Definizione
Il procedimento con cui un giudice chiede alla Corte Costituzionale di verificare se una legge rispetta i principi della Costituzione.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 133 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 60% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 10%
- Rigettato 23%
- Inammissibile 60%
- Altro 6%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Penale Sez. 749%
- Penale Sez. 227%
- Penale Sez. 124%
Precedenti più richiamati
- Corte cost. 54/2022in 3 provvedimenti
- Cass. 3365/2023in 10 provvedimenti
- Cass. 43718/2023in 12 provvedimenti
- Cass. S.U. 8914/2017in 15 provvedimenti
- Corte cost. 86/2024in 3 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
L'imputato ha depositato l'atto di appello di lunedì, ignorando che la scadenza del termine di sabato precedente rendeva il ricorso fuori tempo massimo. I giudici hanno dichiarato l'atto tardivo. La difesa ha quindi adito la Suprema Corte, eccependo l'illegittimità costituzionale delle norme processuali penali e chiedendo l'equiparazione del sabato a un giorno festivo, come accade nel rito civile. La Corte di Cassazione ha rigettato le tesi della difesa, confermando che la scadenza del termine di sabato nel rito penale non comporta alcun rinvio automatico al lunedì. La disciplina processuale penale risponde infatti a particolari esigenze di celerità legate alla libertà personale dell'imputato. I magistrati hanno dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione, condannando il ricorrente alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Una società commerciale ha contestato una sanzione amministrativa inflitta dal Comune di Bari per la violazione dell'obbligo di chiusura domenicale esercizi commerciali. La società non aveva rispettato un'ordinanza sindacale che imponeva la chiusura domenicale. La questione è giunta fino alla Corte di Cassazione, che ha dovuto valutare la legittimità costituzionale della legge regionale pugliese che imponeva tali restrizioni, rispetto alle norme statali sulla tutela della concorrenza e la liberalizzazione del mercato. La Corte ha stabilito che la legge regionale era legittima al momento dell'infrazione. Di conseguenza, il ricorso della società è stato rigettato, confermando la sanzione.
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Il Lavoratore ha svolto mansioni superiori per l'Autorità Portuale. La Corte d'Appello ha riconosciuto il suo diritto alla promozione automatica e alle differenze retributive, ritenendo applicabile il diritto del lavoro privato. L'Autorità Portuale ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, qualificando l'Autorità Portuale come ente pubblico non economico, ha rilevato un potenziale conflitto tra le norme che consentono la promozione automatica per le mansioni superiori e il principio costituzionale del pubblico concorso (Art. 97 Cost.). Per questo, ha sospeso il giudizio e ha rimesso la questione di legittimità costituzionale delle leggi pertinenti alla Corte Costituzionale.
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L'Azienda, un operatore commerciale, riceve una sanzione amministrativa per la violazione dell'obbligo di chiusura domenicale e festiva. L'Azienda contesta la sanzione, sostenendo l'Applicazione lex mitior sanzioni amministrative. Chiede alla Corte di Cassazione di valutare la natura penale della sanzione e di applicare retroattivamente una legge successiva più favorevole. La Corte, tuttavia, rigetta il ricorso. Essa stabilisce che la sanzione in questione ha natura amministrativa, non penale, e quindi il principio della lex mitior non si applica. La decisione conferma la validità della multa e l'obbligo di chiusura.
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Militari della Guardia di Finanza hanno chiesto l'equa riparazione per la durata irragionevole di un processo amministrativo. Questo processo riguardava il loro diritto a un'indennità per lavoro straordinario. La Corte d'Appello ha respinto la loro richiesta, sostenendo che i militari erano consapevoli dell'infondatezza della loro pretesa. Questa consapevolezza è nata dopo l'introduzione di una norma d'interpretazione autentica e la successiva pronuncia della Corte Costituzionale che ha confermato la validità di tale norma. La Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che la protrazione del giudizio non è irragionevole se la parte aveva consapevolezza dell'infondatezza della propria domanda.
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Un Cittadino, già condannato, ha presentato personalmente un ricorso alla Corte di Cassazione. La Corte ha dichiarato l'impugnazione inammissibile perché l'articolo 613 c.p.p. richiede la sottoscrizione di un avvocato abilitato. La questione di legittimità costituzionale sollevata dal Cittadino è stata respinta. La sentenza ha ribadito l'obbligo della difesa tecnica per evitare l'**inammissibilità ricorso in Cassazione**. Il Cittadino dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle Ammende.
