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Assegno di natalità: sì anche senza lungo soggiorno

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un ente previdenziale, confermando il diritto di un cittadino straniero a ricevere l’assegno di natalità. La decisione si basa sul principio di parità di trattamento stabilito dalla normativa europea e su una precedente sentenza della Corte Costituzionale, che ha dichiarato illegittima la norma che richiedeva il possesso di un permesso di soggiorno di lungo periodo, estendendo il beneficio a tutti i cittadini stranieri legalmente autorizzati a lavorare in Italia.

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Pubblicato il 4 febbraio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

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Riferimento Sentenza di Cassazione Civile Sez. Lavoro Num. 11512 Anno 2024 (Cass. civ. sez. lavoro n. 11512/2024)

Assegno di natalità anche per stranieri: basta il permesso di lavoro

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11512/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di welfare e diritti degli stranieri: per ottenere l’assegno di natalità non è necessario il permesso di soggiorno di lungo periodo. È sufficiente essere un cittadino di un Paese terzo ammesso a lavorare in Italia. Questa decisione consolida un orientamento giuridico volto a eliminare le discriminazioni nell’accesso alle prestazioni di sostegno familiare.

I Fatti del Caso

La vicenda ha origine dal ricorso presentato da un ente previdenziale nazionale contro la decisione della Corte d’Appello di Firenze. I giudici di merito avevano riconosciuto il diritto di un cittadino straniero a percepire l’assegno di natalità, nonostante non fosse titolare di un permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo. L’ente sosteneva che la normativa nazionale originaria limitasse il beneficio a specifiche categorie di cittadini, tra cui gli stranieri con permesso di lungo soggiorno, escludendo quindi il richiedente. La questione è così giunta all’esame della Suprema Corte.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione ha rigettato integralmente il ricorso dell’ente, confermando la sentenza di secondo grado. I giudici hanno stabilito che la prestazione era dovuta al cittadino straniero, in quanto il requisito del permesso di soggiorno di lungo periodo, precedentemente richiesto dalla legge, è stato dichiarato costituzionalmente illegittimo. Di conseguenza, il diritto all’assegno si estende a tutti i cittadini di Paesi terzi ammessi nello Stato a fini lavorativi.

Le Motivazioni: l’impatto della Corte Costituzionale sull’assegno di natalità

Il cuore della motivazione risiede nel richiamo a una fondamentale sentenza della Corte Costituzionale, la n. 54 del 2022. Con tale pronuncia, la Consulta aveva dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 1, comma 125, della legge n. 190/2014, nella parte in cui escludeva dalla concessione dell’assegno di natalità i cittadini di Paesi terzi non titolari del permesso di soggiorno di lungo periodo.
La Cassazione ha chiarito che, a seguito di questa declaratoria di incostituzionalità, la disciplina restrittiva è stata rimossa dall’ordinamento. La norma deve ora essere interpretata in conformità con i principi di eguaglianza e non discriminazione, anche alla luce della Direttiva UE 2011/98. Quest’ultima garantisce la parità di trattamento tra i lavoratori di Paesi terzi legalmente soggiornanti e i cittadini dello Stato membro per quanto riguarda le prestazioni familiari. L’assegno di natalità, essendo una prestazione destinata a compensare i carichi familiari, rientra pienamente in tale ambito. Pertanto, il motivo per cui è stato rilasciato il permesso di soggiorno diventa irrilevante ai fini della concessione del beneficio, purché consenta di lavorare.

Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche della Sentenza

La sentenza rafforza un principio di civiltà giuridica: le prestazioni di sostegno alla famiglia non possono essere subordinate a requisiti di residenza di lungo periodo che creano ingiustificate disparità di trattamento. Per i cittadini stranieri che vivono e lavorano legalmente in Italia, questa decisione rappresenta una garanzia importante. Conferma che il diritto all’accesso alle prestazioni di welfare è legato alla condizione di lavoratore legalmente inserito nel tessuto sociale ed economico del Paese, e non alla durata della sua permanenza. La pronuncia chiarisce definitivamente che il diniego dell’assegno di natalità basato unicamente sull’assenza del permesso di lungo soggiorno è illegittimo.

Un cittadino straniero con un permesso di soggiorno che consente di lavorare ha diritto all’assegno di natalità?
Sì, la sentenza conferma che i cittadini di Paesi terzi ammessi in Italia a fini lavorativi hanno diritto all’assegno di natalità, in applicazione del principio di parità di trattamento.

È necessario possedere il permesso di soggiorno di lungo periodo per ottenere l’assegno di natalità?
No, la Corte di Cassazione ha stabilito che, a seguito della sentenza della Corte Costituzionale n. 54/2022, il requisito del permesso di soggiorno di lungo periodo non è più necessario per accedere a questa prestazione.

Perché la legge originaria che limitava il beneficio è stata considerata illegittima?
La legge è stata considerata costituzionalmente illegittima perché creava una discriminazione ingiustificata tra cittadini italiani/UE e cittadini di Paesi terzi legalmente soggiornanti e autorizzati a lavorare, violando i principi di uguaglianza e le normative europee sulla parità di trattamento nelle prestazioni familiari.

Termini giuridici

Assegno di natalità
Prestazione economica di assistenza sociale destinata a sostenere le famiglie per la nascita o adozione di un figlio, al fine di incentivare la natalità e contribuire alle spese.
Permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo
Un titolo di soggiorno a tempo indeterminato che può essere richiesto da cittadini di Paesi terzi che risiedono legalmente e ininterrottamente in Italia da almeno cinque anni.
Ricorso per cassazione
Il mezzo di impugnazione con cui si contesta una sentenza di secondo grado davanti alla Corte di Cassazione, la quale non riesamina i fatti ma valuta solo la corretta applicazione della legge.
Questione di legittimità costituzionale
Il procedimento attraverso cui un giudice, durante un processo, chiede alla Corte Costituzionale di verificare se una specifica legge sia conforme ai principi della Costituzione.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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