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Art. 2087 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

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Altri anni per Art. 2087 Codice Civile

Cambio mansioni: quando è legittimo? Analisi Cassazione
Una lavoratrice, trasferita da mansioni di centralinista a quelle di cuoca, ha contestato la decisione. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del cambio mansioni, ritenendolo conforme alla nuova formulazione dell'art. 2103 c.c. che permette l'adibizione a compiti riconducibili allo stesso livello e categoria legale, senza dequalificazione. Il ricorso è stato respinto per motivi procedurali, consolidando i limiti del potere del datore di lavoro.
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Onere della prova ferie: il datore deve informare
Un lavoratore prossimo alla pensione si vede negare l'indennità per ferie non godute. La Corte di Cassazione accoglie il suo ricorso, stabilendo un principio fondamentale sull'onere della prova ferie: è il datore di lavoro a dover dimostrare di aver formalmente invitato il dipendente a fruire delle ferie e di averlo avvisato, in modo chiaro e tempestivo, che altrimenti le avrebbe perse. La mancata informazione impedisce la perdita del diritto all'indennità sostitutiva.
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Onere della prova demansionamento: chi deve provarlo?
La Cassazione ha stabilito che l'onere della prova del demansionamento grava sul lavoratore. In un caso contro una società di servizi postali, è stato respinto il ricorso di un dipendente che non ha dimostrato di svolgere mansioni superiori dopo un cambio di reparto, negandogli così il risarcimento.
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Danno punitivo: no dalla Cassazione nel lavoro
La Corte di Cassazione ha escluso l'applicabilità del danno punitivo in un caso di prolungata inattività forzata di un lavoratore. L'ordinanza chiarisce che il risarcimento deve limitarsi al pregiudizio effettivo subito, senza finalità sanzionatorie. La Corte ha inoltre specificato che è possibile richiedere un nuovo risarcimento per il protrarsi di condotte lesive in un periodo successivo a quello già giudicato, distinguendo il nuovo danno esistenziale da quello già liquidato in precedenza.
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Mobbing lavorativo: quando le condotte non bastano
Un dipendente bancario ha citato in giudizio il proprio datore di lavoro a seguito di una fusione aziendale, lamentando un errato inquadramento, il mancato rimborso di spese e condotte di mobbing. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per configurare il mobbing lavorativo è indispensabile che il lavoratore fornisca la prova di un preciso intento persecutorio che unifichi le diverse azioni datoriali. Le singole condotte, anche se negative, non sono sufficienti se non inserite in un disegno vessatorio complessivo.
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Lavaggio DPI: l’obbligo è sempre del datore di lavoro
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22540/2025, ha stabilito che l'obbligo di provvedere al lavaggio dei Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) spetta interamente al datore di lavoro. Il caso riguardava un tecnico specialista che operava su impianti elettrici, il quale lamentava il mancato lavaggio da parte dell'azienda dei suoi indumenti protettivi. La Corte ha chiarito che il mantenimento dell'efficienza e delle condizioni igieniche dei DPI, come previsto dalla normativa sulla sicurezza, include necessariamente la loro pulizia, che non può essere delegata al lavoratore.
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Obbligo di lavaggio DPI: la Cassazione conferma
Una società di trasporti è stata condannata a risarcire un dipendente per i costi sostenuti per il lavaggio degli indumenti da lavoro. La Corte di Cassazione ha confermato che, anche per un magazziniere esposto a rischi in un ambiente promiscuo, tali indumenti si qualificano come Dispositivi di Protezione Individuale (DPI). La sentenza sottolinea l'obbligo di lavaggio a carico del datore di lavoro per garantire la manutenzione e l'efficienza dei DPI, proteggendo la salute del lavoratore.
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Onere della prova nel mobbing: la guida completa
Un lavoratore ha citato in giudizio la sua ex azienda per mobbing, richiedendo un cospicuo risarcimento. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto le sue richieste. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, chiarendo che l'onere della prova nel mobbing spetta interamente al dipendente. Quest'ultimo deve dimostrare non solo i comportamenti vessatori, ma anche l'intento persecutorio del datore di lavoro. Il ricorso è stato giudicato un tentativo di riesaminare i fatti, non consentito in sede di legittimità.
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