoppiare tale termine per i contributi maturati dopo l'entrata in vigore della legge, né di interrompere la prescrizione. Il ricorso del lavoratore, che lamentava il mancato versamento dei contributi da parte della società datrice di lavoro, è stato rigettato, confermando la decisione della Corte territoriale che aveva accolto l'eccezione di prescrizione sollevata dall'Ente Previdenziale.
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Assegno sociale: la rinuncia al mantenimento non lo nega
Un uomo, dopo la separazione e la rinuncia all'assegno di mantenimento, si è visto negare l'assegno sociale. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che il diritto a tale prestazione si fonda esclusivamente sullo stato di bisogno economico effettivo e non su redditi potenziali o non riscossi, come il mantenimento. La rinuncia è irrilevante, a meno che non venga provata una condotta fraudolenta volta a simulare la povertà per approfittare dell'assistenza pubblica.
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Assegno sociale: sì anche con rinuncia al mantenimento
La Corte di Cassazione ha stabilito che un cittadino ha diritto all'assegno sociale anche se ha precedentemente rinunciato all'assegno di mantenimento dell'ex coniuge. La Corte ha chiarito che il requisito per ottenere il beneficio è lo 'stato di bisogno effettivo', basato sul reddito reale e non su quello potenziale o rinunciato. La decisione del richiedente di porsi in tale stato è irrilevante, a meno che non venga provata una condotta fraudolenta volta a simulare una situazione di bisogno per approfittare dell'assistenza pubblica.
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Giurisdizione giudice ordinario: danno a ente privato
Un ente previdenziale per professionisti sanitari, trasformato in fondazione di diritto privato, ha citato in giudizio i suoi ex organi direttivi e di controllo, insieme a terzi, per un danno patrimoniale di quasi 200 milioni di euro derivante da investimenti illeciti. I convenuti hanno eccepito il difetto di giurisdizione, sostenendo la competenza della Corte dei Conti per danno erariale. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno invece affermato la giurisdizione del giudice ordinario, qualificando l'azione come una causa di responsabilità civile, analoga a quella societaria, finalizzata a reintegrare il patrimonio specifico dell'ente e non a tutelare l'erario pubblico in generale.
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Gestione Separata Avvocati: no sanzioni pre-2011
Un professionista che non raggiunge la soglia di reddito per l'iscrizione alla cassa di categoria è comunque tenuto a versare i contributi alla Gestione Separata INPS. Tuttavia, la Corte di Cassazione, applicando una sentenza della Corte Costituzionale, ha stabilito che non sono dovute le sanzioni civili per le omissioni contributive relative ai periodi antecedenti al 2011, anno in cui la normativa è stata chiarita. Rimane fermo l'obbligo di versare i contributi omessi.
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Gestione Separata Avvocati: No Sanzioni Retroattive
Una professionista legale ha contestato l'iscrizione d'ufficio alla Gestione Separata dell'INPS per contributi relativi al 2009. La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo di iscrizione per gli avvocati con redditi inferiori alle soglie della cassa forense, ma ha annullato le sanzioni civili per i periodi antecedenti alla riforma del 2011, in applicazione di una sentenza della Corte Costituzionale. È stato inoltre chiarito che l'agente di riscossione non ha legittimazione passiva in queste controversie.
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Prescrizione rivalutazione amianto: la Cassazione
Un lavoratore esposto ad amianto si è visto negare il diritto alla rivalutazione dei contributi per intervenuta prescrizione. La Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che il termine per la prescrizione della rivalutazione amianto decorre dal momento in cui il lavoratore acquisisce consapevolezza della sua esposizione, come dimostrato dalla richiesta di certificazione agli enti competenti, e non da date successive. La Corte ha ribadito che tale prescrizione estingue l'intero diritto e non solo i singoli ratei.
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Prescrizione rivalutazione amianto: quando inizia?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un lavoratore esposto ad amianto, confermando la decisione dei giudici di merito sulla prescrizione del diritto alla rivalutazione contributiva. La sentenza stabilisce che il termine di prescrizione decennale per la rivalutazione amianto inizia a decorrere dal momento in cui il lavoratore acquisisce la consapevolezza dell'esposizione, che si presume coincidere con la presentazione della prima istanza amministrativa di riconoscimento. Trattandosi di un diritto autonomo, la sua estinzione è definitiva e totale, non limitata ai singoli ratei pensionistici.
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Prescrizione amianto: decorrenza e consapevolezza
Un lavoratore esposto ad amianto ha richiesto la rivalutazione contributiva, ma l'ente previdenziale ha eccepito la prescrizione. La Corte di Cassazione ha confermato che il diritto è prescritto, chiarendo che il termine di prescrizione amianto decorre dal momento in cui il lavoratore acquisisce la consapevolezza dell'esposizione, momento che può coincidere con la richiesta di certificazione all'istituto infortunistico.
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Prescrizione rivalutazione contributiva: la Cassazione
Un lavoratore, esposto ad amianto, si è visto negare il diritto alla rivalutazione contributiva in appello per intervenuta prescrizione. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso, confermando che il termine di prescrizione decennale per questo beneficio, autonomo rispetto alla pensione, decorre dal momento in cui il lavoratore acquisisce la consapevolezza dell'esposizione, non dal pensionamento. La Suprema Corte ha inoltre ribadito che il giudice ha il potere di individuare autonomamente tale momento iniziale, basandosi sugli atti di causa.
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Indennità di disoccupazione e accordo: quando si perde
Un lavoratore, dopo aver ottenuto la reintegrazione in seguito a un licenziamento illegittimo, accetta un accordo economico rinunciando al posto. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale scelta rende la disoccupazione volontaria, escludendo il diritto all'indennità di disoccupazione, poiché la rinuncia a un rapporto di lavoro già ripristinato giudizialmente equivale a dimissioni.
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Contributi previdenziali: la rinuncia è nulla
Gli eredi di un ex lavoratore del settore minerario hanno contestato il calcolo dei suoi contributi per il prepensionamento. Le corti inferiori avevano ritenuto valida la rinuncia del lavoratore a tali diritti, considerandoli volontari. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che i contributi previdenziali in questione derivano da un obbligo di legge di natura pubblica e non sono volontari. Di conseguenza, qualsiasi accordo di rinuncia da parte del lavoratore è legalmente nullo. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Restituzione indennità disoccupazione e contratto
Un lavoratore, dopo aver percepito l'indennità di disoccupazione, otteneva una sentenza che convertiva retroattivamente il suo contratto a termine in uno a tempo indeterminato, con condanna del datore a un'indennità risarcitoria. L'ente previdenziale ha richiesto la restituzione dell'indennità di disoccupazione, sostenendo che, a causa della ricostituzione giuridica del rapporto, lo stato di disoccupazione non era mai esistito. A causa di un contrasto giurisprudenziale sulla questione, la Corte di Cassazione ha rimesso la decisione alle Sezioni Unite per stabilire un principio di diritto definitivo.
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Massimale pensionabile: la Cassazione fa chiarezza
Un lavoratore dello spettacolo ha contestato l'applicazione del massimale pensionabile sulla propria pensione. La Corte d'Appello gli ha dato ragione, ma l'ente previdenziale ha impugnato la decisione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente, stabilendo che il limite massimo alla retribuzione giornaliera pensionabile per i lavoratori dello spettacolo è ancora in vigore e deve essere applicato, annullando la sentenza precedente e rinviando il caso per un nuovo esame.
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