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Art. 287 Codice di Procedura Civile

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Correzione di errore materiale: il cambio giudice in Cassazione
La Suprema Corte di Cassazione è intervenuta d'ufficio per rimediare a una svista nell'intestazione di una propria precedente ordinanza emessa tra due soggetti privati e la curatela fallimentare di una società. Nel provvedimento originario compariva per sbaglio il nominativo di un magistrato diverso da quello che aveva realmente partecipato alla decisione in camera di consiglio. I giudici hanno quindi attivato la procedura di correzione di errore materiale, sostituendo il nome indicato erroneamente con quello del magistrato effettivo e ordinando alla cancelleria di annotare formalmente la rettifica sull'atto ufficiale.
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Correzione di errore materiale: magistrato errato nell’atto
La Corte di Cassazione ha riscontrato una svista nella composizione formale indicata nell'intestazione di una propria precedente ordinanza. Nello specifico, il documento riportava erroneamente il nominativo di un magistrato che non aveva preso parte alla decisione, omettendo il giudice effettivamente presente. I magistrati supremi hanno attivato il procedimento di correzione di errore materiale d'ufficio. La Corte ha stabilito che la semplice svista formale nell'intestazione non incide sul contenuto decisionale della causa, disponendo la rettifica del nome errato con quello corretto e ordinando alla cancelleria di annotare la modifica sul provvedimento originale.
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Correzione errore materiale: quando il giudice sbaglia il nome
La Suprema Corte di Cassazione ha rilevato una svista nella composizione formale indicata in una propria precedente decisione. Nell'intestazione del provvedimento figurava per mero refuso il nome di un magistrato differente rispetto all'effettivo componente presente nella camera di consiglio. I Supremi Giudici hanno quindi attivato d'ufficio la procedura per la correzione errore materiale. La Corte ha ordinato la rettifica del nominativo sbagliato nell'epigrafe e ha disposto le relative annotazioni nei registri di cancelleria, preservando la validità del contenuto decisionale.
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Correzione errore materiale: avvocati errati in Cassazione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso presentato da un difensore per la correzione errore materiale contenuto nell'intestazione di una precedente sentenza di legittimità. Nel testo originario il cliente figurava difeso da tre avvocati differenti anziché dall'unico legale effettivamente incaricato. I giudici supremi hanno accertato la divergenza formale e hanno disposto la rettifica immediata dei nominativi. Il provvedimento ha confermato che la procedura di rettifica si svolge senza addebito di spese processuali, correggendo l'atto senza alterarne la sostanza dispositiva originaria.
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Correzione di errore materiale per scambio di giudici
La Corte di Cassazione è intervenuta d'ufficio per rimediare a una svista presente in una propria precedente ordinanza emessa tra due società. Nel testo originale compariva nell'intestazione il nome di un magistrato diverso da quello che aveva effettivamente composto il collegio giudicante e deliberato la decisione. Il giudice di legittimità ha disposto la correzione di errore materiale inserendo il nominativo corretto nell'atto e ordinando alla cancelleria le dovute annotazioni, ripristinando la piena corrispondenza formale del provvedimento senza alterare la sostanza della pronuncia.
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Correzione di errore materiale: da 300 a 3000 euro di spese
L'Ente Previdenziale ha perso il ricorso contro il Cittadino. I giudici hanno condannato l'ente pubblico a pagare le spese legali. Tuttavia, nel testo depositato dell'ordinanza, l'importo dei compensi professionali indicava la cifra di euro 300 anziché euro 3.000, per una mera svista di battitura rispetto a quanto deciso in camera di consiglio. Il Cittadino ha quindi richiesto la correzione di errore materiale. La Suprema Corte ha verificato il verbale interno di udienza e ha accertato la discordanza dovuta a una svista di redazione. I giudici hanno accolto l'istanza e hanno rettificato ufficialmente la cifra a euro 3.000.
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Esenzione spese di lite: la Cassazione cancella la condanna
Un cittadino ha agito contro l'ente previdenziale per una prestazione legata all'omologa del requisito sanitario. All'esito del giudizio di legittimità, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso e ha condannato il ricorrente a pagare le spese processuali. Il cittadino ha contestato la decisione, evidenziando di aver depositato nei gradi di merito una formale autocertificazione reddituale. Tale documento garantiva l'esenzione spese di lite. La Corte di Cassazione ha riqualificato l'istanza come correzione di errore materiale. I giudici hanno riconosciuto la totale fondatezza della richiesta, poiché la condanna economica derivava da una mera disattenzione materiale. Il Collegio ha quindi eliminato l'onere economico a carico del cittadino.
