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Art. 316-ter Codice Penale — Anno 2025

Altri anni per Art. 316-ter Codice Penale

Competenza territoriale crediti fiscali: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 41572/2025, ha chiarito la questione della competenza territoriale nel reato di indebita percezione di crediti d'imposta (Superbonus). La Corte ha stabilito che la competenza non si radica nel luogo di residenza del cedente, ma nel luogo in cui la società cessionaria ha la propria sede fiscale e accetta il credito sulla piattaforma dell'Agenzia delle Entrate, utilizzandolo in compensazione. Questo atto rende la cessione efficace nei confronti dell'erario e consuma il reato.
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Indebita percezione erogazioni: la confisca è lecita
Un imprenditore agricolo è stato condannato per indebita percezione di erogazioni pubbliche dopo aver falsamente dichiarato un numero di capi di bestiame superiore al reale per ottenere maggiori fondi UE. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna e la confisca della somma illecitamente ottenuta, stabilendo che il potere del giudice penale non è escluso dalle procedure di recupero amministrative. Il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile.
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Reddito di cittadinanza: la Cassazione chiarisce reato
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'omessa comunicazione di informazioni rilevanti, come la condanna di un familiare, per ottenere o mantenere il reddito di cittadinanza, non integra il reato di truffa aggravata (art. 640-bis c.p.), bensì la fattispecie specifica e autonoma prevista dall'art. 7, comma 2, del D.L. n. 4/2019. La Corte ha riqualificato il fatto, annullando la sentenza impugnata limitatamente alla pena e rinviando per un nuovo giudizio sul trattamento sanzionatorio.
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Truffa aggravata pensione: quando il prelievo è reato
Un uomo anziano, condannato per truffa aggravata pensione per aver continuato a prelevare la pensione di una persona deceduta con cui conviveva, ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che l'uso continuato della carta di prelievo costituisce un comportamento attivo fraudolento (artifizi e raggiri) e non una mera omissione. Questa condotta, finalizzata a ingannare l'ente pubblico, integra il reato di truffa e non altre fattispecie meno gravi.
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Misure Cautelari: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore contro l'ordinanza di arresti domiciliari. La decisione si fonda sul principio che i motivi di ricorso non possono essere presentati per la prima volta in Cassazione se non sono stati precedentemente discussi dinanzi al Tribunale del riesame. La sentenza chiarisce i limiti del giudizio di legittimità in materia di Misure Cautelari, confermando che il pericolo di reiterazione può essere desunto anche da condotte passate se inserite in un sistema criminale strutturato.
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Potere probatorio del giudice e giudizio abbreviato
Un imprenditore, condannato per somministrazione illecita di manodopera, ha presentato ricorso in Cassazione contestando il potere probatorio del giudice nel rito abbreviato. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il giudice può integrare d'ufficio le prove se assolutamente necessario, anche in questo rito speciale. La sentenza ha inoltre ribadito i criteri per la concessione delle attenuanti generiche e per il riconoscimento del reato continuato.
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Estorsione datore di lavoro: Cassazione e onere prova
Un legale rappresentante di una società, in crisi aziendale, è stato accusato di estorsione per aver costretto i dipendenti, con la minaccia di licenziamento, a firmare un accordo di solidarietà pur continuando a lavorare a tempo pieno. Dopo un complesso iter giudiziario che ha visto una condanna, un annullamento con rinvio e una successiva assoluzione in appello, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Procuratore generale. La Suprema Corte ha stabilito che la valutazione delle prove, se non manifestamente illogica, spetta ai giudici di merito e non può essere oggetto di una nuova interpretazione in sede di legittimità, delineando così i confini probatori del reato di estorsione del datore di lavoro.
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Fondi UE e truffa aggravata: la decisione della Corte
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due imputati condannati per truffa aggravata ai danni dello Stato. Avevano ottenuto fondi agricoli europei dichiarando falsamente di avere la disponibilità di un terreno. La Corte ha confermato la qualificazione del reato come truffa aggravata (art. 640-bis c.p.), distinguendolo dalla più lieve indebita percezione (art. 316-ter c.p.), poiché la falsa attestazione aveva indotto in errore l'ente erogatore attraverso un sistema di controllo, seppur automatizzato. È stata inoltre negata l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, a causa della natura continuata e insidiosa della condotta.
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Reddito di cittadinanza: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di quattro individui condannati per aver ottenuto illecitamente il reddito di cittadinanza. La Corte ha stabilito che la norma penale non è stata abrogata per i fatti commessi fino al 31 dicembre 2023, in virtù di una specifica disposizione transitoria che ne ha garantito l'ultrattività. È stato inoltre confermato il diniego della conversione della pena detentiva in pecuniaria, ritenendo la decisione del giudice di merito correttamente motivata.
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Ricorso patteggiamento: quando è inammissibile
Un imputato, dopo aver concordato una pena (patteggiamento), ha presentato ricorso sostenendo un'errata qualificazione giuridica dei reati. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché generico. La Corte ha chiarito che, in caso di patteggiamento, il ricorso per questo motivo è valido solo se l'errore di qualificazione è 'manifesto', ovvero palese ed immediatamente evidente, cosa che non si è verificata nel caso di specie.
