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Art. 38 Costituzione

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Compensatio lucri cum damno: danni da talidomide
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione del principio della compensatio lucri cum damno per i danni derivanti dall'assunzione di talidomide. Una cittadina chiedeva il risarcimento al Ministero della Salute, ma i giudici hanno stabilito che l'indennizzo mensile vitalizio già percepito deve essere scomputato dal risarcimento complessivo per evitare un ingiustificato arricchimento del danneggiato.
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Indennità di mobilità: quando non va restituita
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'ente previdenziale non può richiedere la restituzione dell'indennità di mobilità nel caso in cui, nonostante un ordine di reintegrazione nel posto di lavoro, questa non sia avvenuta nei fatti a causa del fallimento del datore. La decisione si fonda sulla prevalenza dello stato di disoccupazione di fatto rispetto al mero ripristino giuridico del rapporto.
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Decadenza lavoro agricolo: guida ai termini di ricorso
La Corte di Cassazione ha confermato la decadenza lavoro agricolo per un lavoratore che non aveva impugnato tempestivamente la propria cancellazione dagli elenchi anagrafici. Il termine di 120 giorni per l'azione giudiziaria decorre dal momento in cui l'interessato ha piena conoscenza del provvedimento di cancellazione, anche se tale conoscenza deriva dal rigetto di una domanda di indennità. La sentenza chiarisce che la contestazione delle prestazioni previdenziali e quella dell'iscrizione negli elenchi viaggiano su binari legali distinti.
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Decadenza elenchi agricoli: le regole della Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che la decadenza elenchi agricoli di 120 giorni, prevista per impugnare la cancellazione o la variazione delle giornate di lavoro, ha natura sostanziale. Questo termine si applica anche quando il lavoratore agisce per contestare la richiesta di restituzione di somme indebitamente percepite. Nel caso esaminato, un operaio agricolo aveva impugnato tardivamente i provvedimenti dell'ente previdenziale, perdendo così il diritto a contestare il ricalcolo delle prestazioni.
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Decadenza lavoratori agricoli: i termini del ricorso
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso di un lavoratore agricolo per intervenuta decadenza. Il termine di 120 giorni per l'impugnazione giudiziale decorre dalla definitività del provvedimento amministrativo, che può derivare anche dal mancato o tardivo esperimento del ricorso interno. La Suprema Corte ha ribadito che tale termine è conforme alla Costituzione, poiché garantisce la certezza dei rapporti giuridici in un settore complesso.
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Decadenza elenchi agricoli: il termine di 120 giorni
L'ordinanza chiarisce l'applicazione della decadenza elenchi agricoli prevista dalla normativa per i lavoratori del settore. Il caso riguarda un lavoratore che ha contestato la richiesta di restituzione di indennità di disoccupazione dopo una variazione degli elenchi nominativi. La Cassazione ha stabilito che il termine di 120 giorni per il ricorso giudiziario è perentorio e decorre dalla definitività del provvedimento amministrativo, applicandosi anche alle azioni volte a negare l'esistenza di un debito verso l'ente previdenziale.
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Gestione Separata INPS: obbligo per professionisti
La Corte di Cassazione ha stabilito che un libero professionista, iscritto al proprio albo e tenuto a versare alla sua cassa di categoria solo il contributo integrativo (e non quello soggettivo), è comunque obbligato a iscriversi alla Gestione Separata INPS. La Corte ha chiarito che l'unico versamento che esonera da tale obbligo è quello suscettibile di creare una posizione previdenziale per il lavoratore. Il contributo integrativo, avendo una funzione puramente solidaristica, non è sufficiente a escludere l'iscrizione alla Gestione Separata INPS, che interviene in modo complementare per garantire la copertura previdenziale.
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Gestione Separata INPS: obbligo per professionisti
Un ingegnere ha contestato la sua iscrizione obbligatoria alla Gestione Separata INPS, sostenendo che il versamento del solo contributo integrativo alla sua cassa professionale fosse sufficiente a esonerarlo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'iscrizione alla Gestione Separata è obbligatoria per i professionisti che non versano il contributo soggettivo, poiché il contributo integrativo ha natura solidaristica e non crea una posizione previdenziale individuale.
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Annullamento crediti previdenziali: la Cassazione decide
Un ente previdenziale di categoria ha impugnato la norma sull'annullamento crediti previdenziali antecedenti al 1999, ritenendola un'espropriazione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, specificando che l'annullamento riguarda solo il "ruolo" come strumento di riscossione coattiva, ma non estingue il credito sottostante. L'ente può ancora recuperare le somme tramite le vie ordinarie, garantendo così la tutela del suo patrimonio senza violare i principi costituzionali.
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Annullamento ruoli: il credito non si estingue
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una cassa previdenziale privata, confermando che l'annullamento dei ruoli antecedenti al 1999, previsto dalla legge per razionalizzare i bilanci, non comporta l'estinzione del diritto di credito. L'ente creditore può ancora agire per il recupero delle somme tramite le ordinarie vie giudiziarie. La misura riguarda solo la procedura di riscossione coattiva e non rappresenta una espropriazione illegittima.
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Discarico ruoli: no all’estinzione del credito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33688/2023, ha stabilito che il discarico ruoli automatico per i crediti antecedenti al 1999, previsto dalla L. 228/2012, non comporta l'estinzione del diritto di credito. La norma si limita a cancellare il titolo esecutivo (il ruolo), lasciando impregiudicata la possibilità per l'ente creditore, anche se di natura privata come una cassa previdenziale, di agire per il recupero del credito tramite le ordinarie vie giudiziarie. La Corte ha rigettato le censure di incostituzionalità e di violazione del diritto UE.
