Assegno di natalità stranieri: la Cassazione conferma il diritto
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha consolidato un principio fondamentale in materia di diritti dei lavoratori stranieri. La Corte ha stabilito che il diritto all’assegno di natalità per stranieri non può essere subordinato al possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo. Questa decisione ribadisce con forza il principio di parità di trattamento, considerando discriminatoria qualsiasi esclusione basata sulla tipologia di permesso di soggiorno, quando si tratta di prestazioni di sicurezza sociale.
I fatti del caso: un diniego ingiustificato
La vicenda ha origine dal ricorso di una cittadina extracomunitaria. La donna, madre di due figli e regolarmente soggiornante in Italia con un permesso per motivi familiari, aveva presentato domanda per l’assegno di natalità. L’Ente Previdenziale aveva respinto la sua richiesta. La motivazione del rigetto era netta: la lavoratrice non possedeva il permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo, un requisito che l’Ente riteneva indispensabile per accedere alla prestazione.
La lavoratrice ha deciso di impugnare il provvedimento. Sosteneva che la condotta dell’Ente fosse discriminatoria. I giudici di primo e secondo grado le hanno dato ragione, disapplicando la norma nazionale perché in contrasto con il diritto dell’Unione Europea.
La natura dell’assegno di natalità: sicurezza sociale, non assistenza
L’Ente Previdenziale ha portato il caso fino in Cassazione. La sua difesa si basava su un punto cruciale: l’assegno di natalità, a suo parere, non era una prestazione di sicurezza sociale, ma una misura di assistenza per incentivare la natalità sul territorio nazionale. Come tale, poteva essere legittimamente riservata solo a chi avesse un legame stabile e duraturo con il Paese, dimostrato appunto dal permesso di lungo periodo.
Questa interpretazione, però, non ha convinto i giudici. La Corte ha chiarito che le prestazioni di sicurezza sociale sono quelle destinate a proteggere i lavoratori da specifici rischi e bisogni, come la maternità. L’assegno di natalità rientra pienamente in questa categoria. Le prestazioni di assistenza, invece, sono destinate a chi si trova in stato di bisogno, a prescindere da un rapporto di lavoro.
Le motivazioni della Cassazione: il principio di parità di trattamento nell’assegno di natalità per stranieri
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell’Ente Previdenziale, basando la sua decisione sul principio di parità di trattamento sancito dalla Direttiva UE 2011/98. Questa direttiva stabilisce che i lavoratori di paesi terzi devono avere gli stessi diritti dei cittadini nazionali per quanto riguarda i settori della sicurezza sociale. La Corte ha richiamato una precedente e fondamentale sentenza della Corte Costituzionale (n. 54 del 2022), che aveva già dichiarato illegittima l’esclusione dall’assegno di natalità per gli stranieri ammessi in Italia per lavorare o per altri motivi che consentono di lavorare. Limitare il beneficio solo ai titolari di permesso di lungo periodo crea una discriminazione ingiustificata tra lavoratori stranieri regolarmente soggiornanti. Di conseguenza, la richiesta della lavoratrice era pienamente legittima.
Le conclusioni: una vittoria per i diritti
L’esito finale è chiaro: la lavoratrice ha vinto la causa. L’Ente Previdenziale è stato condannato a riconoscerle l’assegno di natalità. Questa ordinanza non è solo una vittoria per la singola ricorrente, ma rappresenta un punto fermo per tutti i lavoratori stranieri in Italia. Si afferma che l’accesso alle prestazioni di sicurezza sociale, come l’assegno di natalità per stranieri, non può dipendere dalla durata del permesso di soggiorno, ma si fonda sullo status di lavoratore regolarmente presente sul territorio nazionale. La sentenza smantella una barriera burocratica che creava una disparità di trattamento ingiusta e illegittima.
Un lavoratore straniero senza permesso di soggiorno di lungo periodo ha diritto all’assegno di natalità?
Sì, la Corte di Cassazione ha confermato che il possesso del permesso di soggiorno di lungo periodo non è un requisito necessario. Il diritto spetta a tutti i lavoratori stranieri regolarmente soggiornanti in Italia.
Perché il requisito del permesso di lungo periodo è stato considerato discriminatorio?
Perché crea una disparità di trattamento ingiustificata tra lavoratori stranieri regolarmente soggiornanti, violando il principio di parità di trattamento stabilito dal diritto dell’Unione Europea per le prestazioni di sicurezza sociale.
Cosa posso fare se l’Ente Previdenziale respinge la mia domanda di assegno di natalità per questo motivo?
Alla luce di questa sentenza, un rigetto basato sulla mancanza del permesso di lungo periodo è illegittimo. È consigliabile rivolgersi a un professionista del settore per presentare ricorso e far valere i propri diritti.