Licenza Scommesse e Apparecchi da Gioco: La Cassazione Fa Chiarezza sul TULPS
Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha affrontato un tema cruciale per gli operatori del settore dei giochi: la corretta applicazione delle norme sulla licenza scommesse. La Suprema Corte ha stabilito che la sola autorizzazione ex art. 86 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (TULPS) non è sufficiente per installare apparecchi da intrattenimento in un locale dove si svolge anche attività di raccolta scommesse, per la quale è invece richiesta la più stringente licenza ex art. 88 TULPS. Analizziamo i dettagli di questa importante decisione.
I Fatti del Caso: Una Sanzione per Mancanza di Licenza
Il caso ha origine da un’ordinanza-ingiunzione con cui l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli aveva irrogato una sanzione pecuniaria di 45.000 euro al titolare di un esercizio commerciale. La contestazione riguardava l’installazione di quindici apparecchi da intrattenimento e divertimento (undici slot e quattro videogiochi) in assenza della specifica licenza di polizia prevista dall’art. 88 del TULPS.
L’esercente aveva impugnato la sanzione, sostenendo di essere in possesso della licenza ex art. 86 TULPS, a suo dire sufficiente a legittimare la presenza degli apparecchi. Tuttavia, sia il Tribunale in primo grado che la Corte d’Appello avevano rigettato le sue doglianze, evidenziando come nello stesso locale si svolgesse anche un’attività di raccolta di scommesse. Questa circostanza, secondo i giudici di merito, rendeva indispensabile il possesso della licenza ex art. 88 TULPS.
La Decisione della Corte di Cassazione e la licenza scommesse
Giunto dinanzi alla Corte di Cassazione, il ricorso dell’esercente è stato definitivamente rigettato. I giudici hanno articolato la loro decisione confutando punto per punto i sette motivi di ricorso presentati.
Distinzione Cruciale tra Licenza ex art. 86 e art. 88 TULPS
Il fulcro della decisione risiede nella netta distinzione tra le due autorizzazioni. La Corte ha ribadito un principio già consolidato nella sua giurisprudenza: la possibilità di installare apparecchi da gioco sulla base della sola licenza ex art. 86 TULPS è limitata ai locali pubblici che non siano già soggetti all’autorizzazione di polizia ex art. 88. Quest’ultima è invece obbligatoria per chiunque intenda esercitare la raccolta di scommesse. La ratio della norma è chiara: l’attività di scommesse presenta un maggior grado di pericolosità sociale e richiede, pertanto, controlli di polizia più rigorosi e specifici, garantiti solo dalla licenza ex art. 88.
L’Insussistenza della Buona Fede e l’Onere della Prova
Il ricorrente aveva tentato di giustificarsi invocando la buona fede, dovuta a una presunta “insuperabile oscurità” della normativa. La Cassazione ha respinto con fermezza questa argomentazione. Ha chiarito che, nel campo delle sanzioni amministrative, la responsabilità è esclusa solo se l’errore sulla liceità del comportamento è inevitabile. Essendo il ricorrente un operatore del settore, da lui si esige una diligenza superiore a quella dell’uomo medio, che include la piena conoscenza delle normative che regolano la sua attività. Pertanto, non poteva non essere consapevole della necessità di conseguire la specifica licenza scommesse.
La Normativa Europea e la Discriminazione: Un Motivo Infondato
Un’altra linea difensiva si basava sulla presunta violazione del diritto dell’Unione Europea, sostenendo che il sistema concessorio italiano fosse discriminatorio nei confronti degli operatori affiliati a bookmaker stranieri. Anche questo motivo è stato giudicato infondato. La Corte ha precisato che l’onere di provare l’esistenza di un comportamento discriminatorio da parte dello Stato nazionale spetta a chi lo allega. Nel caso di specie, il ricorrente non aveva fornito alcuna prova che l’operatore estero a cui era affiliato fosse stato illegittimamente escluso dalle gare per l’assegnazione delle concessioni.
Le Motivazioni della Sentenza
La Corte di Cassazione ha motivato la sua decisione sulla base di una logica di tutela della sicurezza pubblica. La coesistenza di apparecchi da gioco e attività di raccolta scommesse in un medesimo locale crea un potenziale rischio sociale che il legislatore ha inteso governare attraverso un regime autorizzatorio differenziato e più severo. La licenza ex art. 88 TULPS non è un mero duplicato di quella ex art. 86, ma risponde a un’esigenza di controllo preventivo più incisivo da parte delle autorità di polizia. Le motivazioni evidenziano inoltre che i principi di diritto dell’Unione Europea sulla libertà di stabilimento e prestazione di servizi non possono essere invocati in modo astratto per eludere le normative nazionali giustificate da motivi imperativi di interesse generale, come la prevenzione delle frodi e la tutela dell’ordine sociale, a meno che non venga fornita prova concreta di una discriminazione illegittima. Infine, la Corte ha ribadito la piena discrezionalità del giudice di merito nel quantificare la sanzione entro i limiti edittali, senza necessità di una specifica motivazione sui criteri adottati, una volta esclusa la buona fede del trasgressore.
Conclusioni
La sentenza rappresenta un monito importante per tutti gli operatori del settore del gioco legale. La stratificazione delle normative e la molteplicità delle autorizzazioni richieste impongono un elevato grado di attenzione e professionalità. La decisione chiarisce in modo inequivocabile che non sono ammesse scorciatoie o interpretazioni di comodo: ogni attività deve essere supportata dalla specifica licenza prevista dalla legge. In particolare, chi gestisce un punto di raccolta scommesse e intende installare anche apparecchi da intrattenimento deve necessariamente munirsi della licenza ex art. 88 TULPS. Affidarsi a una licenza generica espone al rischio concreto di pesanti sanzioni amministrative, senza potersi appellare a una presunta buona fede o a principi europei se non supportati da prove concrete.
Per installare apparecchi da gioco in un locale dove si raccolgono scommesse, è sufficiente la licenza prevista dall’art. 86 del TULPS?
No, la Corte di Cassazione ha stabilito che non è sufficiente. È necessaria anche la specifica licenza di polizia prevista dall’art. 88 del TULPS, in quanto l’esercizio della raccolta di scommesse richiede controlli più stringenti per ragioni di sicurezza pubblica.
Un operatore del settore giochi può invocare la ‘buona fede’ se non conosce la normativa specifica sulle licenze?
No. Secondo la sentenza, un operatore professionale ha un dovere di diligenza superiore alla media e non può giustificare la violazione sostenendo un’ignoranza incolpevole della normativa. La buona fede è esclusa se l’errore poteva essere evitato con l’ordinaria diligenza professionale.
In un procedimento di opposizione a sanzione amministrativa, a chi spetta provare che la normativa nazionale sulle licenze è discriminatoria e contraria al diritto UE?
Spetta all’opponente, ovvero al soggetto sanzionato. È onere di chi invoca la disapplicazione della norma interna dimostrare la discriminazione subita, ad esempio provando un’illegittima esclusione da gare pubbliche per l’assegnazione di concessioni da parte dello Stato.