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Discarico automatico ruoli: la decisione della Corte
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33686/2023, ha stabilito un principio fondamentale in materia di riscossione. Il caso vedeva contrapposti una cassa di previdenza privata e un agente della riscossione riguardo il discarico automatico ruoli per crediti antecedenti al 1999. La Corte ha rigettato il ricorso della cassa, chiarendo che l'annullamento del ruolo, previsto dalla L. 228/2012, non comporta l'estinzione del debito sottostante. La misura elimina solo il titolo esecutivo speciale (il ruolo), lasciando intatto il diritto dell'ente di recuperare il proprio credito attraverso le ordinarie azioni giudiziarie. La decisione si fonda sulla necessità di razionalizzare i bilanci degli enti creditori, eliminando procedure di riscossione antieconomiche senza però configurare un'espropriazione illegittima.
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Assegno una tantum: No alla rivalutazione automatica
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33592/2023, ha negato la rivalutazione monetaria dell'assegno una tantum concesso ai familiari di una persona deceduta per emotrasfusione infetta. La Corte ha stabilito che, poiché il diritto sorge al momento del decesso, non può essere rivalutato da una data precedente, come quella di entrata in vigore della legge istitutiva del beneficio. La normativa, infatti, non prevede alcun meccanismo di indicizzazione, configurando l'assegno come un importo fisso.
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Annullamento crediti previdenziali: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che la normativa sull'annullamento crediti previdenziali iscritti in vecchi ruoli (L. 228/2012) si applica anche agli enti di previdenza privati. Una cassa professionale aveva citato in giudizio l'agente di riscossione per il mancato incasso di contributi, sostenendo che il proprio credito si fosse consolidato prima della nuova legge. La Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che la legge mira a razionalizzare i bilanci e incide solo sulla procedura di riscossione tramite ruolo, non estinguendo il diritto di credito sottostante, che l'ente può ancora recuperare con azioni ordinarie.
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Annullamento crediti previdenziali: la Cassazione decide
Una cassa di previdenza professionale ha citato in giudizio l'agente della riscossione per il mancato incasso di crediti contributivi risalenti agli anni '90. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 33117/2023, ha respinto il ricorso della cassa, confermando che la legge del 2012 sull'annullamento crediti previdenziali iscritti a ruolo prima del 1999 si applica a tutti gli enti creditori, sia pubblici che privati. La Corte ha chiarito che tale normativa mira a razionalizzare i bilanci e non estingue il credito in sé, ma solo lo strumento esecutivo del ruolo, lasciando all'ente la possibilità di agire per altre vie legali.
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Riscossione crediti previdenziali: la Legge 228/2012
Un ente previdenziale privato ha contestato l'applicazione della Legge 228/2012, che prevede l'annullamento di vecchi crediti iscritti a ruolo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la normativa sulla riscossione crediti previdenziali si applica a tutti gli enti, pubblici e privati, che utilizzano il sistema del ruolo. La Corte ha chiarito che l'annullamento riguarda solo la procedura di riscossione esattoriale e non il diritto di credito sottostante, che può essere recuperato con azioni ordinarie.
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Assegno sociale: quando non va restituito
Una pensionata ha percepito un assegno sociale e, successivamente, una pensione di reversibilità che ha generato un'erogazione indebita. L'ente previdenziale ha richiesto la restituzione della somma, ma il Tribunale ha stabilito che l'intero importo non era recuperabile. La motivazione principale risiede nel ritardo con cui l'ente ha effettuato la verifica reddituale e richiesto la restituzione dell'assegno sociale, superando il termine di legge e consolidando così il diritto della pensionata a trattenere le somme.
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Doppia imposizione pensione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che una pensione erogata dall'INPS a cittadini italiani residenti in Francia è soggetta a tassazione IRPEF in Italia. Il caso riguarda la richiesta di rimborso da parte di due contribuenti, che ritenevano la pensione tassabile solo nel paese di residenza. La Suprema Corte, interpretando la convenzione sulla doppia imposizione pensione tra Italia e Francia, ha chiarito che le prestazioni derivanti dalla legislazione sulla sicurezza sociale sono imponibili nello Stato erogatore. Spetta poi allo Stato di residenza applicare un credito d'imposta per evitare l'effettivo doppio prelievo. Di conseguenza, il ricorso dell'Agenzia delle Entrate è stato accolto e la richiesta di rimborso dei contribuenti definitivamente respinta.
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Tassazione pensione estero: Cassazione chiarisce
Due contribuenti residenti in Francia chiedevano il rimborso dell'IRPEF sulla loro pensione italiana, già tassata oltralpe. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo che la convenzione italo-francese permette la tassazione della pensione estero nel Paese che la eroga (Italia), quando questa rientra nel sistema di sicurezza sociale. Spetta poi allo Stato di residenza (Francia) applicare meccanismi, come il credito d'imposta, per evitare la doppia imposizione.
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Tassazione pensione estera: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha chiarito il regime di tassazione della pensione estera, specificamente per le pensioni INPS erogate a cittadini italiani residenti in Francia. Con l'ordinanza n. 32046/2023, ha stabilito che l'Italia, in qualità di Stato erogante, ha il diritto di tassare tali pensioni di vecchiaia in base all'interpretazione della convenzione contro le doppie imposizioni. Di conseguenza, i contribuenti non hanno diritto al rimborso dell'IRPEF trattenuta, ma possono avvalersi del meccanismo del credito d'imposta nel loro Paese di residenza per evitare una doppia imposizione effettiva.
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