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Art. 288 Codice di Procedura Civile — Anno 2023

Altri anni per Art. 288 Codice di Procedura Civile

Correzione errore materiale: il cognome sbagliato in Cassazione
L'Ente Ricorrente ha richiesto alla Corte di Cassazione la correzione errore materiale contenuta in una precedente ordinanza. Nello specifico, il cognome di una delle parti intimate era stato erroneamente trascritto come 'Villani' anziché 'Villari'. La Suprema Corte, riscontrando l'effettiva presenza del refuso di trascrizione, ha accolto il ricorso. Di conseguenza, ha disposto la correzione del cognome in tutti i punti del provvedimento originario in cui compariva l'errore. Trattandosi di un procedimento di natura non contenziosa, i giudici non hanno assunto alcuna decisione in merito alle spese di giudizio.
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Correzione errore materiale: la Cassazione rettifica la svista
Il Lavoratore ha richiesto la correzione errore materiale di una precedente ordinanza della Corte di Cassazione che aveva dichiarato inammissibile il suo ricorso contro l'Azienda. La Suprema Corte, riscontrando l'effettiva presenza di una svista materiale nel testo del provvedimento precedente, ha accolto la richiesta disponendo la correzione della decisione originaria senza alterarne la sostanza decisoria. L'Azienda ha partecipato al procedimento come controricorrente. La decisione finale ripristina la corretta formulazione del testo originario.
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Distrazione delle spese dimenticata: la Cassazione rimedia
Il difensore della parte vittoriosa in un giudizio di Cassazione ha richiesto la correzione di un errore materiale poiché la Corte, pur avendo condannato la controparte al pagamento delle spese, aveva omesso di disporre la distrazione delle spese in suo favore, nonostante la formale richiesta. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, confermando che l'omessa pronuncia sulla distrazione delle spese non richiede un'impugnazione ordinaria, ma si risolve rapidamente con il procedimento di correzione dell'errore materiale. Di conseguenza, la Corte ha integrato il dispositivo della precedente ordinanza disponendo il pagamento diretto delle spese legali in favore del difensore antistatario.
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Termine per l’impugnazione: l’errore materiale non lo riapre
Il Ricorrente ha presentato ricorso in Cassazione oltre i termini ordinari, sostenendo che la correzione di un errore materiale nel proprio nome sul dispositivo della sentenza d'appello avesse riaperto il termine per l'impugnazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la correzione di un semplice errore di battitura, facilmente comprensibile dal contesto e che non altera la sostanza della decisione, non interrompe né sposta in avanti il termine per l'impugnazione. Di conseguenza, la scadenza originaria rimane valida e il ricorso tardivo viene respinto, con condanna del ricorrente al pagamento del doppio contributo unificato.
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Correzione errore materiale: se anche la Cassazione sbaglia
La Corte di Cassazione ha disposto d'ufficio la correzione errore materiale di una propria precedente ordinanza. Nel caso in esame, l'ufficio della Suprema Corte ha rilevato che un provvedimento di correzione conteneva a sua volta un errore materiale, indicando un numero di registro e una data di deposito errati rispetto alla decisione originaria da correggere. I giudici hanno chiarito che, nel procedimento di correzione avviato d'ufficio, la notifica alle parti del decreto di fissazione dell'adunanza camerale è sufficiente a garantire il regolare contraddittorio. Di conseguenza, la Cassazione ha ordinato la correzione del testo errato, sostituendo i dati incorretti con quelli esatti e disponendo la relativa annotazione in calce ai provvedimenti interessati.
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Errore in Cassazione: correzione di errore materiale sulle spese
La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta di correzione di errore materiale presentata da un Ente Sanitario. In una precedente ordinanza, la Corte aveva dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino, condannandolo a pagare le spese di giudizio. Tuttavia, nel dispositivo finale, il giudice aveva erroneamente indicato l'INPS come beneficiario del rimborso delle spese, nonostante l'ente previdenziale non avesse mai preso parte al processo. La motivazione della decisione indicava invece correttamente l'Ente Sanitario come destinatario del pagamento. Rilevata la palese svista, i giudici di legittimità hanno disposto la correzione dell'ordinanza, sostituendo il nome dell'INPS con quello dell'effettivo Ente Sanitario creditore.
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Correzione di errore materiale: stop alle spese legali raddoppiate
Una legittimaria agisce in giudizio per lesione della quota di riserva. Il Tribunale rigetta la domanda e liquida le spese legali a favore dei convenuti, ma inserisce per errore la dicitura "in favore di ciascuna" in due capi del dispositivo. I difensori dei convenuti pretendono il raddoppio delle somme. La legittimaria ottiene la correzione di errore materiale dal Tribunale, che elimina il refuso grammaticale contrastante con la difesa unitaria delle parti. La Cassazione respinge il ricorso dei familiari, confermando che l'uso del genere femminile "ciascuna" per beneficiari maschi, unito alla difesa congiunta, dimostra una chiara svista materiale emendabile con la procedura di correzione e non con l'appello.
