La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per rapina pronunciata contro l'imputato, respingendo integralmente il suo ricorso. I giudici di merito hanno identificato il colpevole grazie a specifici accessori e indumenti usati durante il crimine, tra cui mascherina, occhiali da sole e scarpe da ginnastica. La difesa ha denunciato un presunto travisamento della prova per contestare il valore dimostrativo assegnato a tali indizi e ha richiesto il reato continuato con una precedente tentata rapina. La Suprema Corte ha giudicato inammissibili le censure: la contestazione non indicava prove inventate o alterate, ma richiedeva un nuovo giudizio sui fatti vietato a livello di legittimità. I giudici hanno respinto anche la continuazione per via della recidiva specifica e dell'abitualità a delinquere del soggetto, condannandolo alle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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