L'imputato ha subito la condanna per tentato omicidio premeditato e detenzione illegale di ordigno esplosivo. Il piano criminoso nasceva da un incarico affidato dalla moglie separata della vittima, decisa a risolvere con la forza i dissidi personali. L'aggressore ha pedinato il bersaglio per settimane, studiandone i movimenti e fabbricando una bomba artigianale radiocomandata, collocata presso la vettura dell'uomo. La difesa sosteneva la totale mancanza di prove dirette, ipotizzando la presenza di attentatori alternativi e contestando la natura degli indizi. I giudici hanno invece ritenuto gli elementi gravi, precisi e concordanti. I tabulati telefonici, la presenza dell'uomo sul luogo della deflagrazione e i messaggi cancellati confermano la piena colpevolezza. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'imputato, confermando la condanna e imponendogli il risarcimento delle spese processuali e legali in favore della vittima.
Continua »