LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 311 Codice di Procedura Penale — Anno 2022

Pagina 5 di 6

Altri anni per Art. 311 Codice di Procedura Penale

Ricorso per cassazione privo di motivi: l’errore che costa caro
L'Indagato si trovava in custodia cautelare in carcere. Il Tribunale del Riesame ha disposto la sostituzione della misura con gli arresti domiciliari e l'uso del braccialetto elettronico, previa acquisizione del suo consenso. Ricevuto il dispositivo della decisione, L'Indagato ha presentato personalmente una dichiarazione di impugnazione dal carcere, riservandosi di depositare le motivazioni in un secondo momento tramite il proprio legale. La Corte di Cassazione ha esaminato la domanda e ha rilevato un ricorso per cassazione privo di motivi, presentato in violazione delle regole del codice di procedura penale. Mancando qualsiasi argomentazione giuridica a supporto dell'impugnazione, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando L'Indagato al pagamento delle spese processuali e al versamento di quattromila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Termine per il ricorso in cassazione: il ritardo blinda il carcere
Il Tribunale del Riesame ha confermato la custodia in carcere per un uomo accusato di spaccio di sostanze stupefacenti. Il difensore ha presentato ricorso, ma oltre il termine per il ricorso in cassazione previsto dalla legge. La Corte di Cassazione ha rilevato che la notifica del provvedimento era avvenuta il 28 dicembre 2021, mentre il ricorso è stato depositato solo il 17 gennaio 2022, superando ampiamente i dieci giorni previsti. Per questo motivo, i giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile. L'indagato resta quindi in carcere e deve pagare le spese processuali, oltre a una sanzione di quattromila euro a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Ricorso per cassazione tardivo: il deposito errato costa caro
Il caso riguarda un imputato che ha presentato un ricorso per cassazione tardivo contro un'ordinanza del Tribunale di Cosenza. Quest'ultimo aveva dichiarato inammissibile l'appello contro il rigetto dell'istanza di esibizione di documenti sottoposti a sequestro probatorio. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso poiché depositato fuori termine. L'atto era stato erroneamente presentato presso un tribunale incompetente l'ultimo giorno utile ed è giunto all'ufficio corretto oltre la scadenza dei dieci giorni previsti dall'articolo 311 del codice di procedura penale. Chi presenta l'impugnazione in un ufficio diverso da quello che ha emesso la decisione si assume il rischio del ritardo. Di conseguenza, la Suprema Corte ha respinto il ricorso e condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Deposito ricorso per cassazione: l’errore di sede perde la causa
Il Ricorrente ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di Cosenza che confermava il sequestro preventivo dei suoi beni. Tuttavia, ha effettuato il deposito ricorso per cassazione presso la cancelleria del Tribunale di Paola anziché presso quella del Tribunale di Cosenza, che aveva emesso il provvedimento. L'atto è giunto all'ufficio competente solo dopo la scadenza del termine di dieci giorni previsto dalla legge. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per tardività. Il rischio della trasmissione tardiva dell'atto depositato presso un ufficio incompetente ricade interamente sulla parte privata. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Deposito del ricorso per cassazione: l’errore di sede costa caro
Il Tribunale di Cosenza ha dichiarato inammissibile l'appello de L'Imputato contro il rifiuto di estromettere l'INPS come parte civile. L'Imputato ha proposto ricorso, ma ha effettuato il deposito del ricorso per cassazione presso un tribunale incompetente (Paola) anziché presso quello che ha emesso la decisione (Cosenza). L'atto è giunto al tribunale corretto solo dopo la scadenza del termine perentorio di dieci giorni. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per tardività, ribadendo che il rischio del ritardo nella trasmissione tra uffici grava interamente sul ricorrente. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Impugnazioni cautelari: l’errore di deposito che conferma l’arresto
L'Indagato ha proposto ricorso per cassazione contro la decisione del Tribunale del Riesame che confermava la misura degli arresti domiciliari per il reato di estorsione. Tuttavia, la difesa ha depositato l'atto presso la cancelleria del Tribunale di Catania invece che presso quella del Tribunale di Caltanissetta, che aveva emesso il provvedimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per tardività. In tema di impugnazioni cautelari, infatti, la presentazione del ricorso presso un ufficio diverso da quello competente comporta il rischio di inammissibilità se l'atto non perviene alla cancelleria corretta entro il termine perentorio di dieci giorni. Poiché il ricorso è giunto al tribunale competente oltre la scadenza, l'impugnazione è stata respinta con condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Legittimazione al ricorso per cassazione: PM sbaglia, beni salvi
Il Tribunale del Riesame di Messina aveva annullato il sequestro preventivo disposto nei confronti di un indagato per omesso versamento IVA. Il Pubblico Ministero presso il Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso per difetto di legittimazione. La Corte ha chiarito che la legittimazione al ricorso per cassazione contro le decisioni del riesame sulle misure cautelari reali spetta esclusivamente all'ufficio del Pubblico Ministero presso il tribunale che ha emesso il provvedimento impugnato (in questo caso, Messina), e non al pubblico ministero che ha originariamente richiesto la misura. Di conseguenza, l'impugnazione è stata rigettata senza esame del merito.