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Correzione errore materiale: la Cassazione corregge il difensore
La Corte di Cassazione ha accolto l'istanza di correzione errore materiale presentata dal difensore di un cittadino straniero. Nel precedente provvedimento, riguardante una domanda di protezione internazionale, la Corte aveva erroneamente indicato come difensore del ricorrente il precedente legale revocato, anziché il nuovo avvocato regolarmente subentrato e costituitosi in giudizio. Verificata la presenza della comparsa di costituzione del nuovo difensore depositata prima della decisione, la Suprema Corte ha disposto la correzione dell'ordinanza, sostituendo il nome del vecchio difensore con quello del nuovo professionista.
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Correzione di errore materiale: dal cognome errato alle spese
Il Lavoratore ha richiesto la correzione di errore materiale di una precedente ordinanza della Corte di Cassazione. Il provvedimento conteneva due sviste: il cognome del ricorrente era stato erroneamente trascritto come Saura anziché Rausa, e la Corte aveva omesso di disporre la distrazione delle spese in favore del suo avvocato, nonostante l'esplicita richiesta. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, confermando che l'omessa pronuncia sulla distrazione delle spese e il refuso sul cognome costituiscono errori materiali rilevabili a prima vista (ictu oculi). Di conseguenza, ha disposto la correzione dell'ordinanza inserendo il cognome corretto e la formula di distrazione delle spese a favore del difensore, senza applicare ulteriori spese per il procedimento di correzione.
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Correzione errore materiale: se il giudice dimentica la cifra
Un Ente Pubblico ha richiesto la correzione errore materiale di una precedente ordinanza della Corte di Cassazione. Il giudice, pur avendo stabilito nella motivazione che le spese processuali dovevano essere pagate dalla Società Immobiliare sconfitta, aveva omesso di indicarne la cifra esatta nel testo finale del provvedimento. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, confermando che la mancata quantificazione delle spese nel dispositivo, a fronte di una chiara volontà espressa nella motivazione, va risolta tramite la procedura di correzione. Di conseguenza, la Corte ha integrato l'ordinanza inserendo l'importo di 4.000 euro a favore dell'Ente Pubblico.
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Errore materiale in Cassazione: come correggere i dati dei difensori
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso per la correzione di errore materiale di una propria precedente ordinanza. Nel provvedimento originario, l'epigrafe riportava erroneamente difensori e domicilio diversi rispetto a quelli reali del ricorrente. I giudici hanno chiarito che l'errore materiale consiste in una fortuita divergenza tra il giudizio e la sua espressione letterale, dovuta a una semplice svista e rilevabile a prima vista. Di conseguenza, la Corte ha disposto la correzione dell'ordinanza inserendo il corretto difensore e il relativo studio come domicilio eletto, senza applicare alcuna condanna alle spese per questa procedura.
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Distrazione delle spese: l’errore del giudice non cancella il compenso
L'Avvocato di una Società in liquidazione ha richiesto alla Corte di Cassazione la correzione di un errore materiale contenuto in una precedente ordinanza. In tale provvedimento, la Suprema Corte aveva condannato l'Amministrazione Finanziaria al pagamento delle spese di giudizio in favore della Società, omettendo però di disporre la distrazione delle spese in favore del difensore, che si era dichiarato anticipatario. La Corte ha accolto l'istanza, rilevando che la richiesta era stata ritualmente formulata nei precedenti scritti difensivi. Di conseguenza, ha disposto la correzione dell'ordinanza inserendo la formula della distrazione delle spese in favore del professionista, riconoscendo il suo diritto a ricevere direttamente il pagamento delle competenze legali.
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Correzione errore materiale: la Cassazione frena l’impresa
Un'impresa edile ha richiesto la correzione errore materiale di una precedente decisione della Corte di Cassazione che la vedeva opposta a un condominio. Tuttavia, l'impresa ha omesso di notificare il ricorso alla controparte. La Corte di Cassazione, rilevata la mancata notifica del ricorso, ha disposto il rinvio a nuovo ruolo della causa per consentire all'impresa di effettuare la regolare notifica entro i termini di legge, garantendo così il diritto di difesa del condominio.
