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Assegno di natalità stranieri: bonus senza permesso lungo periodo

La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di una cittadina straniera a ricevere l’assegno di natalità, anche senza essere in possesso del permesso di soggiorno di lungo periodo. L’Ente Previdenziale aveva negato il beneficio basandosi su una norma che richiedeva tale permesso. Tuttavia, la Corte Costituzionale ha successivamente dichiarato quella norma illegittima perché discriminatoria. Di conseguenza, la Cassazione ha rigettato il ricorso dell’Ente, stabilendo un principio fondamentale sull’accesso all’assegno di natalità per gli stranieri regolarmente soggiornanti e lavoratori in Italia. La cittadina straniera vince la causa e ottiene il beneficio.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 10988 Anno 2023
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Pubblicato il 7 maggio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. Lavoro Num. 10988 Anno 2023 (Cass. civ. sez. lavoro n. 10988/2023)

Assegno di natalità stranieri: cade il requisito del lungo periodo

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha consolidato un importante principio di diritto in materia di assegno di natalità stranieri. La Corte ha stabilito che il requisito del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo non è necessario per ottenere il beneficio. Questa decisione si allinea a una precedente pronuncia della Corte Costituzionale, eliminando un ostacolo che per anni ha creato una disparità di trattamento tra cittadini italiani e stranieri regolarmente residenti.

La vicenda: il bonus negato alla lavoratrice straniera

Il caso nasce dal rifiuto opposto da parte dell’Ente Previdenziale alla domanda di una cittadina extracomunitaria. La donna aveva richiesto l’assegno di natalità, comunemente noto come ‘bonus bebè’, per la nascita di suo figlio. L’Ente aveva respinto la richiesta per un motivo preciso: la richiedente, pur essendo regolarmente soggiornante in Italia per motivi di lavoro, non era titolare del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo. La legge in vigore all’epoca dei fatti (Legge n. 190/2014) prevedeva esplicitamente questo titolo di soggiorno come condizione per accedere alla prestazione.

La difesa dell’Ente Previdenziale

L’Ente Previdenziale ha sempre sostenuto la legittimità del proprio operato. La sua posizione si fondava su una lettura letterale della norma. Se la legge richiedeva un determinato tipo di permesso di soggiorno, l’Ente non poteva fare altro che applicarla e, di conseguenza, negare il beneficio a chi ne fosse sprovvisto. Secondo questa interpretazione, la discrezionalità del legislatore nel definire i requisiti per le prestazioni sociali era insindacabile. L’Ente ha quindi portato la sua tesi fino in Cassazione, sostenendo che i giudici di merito avessero erroneamente disapplicato una legge dello Stato.

L’intervento decisivo della Corte Costituzionale sull’assegno di natalità stranieri

Il punto di svolta della vicenda non è avvenuto in Cassazione, ma davanti alla Corte Costituzionale. Quest’ultima, con la fondamentale sentenza n. 54 del 2022, ha esaminato la norma che escludeva gli stranieri senza permesso di lungo periodo. La Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità di tale previsione. Ha stabilito che subordinare l’assegno di natalità a quel specifico permesso creava una discriminazione irragionevole. La prestazione, infatti, ha lo scopo di sostenere la famiglia e la natalità, un bisogno che riguarda tutte le famiglie residenti e integrate nel tessuto sociale, a prescindere dalla durata del loro permesso di soggiorno.

Le motivazioni: perché l’assegno di natalità stranieri spetta anche senza permesso di lungo periodo

La Corte di Cassazione, prendendo atto della sentenza della Corte Costituzionale, ha rigettato il ricorso dell’Ente Previdenziale. Le motivazioni sono chiare e dirette. Il ricorso si basava su una norma che non esiste più nell’ordinamento giuridico, perché dichiarata incostituzionale. Una legge dichiarata incostituzionale perde la sua efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della sentenza. Di conseguenza, i giudici non possono più applicarla. La Cassazione ha quindi confermato la decisione dei giudici precedenti, correggendone la motivazione alla luce della nuova realtà normativa. Il diritto della cittadina straniera all’assegno non deriva da una disapplicazione della legge, ma dal fatto che quella legge è stata cancellata perché ingiusta.

Le conclusioni: vittoria per la cittadina e principio di parità

L’esito finale è una vittoria completa per la cittadina straniera. L’Ente Previdenziale ha perso la causa e deve erogare l’assegno di natalità che aveva inizialmente negato. La sentenza stabilisce un principio fondamentale: tutti i cittadini stranieri che sono ammessi in Italia per lavorare, o che hanno un permesso che consente loro di lavorare, hanno diritto all’assegno di natalità alle stesse condizioni dei cittadini italiani. Viene così superata una barriera discriminatoria, garantendo un trattamento più equo a chi contribuisce alla società e al sistema previdenziale italiano.

Un cittadino straniero con un normale permesso di lavoro ha diritto all’assegno di natalità (bonus bebè)?
Sì, a seguito della sentenza della Corte Costituzionale n. 54/2022, anche i cittadini stranieri con un permesso di soggiorno che consente di lavorare hanno diritto all’assegno, senza necessità del permesso di lungo periodo.

Quale requisito è stato dichiarato illegittimo per l’accesso al bonus bebè?
È stato dichiarato illegittimo il requisito che richiedeva obbligatoriamente il possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo per i cittadini di Paesi terzi.

Cosa posso fare se l’Ente Previdenziale mi nega un bonus basandosi su una legge dichiarata incostituzionale?
È possibile presentare un ricorso legale. La decisione dell’Ente si basa su una norma che non ha più efficacia e, pertanto, può essere impugnata con ottime probabilità di successo davanti a un giudice.

Termini giuridici

Assegno di natalità
Un contributo economico, noto anche come 'bonus bebè', erogato dallo Stato per ogni figlio nato, adottato o in affido preadottivo, per sostenere le famiglie.
Permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo
Un titolo di soggiorno che consente ai cittadini di Paesi terzi, dopo 5 anni di residenza legale e ininterrotta in uno Stato UE, di godere di diritti simili a quelli dei cittadini europei.
Questione di legittimità costituzionale
Il procedimento con cui un giudice, dubitando che una legge sia conforme alla Costituzione, sospende il processo e chiede alla Corte Costituzionale di pronunciarsi.
Illegittimità costituzionale
La dichiarazione, da parte della Corte Costituzionale, che una norma di legge è in contrasto con la Costituzione. A seguito di tale dichiarazione, la norma non può più essere applicata.
Spese compensate
Decisione del giudice con cui ogni parte del processo paga le proprie spese legali, senza che la parte perdente debba rimborsare quelle della parte vincente.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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