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Assegno Natalità Stranieri: Cassazione Annulla il Diniego INPS

Una cittadina straniera, titolare di un permesso di soggiorno per lavoro, si è vista negare dall’Istituto Previdenziale l’assegno di natalità. L’Istituto sosteneva che la legge italiana riservasse il beneficio solo a determinate categorie di soggiornanti. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale esclusione è discriminatoria e viola il diritto europeo. Sulla base di una precedente sentenza della Corte Costituzionale, ha affermato che l’assegno di natalità stranieri spetta a tutti i cittadini extracomunitari ammessi a lavorare in Italia. Di conseguenza, la Corte ha annullato la decisione precedente e ha rinviato il caso al giudice per una nuova valutazione conforme a questo principio. La lavoratrice ha vinto il ricorso.

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Pubblicato il 22 aprile 2026 in Giurisprudenza Civile

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. Lavoro Num. 4686 Anno 2023 (Cass. civ. sez. lavoro n. 4686/2023)

Assegno di Natalità Stranieri: La Cassazione Conferma il Diritto

La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha ribadito un principio fondamentale in materia di parità di trattamento: il diritto all’assegno di natalità stranieri (noto anche come ‘bonus bebè’) non può essere negato ai cittadini extracomunitari che lavorano e soggiornano legalmente in Italia. Questa decisione consolida un orientamento che mira a eliminare le discriminazioni nell’accesso alle prestazioni di sicurezza sociale, allineando la normativa italiana a quella europea.

I Fatti all’Origine della Controversia

Una cittadina di origine marocchina, in possesso di un permesso di soggiorno che la autorizzava a svolgere un’attività lavorativa in Italia, ha presentato domanda all’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale per ottenere l’assegno di natalità. L’Istituto ha respinto la sua richiesta. La motivazione del diniego si basava sull’interpretazione restrittiva della legge italiana, che sembrava limitare il beneficio ai soli cittadini italiani, europei o titolari di un permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo. La lavoratrice ha quindi deciso di agire in giudizio, sostenendo che tale esclusione costituisse una discriminazione illegittima.

Il Contrasto tra Legge Italiana e Diritto Europeo

Il cuore del problema risiedeva nel conflitto tra la norma nazionale (l’art. 1, comma 125, della legge n. 190/2014) e il principio di parità di trattamento sancito dal diritto dell’Unione Europea. In particolare, la Direttiva 2011/98/UE stabilisce che i lavoratori provenienti da Paesi terzi, titolari di un ‘permesso unico di lavoro’, devono godere dello stesso trattamento riservato ai cittadini dello Stato membro per quanto riguarda i settori della sicurezza sociale. L’assegno di natalità rientra pienamente in questa categoria. I giudici dei gradi precedenti avevano ritenuto che la norma europea non fosse sufficientemente chiara da imporre all’Istituto Previdenziale di ignorare (o ‘disapplicare’) la legge italiana.

Il Principio di Diritto sull’Assegno di Natalità Stranieri

La Corte di Cassazione ha ribaltato questa visione. Ha affermato che il principio di non discriminazione è un pilastro del diritto europeo e deve essere applicato con rigore. Richiamando una fondamentale sentenza della Corte Costituzionale (la n. 54 del 2022), i giudici supremi hanno confermato che la legge italiana era incostituzionale nella parte in cui escludeva dall’assegno di natalità i cittadini stranieri ammessi a lavorare in Italia. L’esclusione basata sul tipo di permesso di soggiorno, quando questo consente di lavorare, crea una disparità di trattamento ingiustificata e viola le norme europee.

Le Motivazioni: La Discriminazione Non è Giustificabile

La Corte ha spiegato che l’obbligo di garantire la parità di trattamento non può essere aggirato invocando una presunta complessità interpretativa delle norme. L’Istituto Previdenziale, come ogni pubblica amministrazione, ha il dovere di interpretare le leggi nazionali in modo conforme al diritto dell’Unione Europea. Nel caso specifico, il diritto alla parità di trattamento per i lavoratori extracomunitari era già consolidato. Pertanto, negare la prestazione basandosi su una lettura restrittiva della legge nazionale costituiva una condotta discriminatoria. Il diritto all’assegno di natalità stranieri è quindi un diritto acquisito per chi lavora legalmente nel Paese.

Le Conclusioni: Vittoria per la Lavoratrice e Rinvio alla Corte d’Appello

In conclusione, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della lavoratrice. Ha ‘cassato’ la sentenza della Corte d’Appello, ovvero l’ha annullata, e ha ‘rinviato’ la causa allo stesso tribunale, ma con giudici diversi. La Corte d’Appello dovrà ora riesaminare il caso e decidere nuovamente, ma questa volta dovrà attenersi al principio stabilito: l’assegno di natalità spetta anche alla lavoratrice straniera. Questo significa una vittoria piena per la ricorrente, che vedrà riconosciuto il suo diritto alla prestazione economica.

Un cittadino straniero con permesso di lavoro ha diritto al ‘bonus bebè’?
Sì, la Corte di Cassazione ha confermato che escludere i cittadini extracomunitari titolari di un permesso che abilita al lavoro è discriminatorio e quindi illegittimo.

Cosa significa che la legge italiana è stata disapplicata?
Significa che i giudici hanno ignorato la legge nazionale perché era in contrasto con una norma europea che garantisce la parità di trattamento in materia di sicurezza sociale.

L’INPS può ancora negare l’assegno di natalità a un lavoratore straniero?
No, a seguito di questa e altre sentenze fondamentali, l’INPS è tenuta a concedere la prestazione ai cittadini stranieri che soggiornano e lavorano legalmente in Italia, alle stesse condizioni dei cittadini italiani.

Termini giuridici

Disapplicazione
L'obbligo per un giudice nazionale di non applicare una legge italiana se questa è in contrasto con una norma dell'Unione Europea direttamente efficace.
Cassare con rinvio
Decisione con cui la Corte di Cassazione annulla la sentenza di un giudice inferiore e ordina a quest'ultimo di riesaminare il caso, applicando i principi di diritto indicati dalla Cassazione stessa.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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