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Art. 2087 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

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Altri anni per Art. 2087 Codice Civile

Inammissibilità appello: i requisiti del ricorso
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato l'inammissibilità dell'appello presentato dall'erede di una presunta vittima del dovere. La Corte d'Appello aveva già respinto l'impugnazione in quanto si limitava a riproporre le argomentazioni del primo grado senza criticare specificamente la sentenza. La Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando che il ricorso non rispettava i principi di specificità e autosufficienza, non avendo riportato integralmente i contenuti della sentenza impugnata e delle censure mosse, rendendo impossibile per la Corte la valutazione del presunto errore procedurale.
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Responsabilità datore di lavoro e azione di regresso
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un'azienda e del suo legale rappresentante a rimborsare l'INAIL per un infortunio sul lavoro. L'ordinanza chiarisce che la responsabilità del datore di lavoro, già accertata in sede penale, fonda l'azione di regresso. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché mirava a una nuova valutazione dei fatti, compito non spettante alla Corte di legittimità, ribadendo i limiti del giudizio in Cassazione.
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Responsabilità datore di lavoro: quando è infortunio?
La Corte di Cassazione conferma la responsabilità del datore di lavoro per l'infortunio di un operaio caduto da un ponteggio. Anche se il lavoratore aveva sganciato la cintura di sicurezza, la Corte ha stabilito che la mancanza di adeguati punti di ancoraggio lo ha costretto a compiere un'azione insicura, rendendo l'azienda pienamente responsabile. La sentenza ribadisce l'ampiezza degli obblighi di sicurezza che gravano sull'impresa.
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Incarichi dirigenziali PA: no abuso a termine
La Corte di Cassazione ha stabilito che gli incarichi dirigenziali nella Pubblica Amministrazione, conferiti a funzionari già assunti con contratto a tempo indeterminato, non costituiscono contratti a termine. Di conseguenza, non si applica la disciplina sull'abuso dei contratti a termine e non è dovuto il relativo risarcimento del danno. La Corte ha qualificato tale situazione come una semplice assegnazione di mansioni superiori all'interno di un unico e continuativo rapporto di lavoro permanente.
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Riposo settimanale: no al risarcimento se compensato
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9959/2024, ha stabilito che i lavoratori turnisti non hanno diritto a un risarcimento aggiuntivo per danno da usura psicofisica se la prestazione lavorativa nel settimo giorno consecutivo è già regolamentata e compensata economicamente dal contratto collettivo nazionale. Il diritto al risarcimento sorge solo in caso di totale soppressione del riposo settimanale e non per il suo semplice spostamento, come previsto dall'organizzazione del lavoro a turni.
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Incarico dirigenziale a termine: no abuso, sì mansioni
Una dipendente pubblica di ruolo ha ricevuto per oltre 15 anni un incarico dirigenziale a termine. A seguito della cessazione dell'incarico, dovuta a una sentenza della Corte Costituzionale, ha chiesto un risarcimento per abuso del contratto a termine. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che non si tratta di un rapporto di lavoro precario, ma di un'ipotesi di svolgimento di mansioni superiori all'interno di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato già esistente. Pertanto, la disciplina sull'abuso dei contratti a termine non è applicabile.
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Lavoro straordinario dirigente medico: quando è escluso?
Un dirigente medico di struttura complessa ha citato in giudizio il proprio datore di lavoro, una Fondazione ospedaliera, per ottenere il pagamento del lavoro straordinario svolto tra il 2007 e il 2009. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, ha respinto il ricorso. La Suprema Corte ha stabilito che la natura dell'incarico dirigenziale implica una prestazione onnicomprensiva, finalizzata al raggiungimento di obiettivi, la cui retribuzione include già l'eventuale superamento dell'orario standard. Pertanto, il compenso per il lavoro straordinario del dirigente medico è generalmente escluso, salvo specifiche previsioni contrattuali. La Corte ha distinto tale richiesta da quella per danno da lavoro usurante, che richiede una prova rigorosa del pregiudizio alla salute.
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Revoca incarico dirigenziale: ricorso inammissibile
Una dirigente impugna la revoca anticipata del suo incarico e la successiva assegnazione a una posizione di staff. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione d'appello basata sul principio della "ragione più liquida". La Corte ha evidenziato che la domanda sull'illegittimità della revoca incarico dirigenziale non era stata formulata come richiesta principale in primo grado, precludendone l'esame nel merito.
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Libertà di insegnamento: i limiti secondo la Cassazione
Una docente, richiamata da un incarico all'estero per presunta incapacità didattica, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che il provvedimento fosse illegittimo e violasse la sua libertà di insegnamento. La Corte Suprema ha respinto il ricorso, affermando che la libertà di insegnamento non è un diritto assoluto, ma è subordinato al diritto allo studio degli alunni e non può giustificare una manifesta inadeguatezza professionale.
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Etero-organizzazione riders: Cassazione conferma tutele
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, stabilendo che ai ciclofattorini (riders) si applica la disciplina del lavoro subordinato. La sentenza chiarisce che il requisito dell'etero-organizzazione riders è soddisfatto quando una piattaforma digitale, tramite algoritmi, determina le modalità, i tempi e i luoghi della prestazione, anche se il contratto è formalmente autonomo e il lavoratore utilizza un mezzo proprio. La Corte ha ritenuto irrilevante la proprietà del veicolo e ha interpretato in senso ampio i requisiti di continuità e personalità della prestazione, focalizzandosi sul potere organizzativo esercitato dalla committente.