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Reddito di cittadinanza: residenza e false dichiarazioni
La Corte di Cassazione esamina il caso di un cittadino straniero condannato per false dichiarazioni finalizzate all'ottenimento del reddito di cittadinanza. Nonostante la Corte Costituzionale abbia ridotto il requisito di residenza da 10 a 5 anni, la Cassazione ha confermato la rilevanza penale della condotta, poiché l'imputato non soddisfaceva neanche il nuovo requisito. La Corte ha inoltre respinto la tesi difensiva basata sull'ignoranza della legge e sulle difficoltà linguistiche, affermando la responsabilità personale del dichiarante anche quando assistito da un intermediario come il CAF.
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Confisca per equivalente: ripartizione tra concorrenti
Una persona, assolta per un reato contro la pubblica amministrazione a causa della particolare tenuità del fatto, si è vista confiscare l'intero profitto illecito ottenuto in concorso con un altro soggetto. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo un principio fondamentale sulla confisca per equivalente: questa va ripartita tra i concorrenti in base alla quota effettivamente percepita da ciascuno, escludendo qualsiasi vincolo di solidarietà. In mancanza di prove sulla quota individuale, il profitto viene diviso in parti uguali.
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Credito d’imposta fittizio: reato consumato o tentato?
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un credito d'imposta fittizio generato nell'ambito del Superbonus 110%. A seguito di un contrasto giurisprudenziale, l'ordinanza non decide ma rimette alle Sezioni Unite due questioni fondamentali: se tale condotta integri la truffa aggravata (art. 640-bis c.p.) o l'indebita percezione (art. 316-ter c.p.), e, nel caso di truffa, quando il reato si consideri consumato. La decisione futura chiarirà se la sola creazione del credito sia sufficiente a configurare un reato consumato, con importanti conseguenze sulla possibilità di applicare il sequestro per equivalente.
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Credito d’imposta fittizio: reato consumato o tentato?
Un imprenditore crea un credito d'imposta fittizio legato a bonus edilizi. Il Tribunale del Riesame annulla il sequestro, qualificando il fatto come tentata truffa, poiché il credito non era stato ancora utilizzato. La Procura ricorre in Cassazione. La Corte, rilevando un profondo contrasto giurisprudenziale sulla qualificazione giuridica del reato (truffa aggravata o indebita percezione) e sul momento consumativo (creazione del credito o suo effettivo utilizzo), ha rimesso la decisione alle Sezioni Unite per dirimere la questione.
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Continuazione tra patteggiamenti: la procedura speciale
Un soggetto, condannato con due distinte sentenze di patteggiamento, ha chiesto al giudice dell'esecuzione l'applicazione della continuazione tra i reati. La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza impugnata, dichiarando inammissibile l'istanza originaria. La ragione risiede nel mancato rispetto della procedura speciale prevista per la continuazione tra patteggiamenti, che impone un accordo preventivo tra l'imputato e il Pubblico Ministero prima di adire il giudice, come stabilito dall'art. 188 disp. att. c.p.p.
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Truffa aggravata bonus fiscali: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 36282/2025, ha rigettato il ricorso di un professionista destinatario di una misura interdittiva per truffa aggravata bonus fiscali. La Corte ha stabilito che la creazione di un complesso apparato fraudolento, con società fittizie e documentazione falsa per ottenere crediti d'imposta, integra il reato di truffa aggravata (art. 640 bis c.p.) e non la meno grave fattispecie di indebita percezione di fondi pubblici (art. 316 ter c.p.), che ha natura residuale e si applica solo in assenza di un'effettiva induzione in errore della pubblica amministrazione.
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Difensore d’ufficio ente: appello senza procura?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto dal difensore d'ufficio di un ente contro un sequestro preventivo. La sentenza stabilisce un principio fondamentale: dopo la notifica di un atto formale come l'avviso di conclusione indagini, l'ente deve necessariamente costituirsi formalmente nel procedimento per poter esercitare i propri diritti di impugnazione. In assenza di tale costituzione, il difensore d'ufficio dell'ente non è legittimato a proporre riesame, poiché tale atto non rientra più tra quelli urgenti che possono essere compiuti prima della formale partecipazione dell'ente al processo.
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Impugnazione decreto sequestro: l’errore che costa caro
Una società ricorre contro un sequestro di crediti fiscali, ma sbaglia a impugnare il decreto corretto. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, sottolineando l'importanza di contestare l'atto specifico che ha causato il vincolo. L'analisi del caso chiarisce che l'impugnazione di un decreto di sequestro non si estende ad altri decreti, anche se eseguiti con un unico atto.
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Inammissibilità ricorso per genericità dei motivi
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso presentato da un soggetto condannato per non aver dichiarato il possesso di un'auto nella domanda per il reddito di cittadinanza. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso erano troppo generici, violando l'art. 581 c.p.p. e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Permessi Legge 104: quando l’abuso è una truffa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per truffa a carico di un dipendente per l'abuso dei permessi Legge 104. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché si limitava a riproporre le stesse argomentazioni già respinte in appello, contestando la valutazione dei fatti. La Corte ha ribadito che la falsa rappresentazione delle esigenze assistenziali per ottenere i permessi, poi usati per altri scopi, integra il reato di truffa ai danni del datore di lavoro. È stata inoltre confermata la legittimità della costituzione di parte civile dell'azienda e il diniego delle attenuanti generiche.
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