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Perdita Di Chance — Anno 2025

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Altri anni per Perdita Di Chance

Provvedimenti

Retribuzione posizioni organizzative: la P.A. deve pagare
Un dipendente pubblico, comandante della polizia provinciale, ha citato in giudizio l'ente locale per la non corretta corresponsione dell'indennità di posizione organizzativa. La Corte di Cassazione ha stabilito che la discrezionalità della Pubblica Amministrazione nella valutazione delle posizioni non è assoluta, ma deve rispettare i principi di correttezza e buona fede. L'omissione di una corretta valutazione (pesatura) e la corresponsione di un importo inferiore a quello dovuto possono configurare un inadempimento e dar diritto al lavoratore a un risarcimento per perdita di chance, anche se ha accettato un contratto individuale con importi inferiori.
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Perdita di chance: onere della prova e motivazione
Una dirigente pubblica fa causa all'amministrazione per non essere stata nominata a un incarico apicale, lamentando una perdita di chance. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17672/2025, chiarisce aspetti fondamentali sull'onere della prova. Stabilisce che il danneggiato deve dimostrare una seria probabilità di successo non solo rispetto a chi ha ottenuto l'incarico, ma anche rispetto a tutti gli altri candidati. La Corte distingue tra motivazione 'mancante' e 'insufficiente' dell'atto di nomina, confermando la valutazione del giudice di merito che l'aveva ritenuta insufficiente. Infine, accoglie il ricorso solo sulla parte relativa alle spese legali, affermando che un accoglimento parziale della domanda non giustifica la compensazione totale delle spese.
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Frazionamento del credito e giudicato: i limiti
La Corte di Cassazione affronta il tema del frazionamento del credito e del giudicato in un caso di risarcimento per perdita di chance richiesto da dipendenti universitari. L'ordinanza chiarisce che una nuova azione è ammissibile se la precedente domanda di danno, formulata come subordinata, non è stata esaminata nel merito. Al contrario, se la domanda era stata rigettata, il giudicato preclude ogni ulteriore richiesta, anche se relativa a voci di danno differenti ma riconducibili alla stessa causa.
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Contraddittorietà della motivazione: Cassazione annulla
Un dipendente pubblico si vede negare due incarichi organizzativi. Il Tribunale gli riconosce un risarcimento per perdita di chance, ma la Corte d'Appello ribalta la decisione. La Cassazione interviene, annullando la sentenza d'appello per insanabile contraddittorietà della motivazione, poiché pur riconoscendo l'illegittimità delle delibere, rigettava integralmente la domanda del lavoratore. La causa dovrà essere riesaminata.
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Perdita di chance: onere della prova e motivazione
Una dipendente contesta una selezione interna per illegittima conduzione e chiede il risarcimento per perdita di chance. La Cassazione cassa la sentenza d'appello per omessa motivazione, stabilendo che il giudice, una volta accertata l'irregolarità, deve valutare concretamente le possibilità di successo della lavoratrice esaminando le prove fornite, come i curricula, e non può rigettare la domanda senza questa analisi.
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Demansionamento: quando la prova spetta al lavoratore
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, rigettando il ricorso di un lavoratore che chiedeva un risarcimento per demansionamento, straining e perdita di chance. La Corte ha ribadito che l'onere di provare concretamente il demansionamento spetta al dipendente, non essendo sufficienti affermazioni generiche. Anche la contestazione sul calcolo del TFR per il periodo estero è stata respinta, in quanto basata su una specifica e accettata previsione contrattuale.
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Tetto stipendiale dirigenti: la Cassazione decide
Un dirigente di un ente pubblico ha contestato la riduzione del suo compenso a causa del tetto stipendiale imposto per legge. La Corte di Cassazione ha stabilito che il tetto stipendiale si applica a tutti i rapporti di lavoro, anche a quelli sorti prima dell'entrata in vigore della legge, respingendo il ricorso del dirigente e accogliendo quello dell'ente. La Corte ha chiarito che la normativa successiva ha un effetto sostitutivo e abrogativo sulla disciplina precedente, estendendo il limite retributivo a tutti i destinatari a partire dalla sua decorrenza.
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Perdita di chance: no al risarcimento se incerta
Una società, a seguito dell'annullamento di un contratto di concessione di un immobile con un Comune, ha richiesto il risarcimento del danno per mancato guadagno derivante da un contratto di affitto d'azienda non concluso. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda, sottolineando che non è risarcibile una mera possibilità di reddito futura, qualificabile come perdita di chance, quando la sua concreta realizzazione e remuneratività appaiono incerte. La Corte ha distinto questo caso dal lucro cessante, che presuppone la perdita di un guadagno quasi certo.
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Frazionamento del credito: il danno va chiesto subito
La Corte di Cassazione ha stabilito che una lavoratrice, che aveva già ottenuto una sentenza per licenziamento illegittimo, non poteva avviare una nuova causa per chiedere il risarcimento del danno da perdita di chance pensionistica. Tale richiesta, derivando dallo stesso fatto (il licenziamento), andava presentata nel primo giudizio, in applicazione del principio contro il frazionamento del credito.
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Incarico dirigenziale medico: la scelta è fiduciaria
Un dirigente medico ha impugnato la sua esclusione dalla selezione per un incarico dirigenziale medico di vertice. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che tale procedura non è un concorso pubblico, bensì un processo che si conclude con una scelta fiduciaria del direttore generale da una rosa di candidati idonei. Una violazione dei principi di buona fede non invalida l'atto, ma può al massimo fondare una richiesta di risarcimento per perdita di chance.
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Incarico dirigenziale sanità: no all’automatismo
Un dirigente medico ha citato in giudizio un'azienda sanitaria per non aver ricevuto un incarico professionale dopo cinque anni di servizio. Sebbene i tribunali di merito gli avessero dato ragione, la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. La Suprema Corte ha chiarito che l'ottenimento di un incarico dirigenziale sanità non è un diritto automatico, ma è subordinato a tre condizioni essenziali: la reale disponibilità di posti, la copertura finanziaria e il superamento di una procedura di selezione. Poiché il medico non ha dimostrato la sussistenza di tali presupposti, la sua richiesta di risarcimento è stata respinta.
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