Ricorso inammissibile: la Cassazione chiarisce i limiti sulle nuove norme procedurali
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ribadisce un principio fondamentale in materia di impugnazioni: un ricorso inammissibile preclude l’esame di questioni sopravvenute, come la procedibilità del reato per mancanza di querela alla luce della Riforma Cartabia. Questa decisione sottolinea l’importanza di una corretta formulazione dei motivi di ricorso, che non possono limitarsi a una sterile ripetizione di argomenti già esposti.
I fatti di causa
Il caso trae origine da una condanna emessa dal Tribunale e successivamente confermata dalla Corte d’Appello di Venezia nei confronti di due soggetti per il reato di furto aggravato. La pena inflitta era di quattro mesi di reclusione e 140,00 euro di multa per ciascuno. Avverso la sentenza di secondo grado, gli imputati, tramite il loro difensore, hanno proposto ricorso per cassazione, articolando due principali doglianze.
I motivi del ricorso e la questione del ricorso inammissibile
I ricorrenti hanno sollevato due questioni distinte:
- La richiesta di declaratoria di improcedibilità dell’azione penale per mancanza di querela, in applicazione delle nuove disposizioni introdotte dalla cosiddetta “Riforma Cartabia”.
- Una presunta violazione di legge sull’onere della prova e una manifesta illogicità della motivazione, sostenendo che la loro responsabilità penale non fosse stata adeguatamente provata.
La Corte di Cassazione ha immediatamente focalizzato la sua attenzione sulla seconda doglianza, qualificandola come motivo non deducibile in sede di legittimità. Secondo gli Ermellini, infatti, tale motivo non faceva altro che reiterare le medesime critiche già presentate nell’atto di appello, senza confrontarsi in modo critico e puntuale con la motivazione della sentenza impugnata. La funzione tipica dell’impugnazione, come più volte chiarito dalla giurisprudenza, è quella di una critica argomentata al provvedimento che si contesta. Un ricorso che non assolve a questa funzione, non confrontandosi con le ragioni della decisione, è destinato a un’inevitabile declaratoria di ricorso inammissibile.
Il principio di diritto: l’inammissibilità preclude l’esame della querela
La questione centrale affrontata dalla Corte riguarda l’effetto che l’inammissibilità di un motivo di ricorso ha sulla possibilità di esaminare altre questioni, in particolare quelle relative alle condizioni di procedibilità dell’azione penale. La Corte ha stabilito che la declaratoria di ricorso inammissibile impedisce la costituzione di un valido rapporto processuale nel giudizio di legittimità. Di conseguenza, diventa impossibile per il giudice prendere in considerazione la mancanza di querela, anche se questa è una condizione di procedibilità introdotta da una legge entrata in vigore dopo la sentenza impugnata.
Le motivazioni della Corte di Cassazione
La Suprema Corte ha richiamato un principio già consolidato, espresso anche dalle Sezioni Unite, secondo cui l’inammissibilità del ricorso ha un effetto preclusivo totale. Se un ricorso è inammissibile perché, ad esempio, i motivi sono generici o ripetitivi, non si instaura un valido giudizio di Cassazione. Pertanto, la Corte non può pronunciarsi su nessuna delle questioni sollevate, comprese quelle, come la mancanza di querela, che attengono alla procedibilità dell’azione penale. La logica è ferrea: senza un’impugnazione valida, il giudice non è investito del potere di decidere. È, pertanto, inammissibile il ricorso che sollevi la questione dell’improcedibilità per difetto di querela quando tale motivo si accompagni ad altri motivi inammissibili.
Le conclusioni
L’ordinanza in commento rappresenta un monito importante per gli operatori del diritto. La redazione di un atto di impugnazione richiede un’analisi critica e specifica delle motivazioni della sentenza che si intende contestare. Limitarsi a riproporre argomenti già respinti, senza argomentare specificamente sul perché la decisione di secondo grado sia errata, conduce a un ricorso inammissibile. Tale esito non solo vanifica la possibilità di una revisione del merito, ma preclude anche l’applicazione di norme procedurali più favorevoli, come quelle introdotte dalla Riforma Cartabia sulla procedibilità a querela. La condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una cospicua somma alla Cassa delle ammende suggella la severità delle conseguenze derivanti da un’impugnazione non correttamente formulata.
È possibile sollevare la questione della mancanza di querela, introdotta dalla Riforma Cartabia, se il ricorso in Cassazione è inammissibile?
No, la Corte di Cassazione ha stabilito che l’inammissibilità del ricorso preclude la costituzione di un valido rapporto processuale e, di conseguenza, impedisce di esaminare la questione della procedibilità legata alla mancanza di querela.
Cosa rende un motivo di ricorso inammissibile secondo la Cassazione?
Un motivo di ricorso è inammissibile quando si limita a riproporre le stesse critiche già avanzate in appello, senza confrontarsi specificamente e criticamente con le argomentazioni della sentenza impugnata. L’impugnazione deve essere una critica argomentata al provvedimento, non una semplice reiterazione.
Quali sono le conseguenze di un ricorso dichiarato inammissibile?
La dichiarazione di inammissibilità comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende. Inoltre, preclude l’esame nel merito di tutte le questioni sollevate, incluse quelle sulla procedibilità dell’azione penale.