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Correzione errore materiale: notifica errata ma salvata dal rinvio
Il Ricorrente ha richiesto la correzione errore materiale di un'ordinanza della Cassazione, poiché la formula della distrazione delle spese a favore dei propri avvocati era stata inserita erroneamente nel paragrafo relativo al contributo unificato anziché in quello sulla liquidazione delle spese. Tuttavia, il ricorso è stato notificato al difensore della Controparte oltre un anno dopo la pubblicazione della decisione. La Suprema Corte ha rilevato che, decorso un anno, la notifica deve essere effettuata alla parte personalmente e non al difensore, la cui rappresentanza si presume cessata. Non trattandosi di notifica inesistente ma affetta da nullità sanabile, la Corte ha ordinato la rinnovazione della notifica alla Controparte personalmente entro sessanta giorni, rinviando la causa a nuovo ruolo.
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Distrazione delle spese: la Cassazione rimedia alla dimenticanza
Il difensore del controricorrente ha chiesto la correzione di un'ordinanza della Corte di Cassazione che, pur avendo condannato la controparte al pagamento delle spese di lite, aveva omesso di disporre la distrazione delle spese in suo favore. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che l'omessa pronuncia sulla richiesta di distrazione delle spese non richiede un'impugnazione ordinaria. Il rimedio corretto e più rapido è la procedura di correzione degli errori materiali, applicabile anche alle decisioni di legittimità. Di conseguenza, la Corte ha integrato la precedente ordinanza disponendo il pagamento diretto delle spese a favore del legale.
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Correzione di errore materiale: stop se manca il contraddittorio
I Ricorrenti hanno presentato un ricorso per la correzione di errore materiale contenuto in una precedente sentenza della Corte di Cassazione. Successivamente, hanno depositato una seconda istanza segnalando un ulteriore errore materiale. La Corte, rilevando che questa seconda richiesta non era stata comunicata alla Compagnia Assicuratrice controricorrente, ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo. Questa decisione garantisce il rispetto del principio del contraddittorio, permettendo alla controparte di difendersi anche su questa nuova contestazione prima che il giudice si pronunci.
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Distrazione delle spese: la Cassazione corregge la propria svista
Il caso nasce dall'omissione, in una precedente ordinanza della Corte di Cassazione, della distrazione delle spese a favore del difensore del ricorrente, nonostante questi si fosse dichiarato antistatario. Il difensore ha quindi richiesto la correzione del provvedimento. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, confermando che la mancata pronuncia sulla distrazione delle spese non richiede un ricorso autonomo o un'impugnazione ordinaria. Il rimedio corretto e più rapido è la procedura di correzione errore materiale. Questo strumento garantisce la ragionevole durata del processo e permette al difensore di ottenere rapidamente il titolo esecutivo per il pagamento dei propri onorari direttamente dalla parte soccombente. Di conseguenza, la Cassazione ha integrato il dispositivo inserendo la distrazione delle spese in favore del legale.
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Correzione errore materiale: la Cassazione rimedia alla propria svista
Il Ricorrente ha richiesto alla Corte di Cassazione la correzione errore materiale del dispositivo di una precedente ordinanza. Il provvedimento originario presentava un'omissione: non menzionava l'accoglimento del ricorso per revocazione e non specificava che il giudice del rinvio dovesse liquidare le spese di entrambi i giudizi svoltisi davanti alla Suprema Corte. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta, ritenendo fondata l'istanza del cittadino. Di conseguenza, i giudici hanno disposto la correzione del testo del dispositivo, inserendo i riferimenti mancanti relativi all'accoglimento del ricorso e alla corretta ripartizione delle spese processuali.
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Dati omessi e correzione di errore materiale: serve la notifica
Un comproprietario ha presentato un ricorso per la correzione di errore materiale di una sentenza della Cassazione, lamentando la mancanza dei dati catastali dell'immobile ereditario nel dispositivo. Tuttavia, l'istante non ha notificato la richiesta alla società controparte. La Corte di Cassazione ha stabilito che la notifica del ricorso a tutte le parti del giudizio è un requisito obbligatorio. Di conseguenza, i giudici hanno ordinato all'istante di provvedere alla notifica entro sessanta giorni, rinviando la decisione finale.
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Correzione di errore materiale: lo Stato sbaglia Ministero ma paga
I Cittadini hanno richiesto la correzione di errore materiale di una precedente ordinanza della Corte di Cassazione in materia di equa riparazione. Nel vecchio provvedimento, i giudici avevano erroneamente indicato il Ministero della Giustizia come controparte e soggetto tenuto a pagare le spese legali, anziché il reale destinatario, ossia il Ministero dell'Economia e delle Finanze. La Suprema Corte, riscontrando l'evidente svista emersa dall'esame dei documenti di causa, ha accolto l'istanza. Ha quindi disposto la sostituzione del nome dell'amministrazione sia nell'intestazione sia nel dispositivo del provvedimento, ordinando l'annotazione della correzione sull'originale dell'atto.
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