Continua »
Sequestro probatorio: camion bloccato anche senza decisione in 10 giorni
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un autotrasportatore contro il sequestro probatorio del sensore di movimento del proprio camion, disposto per l'alterazione del tachigrafo. La difesa lamentava il mancato rispetto del termine di dieci giorni per la decisione del Tribunale del Riesame dopo l'annullamento con rinvio. La Suprema Corte ha chiarito che tale termine stringente si applica esclusivamente alle misure cautelari personali e non a quelle reali o ai sequestri di prove. Inoltre, i giudici hanno ritenuto adeguata la motivazione del provvedimento, che richiamava direttamente il verbale della polizia stradale attestante la manomissione dello strumento. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna alle spese.
Continua »
Ricorso per cassazione tardivo: l’errore di ufficio costa caro
L'Imputato ha proposto ricorso contro il diniego di revoca di un sequestro preventivo di somme di denaro. Tuttavia, il difensore ha depositato l'atto presso la cancelleria della Corte d'appello invece che presso il Tribunale del riesame, che aveva emesso la decisione. Quando il ricorso è finalmente giunto all'ufficio corretto, il termine di quindici giorni previsto dalla legge era ormai scaduto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per cassazione tardivo. Chi presenta l'impugnazione in un ufficio sbagliato si assume infatti il rischio del ritardo nella trasmissione. L'Imputato perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Deposito ricorso in cancelleria errata: persi i beni sequestrati
Una cittadina ha impugnato il sequestro preventivo dei propri beni, ma il suo difensore ha effettuato il deposito ricorso in cancelleria errata, presentandolo alla Corte d'appello anziché al Tribunale del riesame competente. Quando l'atto è finalmente giunto all'ufficio corretto, il termine tassativo di quindici giorni per l'impugnazione era ormai ampiamente scaduto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per tardività. La Suprema Corte ha ribadito che il rischio del ritardo nella trasmissione dell'atto ricade interamente sulla parte che sbaglia ufficio, non sussistendo alcun obbligo di trasmissione tempestiva tra cancellerie diverse. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Sequestro preventivo: il ricorso nel posto sbagliato costa caro
Il Tribunale di Cagliari ha confermato il sequestro preventivo di somme di denaro nei confronti di un indagato per reati di droga. L'indagato ha proposto ricorso per cassazione, ma lo ha depositato presso la cancelleria della Corte d'appello anziché presso quella del Tribunale che aveva emesso la decisione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché pervenuto alla cancelleria competente oltre il termine di quindici giorni. La Suprema Corte ha ribadito che il deposito presso un ufficio diverso da quello corretto avviene a rischio del ricorrente: se l'atto giunge in ritardo al giudice competente, il ricorso è tardivo. L'indagato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Impugnazione misure cautelari: l’errore di sede costa il carcere
L'Indagato, sottoposto a custodia in carcere per spaccio di stupefacenti, ha proposto ricorso contro la decisione del Tribunale del riesame che confermava la misura. Tuttavia, la difesa ha depositato l'atto presso un tribunale diverso da quello che ha emesso il provvedimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per tardività. Il principio stabilito chiarisce che l'impugnazione misure cautelari deve essere presentata esclusivamente presso la cancelleria del giudice che ha deciso. Se presentata altrove, il rischio del ritardo nella trasmissione ricade sul ricorrente. Poiché l'atto è giunto al tribunale competente oltre il termine di dieci giorni, l'impugnazione è fuori tempo massimo.
Continua »
Impugnazioni cautelari: l’errore di deposito costa 3000 euro
Il Tribunale del Riesame confermava l'obbligo di dimora per un soggetto accusato di reati di droga. La difesa proponeva ricorso per cassazione contestando l'uso di intercettazioni ambientali, ma depositava l'atto presso la cancelleria del Tribunale di Padova anziché di Venezia (che aveva emesso la decisione), facendolo giungere oltre i termini. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso in tema di impugnazioni cautelari. I giudici hanno chiarito che il ricorso deve essere presentato esclusivamente presso la cancelleria del giudice che ha emesso il provvedimento. Inoltre, la difesa non ha allegato il decreto di autorizzazione delle intercettazioni, violando il principio di autosufficienza del ricorso. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Appello cautelare: scontro tra carcere e arresti domiciliari
Il Pubblico Ministero ha chiesto di sostituire la custodia in carcere con gli arresti domiciliari per un indagato che collaborava con la giustizia ed era vittima di aggressioni. Il GIP ha rigettato la richiesta e il Pubblico Ministero ha proposto appello. Il Tribunale del Riesame ha riqualificato l'appello in ricorso per cassazione, ritenendo applicabile una norma restrittiva sulle impugnazioni favorevoli all'imputato. La Corte di Cassazione ha invece chiarito che la limitazione non si applica alle misure cautelari. Di conseguenza, lo strumento corretto resta l'appello cautelare. La Suprema Corte ha quindi annullato l'ordinanza del Riesame, ordinando la trasmissione degli atti allo stesso Tribunale affinché decida sul merito dell'appello.