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Correzione di errore materiale tra Bari e Venezia
Una società ha promosso un ricorso davanti alla Suprema Corte nei confronti di un cittadino. Nel testo del provvedimento emesso, la cancelleria e i giudici hanno indicato per mera distrazione una sede territoriale diversa per la Corte territoriale di provenienza. Nello specifico, l'intestazione riportava la Corte d'Appello veneta anziché la reale Corte d'Appello pugliese che aveva originariamente trattato la controversia. Rilevata la palese discordanza documentale, è stata avviata la procedura per la correzione di errore materiale. I giudici di legittimità hanno accertato la natura documentale della svista. Di conseguenza, la Corte ha accolto la richiesta, ordinando la sostituzione del nome geografico errato con quello corretto e disponendo la relativa annotazione sull'atto originale.
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Distrazione delle spese: l’omissione diventa un errore sanabile
La Suprema Corte di Cassazione accoglie l'istanza presentata dal legale di una società commerciale per rimediare a una svista nel provvedimento precedente. Il giudice aveva omesso di disporre la distrazione delle spese legali a favore del difensore, benché quest'ultimo avesse formulato regolare richiesta di anticipazione. I Supremi Giudici qualificano tale omissione come un classico errore materiale del testo giudiziario. Di conseguenza, la Corte integra sia la motivazione sia il dispositivo dell'ordinanza precedente, inserendo l'attribuzione diretta del compenso e delle spese al professionista.
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Spese legali errate: correzione di errore materiale
La società creditrice ha ottenuto la vittoria in un giudizio davanti alla Corte di Cassazione, con la condanna della controparte al pagamento di 10.000 euro di compensi professionali, oltre a 200 euro per spese forfettarie. La società ha riscontrato un'evidente anomalia nel calcolo: la legge prevede infatti che il rimborso per spese generali sia automaticamente pari al 15% dei compensi (dunque 1.500 euro), salvo specifica motivazione del giudice. La parte creditrice ha quindi attivato la richiesta di correzione di errore materiale per ottenere la rettifica della cifra spettante. La Suprema Corte ha qualificato l'istanza come sollecitazione al rilievo d'ufficio e ha disposto il rinvio della causa per notificare la fissazione dell'udienza a tutte le parti costituite, garantendo così il pieno contraddittorio.
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Spese dimenticate: correzione errore materiale in Cassazione
La Corte di Cassazione accoglie l'istanza di correzione errore materiale presentata dal difensore di una procedura concorsuale. Il legale aveva difeso con successo la società fallita nel giudizio di legittimità chiedendo la distrazione delle spese a proprio favore, ma l'ordinanza finale aveva liquidato i compensi omettendo di intestarli direttamente a lui. Dopo la notifica del ricorso alla controparte e il deposito degli atti probatori, i giudici integrano il dispositivo inserendo l'attribuzione diretta del pagamento al procuratore antistatario, senza applicare ulteriori spese per il procedimento correttivo.
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Correzione di errore materiale: la Cassazione sana il refuso
La Suprema Corte di Cassazione è intervenuta d'ufficio per disporre la correzione di errore materiale presente in una propria precedente ordinanza. Nello specifico, nell'intestazione del provvedimento emesso nella causa tra una cittadina e un ente locale, era stato inserito per mera svista il nome di un magistrato al posto del componente effettivo del collegio giudicante. I giudici di legittimità hanno accertato la divergenza tra i membri che hanno deliberato l'atto e quelli indicati nel testo formale. Di conseguenza, la Corte ha ordinato di rettificare il nominativo errato con quello corretto, incaricando la cancelleria di eseguire le dovute annotazioni sull'originale senza alterare la sostanza della decisione.
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Vittoria senza distrazione delle spese: la Cassazione corregge
Una società vince una controversia contro l'ente impositore, ma l'ordinanza finale omette di disporre la distrazione delle spese a favore del proprio avvocato. Il difensore aveva formalmente dichiarato di aver anticipato i costi e non riscosso gli onorari professionali. La società promuove quindi un ricorso per correzione di errore materiale dinanzi alla Suprema Corte. I giudici di legittimità accolgono la richiesta e precisano che la mancata pronuncia sulla distrazione delle spese non esige un nuovo grado di impugnazione, ma si risolve con il semplice procedimento di correzione materiale. Tale soluzione tutela la ragionevole durata del processo e assicura al professionista un titolo esecutivo celere ed efficace.
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Spese legali e correzione errore materiale: la decisione
La Corte di Cassazione aveva definito un giudizio tra una cittadina e l'ente di riscossione. Nel provvedimento finale, i giudici avevano disposto la distrazione delle spese di lite a favore del difensore della donna. Tuttavia, il legale non aveva mai formulato tale richiesta, chiedendo unicamente la liquidazione in favore della propria assistita. Lo stesso avvocato ha quindi promosso il procedimento di correzione errore materiale per rettificare il testo dell'ordinanza. La Suprema Corte ha accolto la richiesta, stabilendo che l'assegnazione diretta dei compensi al difensore senza apposita istanza costituisce una mera svista formale. Di conseguenza, i giudici hanno rettificato il dispositivo, assegnando formalmente le somme alla cittadina.
