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Art. 316-ter Codice Penale — Sezione Seconda Penale

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Altri anni per Art. 316-ter Codice Penale

Truffa aggravata: pensione del defunto e condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per truffa aggravata nei confronti di una donna che, dopo il decesso della suocera, ha continuato a riscuoterne la pensione. La Corte ha stabilito che la presentazione di una delega di una persona deceduta costituisce un artificio idoneo a indurre in errore l'impiegato postale, integrando così il reato di truffa e non la meno grave fattispecie di indebita percezione di erogazioni pubbliche. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Truffa fondi pubblici: quando scatta la confisca
La Corte di Cassazione conferma la condanna per truffa fondi pubblici a carico di due professionisti coinvolti nella richiesta di contributi regionali per il restauro di due chiese. La Corte ha ritenuto che presentare documentazione attestante falsamente la prosecuzione di lavori già conclusi e il possesso di autorizzazioni inesistenti costituisce un'attività fraudolenta che induce in errore l'ente pubblico. Di conseguenza, ha dichiarato legittima la confisca dell'intero importo erogato, in quanto profitto diretto del reato.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: motivi nuovi
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità di un ricorso avverso un'ordinanza di custodia cautelare per reati tributari e autoriciclaggio con l'aggravante mafiosa. La decisione si fonda sulla presentazione di motivi inediti, non sollevati davanti al Tribunale del Riesame, e sulla genericità delle altre censure, confermando l'importanza della specificità degli atti di impugnazione. La Suprema Corte ha sottolineato che l'inammissibilità del ricorso in Cassazione è la conseguenza diretta di tali vizi procedurali.
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Indennità di esclusività: quando è truffa?
La Corte di Cassazione interviene sul caso di un medico che percepiva l'indennità di esclusività pur svolgendo attività privata. La sentenza annulla la condanna al risarcimento danni, chiarendo la fondamentale differenza tra truffa aggravata (art. 640-bis c.p.) e indebita percezione di erogazioni pubbliche (art. 316-ter c.p.). Per la truffa, non basta il mero silenzio, ma occorre un comportamento fraudolento aggiuntivo che induca in errore la Pubblica Amministrazione. Il caso è stato rinviato al giudice civile per una nuova valutazione.
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Sequestro preventivo superbonus: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di sequestro preventivo superbonus, rigettando i ricorsi di alcuni imputati accusati di associazione per delinquere finalizzata alla truffa. La sentenza conferma l'impossibilità di detrarre i costi dal profitto illecito quando l'intera operazione è viziata e chiarisce i principi sulla responsabilità solidale nel sequestro per equivalente, affermando che la misura può gravare su un singolo coimputato per l'intero importo se le singole quote di profitto non sono distinguibili.
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Ricorso patteggiamento: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso patteggiamento di un imputato che contestava l'ammontare della multa applicata, sostenendo fosse diversa da quella pattuita. La Corte ha stabilito che il motivo non rientra tra quelli tassativamente previsti dalla legge per impugnare una sentenza di patteggiamento e che, in ogni caso, il verbale d'udienza confermava la correttezza della pena inflitta dal giudice.
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Truffa reddito di cittadinanza: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per truffa aggravata nei confronti di due soggetti che avevano omesso di comunicare l'esistenza di condanne penali, divenute ostative alla percezione del reddito di cittadinanza a seguito di una modifica normativa. Secondo la Corte, tale omissione non integra il meno grave reato di indebita percezione di erogazioni pubbliche, ma una vera e propria truffa reddito di cittadinanza, poiché il silenzio è finalizzato a indurre in errore l'ente erogatore che effettua controlli sulla sussistenza dei requisiti.
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Truffa aggravata reddito di cittadinanza: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22640/2025, ha stabilito che presentare false dichiarazioni per ottenere il reddito di cittadinanza configura il reato di truffa aggravata ai danni dello Stato (art. 640-bis c.p.) e non il meno grave illecito specifico. Secondo la Corte, l'atto di nascondere informazioni reddituali è di per sé idoneo a indurre in errore l'ente erogatore, a prescindere dall'eventuale negligenza di quest'ultimo nell'eseguire i controlli. La sentenza chiarisce che la condotta decettiva del richiedente è l'elemento cruciale, rendendo irrilevante che i sistemi di verifica dell'ente non siano riusciti a smascherare l'inganno. Di conseguenza, è stata annullata l'ordinanza che negava il sequestro dei fondi, qualificando il fatto come truffa aggravata reddito di cittadinanza.
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Frode fiscale: quando assorbe la truffa allo Stato?
La Corte di Cassazione ha stabilito che una complessa frode fiscale per ottenere rimborsi illeciti, tramite false dichiarazioni, rientra nel reato di dichiarazione infedele e non in quello di truffa aggravata. La Corte ha applicato il principio di specialità, secondo cui la normativa tributaria prevale su quella generale penale, assorbendo la condotta fraudolenta all'interno del reato tributario specifico, a meno che non vi sia un profitto ulteriore e diverso dalla sola evasione o dal rimborso fiscale.
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Dichiarazione infedele: no alla truffa allo Stato
La Cassazione ha stabilito che presentare una dichiarazione infedele per ottenere rimborsi fiscali non dovuti rientra nel reato tributario specifico e non nel più grave reato di truffa aggravata ai danni dello Stato. Questa regola, basata sul principio di specialità, si applica anche se la soglia di punibilità per il reato tributario non viene superata, escludendo così il sequestro dei beni. L'organizzazione complessa dietro la frode non cambia la qualificazione giuridica del fatto.