Continua »
Sequestro preventivo: lo scontro tra uffici che salva la casa
Il caso nasce dal sequestro preventivo di alcuni appartamenti turistici, accusati di essere stati trasformati abusivamente in residenze private in violazione delle norme urbanistiche. Il Tribunale del Riesame annulla il provvedimento di blocco dei beni per mancanza di prove sull'effettivo uso residenziale. Contro questa decisione, il Pubblico Ministero che aveva originariamente richiesto la misura presenta ricorso in Cassazione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici stabiliscono che, in tema di sequestro preventivo e altre misure reali, solo l'ufficio del Pubblico Ministero presso il tribunale che ha emesso la decisione impugnata ha il potere di ricorrere in Cassazione. Di conseguenza, i proprietari ottengono la restituzione definitiva dei loro immobili, mentre il ricorso dell'accusa viene respinto per un vizio di forma insuperabile.
Continua »
Impugnazione cautelare: l’errore di cancelleria costa caro
Il caso riguarda un indagato che ha richiesto la riduzione di un sequestro preventivo sui propri beni. Il Tribunale del riesame ha respinto la richiesta e l'indagato ha proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, il difensore ha depositato l'atto presso la cancelleria di un tribunale diverso da quello che aveva emesso la decisione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso perché giunto fuori tempo massimo all'ufficio competente. I giudici hanno chiarito che, in tema di impugnazione cautelare, il ricorso deve essere presentato esclusivamente nella cancelleria del giudice che ha emesso il provvedimento. Chi sbaglia ufficio si assume il rischio del ritardo. Di conseguenza, l'indagato ha perso la causa, il sequestro è rimasto attivo e l'uomo è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Sequestro conservativo: inutile la vendita finta alla sorella
Un debitore ha venduto fittiziamente un terreno alla sorella per evitare di pagare un risarcimento danni a una creditrice. Il Tribunale ha quindi disposto il sequestro conservativo dei beni del debitore fino a cinquantamila euro per tutelare il credito. Il debitore ha impugnato il provvedimento, ma ha depositato il ricorso presso un tribunale diverso da quello che aveva emesso la decisione. L'atto è giunto all'ufficio competente solo dopo la scadenza del termine di quindici giorni. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per tardività. Chi presenta l'impugnazione in un ufficio sbagliato si assume infatti il rischio del ritardo nella trasmissione degli atti. Il sequestro conservativo resta quindi pienamente valido ed efficace.
Continua »
Legittimazione al ricorso per cassazione: errore PM salva i beni
Il Tribunale di Messina ha annullato il sequestro preventivo di oltre 388.000 euro disposto a carico di un Imprenditore per omesso versamento IVA, ritenendo che la domanda di concordato preventivo bloccasse il pagamento del debito fiscale. Il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto ha impugnato la decisione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per difetto di legittimazione al ricorso per cassazione. I giudici hanno stabilito che, per le misure cautelari reali, solo il Pubblico Ministero presso il tribunale che ha emesso il provvedimento impugnato è legittimato a ricorrere, e non il magistrato che ha originariamente richiesto il sequestro. L'annullamento del sequestro è quindi diventato definitivo.
Continua »
Sospensione feriale dei termini: il ritardo costa il carcere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Indagata contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Il ricorso è stato depositato oltre il termine di dieci giorni. La difesa riteneva applicabile la sospensione feriale dei termini nel mese di agosto. Tuttavia, i giudici hanno chiarito che per i reati associativi, equiparati alla criminalità organizzata, non opera la sospensione feriale dei termini. Di conseguenza, il termine per impugnare ha continuato a correre anche in estate, rendendo tardivo il deposito effettuato a settembre. La ricorrente perde la causa e viene condannata a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Saccheggi in piazza: confermata la custodia cautelare in carcere
Durante una manifestazione di protesta a Torino, un gruppo di giovani ha scatenato violenti scontri con le forze dell'ordine e saccheggiato negozi di lusso. Il Tribunale del Riesame ha disposto per loro la custodia cautelare in carcere, ritenendo inadeguati gli arresti domiciliari a causa dell'elevato rischio di reiterazione e dei numerosi precedenti penali degli indagati. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi presentati dai giovani. I giudici di legittimità hanno chiarito che la scelta della custodia cautelare in carcere era ampiamente giustificata dalla pervicacia delinquenziale e dall'indifferenza dimostrata verso le prescrizioni dell'autorità. Inoltre, uno dei ricorsi è stato respinto in quanto presentato personalmente dall'indagato e non da un difensore abilitato, violando le regole procedurali vigenti.
Continua »