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Art. 38 Costituzione — Anno 2024

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Altri anni per Art. 38 Costituzione

Obbligo contributivo: sì per geometra dipendente
Un geometra, pur lavorando come dipendente e versando contributi all'INPS, si è visto richiedere il pagamento dei contributi minimi dalla cassa professionale di categoria. I giudici di merito gli avevano dato ragione, appellandosi al divieto di doppia contribuzione. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che il mero fatto di essere iscritti all'albo professionale è condizione sufficiente a generare l'obbligo contributivo verso la cassa di previdenza, a prescindere dall'effettivo esercizio della libera professione o dalla contemporanea iscrizione ad altra gestione previdenziale.
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Contribuzione minima geometri: obbligo con iscrizione
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'iscrizione all'albo professionale è condizione sufficiente per l'obbligo di versamento della contribuzione minima geometri, anche se il professionista svolge unicamente attività di lavoro dipendente con copertura INPS. La Corte ha annullato la decisione di merito che aveva escluso tale obbligo in nome del divieto di doppia imposizione, affermando la prevalenza del principio di solidarietà e delle norme regolamentari della Cassa di previdenza, che legano il contributo alla mera iscrizione.
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Principio pro rata: escluso per la pensione anticipata
Una professionista si è vista negare l'integrazione al minimo per la sua pensione di vecchiaia anticipata. La Corte di Cassazione ha dato ragione alla cassa previdenziale, stabilendo che il principio pro rata riguarda il metodo di calcolo della pensione basato sui contributi passati, ma non si estende ai requisiti di accesso per un nuovo tipo di trattamento pensionistico. La pensione anticipata, introdotta ex novo, ha regole proprie che escludono l'integrazione, e chi vi accede ne accetta le condizioni.
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Contributo di solidarietà: Cassazione lo boccia
Un professionista ha contestato le trattenute sulla sua pensione relative a un contributo di solidarietà imposto dalla sua Cassa di previdenza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Cassa, confermando l'illegittimità del contributo sulla base di una giurisprudenza consolidata. La Corte ha inoltre ribadito che il diritto del pensionato al rimborso delle somme indebitamente trattenute si prescrive in dieci anni, non in cinque. Il ricorso incidentale del professionista, volto a ottenere una riliquidazione della pensione, è stato invece dichiarato inammissibile per vizi procedurali.
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Obbligo comunicazione NASpI: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha stabilito che la decadenza dal diritto all'indennità NASpI per mancata comunicazione di redditi da lavoro autonomo preesistenti non è automatica. L'ente previdenziale deve dimostrare che l'attività svolta rientri specificamente nella nozione di 'lavoro autonomo o d'impresa individuale'. Nel caso esaminato, un richiedente si era visto negare il sussidio per non aver dichiarato redditi da cariche sociali. La Corte ha cassato la decisione precedente, rinviando alla Corte d'Appello per una nuova valutazione dei fatti, sottolineando che non basta provare l'esistenza di un reddito, ma occorre qualificarne la fonte come attività lavorativa autonoma ai sensi della normativa sull'obbligo comunicazione NASpI.
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Pensione di vecchiaia: requisiti e decorrenza
Un lavoratore ha richiesto la retrodatazione della sua pensione di vecchiaia al momento del compimento dell'età pensionabile, pur essendo ancora impiegato. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che per beneficiare del regime previgente più favorevole (che non richiedeva la cessazione del lavoro) era necessario aver maturato sia il requisito anagrafico sia quello contributivo entro il 31 dicembre 1994. La Corte ha inoltre ribadito che la cessazione dell'attività lavorativa è un presupposto indispensabile per l'erogazione della pensione.
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Variazione premi INAIL: la denuncia aziendale conta
La Corte di Cassazione ha stabilito che la variazione dei premi INAIL, conseguente a una denuncia di modifica dell'attività presentata dall'azienda stessa, decorre dalla data in cui la variazione si è verificata. Non si tratta di una rettifica d'ufficio, che avrebbe una decorrenza diversa, ma di un adeguamento basato sul principio di auto-responsabilità del contribuente. Il ritardo dell'Istituto nel procedere all'adeguamento non incide sulla legittimità della pretesa, purché esercitata entro i termini di prescrizione.
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Contributo di solidarietà: Cassazione lo boccia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una Cassa di previdenza, confermando l'illegittimità del contributo di solidarietà prelevato sulle pensioni. La Corte ha ribadito che tale prelievo, essendo una prestazione patrimoniale imposta, necessita di una base legale che i regolamenti interni degli enti non possono fornire. Viene inoltre confermata la prescrizione decennale per il diritto al rimborso delle somme indebitamente trattenute.
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Contributo di solidarietà: quando è illegittimo?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una cassa di previdenza privata, confermando la sua giurisprudenza costante sull'illegittimità del contributo di solidarietà imposto sulle pensioni. La Corte ha ribadito che tale prelievo, qualificabile come prestazione patrimoniale imposta, necessita di una base legislativa specifica che non può essere surrogata dall'autonomia regolamentare dell'ente. La decisione rafforza la tutela dei pensionati contro prelievi non previsti dalla legge.
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Prescrizione Pensione: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una cassa previdenziale contro un suo iscritto. La controversia riguardava il ricalcolo della pensione secondo il principio del pro rata e il termine di prescrizione per la restituzione delle somme trattenute. La Corte ha confermato la sua giurisprudenza costante: per le azioni di ripetizione di indebito, come nel caso di somme pensionistiche erroneamente trattenute, si applica la prescrizione pensione decennale e non quella quinquennale prevista per le prestazioni previdenziali.