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Correzione errore materiale e ricorso non notificato
Una Società di trasporti ha presentato ricorso per la correzione errore materiale contro un'ordinanza della Corte di Cassazione. L'istanza lamentava la mancata liquidazione delle spese relative a una fase cautelare di sospensione. Tuttavia, la parte istante non ha notificato l'atto alla Compagnia assicurativa avversaria. La compagnia si è difesa eccependo il vizio di notifica e deducendo al buio le proprie difese. La Suprema Corte ha verificato l'omessa comunicazione dell'istanza e ha tutelato il pieno rispetto del contraddittorio tra le parti. I giudici hanno quindi rinviato la decisione a una nuova udienza, disponendo che la Cancelleria comunichi formalmente l'istanza e il provvedimento alla compagnia assicuratrice.
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Correzione di errore materiale: la Cassazione rettifica la sede
Una cittadina ottiene l'accoglimento del proprio ricorso contro l'ente di previdenza davanti ai giudici di legittimità. Nella motivazione della decisione, i magistrati stabiliscono il rinvio del processo allo stesso organo giudiziario territoriale di secondo grado di origine. Tuttavia, nella formula dispositiva finale compare per sbaglio il nome di un tribunale differente. La cittadina presenta istanza per correzione di errore materiale evidenziando la discordanza tra il testo argomentativo e la chiusura formale del provvedimento. La Suprema Corte accoglie pienamente la domanda, confermando che la mancata concordanza tra motivazione e dispositivo costituisce una mera svista redazionale. Di conseguenza, il collegio corregge ufficialmente il testo sostituendo l'indicazione errata con la sede corretta.
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Correzione di errore materiale: motivazione batte dispositivo
Una societa contribuente chiedeva il rimborso dell'imposta comunale versata in eccesso. La Corte di Cassazione, pur respingendo nel ragionamento l'eccezione di decadenza presentata dal Comune e condannando l'ente locale alle spese di giudizio, scriveva per errore nel testo finale di accogliere il ricorso del Comune. Di fronte a questo palese contrasto tra il ragionamento logico e la formula conclusiva, la societa ha promosso il procedimento per la correzione di errore materiale. I giudici supremi hanno accolto la domanda, stabilendo che la reale volonta emerge chiaramente dalla motivazione e dalla condanna alle spese. Il testo del provvedimento e stato quindi rettificato, sancendo il rigetto integrale dell'impugnazione del Comune e confermando il rimborso totale spettante all'impresa.
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Correzione di errore materiale: la Cassazione cambia il giudice
Il Ricorrente ha presentato ricorso contro il Ministero della Giustizia. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta per la correzione di errore materiale di una propria ordinanza precedentemente emanata. Il testo del provvedimento originario indicava erroneamente il Tribunale come giudice di provenienza e autorità a cui rinviare la causa anziché la competente Corte d'Appello. I giudici supremi hanno accertato la pura svista redazionale derivante dagli atti processuali. La Corte di Cassazione ha dunque disposto la rettifica diretta dell'ordinanza mediante la sostituzione della dicitura errata e ha incaricato la cancelleria di annotare formalmente la modifica sull'atto originale.
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Correzione errore materiale: la notifica evita l’inammissibilità
Un'associazione di categoria ha presentato un'istanza per ottenere la correzione errore materiale presente in una precedente ordinanza della Corte di Cassazione. Il provvedimento riportava una denominazione errata dell'ente in più punti del testo. La parte richiedente ha depositato il ricorso senza però provvedere alla preventiva notificazione dello stesso nei confronti della controparte originaria del giudizio. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità della richiesta. La legge impone alla parte interessata l'obbligo di notificare il ricorso alle altre parti a pena di inammissibilità.
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Distrazione delle spese: la correzione della svista del giudice
Un contribuente ottiene l'annullamento definitivo di un avviso di accertamento fiscale con condanna dell'amministrazione al rimborso dei costi del giudizio. La Corte di Cassazione accoglie le ragioni del cittadino ma commette una svista formale: omette di disporre la distrazione delle spese in favore del difensore, il quale aveva regolarmente dichiarato di aver anticipato le spese processuali. Il professionista promuove quindi istanza di correzione di errore materiale. I Supremi Giudici accolgono il ricorso e integrano il dispositivo dell'ordinanza originaria. La Suprema Corte ribadisce che la mancata distrazione costituisce una semplice dimenticanza documentale emendabile tramite correzione materiale e non richiede un formale e lungo ricorso per impugnazione ordinaria.
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