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Straordinario Dirigente Medico: No a prassi aziendale
Un dirigente medico ha richiesto il pagamento di un ingente monte ore di straordinario, basandosi su una prassi aziendale. La Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che nel pubblico impiego lo straordinario dirigente medico non può essere riconosciuto sulla base di prassi. La retribuzione è strettamente vincolata ai contratti collettivi e non può derogare in melius, a differenza del settore privato.
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Giudicato amministrativo sfavorevole: no risarcimento
Una dirigente pubblica, dopo aver ottenuto sentenze favorevoli dal TAR per un incarico, non eseguite dall'Amministrazione, aveva avviato una causa per risarcimento danni. Tuttavia, il Consiglio di Stato ha successivamente annullato tali sentenze. La Corte di Cassazione, con la presente ordinanza, stabilisce che il giudicato amministrativo sfavorevole finale elimina la base della pretesa risarcitoria, poiché fa venire meno l'elemento del 'danno ingiusto'. Di conseguenza, la domanda di risarcimento è stata respinta.
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Licenziamento per superamento comporto: il certificato
La Corte di Cassazione conferma la legittimità di un licenziamento per superamento del periodo di comporto. La richiesta di aspettativa non retribuita del lavoratore è stata respinta perché il certificato medico non specificava una durata definita della malattia, ma solo la necessità di riposi saltuari. La Corte ha inoltre ritenuto congruo il tempo trascorso tra il superamento del comporto e la comunicazione del licenziamento, riconoscendo al datore di lavoro un ragionevole 'spatium deliberandi'.
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Retribuzione onnicomprensiva dirigente: no extra compenso
Una dirigente pubblica ha svolto mansioni per un secondo ufficio vacante senza ricevere compensi aggiuntivi. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso, confermando che la retribuzione onnicomprensiva del dirigente copre tutte le funzioni attribuite, escludendo pagamenti extra in assenza di uno specifico contratto. Anche la richiesta per arricchimento senza causa è stata respinta, poiché il trattamento economico esistente costituisce la giustificazione legale della prestazione.
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Inquadramento pubblico impiego: quando è legittimo?
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni tecnici sanitari contro il nuovo inquadramento pubblico impiego disposto dalla contrattazione collettiva. La Corte ha ribadito che le scelte sull'equivalenza delle mansioni definite dai contratti collettivi non sono sindacabili dal giudice, legittimando l'assegnazione dei lavoratori a compiti amministrativi rientranti nel nuovo profilo professionale.
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Responsabilità datore di lavoro: tutela anche senza mobbing
Una lavoratrice del settore pubblico ha citato in giudizio il proprio datore di lavoro per danni derivanti da un ambiente lavorativo ostile. Le corti di merito hanno respinto la domanda, non ravvisando gli estremi del mobbing. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che la responsabilità del datore di lavoro, ai sensi dell'art. 2087 c.c., sussiste anche in assenza di mobbing, qualora non siano state adottate tutte le misure necessarie a prevenire un ambiente stressogeno dannoso per la salute del dipendente. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Licenziamento illegittimo per assenza: quando è lecito
Un'azienda di trasporti licenzia un dipendente per assenze ingiustificate, ma la Corte di Cassazione conferma che si tratta di un licenziamento illegittimo. Le assenze del lavoratore erano una reazione legittima all'inadempimento del datore di lavoro, che non aveva mai specificato le mansioni da svolgere né fornito gli strumenti necessari. La Corte ha ritenuto proporzionato il rifiuto del dipendente di presentarsi al lavoro di fronte a una grave mancanza aziendale, annullando il provvedimento espulsivo e respingendo le eccezioni procedurali della società.
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Sentenza nulla per difetto di motivazione: la Cassazione
Una lavoratrice ha impugnato il rigetto della sua domanda di risarcimento per condotta persecutoria sul lavoro. La Corte di Cassazione, prima di esaminare il merito, ha rilevato che la sentenza d'appello potrebbe essere una sentenza nulla. Il provvedimento impugnato mancava di una chiara esposizione dei fatti e di una motivazione logica, violando così il 'minimo costituzionale' richiesto dall'art. 132 c.p.c. La Corte ha quindi rinviato la causa a pubblica udienza per discutere questa fondamentale questione procedurale.
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Onere della prova e valutazione del giudice in appello
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una dirigente medica contro la sua mancata riconferma. La Corte sottolinea che criticare la valutazione delle prove del giudice di merito non costituisce un valido motivo di ricorso per cassazione se si traduce in una richiesta di riesame dei fatti. Viene ribadito il principio secondo cui l'onere della prova è violato solo se il giudice lo attribuisce alla parte sbagliata, non se ne valuta erroneamente l'esito.
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Ricorso inammissibile: Cassazione e onere della prova
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un lavoratore che chiedeva il risarcimento per presunto mobbing. La decisione si fonda su vizi procedurali, in particolare sulla regola della 'doppia conforme', che impedisce un riesame dei fatti quando due tribunali di merito giungono alla stessa conclusione. La Corte ha sottolineato che il ricorrente non aveva allegato fatti sufficienti a dimostrare le condotte vessatorie, rendendo il suo ricorso un tentativo di ottenere una terza valutazione del merito, non consentita in sede di legittimità.
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