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Contributo di solidarietà: Cassazione conferma stop
Una Cassa di previdenza privata impone un contributo di solidarietà sulla pensione di un iscritto. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei giudici di merito, ha dichiarato inammissibile il ricorso della Cassa, ribadendo l'illegittimità del prelievo in quanto non previsto dalla legge e al di fuori dei poteri autonomi dell'ente.
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Contributo di solidarietà: illegittimo per le Casse
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una Cassa di previdenza professionale, confermando l'illegittimità del contributo di solidarietà applicato sulle pensioni. La decisione si fonda sul principio che le Casse privatizzate non hanno il potere di introdurre prelievi di natura patrimoniale, una prerogativa riservata esclusivamente al legislatore statale. L'autonomia gestionale degli enti non consente di derogare a norme imperative e di imporre trattenute su trattamenti pensionistici già determinati e acquisiti.
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Massimale pensionabile Quota B: la Cassazione decide
Un pensionato, ex lavoratore dello spettacolo, ha contestato il calcolo della sua pensione, in particolare della "quota B", a causa dell'applicazione di un tetto massimo alla retribuzione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31955/2024, ha stabilito due principi chiave: la decadenza triennale si applica solo ai ratei arretrati e non al diritto al ricalcolo per il futuro; il vecchio "massimale pensionabile" previsto dal D.P.R. 1420/1971 è ancora valido per il calcolo della "quota B", non essendo stato abrogato dalle riforme successive. La Corte ha quindi accolto il ricorso dell'ente previdenziale su questo punto, cassando la sentenza d'appello e rinviando la causa per un nuovo esame.
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Contributo di solidarietà: illegittimo se imposto da Casse
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del contributo di solidarietà applicato da una Cassa previdenziale privatizzata sulle pensioni. La Corte ha stabilito che l'introduzione di un tale prelievo spetta solo alla legge e non rientra nei poteri autonomi degli enti, ordinando la restituzione delle somme trattenute al pensionato.
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Massimale pensionabile spettacolo: la Cassazione decide
Un ex lavoratore del settore dello spettacolo ha contestato l'applicazione di un tetto massimo alla retribuzione per il calcolo della sua pensione. Sebbene i tribunali inferiori gli avessero dato ragione, la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. Ha stabilito che il massimale pensionabile spettacolo, introdotto nel 1971, è ancora pienamente in vigore anche per la cosiddetta "quota B" della pensione, in quanto mai abrogato dalle riforme successive. La Corte ha sottolineato la necessità di tale limite per garantire l'equilibrio finanziario del sistema previdenziale speciale per questa categoria di lavoratori.
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Massimale pensionabile spettacolo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31824/2024, ha stabilito che il massimale pensionabile previsto per i lavoratori dello spettacolo si applica anche alla cosiddetta "quota B" della pensione, relativa ai contributi versati dopo il 1992. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'ente previdenziale, annullando la decisione della Corte d'Appello che aveva invece escluso tale limite. La sentenza sottolinea la perdurante vigenza della norma sul massimale pensionabile spettacolo, ritenendola non tacitamente abrogata dalle riforme successive e necessaria per garantire l'equilibrio delle gestioni previdenziali.
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Contributo solidarietà: illegittimo se imposto da Casse
La Corte di Cassazione ha stabilito l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto da una Cassa di previdenza privatizzata sulle pensioni dei propri iscritti. Secondo la Corte, tale prelievo, avendo natura di prestazione patrimoniale imposta, può essere introdotto solo da una legge dello Stato e non rientra nei poteri regolamentari autonomi dell'ente previdenziale. Di conseguenza, il pensionato ha diritto alla restituzione delle somme trattenute, con un termine di prescrizione decennale.
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Pensione lavoratori spettacolo: il limite giornaliero
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31810/2024, ha stabilito che il limite massimo di retribuzione giornaliera pensionabile, previsto da una norma del 1971, si applica ancora per il calcolo della 'Quota B' della pensione lavoratori spettacolo. La Corte ha ribaltato la decisione dei giudici di merito, accogliendo il ricorso dell'ente previdenziale. È stato chiarito che tale limite non è stato abrogato e risulta compatibile con le normative successive, in quanto elemento coessenziale di un sistema previdenziale complessivamente favorevole per questa categoria.
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Pensione lavoratori spettacolo: il limite giornaliero
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31812/2024, ha stabilito che per la pensione lavoratori spettacolo, il limite massimo di retribuzione giornaliera si applica anche al calcolo della "quota B". L'ordinanza ribalta la decisione della Corte d'Appello, affermando che la normativa non è stata abrogata e coesiste con le riforme successive. La Corte ha inoltre chiarito l'applicazione della decadenza triennale sui ratei arretrati.
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Pensione lavoratori spettacolo: il limite giornaliero
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla pensione lavoratori spettacolo, stabilendo che il limite massimo di retribuzione giornaliera pensionabile si applica anche al calcolo della cosiddetta "quota B". Con questa ordinanza, la Corte ha accolto il ricorso dell'ente previdenziale, riformando la decisione della Corte d'Appello. La motivazione principale risiede nel fatto che tale limite, mai abrogato, è ritenuto essenziale per garantire l'equilibrio di un sistema pensionistico già di per sé vantaggioso per questa categoria di lavoratori.
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