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Un Lavoratore, condannato per rapina, ha presentato personalmente un ricorso in Cassazione contro la sentenza. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Questo perché, secondo la legge, il ricorso in Cassazione personale deve essere presentato da un avvocato iscritto all'albo speciale. La questione di legittimità costituzionale sollevata dal Lavoratore, che contestava l'impossibilità di presentare personalmente il ricorso, è stata ritenuta infondata. La Corte ha ribadito che la rappresentanza tecnica è una scelta discrezionale del legislatore. Il Lavoratore ha quindi perso e dovrà pagare le spese processuali e una sanzione alla cassa delle ammende.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una Cittadina che chiedeva la revoca ordine di demolizione di un immobile. Il Giudice dell'esecuzione aveva già respinto la sua richiesta di sospensione o revoca. La Cittadina ha contestato la decisione, sollevando una questione di legittimità costituzionale sulla mancanza di previsioni per la sospensione immediata dell'ordine e sull'incompatibilità del giudice. Ha anche lamentato la sproporzione della misura, data la difficoltà di trovare un alloggio alternativo. La Cassazione ha ritenuto infondate le censure, evidenziando che la Cittadina non aveva impugnato il precedente rigetto della sospensione e non aveva dimostrato di aver cercato soluzioni abitative alternative o subito pregiudizi irreparabili. Il ricorso è stato quindi respinto, con condanna alle spese.
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Un individuo è stato condannato per la detenzione contemporanea di cocaina e marijuana. Ha presentato ricorso sostenendo che si trattasse di un unico reato e sollevando una questione di legittimità costituzionale sul principio di uguaglianza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza. Ha ribadito che la detenzione di sostanze stupefacenti di diversa natura, appartenenti a tabelle diverse, configura distinti reati (concorso di reati stupefacenti). La Corte ha escluso la violazione del principio di uguaglianza, ritenendo giustificato il diverso trattamento sanzionatorio in base al grado di offensività delle droghe.
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Un Imputato, condannato per reati gravi, ha presentato personalmente un ricorso contro la sentenza d'appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La legge richiede che tali impugnazioni siano presentate da un avvocato abilitato, non direttamente dal soggetto interessato. La Corte ha anche ritenuto manifestamente infondata una questione di legittimità costituzionale sollevata. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e l'Imputato è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione alla Cassa delle ammende. Questa decisione evidenzia l'importanza cruciale del rispetto delle forme procedurali nel diritto penale.
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Un Lavoratore ha presentato un ricorso personale alla Corte di Cassazione contro una sentenza di patteggiamento per un reato. Questo ricorso è stato firmato solo dal Lavoratore, senza l'assistenza di un avvocato. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso personale. Ha stabilito che, a seguito di una legge del 2017, non è più possibile presentare ricorsi in Cassazione senza la firma di un difensore tecnico. La Corte ha anche respinto le obiezioni sulla costituzionalità di questa norma. Il Lavoratore ha dovuto pagare le spese processuali.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso personale in Cassazione presentato da un detenuto. Questi aveva impugnato un provvedimento che gli negava il possesso di una pinzetta. La Suprema Corte ha ribadito che, dopo la modifica legislativa del 2017, il ricorso in Cassazione deve essere sottoscritto da un avvocato abilitato, a pena di inammissibilità. Non è possibile presentare il ricorso personalmente. La Corte ha anche respinto le eccezioni di incostituzionalità di tale norma, affermando la discrezionalità del legislatore nel richiedere la rappresentanza tecnica per l'elevato livello di qualificazione professionale richiesto in Cassazione.
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Un Lavoratore straniero, condannato per furto aggravato di un'autovettura, ha presentato ricorso contro la sentenza che lo riteneva colpevole. Il Lavoratore era stato espulso dal territorio italiano e sosteneva che questa espulsione costituisse un legittimo impedimento a comparire in giudizio, violando il suo diritto di difesa. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che l'espulsione non impedisce la partecipazione al processo, poiché la legge consente allo straniero di chiedere un'autorizzazione temporanea per rientrare e difendersi. La questione di legittimità costituzionale sollevata è stata ritenuta infondata, confermando la validità della normativa sull'espulsione e diritto di difesa.
