LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Clausola compromissoria nulla: socia perde la causa e paga

Una socia amministratrice ne citava in giudizio un’altra, sua cugina e socia al 50%, per aver prelevato dalle casse sociali una somma superiore al dovuto. La socia convenuta si difendeva sostenendo che la questione dovesse essere decisa da arbitri, come previsto dallo statuto. La Cassazione ha però confermato la decisione dei giudici precedenti, dichiarando la clausola compromissoria nulla. Il motivo è che la clausola non affidava la nomina di tutti gli arbitri a un soggetto esterno alla società, un requisito inderogabile previsto dalla legge per garantire l’imparzialità. Di conseguenza, la causa è stata correttamente gestita dal tribunale ordinario e la socia convenuta ha perso il ricorso.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 3 giugno 2026 in Diritto Societario, Giurisprudenza Civile

Aggiungi LexCED alle tue fonti preferite su Google

Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 1 Num. 15700 Anno 2023 (Cass. civ. sez. 1 n. 15700/2023)

Statuto societario: quando la clausola arbitrale non è valida

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito un principio fondamentale per le società: la validità delle clausole arbitrali è legata a requisiti molto precisi. Il caso analizzato dimostra come una clausola compromissoria nulla possa vanificare la volontà dei soci di risolvere le liti fuori dai tribunali. La vicenda nasce dalla lite tra due socie e amministratrici di una società, entrambe con una quota del 50%. Una delle due ha accusato l’altra di aver prelevato fondi dalla cassa comune per pagare un debito della società verso il proprio marito, ma per un importo maggiore di quello pattuito. Di conseguenza, ha avviato una causa in tribunale per ottenere la restituzione del denaro e la revoca della cugina dalla carica di amministratrice.

La difesa basata sull’arbitrato

La socia citata in giudizio ha tentato di bloccare l’azione legale davanti al giudice ordinario. La sua difesa si basava su una clausola presente nello statuto della società. Questa clausola, nota come ‘clausola compromissoria’, prevedeva che tutte le controversie tra i soci, o tra i soci e la società, dovessero essere risolte tramite un collegio arbitrale. Secondo la sua tesi, il tribunale non aveva la competenza per decidere, perché la questione doveva essere affidata a degli arbitri privati. Questa strategia è comune per cercare di spostare la discussione da un’aula di tribunale a un contesto privato, spesso ritenuto più rapido e riservato.

Il requisito fondamentale per la validità della clausola

Il punto centrale della questione non era l’esistenza della clausola, ma la sua validità. La legge applicabile al caso (in particolare il Decreto Legislativo n. 5 del 2003, ora abrogato ma valido per i fatti dell’epoca) stabiliva una regola molto rigida. Per essere valida, una clausola compromissoria in uno statuto societario deve prevedere che il potere di nominare tutti gli arbitri sia affidato a un soggetto completamente estraneo alla società. Questa norma serve a garantire l’imparzialità e l’indipendenza degli arbitri, evitando che una delle parti in causa possa influenzare la scelta del collegio giudicante. Nel caso specifico, lo statuto non rispettava questo requisito.

Le motivazioni: perché la clausola compromissoria è nulla

La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici precedenti, dichiarando la clausola compromissoria nulla. La motivazione è puramente giuridica e molto chiara. La legge impone, a pena di nullità, che la nomina di ‘tutti gli arbitri’ sia delegata a un’entità terza. Lo statuto della società in questione, invece, prevedeva che fossero i soci a nominare gli arbitri e solo in caso di disaccordo intervenisse un soggetto esterno (il presidente del tribunale) per nominare il terzo arbitro. Questo meccanismo non è sufficiente. La legge richiede che l’intero processo di nomina sia fin da subito nelle mani di un soggetto estraneo. Non rispettando questa condizione, la clausola è come se non fosse mai stata scritta. Pertanto, la competenza a decidere sulla lite torna al giudice ordinario.

Le conclusioni: la decisione della Corte

La Corte ha rigettato il ricorso della socia. La dichiarazione di nullità della clausola compromissoria ha reso infondata la sua principale difesa. La causa è stata quindi legittimamente decisa dal tribunale, che aveva già accolto la richiesta di restituzione delle somme. La socia ricorrente non solo ha perso la causa, ma è stata anche condannata a versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, una sorta di sanzione per aver presentato un ricorso infondato. Questa sentenza ribadisce l’importanza di redigere gli statuti societari con la massima attenzione, affidandosi a professionisti che conoscano le norme specifiche per evitare che clausole importanti si rivelino inefficaci al momento del bisogno.

Quando è valida una clausola compromissoria in uno statuto societario?
È valida solo se prevede che la nomina di tutti gli arbitri sia affidata a un soggetto completamente esterno alla società, per garantirne l’imparzialità.

Cosa succede se una clausola compromissoria viene dichiarata nulla?
La controversia può essere portata davanti a un tribunale ordinario, come se la clausola non fosse mai esistita.

I soci possono nominare direttamente gli arbitri secondo lo statuto?
No, secondo la normativa applicata in questo caso, il potere di nomina deve essere interamente delegato a un’entità esterna. Una nomina diretta da parte dei soci rende la clausola nulla.

Termini giuridici

Clausola compromissoria
È una clausola inserita in un contratto (come lo statuto di una società) che stabilisce che eventuali future liti tra le parti non saranno decise da un giudice, ma da arbitri privati.
Arbitrato
Un metodo alternativo per risolvere le controversie, in cui la decisione viene affidata a uno o più soggetti privati, detti arbitri, invece che a un tribunale dello Stato.
Nullità
La forma più grave di invalidità di un atto giuridico. Un atto nullo è come se non fosse mai esistito e non produce alcun effetto legale.
Ratio decidendi
È il principio di diritto o la ragione fondamentale su cui si basa la decisione di un giudice per risolvere un caso specifico.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)