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Frode fiscale: truffa o reato tributario? La Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28333/2025, ha stabilito che una complessa frode fiscale finalizzata a ottenere rimborsi indebiti tramite dichiarazioni fraudolente rientra nel reato tributario di dichiarazione infedele e non in quello di truffa aggravata ai danni dello Stato. Applicando il principio di specialità, la Corte ha chiarito che le norme tributarie prevalgono su quelle generali del codice penale quando l'unico profitto illecito è l'evasione fiscale o l'indebito rimborso, anche in presenza di un'articolata organizzazione fraudolenta. Di conseguenza, il ricorso del Pubblico Ministero è stato rigettato.
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Frode fiscale: truffa o reato tributario? La Cassazione
La Cassazione ha stabilito che la presentazione di dichiarazioni dei redditi false per ottenere rimborsi non dovuti configura il reato di dichiarazione infedele (reato tributario), e non truffa aggravata ai danni dello Stato. In base al principio di specialità, la normativa sulla frode fiscale prevale su quella generale della truffa, anche se l'importo evaso non supera la soglia di punibilità. Di conseguenza, il sequestro dei beni è stato annullato.
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Dichiarazione infedele: quando non è truffa aggravata
La Corte di Cassazione ha stabilito che la presentazione di una dichiarazione dei redditi con dati falsi per ottenere un rimborso fiscale indebito non costituisce truffa aggravata, ma il reato specifico di dichiarazione infedele. Anche in presenza di un'articolata attività fraudolenta preparatoria, si applica il principio di specialità, secondo cui la norma tributaria prevale su quella generale. Se la soglia di punibilità per il reato tributario non è superata, il fatto non è penalmente rilevante.
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Dichiarazione infedele e truffa: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che la presentazione di una dichiarazione dei redditi con dati falsi per ottenere un rimborso non dovuto configura il reato di dichiarazione infedele e non quello di truffa aggravata. Anche in presenza di complesse attività fraudolente, si applica il principio di specialità, secondo cui la norma tributaria prevale su quella comune, a meno che non si ottenga un profitto ulteriore e diverso dal solo vantaggio fiscale. La Corte ha quindi respinto il ricorso della Procura, confermando l'annullamento di un sequestro preventivo.
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Frode fiscale e truffa: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha stabilito che la presentazione di una dichiarazione dei redditi fraudolenta per ottenere rimborsi non dovuti configura il reato di dichiarazione infedele (frode fiscale) e non quello di truffa aggravata. Applicando il principio di specialità, la Corte ha chiarito che la normativa tributaria prevale su quella generale, anche in presenza di complesse attività preparatorie. Poiché nel caso di specie l'importo evaso era inferiore alla soglia di punibilità, il reato non è stato considerato punibile e il sequestro preventivo è stato annullato.
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Esigenze cautelari: il tempo non cancella il pericolo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro una misura di arresti domiciliari per reati con aggravante mafiosa. L'indagato sosteneva la mancanza di attualità delle esigenze cautelari dato il tempo trascorso dai fatti. La Corte ha stabilito che la pendenza di altri procedimenti per reati simili dimostra la persistenza del pericolo, rendendo irrilevante il lasso temporale.
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Termine impugnazione: ricorso tardivo e inammissibile
Due individui, inizialmente assolti per l'indebita percezione di sussidi di disoccupazione, sono stati condannati in appello. Hanno presentato ricorso in Cassazione, ma è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha stabilito che il termine impugnazione era scaduto, essendo il ricorso stato depositato con dieci giorni di ritardo. L'estensione del termine prevista per gli imputati giudicati in assenza non è stata concessa poiché il processo d'appello si era svolto con rito scritto non partecipato.
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Reddito di cittadinanza: condanna e reato specifico
La Corte di Cassazione ha analizzato il caso di tre individui condannati per aver ottenuto il reddito di cittadinanza omettendo di dichiarare precedenti penali ostativi. La Corte ha riqualificato il reato, escludendo la truffa aggravata (art. 640-bis c.p.) e l'indebita percezione (art. 316-ter c.p.), e affermando la configurabilità del delitto specifico previsto dall'art. 7 del D.L. n. 4/2019. Pur confermando la responsabilità penale, la sentenza è stata annullata limitatamente alla pena, con rinvio alla Corte d'Appello per la rideterminazione della sanzione in base alla corretta fattispecie di reato.
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Sequestro preventivo per equivalente: il caso analizzato
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di due soci di un'azienda casearia contro un'ordinanza di sequestro preventivo. Il sequestro riguardava sia i beni della società (opificio e somme di denaro) sia, in via subordinata, i beni personali dei soci a titolo di sequestro preventivo per equivalente. L'accusa era di truffa aggravata per aver ottenuto un ingente finanziamento pubblico eludendo la necessaria Valutazione di Incidenza Ambientale (VINCA). La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso contro il sequestro dei beni sociali, poiché i singoli soci non hanno legittimazione a impugnare, ma ha rigettato nel merito il ricorso contro il sequestro dei loro beni personali, confermando la sussistenza dei gravi indizi di reato (fumus boni iuris) e il corretto operato dei giudici di merito.
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Competenza penale: cosa succede se cade l’aggravante?
Un'ordinanza della Cassazione affronta il tema della competenza penale distrettuale. Il caso nasce dalla decisione di un Tribunale del Riesame che, pur mantenendo una misura cautelare per tentata estorsione, escludeva l'aggravante mafiosa. La difesa sosteneva che ciò dovesse comportare la dichiarazione di incompetenza. Data l'esistenza di un contrasto giurisprudenziale sul punto, la Seconda Sezione Penale ha rimesso la decisione alle Sezioni Unite per chiarire se la caduta dell'aggravante incida sulla competenza penale del giudice.
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