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Un conducente è stato condannato per guida in stato di ebbrezza con un tasso alcolemico superiore a 1,5 g/l, avendo causato un incidente stradale senza danni a persone. Gli è stata applicata la revoca patente guida. Il conducente ha contestato la legittimità costituzionale della norma che prevede la revoca patente guida automatica anche per incidenti con soli danni a cose, ritenendola irragionevole. La Corte di Cassazione ha dichiarato la questione manifestamente infondata, ribadendo che la revoca patente guida è una misura preventiva legittima per la sicurezza stradale, anche in caso di soli danni materiali, data la pericolosità della guida in stato di ebbrezza. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Un Lavoratore, cittadino non-UE ma stabilmente radicato in Italia da oltre cinque anni, è stato oggetto di un Mandato di arresto europeo dalla Francia per scontare una condanna definitiva. La Corte d'Appello aveva disposto la sua consegna, ritenendo che la legge non permettesse il rifiuto per i non-cittadini UE. La Cassazione ha annullato questa decisione. Ha stabilito che la Corte d'Appello ha interpretato erroneamente il concetto di "radicamento effettivo" e non ha adeguatamente considerato la questione di legittimità costituzionale sull'esclusione dei cittadini extra-UE dalla possibilità di rifiutare la consegna, rimandando il caso per un nuovo esame.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile, presentato da un Lavoratore, contro una sentenza di patteggiamento. Il Lavoratore contestava la legittimità costituzionale della norma che limita i motivi di ricorso per le sentenze di patteggiamento, escludendo la verifica delle cause di proscioglimento. La Suprema Corte ha ritenuto la questione manifestamente infondata. Ha ribadito che la legge giustifica la limitazione del controllo di legittimità per le sentenze di patteggiamento. Il ricorso inammissibile patteggiamento ha comportato la condanna del Lavoratore al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Un imputato ha presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza che aveva rideterminato la sua pena per un reato commesso nel 2014. L'imputato lamentava l'Improcedibilità per decorrenza termini del processo d'appello e sollevava una questione di legittimità costituzionale sulla legge che limitava tale improcedibilità ai reati commessi dopo il 2020. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che l'improcedibilità non si applica quando si è già formato un giudicato parziale sulla responsabilità penale. La limitazione temporale della norma è una scelta discrezionale del legislatore, ritenuta costituzionalmente legittima. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Un Lavoratore, condannato per reati stradali, ha presentato personalmente un ricorso in Cassazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso personale. Ha ribadito che, dopo la Legge n. 103 del 2017, solo un avvocato iscritto all'albo speciale può firmare e presentare un ricorso in Cassazione. La Corte ha anche confermato la legittimità di questa norma, respingendo le questioni di incostituzionalità. Il Lavoratore ha quindi perso il suo ricorso ed è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Un Lavoratore ha chiesto la rescissione del giudicato per una sentenza penale definitiva. La Corte d'Appello ha dichiarato la sua istanza inammissibile, sostenendo che gli allegati e la procura speciale non fossero stati firmati digitalmente. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, affermando che solo gli allegati mancavano di firma digitale, non l'istanza o la procura. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. Ha chiarito che la mancanza di firma digitale sui soli allegati non impedisce ai giudici di valutare il caso, potendo consultare il fascicolo cartaceo. La Cassazione ha annullato la decisione della Corte d'Appello, rinviando il caso affinché venga esaminato nel merito.
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Il Tribunale dichiarava un Direttore Responsabile non punibile per diffamazione per particolare tenuità del fatto, condannandolo tuttavia al risarcimento civile e a una provvisionale di dodicimila euro verso la persona offesa. L'imputato proponeva appello per contestare la colpa e il risarcimento, ma la legge processuale vieta l'appello contro i proscioglimenti per reati a pena alternativa. Le Sezioni Unite hanno chiarito il nodo su particolare tenuità del fatto e appello: la norma letterale impone il solo ricorso per Cassazione, ma genera una grave disparità rispetto alla parte civile, la quale può appellare liberamente nel merito. I giudici supremi hanno quindi sospeso il processo e rimesso gli atti alla Corte Costituzionale per violazione del diritto di difesa e della parità delle armi.
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